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domenica 19 ottobre 2014

La velocità dei bolidi estivi

Ecco quello che scrivevo ad alcune testate giornalistiche il 22 agosto 2014. Scrivevo da cittadino, consapevole che il solo potere persuasivo della parola poco avrebbe potuto per fermare i tragici eventi a cui abbiamo purtroppo assistito dopo qualche settimana a Silla di Sassano. Avrei voluto fare di più, ma non ho potuto fare altro che segnalare il problema alla stampa locale e non. La Repubblica di Napoli e altre testate giornalistiche locali hanno voluto riprendere la missiva, che riporto di seguito, insieme al link (per una rapida verifica) e alla lettera di accompagnamento. Non aggiungo altro alle parole di quel giorno d'agosto, in cui sono stato testimone di un evento di "folle velocità" nel pieno centro di Sala Consilina.  


La velocità dei bolidi estivi


Roberto De Luca
 22 Ago 2014

A volte si è involontariamente testimoni di fatti che 
possono svelare, se analizzati, una mentalità diffusa
che forse sarebbe bene contrastare. Tollerare un insano 
istinto giovanile di guidare ad alta velocità nel pieno 
centro cittadino, con poche azioni pedagogiche di 
dissuasione e una scarsa azione repressiva, potrebbe 
significare vedere una capillare diffusione di questa 
moda.

Questo è solo uno dei tanti problemi irrisolti che affliggono 
una cittadina dell'entroterra del Salernitano (o del "basso 
Salernitano" come di recente definito da un alto parlamentare). 
Ma un problema macroscopico, sentito da molti e forse 
sottovalutato, nonostante la foga imprevista di ben sei liste 
(col rischio della settima) abbia imperversato nell'ultima 
campagna elettorale condita da turpiloquio pseudo-giovanile 
da uno spudorato e inconcludente "voleseme bene" 
d'accatto.

Spedisco alla stampa libera queste righe come cittadino che
osserva determinati fenomeni e non ha strumenti, se non
quello della persuasione della parola, per affrontare queste
specifiche questioni.

Grato dell'attenzione, porgo cordiali saluti.
Roberto De Luca


Bolidi nelle strade di Sala Consilina
Roberto De Luca
Sala Consilina

La velocità sembra essere tornata di moda, anche a discapito della correttezza formale e dell'accuratezza nell'agire: un'era neo-futurista è forse alle porte? C'è da chiedersi, comunque, se questo modo di fare possa essere tollerato dalle istituzioni. Due anni fa, in procinto di attraversare le strisce pedonali con mia figlia sulla centrale via Matteotti di Sala Consilina, dovetti arretrare allargando le braccia per far da barriera al passaggio di una persona certo meno conscia della durezza e della precarietà dell'esistenza: un bolide di mezza estate stava sfrecciando per le strade del paese nelle ore di inattività della polizia municipale. Chiamai immediatamente il 112 per segnalare l'accaduto. Mi hanno poi spiegato che episodi di questo tipo se ne verificano ogni sera, e la conta dei bolidi sembra aumentare con gli anni. La scena di poche sere fa mi ha però lasciato senza parole. Passeggiavo con un amico di Roma, originario del posto e in vacanza a Sala Consilina. Eravamo sullo spazio che resta ai marciapiedi, in parte occupati dai tavoli dei baretti estivi, in parte da grosse auto con grossi pneumatici, quando vediamo (si fa per dire) un bolide di mezza estate sfrecciare in un verso. Una buona occasione per raccontare l'accaduto di due anni fa all'amico attonito. Giunti nei pressi del municipio, vediamo il sindaco in vesti non ufficiali parlare sul marciapiede con amici. Salutiamo con un "buonasera" impersonale, educatamente. Ma non facciamo in tempo a percorrere venti metri che il bolide si materializza, nel verso opposto, ancora più veloce (se possibile) di prima. Ci giriamo e vediamo il sindaco perplesso. Resta fermo a guardare nella direzione della scia di smog lasciata dal fulmine. Attimi in cui forse pensa anch'egli al valore della velocità o ad una possibile modifica della teoria della relatività infranta da quella particella impazzita. Poi riprende a parlare con gli amici. Credo che all'indomani avrà predisposto dei turni speciali della polizia municipale per mettere fine al fenomeno e per fare in modo che giovani e meno giovani possano passeggiare per le vie del paese senza correre grossi rischi. Eppure, se il neo-sindaco appartiene anch'egli alla già folta schiera dei neofuturisti, c'è poco da "stare sereni".

La Repubblica – Redazione di Napoli 23 agosto 2014


venerdì 19 settembre 2014

Gli alberi della legalità

Sono tanti gli episodi di incuria e di disattenzione nei confronti della vegetazione del Vallo di Diano. Tanti che possiamo dire che esistono "alberi della legalità" un po' dappertutto nella nostra vallata, dal boschetto paleo-palustre ("sono scomparsi 2000 mq di area boscata" si legge in un rapporto del Corpo Forestale dello Stato) all'ultimo episodio di Sant'Arsenio, che lasceremo raccontare agli alunni della Scuola Media del ridente paesino della vallata con i loro disegni e i loro componimenti. E da alcune foto scattate il 15 settembre in un ex parco giochi popolato di pini. E da altre che ritraggono altri "alberi della legalità" disseminati sul territorio.


Le "verdi" e tristi considerazioni di alcuni alunni di Sant'Arsenio

(Versione originale, con rispetto dell'anonimato degli autori, senza correzioni di errori)



Tema
Parla di ciò che è accaduto agli alberi del parco giochi del tuo paese


Primo componimento:
Il primo giorno di scuola il vice-sindaco ci ha parlato di  rispettare la natura e poi fa abbattere quei poveri alberi del parco giochi? Ma perché ha fatto una cosa del genere,abbattere quegli alberi che guardavano il sole e i bambini che giocavano sotto di loro. Nessuno sapeva che quello per loro era l'ultimo giorno di felicità,allegria, in poche parole l'ultimo giorno della loro vita. Tra pochi giorni abbatteranno tutti gli alberi del paese poi si chiedono come mai in questi paesi c'è poco turismo. Il vice sindaco ha detto che li ripianteranno ma perché ripiantarli se ci sono già?
La cosa che mi dispiace è che tutti questi alberi hanno vissuto la storia di Sant'Arsenio da quanto è nata, gli alberi portano l'ombra nel paese.Senza alberi sarebbe un'estate bollente, un paese di cemento come una città industrializzata senza industrie. Questa è una cosa ingiusta, cosa hanno fatto questi poveri alberi, non hanno ucciso nessuno,non hanno fatto niente. Il vice sindaco non per offenderlo ma parla, parla e parla ma sono solo scuse.


Questa è una cosa ingiusta, io al vice sindaco gli vorrei tanto dire:"Gli alberi sono come persone, le piacerebbe se abbattessero lei?".


Secondo componimento:
Oggi vorrei raccontarvi dell'accaduto al parco giochi di Sant'Arsenio. Intorno al parco c'erano tanti alberi che appena piantati,piccoli e curiosi,vedevano tanta gente andare verso un posto chiamato"OSPEDALE". Con il passare del tempo, diventati grandi,capirono che l'ospedale non era un bel posto perchè ci andavano le persone che non stavano bene, così decisero di chinarsi verso il parco giochi che avevano sotto di loro e di vedere tutti quei bambini felici che raccoglievano le pigne e giocavano belli e contenti. La sera poi gli uccellini che avevano costruito i loro piccoli nidi sui grandi rami dei pini, sempre pieni di aghi verdi e belli, gli tenevano compagnia. I bambini erano felici e gli alberi ancora più di loro e andò avanti così ancora per molto tempo. Un giorno, però, gli uccellini avvisarono gli alberi che avevano sentito parlare il sindaco del fatto che voleva tagliarli perché erano malati, anche se non era affatto vero. Gli alberi  rimasero sconcertati e si  guardavano l'uno con l'altro cercando di scoprire se avessero qualche malattia, ma più si guardavano e più non capivano cosa avevano,allora avrebbero voluto scappare ma date le loro radici non potevano, allora provarono ad urlare ma gli mancava la voce, quindi per loro non c'era più nulla da fare.

Il mattino seguente, come previsto, arrivò la comunità montana e, prima di essere tagliati, versarono profumate lacrime di resina. Dato che era un parco giochi, ci hanno mai chiesto qualcosa? Forse se lo avessero fatto questo non sarebbe successo.














Quercia tagliata a località Quattro
Querce a Sala Consilina

Albero (evidentemente ammalato) che non
cresce nel Parco "Paolo Borsellino" di Silla.
Albero con vista sul "macello" - isola ecologica di Sassano.

Querce invadono la carreggiata di una strada
in località Quattro Querce a Sala Consilina.

giovedì 28 agosto 2014

Casa Nostra


Due querce secolari che invadono la 

carreggiata in località Quattro Querce 

a Sala Consilina.
I paesi del Vallo di Diano (oblungo altopiano attraversato per intero dal fiume Tanagro e posto a Sud di Salerno) dovranno decidere se confluire in un unico ente oppure rimanere divisi in tante realtà territoriali contrapposte negli interessi di campanile o di bottega. A sentire le litanie degli amministratori fantasma, questo passo “storico” si farà. Questi ectoplasmi si materializzano solo nelle occasioni mediatiche e scompaiono opportunamente quando devono dar conto ai cittadini su problemi inerenti la salute, l’economia, i rifiuti (vero e proprio business locale che conta punte di eccellenza nello smaltimento illecito), il bene acqua, i beni ambientali e così via. Per anni hanno praticato una politica di divisione quasi su tutto, riuscendo addirittura a non tramutare i punti di forza del territorio in una ricchezza per tutti. Anzi, hanno continuamente depauperato il comprensorio con scelte miopi. Un esempio, solo per rendere l’idea.


Una fontana pubblica sigillata con cemento (si 
immagina dopo la cessione della rete idrica da 
parte del Comune ad una S.p.A. di Vallo della 
Lucania) nel centralissimo parco giochi nei 
pressi della Chiesa di S. Anna a Sala Consilina. 
Il Vallo di Diano ha una produzione di acqua di altissima qualità in surplus. Ossia, con l’ottima acqua valdianese possiamo non solo soddisfare le esigenze dei circa 60mila abitanti del posto, ma possiamo rifornire – così come avviene oggi – i territori vicini tramite condotte e quelli meno vicino con l’imbottigliamento di questo bene prezioso. A Sassano, tuttavia, è sgorgata acqua sporca per anni dai rubinetti delle case degli abitanti delle frazioni Silla e Varco: le due ordinanze di non potabilità emanate dal sindaco dell’epoca, Gaetano Arenare, comprovano quanto si dice. La prima ordinanza del sindaco, datata 25-11-1998, veniva revocata solo il 24-01-2001, dopo che era stata inviata alla Procura una lettera che chiedeva il ripristino della normalità nel paese. Si potrebbe allora ipotizzare che alcuni dialoghi istituzionali avessero suggerito la revoca. Nulla di male in tutto ciò. Eppure, il problema non era stato rimosso, se non dal punto di vista meramente burocratico. Una seconda ordinanza, datata 19-10-2002, infatti, doveva essere emessa a causa dell’invasione dei rubinetti da liquido fangoso. L’ordinanza veniva poi revocata in data 26-11-2002. Ma il disagio dei cittadini veniva schernito due volte. La prima, mediante l’invio di avvisi di pagamento in cui, per l’acqua sporca, veniva richiesto prezzo pieno. Circa duecento famiglie allora intentano causa al Comune di Sassano e al Consorzio Acquedotti Cilento (CONSAC) che, nel frattempo era intervenuto nella gestione dell’acquedotto, credo perché qualcuno aveva percepito lo stato di esasperazione prodotto dalla non potabilità dell’acqua, che assumeva un caratteristico colore rossastro quando si aprivano i rubinetti. E ciò avveniva non senza i soliti strani balletti di cui siamo increduli spettatori ancora oggi a Sala Consilina. La seconda, mediante un sollecito di pagamento da parte del Comune di Sassano proprio alla vigilia delle elezioni provinciali del giugno 2009 (una coincidenza?) e proprio mentre si era in attesa dell’agognata sentenza del procedimento civile N. R. G. 281/03. Da un verdetto salomonico (che ci era stato preannunciato non so per mezzo di quali poteri divinatori) si apprese, successivamente, che era “giusto” pagare l’acqua a metà prezzo. L’insolvenza contrattuale presupponeva altro, così come fece notare il giudice Ferdinando Imposimato in una trasmissione di Forum dedicata alla questione. Ma tant’è. In ambiti dove un sostituto procuratore non disdegna fotografie di gruppo con attuali e passati amministratori, indistintamente di maggioranza o minoranza (pari son...), siamo già fortunati a poter discorrere di queste cose (assolutamente vere) in pubblico. La nota folkloristica in tutto ciò è che il primo cittadino di allora, già assessore provinciale alla formazione, sindaco di questo paese dagli anni ’80 fino al 2005, vicesindaco dal 2005 al 2010, presidente dell’Ergon S.p.A. (raccolta rifiuti) per molti anni e attualmente consigliere comunale, in una trasmissione di Radioacolori di Oliviero Beha, interlocutore lo scrivente, ebbe a dire che egli l’acqua se la beveva (trasgredendo, forse, la propria ordinanza). Nelle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale (A. D. MMXV) potrà ancora tranquillamente capeggiare una lista, grazie alla perdita di memoria collettiva circa questi eventi. La notizia sbalorditiva è che la lista è data per vincente da qualche commentatore locale. E chissà quanti e quali amministratori di maggioranza, prestando fede a questi commenti, stanno già considerando di ingrossare le fila del vincitore. 
 
Nei pressi dell'aviopista (una lingua di asfalto e cemento lunga 800 metri 
e larga 35 metri) a Teggiano, nel mezzo della vallata. Lo smaltimento illecito 
dei rifiuti è una triste costante nel nostro territorio.
Marco Tullio Cicerone pensava che la storia potesse insegnare qualcosa agli uomini (La storia è vera testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell’antichità). E se Cicerone credeva ciò, un motivo forse c’era. Oggigiorno, tuttavia, sembra che neanche la storia recente riesca a scalfire le coscienze, l’essenza delle quali si indurisce sempre di più in questo mercato globale della dignità. Guai a parlare di questi fatti e di altri anche più gravi (se possibile). 

Eppure, fintanto che non riporteremo la politica sui binari dell’interesse collettivo e non di quello di bottega, il territorio ne soffrirà in modo profondo. Questi stessi interessi hanno fatto sì che non fiorisse, localmente, una società pubblica per la gestione dell’ottima acqua del comprensorio. Questi stessi interessi hanno tenuto il Vallo di Diano privo di una linea ferroviaria per anni. Questi stessi interessi, infine, priveranno di un futuro vero le generazioni a venire, se non sapremo trovare la forza per uno scatto di orgoglio e dire no a chi fa della politica un mezzo per accrescere solo ed esclusivamente le proprie posizioni di rendita, ormai consolidate negli anni. E per finire, diciamo che potremmo anche incamminarci verso la strada che ci porta alla “Città del Vallo di Diano”, ma dovremmo farlo con spirito diverso, altrimenti sarà solo un modo più sbrigativo, senza più passare attraverso tante delibere di altrettanti Consigli Comunali, per completare l'operazione di svendita di quei pochi gioielli residui che ancora conserviamo in casa nostra

domenica 27 luglio 2014

Ingiustizia sarà fatta


Il tempo corre veloce e così ci troviamo a meno di un mese e mezzo da quel termine ultimo del 13 settembre 2014, dopo il quale nulla si potrà più fare per la riapertura del Tribunale di Sala Consilina, trasferito a Lagonegro nella struttura che vediamo nelle prime tre foto (senza didascalia) di circa due anni fa. 

Ricordo con amarezza la fine dell'agosto scorso: allertato da due legali del posto, cercai di accorrere, per quello che potevo fare, a dare una mano per concertare le ultime possibili azioni di contrasto a quel disegno scellerato messo in atto dalle "larghe intese" romane, benedette anche dal voto locale. Due donne, in modo disinteressato (non avevano e non hanno mire "politiche"), suonavano il campanello d'allarme ad un Vallo assopito nella calura agostana. 

Alcuni associati, delusi da come erano andate le cose negli anni precedenti in quelle stesse aule, per alcune eclatanti vicende, decisero di non partecipare. Dopotutto, la nostra precedente "chiamata alle armi", con la manifestazione sulla ferrovia abbandonata, non fu compresa fino in fondo da molti. Si capì subito che c'era una regia "larga" - ma con un unico intento - a pilotare quella scellerata decisione romana. 

Un momento dell'occupazione simbolica dei binari della
ferrovia Sicignano-Lagonegro (23-06-2012)



Il Tribunale di Sala Consilina
Quella simbolica occupazione dei binari doveva essere un'occasione per far rinascere, nel nostro territorio, un senso di appartenenza e un moto di ribellione contro tutte le ingiustizie. Se è lecito il parallelo, Carlo Pisacane morì anche per causa nostra: non comprendemmo fino in fondo la portata storico-politica di quell'evento. Una sorta di nemesi storica adesso si sta abbattendo su questa terra che avrebbe potuto assumere il ruolo di capitale della prima rivoluzione democratica in Italia. 


Avvocati sul tetto in segno di protesta
Il tempo corre veloce e i cittadini non serbano più speranze e non hanno più notizie concrete dell'agire politico, oggi. Semmai ve ne sia. Forse qualcuno ancora tesse nell'ombra (come ha sempre fatto a danno di tutti) una trama ormai sdrucita? 

Eppure, uno spiraglio di luce aveva attraversato il buio di questa valle in febbraio, quando quelle stesse donne ospitarono il Sen. Buemi, membro della Commissione Giustizia al Senato. Una partecipata e animata assemblea sembrò allontanare i timori di una definitiva chiusura del presidio giudiziario. Ma i poteri aggregati delle "larghe intese" sono diventati, nel tempo, coriacei e difficili da scardinare. E così oggi ricordiamo con mestizia quei giorni, senza necessariamente perdere le speranze e senza riporre - ancora - le armi. Ma all'orizzonte vediamo un esercito votato alla disfatta contro legioni bene addestrate e ben dirette da generali adusi alle vittorie. 

 P.S. Si legga attentamente in quale modo è stato affrontato il problema prima del 13 settembre 2013 dalla classe politico-amministrativa locale. Questi documenti pubblici, che fecero la loro apparizione in copia solo a ridosso del 13 settembre scorso, sono molto importanti da conoscere.


Documento datato 27 dicembre 2011: in pieno clima di concordia natalizia, senza dare
notizia alla stampa (o forse qualcuno sapeva?), veniva stilata questa bella letterina alla Befana.

venerdì 4 luglio 2014

#NONSAREMOTERRADIMUNNEZZA

Il giro della parte Sud della provincia, il  #NONSAREMOTERRADIMUNNEZZA Tour organizzato da Rete Ambiente e Salute Salerno e dall’ ISDE (Medici per l’Ambiente), con la collaborazione dei mass media, è partito da Salerno il 28 giugno 2014 di mattina per arrivare nel Vallo di Diano, presso la stazione Terna, alle ore 12:00 circa. Passando per Sala Consilina, Contursi e Montercorvino Pugliano, il Tour si è concluso col ritorno nel capoluogo di provincia.


Il progetto è nato dall'esigenza di far conoscere ai cittadini della provincia di Salerno lo stato in cui versa il nostro territorio, sempre più soggetto a minacce ambientali (vedi processi in corso “Chernobyl” e “Pisano”, o il decreto “Sblocca Italia”, che in Campania prevede ben 17 interventi tutti riguardanti discariche, inceneritori, impianti a biomasse).


Il coordinatore di Rete Ambiente e Salute Salerno, Nello di Pasquale, ci spiega le ragioni del Tour. I reportage video sono tutti reperibili sul sito di Campania Press.

Alla partenza da Salerno, ascoltiamo Lorenzo Forte, del Comitato Salute e Vita di Salerno sulla questione delle Fonderie Pisano. Salvaguardia del diritto al lavoro e del diritto alla salute è il tema portante dell'intervento tutto ripreso in uno dei due automezzi utilizzati per il Tour nel tragitto da Salerno al Vallo di Diano.
Importanti gli interventi del sindaco di Montesano Sulla Marcellana, Donato Fiore Volentini, e dell'arch. Teresa Rotella sulla questione della stazione Terna a Montesano Scalo.
Intorno all'una, gentilmente ospitati dal proprietario dell'agriturismo La Fonte, abbiamo visitato il Battistero paleo-cristiano in San Giovanni in Fonte. Il mio modesto intervento sulla grande bellezza di questo monumento storico e sulla grande munnezza del processo Chernobyl.


Il Tour continua, lasciando il Vallo di Diano alla volta di Serre, dove il prof. Baldassarre Chiariello del Movimento Serre per la Vita illustra lo stato della discarica di Massa Soprana. Il prof. Chiariello parla di un "territorio sotto assedio". Molto interessante il resoconto. 

Si arriva quindi a Montercorvino Pugliano, dove Mario Codanti dell'associazione "Kronos" ci parla della cava di Colle Barone in località San Vito. La parte Sud della provincia di Salerno è stata toccata. Adesso dovremo scoprire cosa si nasconde in altre parti della nostra estesa provincia.  

sabato 7 giugno 2014

Un evento culturale, non un comizio



A Sala Consilina, il 4 giugno 2014, un evento culturale a sostegno di Erri De Luca, che sta affrontando un processo per aver difeso le ragioni della lotta dei rappresentanti dei NOTAV in Val di Susa. La necessità di partecipare alle manifestazioni che si tenevano in varie piazze d'Italia è stata suggerita da Umberto Sessa. Prontamente raccolta dal sottoscritto, che ama la poesia in prosa di Erri De Luca. 


Una bacheca del pensiero, dove poter riportare frasi tratte dalla letteratura o semplici considerazioni. Due fogli di carta bianca posti ai due lati della Fontana Tre Canali in piazza Umberto I. Le persone, avvicinandosi, leggevano e - se volevano - scrivevano qualcosa sui fogli.


Un momento di partecipazione collettiva alla vita sociale e culturale della nostra povera Italia. Evento purtroppo scambiato per un comizio (forse come quelli appena terminati in campagna elettorale, nei quali anche il limite della decenza è stato superato). Nessun consigliere comunale (seppure tutti sono stati invitati) ha partecipato. Le altre parti in lizza (delle sei liste) latitanti. 

Addirittura un candidato, avvicinatosi all'evento, chiama altri per avvisare che "non c'è nulla", forse non vedendo le folle oceaniche che hanno accompagnato gli ultimi indecenti "show". Ora sono loro gli unici riferimenti sociali di questo territorio. Quindi il messaggio è chiaro: chiunque oserà derogare alle direttiva della loro illuminata guida avrà il deserto alle spalle. Eppure le persone comuni hanno partecipato e hanno dato il loro contributo. Erano là in piazza con noi e noi le vedevamo. Ci parlavano e le potevamo persino toccare.


E perciò il deserto è quello culturale che è stato sostenuto in questi anni (il famoso Sahara Consilina) e di cui alcuni si apprestano a farsi indefessi promotori da qui a poco. Perché se il "nulla" è questa stupenda poesia, nata non so da quale penna, allora ditemi voi cos'è il "tutto".

A bulletta ra munnezza
c'ha messo na tristezza.
Mu ca arriva l'IMU
ci fannu tantu u cularinu.

Traduco - in modo libero - per chi non conoscesse il Salese (io lo sto studiando!).

La bolletta della monnezza
ci ha messo tanta tristezza.
Adesso che il conguaglio arriva
ci fanno il c*** più di prima.

E qui sotto il contributo degli studenti del Liceo Classico che non sono intervenuti in quanto impegnati nella rappresentazione di un'opera teatrale sotto la guida del maestro Enzo D'Arco. Gli unici assenti giustificati. Delle altre assenze, non giustificate, non ce ne facciamo alcuna meraviglia. 

Il contributo dei ragazzi del Liceo Classico che in quelle stesse ore del 4 giugno 2014
rappresentavano un'opera teatrale presso l'ITIS di Sala Consilina a completamento di
un percorso di studi fatto sotto la guida del maestro Enzo D'Arco. 


domenica 18 maggio 2014

Non votateli

Nel periodo elettorale si imbrattano i muri delle città con l'affissione di manifesti in ogni dove. E si lasciano tracce come quella lasciata dal candidato Aladino sotto il cavalcavia di Polla, a ridosso della zona industriale. Questo manifesto resiste dal 2010. Si vede che la colla utilizzata era di buona qualità. O forse la resistenza sul muro era uno dei desideri espressi alla lampada delle favole?

Quel mesto ricordo delle elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale del 2010 è stato già sostituito da altri manifesti, affissi in modo sempre più indecente in un luogo pubblico. L'invito che vorrei fare è il seguente: alzate bene lo sguardo verso di loro e, se i manifesti non sono negli spazi consentiti, non votateli.

Gli spazi consentiti sono pochi, ma ben visibili da tutti. Sarebbe opportuno fare una ricognizione a Sala Consilina, ad esempio, in occasione delle elezioni amministrative e delle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, per vedere quali liste rispettano effettivamente le affissioni negli spazi elettorali loro assegnati. Sì, perché alcuni fanno anche finta di non conoscere la legge elettorale (o forse la ignorano davvero?) che impone ai Comuni di assegnare degli spazi numerati alle liste sia per le consultazioni amministrative, sia per quelle politiche. E sarebbe il caso che la Polizia Municipale facesse una ricognizione straordinaria in questi giorni e divulgasse un bollettino delle irregolarità riscontrate. Ma lo so che ciò non accadrà. O forse dovremmo essere noi cittadini di buona volontà a fare questo sopralluogo?

Quanto meno quest'anno, a differenza del 2009, non si vedono i cartelloni Hollywoodiani che ricoprono un'intera facciata di uno stabile. Effetti della crisi economica in atto? E dire che, interloquendo in modo informale - dopo le elezioni - con un rappresentante delle forze dell'ordine, questi mi dice di non aver notato nulla. Nulla? Ma se occupavano intere facciate di palazzi ad incroci sensibili per la viabilità. Eppure, nonostante questo ravvedimento, già si nota la proliferazione di carta sui muri, nei luoghi non destinati all'affissione elettorale. Invano, nel 2009, si denunciò pubblicamente questo scempio e l'arroganza nell'occupare anche gli spazi destinati alla lista n. 1, capeggiata dal sottoscritto. Una candidata di questa tornata elettorale mi ha candidamente confessato che ella non era nemmeno a conoscenza dell'esistenza di una terza lista a Sala Consilina (ma era la lista n. 1 e quindi la prima, non la terza!). Anzi, ha continuato, addirittura la gente mi diceva che quella lista non esisteva.

Ben fatto, devo dire. Il gioco all'esclusione è servito a non fare eleggere l'unica opposizione utile possibile, quella che avrebbe chiesto le immediate di un assessore che inneggiava a metodi hitleriani per lo "sterminio" degli avversari politici (indovinate di quale parte!). Quella stessa opposizione che avrebbe prontamente smascherato il gioco della cessione della gestione della rete idrica ad una S.p.A. di Vallo della Lucania. La stessa che avrebbe fatto sentire la voce del cittadino, sempre e comunque, nelle chiuse stanze del potere locale.

Adesso proliferano le liste: tutti votanti di questo o di quello che, nell'indifferenza di molti, concedevano ai propri concittadini queste righe di immensa saggezza amministrativa (delibera). Adesso alcuni sono rinsaviti, altri passati da un'altra parte, altri sempre fermi nell'elogio del nulla. Leggiamo attentamente anche l'allegato a lato e, se possibile, ricordiamo queste cose quando andremo alle urne il prossimo 25 maggio.