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mercoledì 10 ottobre 2012

Fiorisce e prospera la corruzione politica


Dalla cronaca giudiziaria provinciale (e non) è evidente il dilagare della corruzione, soprattutto nell'ambito dell’azione politica. La politica, in effetti, è diventata un tetro scenario di caccia al tesoro nel quale si muovono, impuniti, farabutti di ogni risma, a discapito delle persone oneste che, il più delle volte, sono destinate a ruoli sociali marginali. Le notizie che arrivano nelle nostre "lanterne magiche" sono sempre più pregne di nomi di personaggi che ricoprono ruoli importanti in tutti i partiti, nessuno escluso, se non il Movimento Cinque Stelle. Non esistono, al momento, rimedi efficaci per sanare la piaga del malaffare in politica, ancorché si conoscano esattamente – in modo del tutto empirico – le cause e gli effetti di questa ferita che sta portando la nostra società al collasso.

L'unica arma per il cambiamento.
Tra le cause possiamo annoverare la generale atavica accondiscendenza alle pratiche clientelari, oggi più che mai efficienti (per quanto riguarda la redditività in termini di voti) a causa della crisi economica in atto e della progressiva privatizzazione dei servizi. Il “sistema” che si è venuto a creare è il seguente. Personaggi contigui alla pubblica amministrazione chiudono quello che, in gergo leghista, possiamo definire un “cerchio magico”, dal quale sono esclusi (o espunti) tutti coloro i quali minacciano di fare inceppare il delicato meccanismo, il “sistema”, appunto. E chi sono gli esclusi? Proprio quei portatori del virus della legalità e della trasparenza, della ferma adesione alle regole e al rispetto della persona. Tutti concetti che sono in contrapposizione netta con il metodo di lavoro degli appartenenti al “sistema”, che conta sull'omertà diffusa e opera nel torbido rimescolamento dei poteri, che localmente sono dei seguenti tipi: amministrativo; politico; economico-finanziario; giudiziario; dell’informazione. Questi poteri, fondendosi in un gruppo di persone, formano una miscela sociale devastante che crea danni addirittura superiori a quelli prodotti dalle congreghe malavitose.

La centrale fotovoltaica di Teggiano costruita con soldi
pubblici: una parte dei moduli sono stati trafugati e mai
rimpiazzati. Un buon esempio di saggezza amministrativa. 

Gli effetti delle virtuose pratiche del “sistema” sono sotto gli occhi di tutti e vanno dalla devastazione del territorio, per via dell’inquinamento e dell’abusivismo ormai diffusi anche in aree protette, al lento degradare verso forme di convivenza sociale sempre più difficili a causa del divario che, gioco forza, s’instaura tra la classe dei “sudditi” e quella degli “eletti”. L’impoverimento culturale e il disagio delle fasce sociali più deboli sono, poi, sintomi di una fase sociale regressiva con la quale dovettero misurarsi, facendo le dovute distinzioni, i rivoluzionari di ogni epoca come, ad esempio, Carlo Pisacane. Questo personaggio storico vagheggiava il riscatto della classe contadina, condannata dall'aristocrazia borbonica dominante a grave indigenza e bruta ignoranza, grazie non tanto allo sviluppo (di troppa lunga durata, secondo Pisacane) di una coscienza collettiva, ma attraverso eclatanti gesti della parte della società destinata a guidare la “rivoluzione”.

Un albero soffocato dall'asfalto e dal cemento a Sala
Consilina: un buon esempio di saggezza urbanistica.

Oggi bisognerebbe adottare tutti i metodi democratici a nostra disposizione per compiere una rivoluzione che, poi, a pensarci bene, è un ritorno ai principi fondanti della Costituzione Italiana: la ricerca della centralità del lavoro, il rispetto per le fasce sociali più deboli, il diritto alla salute e alla dignità abitativa, una stretta regolamentazione del mercato, la trasparenza negli atti amministrativi, la moralizzazione della politica e, di conseguenza, della cosa pubblica. Cosicché, solo attraverso una scelta di una nuova classe dirigente non interna al “sistema” si riuscirà a risanare quello scollamento che oggi esiste tra i cittadini e la politica. Oggi assistiamo addirittura all'assurdo che la stessa classe “digerente”, che ha prodotto questo disastro, si propone come rinnovamento a se stessa. Invece, la costruzione di un futuro di prosperità fondato sul rilancio del settore primario, sull'utilizzo esteso delle nuove tecnologie e sull'introduzione di metodi innovativi per la produzione di energia dovrà essere contrapposta ai fantasmi di sacrifici, povertà e ignoranza che l'attuale classe politica, se confermata, farà intravvedere a tutti noi a causa della propria conclamata incapacità di pensare ad un progetto condiviso per il futuro della Nazione.         

domenica 23 settembre 2012

Una nuova politica per un futuro sostenibile


Concentrando la nostra attenzione sull'attuale crisi economica, non possiamo non notare la mancanza di qualsivoglia utile indicazione, da parte dell’attuale compagine tecnica al governo, per il superamento dello stato di disagio collettivo, avvertito – più intensamente – dalle classi sociali più deboli. Il drenaggio continuo sul fronte dei diritti, infatti, non può essere una risposta alla crisi produttiva che genera disoccupazione. E mentre qualche partito da un lato invoca “più diritti” nell'agenda governativa, dall'altro vota per la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. 


Un rione di una città intelligente (figura tratta dal sito della
ditta Renault - www.renault.com)
Per comprendere meglio lo scenario produttivo che oggi abbiamo sotto gli occhi, prendiamo un esempio su tutti: l'industria automobilistica italiana. La diminuzione del potere d’acquisto dei salari e l'elevato prezzo dei carburanti, delle tasse automobilistiche e delle tariffe assicurative stanno determinando una forte contrazione della domanda di nuovi autoveicoli. Naturalmente, perdurando queste condizioni al contorno, sarebbe impensabile un aumento, nel breve periodo, delle vendite di autovetture. Pur tuttavia, una grossa opportunità è data oggi dall'utilizzo delle energie alternative per sviluppare innovazione, per favorire l'avvento di una auspicabile “mobilità sostenibile” e per creare nuova occupazione. Infatti, oggi è possibile sfruttare le energie rinnovabili per produrre elettricità e per far circolare in modo molto più efficiente le autovetture, con un impatto sull'ambiente di gran lunga minore rispetto a quello prodotto da auto con motori a combustione interna. Alcune case aumobilistiche quali la Renault, ad esempio, stanno sperimentando, su piccola scala, un nuovo modo di intendere la mobilità pubblica e privata. Intervenendo alla seconda edizione della Conferenza Europea sull'Energia, che quest'anno si è tenuta nella ridente cittadina di Maastricht in Olanda, il Vice-Presidente del Settore Ricerca della casa automobilistica francese, Remi Bastien, ha illustrato in che modo si può trasformare un'isola, presa come microcosmo sperimentale, in una “smart community” (letteralmente “comunità intelligente”; il vero significato della locuzione, più appropriato al contesto, sarà chiarito in quello che immediatamente segue).


Una città intelligente, o “smart city”, è un complesso urbano nel quale viene prodotta energia elettrica “distribuita” attraverso energia solare, eolica, idrica, geotermica, etc.; in altre parole, ogni abitazione non deve essere vista solo come unità di consumo, ma anche come unità produttiva di energia. Pertanto, la figura del consumatore di energia nel futuro sarà sostituita da quella del “prosumatore”, ossia, produttore e consumatore insieme. Naturalmente, perché sia possibile definire – in questa nuova accezione - una città, o una comunità, “intelligente”, vi è bisogno che il trasferimento di energia sulla rete avvenga in modo rapido ed efficiente. Per questo vi sarà bisogno di far circolare l’energia sulla rete elettrica tenendo conto delle varie possibilità di produrla e consumarla in tutti i possibili punti della “città intelligente”, nello stesso modo in cui l’informazione circola sulla rete telematica. Pertanto, in una “città intelligente” i punti di distribuzione dell’energia elettrica per le automobili saranno posti presso le nostre abitazioni, nei luoghi pubblici, nei posti di lavoro e lungo le strade. Altre opzioni verdi per l'autotrasporto sono i motori a idrogeno, già sperimentati in piccola scala dalla NASA nelle missioni spaziali per la produzione di energia elettrica dall'idrogeno e dall'ossigeno attraverso la cella a combustibile, e di acqua, che è il prodotto “pulito” della combustione dell'idrogeno. Il liquido prodotto, pura acqua distillata, serviva agli astronauti per le loro bevande.

Per realizzare questo “sogno” vi sarebbe bisogno di una nuova politica e di una classe dirigente all’altezza delle sfide che attendono l’Umanità. Non necessariamente scienziati o tecnocrati, ma persone competenti e oneste che intendono la politica come servizio alla collettività, perché questa possa progredire in modo armonico. Amministrare un piccolo paese è cosa diversa (e forse non meno difficile) del governo di un'intera Nazione. Eppure, dalla qualità della classe politica locale dipende la fortuna dell’intera Nazione: una pletora di persone corrotte nelle amministrazioni delle città fa fiorire mostri a  più teste anche nel posto più sacro del potere politico: il Parlamento. Una maggioranza di persone oneste e dedite al bene comune promuove a propria rappresentanza esponenti politici con le stesse attitudini. Una semplice verità che la politica ha oggi dimenticato, perché o è usa affidare a tristi personaggi la gestione dei voti in ogni recondito angolo del nostro Paese, oppure è fautrice dei “partiti leggeri” che generano altrettanti mostri.

La nuova politica dovrà guidare il processo di rinnovamento dei processi produttivi, incentivando le innovazioni necessarie e investendo nelle infrastrutture a supporto di un nuovo sistema di trasporti non più legato all'utilizzo dei derivati del petrolio. Questo semplice esempio ci fa capire come potrebbe essere risolta l'attuale crisi nel settore metalmeccanico, se solo si avesse più coraggio e lungimiranza. Tuttavia, una politica che tenda alla sistematica demolizione delle conquiste fatte nell'ambito delle tutele dei diritti del lavoratore non solo non ha futuro, ma distrugge l'avvenire stesso delle nuove generazioni. La mancanza di slancio programmatico verso nuovi modelli produttivi, non solo nel campo automobilistico, e verso una nuova visione di un futuro sostenibile per l’intero globo terrestre appartiene al DNA di una classe dirigente logora. La nuova politica, invece, potrà e dovrà mettere in campo progetti di ampio respiro, fondati sulla giusta redistribuzione del reddito, sui diritti costituzionalmente garantiti, sulla sostenibilità ambientale, sulla lotta alla corruzione e alla malavita organizzata, sull'innovazione e la ricerca, sull'emancipazione economica e culturale delle classi sociali più svantaggiate. Alla nuova politica, in sintesi, sarà affidata una rivoluzione epocale simile a quella che fu portata avanti, a metà del XIX secolo, dai movimenti democratici e illuminati di questa Penisola.               

domenica 9 settembre 2012

La decrescita infelice


Come deprimere il livello di felicità della società presente senza pensare a un futuro modello produttivo sostenibile

(Articolo tratto da un lavoro dell’autore pubblicato in “Revista Brasileira de Ensino de Fisica” [1])


Tutti i cittadini sono soggetti alla grave crisi economica che sta mordendo in modo profondo i tessuti più esposti della società italiana. Purtroppo, non tutti i cittadini sono in possesso dei mezzi analitici sufficienti per poter comprendere fino in fondo il formarsi del debito pubblico e la dinamica dello stesso nel corso degli anni. Eppure, il dibattito sui grandi temi economici e, in particolare, sulla dinamica del debito pubblico nazionale, viene proposto, sui mezzi di informazione, come se ognuno di noi fosse un esperto economista. Pertanto, potrebbe essere opportuno fare un breve excursus su quanto predice la teoria classica, ben riprodotta nel lavoro di R. J. Barro del 1979 [2], per comprendere più a fondo, con metodi quantitativi semplici, alcuni aspetti legati alla difficile fase economica che stiamo attraversando. Concluderemo che stiamo di fronte ad una fase di “decrescita infelice”, che negli anni futuri darà conseguenze tanto più gravi quanto più trascuriamo di considerare modelli socio-economici alternativi all’economia di mercato così come la conosciamo oggi.


Fig. 1  Dinamica del debito pubblico per la seguente scelta dei parametri: b0/t0 =0.3, G0/t0 =1.3, r =0.06. I valori dei tassi di crescita r sono I seguenti: 0.050 (curve in basso), 0.025 (curve al centro), 0.010 (curve in alto). Nel caso delle curve continue la spesa pubblica è mantenuta costantemente uguale a G0; nel caso delle curve tratteggiate è prevista una maggiore spesa per combattere l’evasione fiscale. 


Dal modello di Barro, come mostrato nella fig. 1, si può ricavare l’andamento del debito pubblico per vari valori del tasso di crescita r dell’economia di un Paese. Il tasso di crescita, ricordiamo, può essere misurato attraverso l’osservazione dell’incremento relativo del Prodotto Interno Lordo (PIL). Si può assumere che in una fase di crescita dell’economia, tale tasso r sia pressocché costante (questa ipotesi viene fatta per poter più agevolmente calcolare analiticamente le grandezze in gioco e non è una condizione necessariamente rispettata nella realtà). Supponiamo allora che, partendo da un certo livello G0 della spesa pubblica, rilevata ad un dato anno, si possa normalizzare tale quantità attraverso l’ammontare t0 delle entrate che, nello stesso anno, il governo di uno Stato riesce a realizzare. Prendiamo il rapporto G0/t0  pari a 1.3, come in figura, cosicché - notando che la spesa pubblica è maggiore di  t0  - lo Stato sarà costretto ad indebitarsi, per una quantità b0, acquistando denaro da una banca di riferimento ad un tasso di interesse r, che in fig. 1 è preso pari al 6%. 

La teoria classica della dinamica del debito pubblico allora cosa predice in presenza di queste semplici ipotesi? Concentriamoci, per il momento, sulle curve continue della figura, per le quali lo Stato decide di mantenere fissa, nel corso degli anni, la spesa pubblica. Come si può notare, pur ipotizzando un tasso di crescita dell’economia maggiore di zero, non per tutti i valori di r le curva del debito pubblico bn (dove n sta per l’anno di riferimento a partire dall’anno “zero”) vanno, in un certo lasso di tempo n=N, verso l’estinzione del debito (ossia, verso il valore bn=0). In particolare, se r > r (il tasso di crescita è maggiore del tasso di interesse), allora l’estinzione del debito è sempre possibile. Ma questa ci sembra un’ipotesi fin troppo ottimistica per la fase storica attuale; scarteremo quindi questa particolare condizione. Nel caso contrario, ossia, per r < r, il debito potrebbe essere ripagato in un certo numero di anni N, come accade nelle curve che ripiegano dopo un’iniziale salita, oppure esplodere, come si nota nella curva in alto.

Nel caso della curva più bassa, per la quale r=0.05, ossia un tasso di crescita pai al 5%, il debito iniziale viene ripagato in circa 12 anni. Se lo Stato decidesse di spendere una certa somma in più ogni anno per evitare, con la crescita del PIL, l’elusione o l’evasione fiscale, allora ci troveremmo in presenza del caso simulato dalla linea tratteggiata [3]. Lo stesso significato assume la linea tratteggiata accanto alle altre curve continue. La curva immediatamente al di sopra della prima in basso simula l’andamento del debito pubblico per r=0.025. Riducendo della metà la crescita, si vede come sia necessario attendere un periodo di tempo pari ad oltre il doppio del numero di anni previsto per r=0.05 per estinguere il debito. Tale attesa si prolunga di circa un altro anno nel caso supponiamo che sia la curva tratteggiata a simulare la dinamica di bn. Infine, seppure in presenza di crescita economica ad un tasso dell’1% (r=0.01), si assite ad un’esplosione del debito pubblico a causa – essenzialmente – dell’impossibilità di tener testa al crescere della spesa per gli interessi sul debito contratto a partire dall’anno zero.

Queste semplici conseguenze della dinamica del debito pubblico non attengono a una o a un’altra politica economica, ma sono frutto di una trattazione analitica del problema in presenza di ben specificate ipotesi. Se volessimo rapportare queste considerazioni al caso attuale, dovremmo notare che ben due condizioni non sono soddisfatte: la prima sulla crescita, perché stiamo fronteggiando una grave crisi recessiva; la seconda sul mantemimento del livello della spesa pubblica, per la vigorosa (ma quanto efficace?) azione di riduzione della stessa intrapresa dall’attuale governo. Sugli esiti di questa combinazione di condizioni iniziali potremmo tuttavia supporre che affronteremo, in questi lunghi anni a venire, una sorta di “decrescita infelice” per cercare di contrastare l’esplosione della curva di bn in alto in fig. 1, attraverso la riduzione della spesa. Tutta l’azione “tecnica”, tuttavia, sta avvenendo in assenza di un progetto per il futuro della Nazione. Sarà quindi opportuno incominciare a parlare da adesso di un modello produttivo sostenibile, diverso da quello attuale e perciò basato su paradigmi socio-economici inediti. Infatti, se non inizieremo a delineare una rotta di salvataggio da questo sempre più imminente naufragio, il recupero di un livello accettabile di felicità individuale e collettiva [4] potrebbe risultare sempre più improbabile nel medio termine.   


 [1] La presente analisi può essere utilizzata per una lezione interdisciplinare indirizzata agli studenti degli isitituti superiori. La trattazione, pertanto, è volutamente semplice. Tuttavia, è opportuno precisare che, per tener conto del grado di complessità intrinseco delle leggi della dinamica dei processi economici, modelli più sofisticati, che, ad esempio, contemplino la variazione col tempo dei parametri ritenuti costanti in questo breve scritto, dovrebbero essere utilizzati. Il lavoro è scaricabile gratuitamente dal sito di Revista Brasileira de Ensino de Fisica all'indirizzo URL seguente: http://www.sbfisica.org.br/rbef/pdf/344307.pdf

[2] R. J. Barro, On the determination of the public debt, The Journal of Political Economy, Vol. 87, No. 5, Part 1, 940-971 (1979).

[3] L’ipotesi classica, riportata nella trattazione di Barro, considera una spesa crescente al crescere delle entrate. 

[4] Il 2 febbraio 2013 si aggiunge la lettera pubblicata da Focus (vol. 244, febbraio 2013, pag. 143), riportata sotto.



martedì 4 settembre 2012

... nella grande pace che scese su di me, udii batter il cuore del mondo (§)




Ciò che distingue l'uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che distingue l'uomo maturo è che vuole umilmente vivere per essaWilhelm Stekel, in Jerome David Salinger, Il giovane Holden, 1951.  










Tempo fa, mi sono imbattuto in un saggio dal titolo strano: WTO(*). Sottotitolo: Tutto quello che non vi hanno mai detto sul commercio globale. Scritto nel 2001 da due ricercatrici di Public Citizen, una tra le più importanti organizzazioni ambientaliste e di difesa dei consumatori americani. I nomi delle autrici: Lori Wallach e Michelle Sforza. Riporto solo pochi passi della  prefazione scritta da Ralph Nader, il fondatore di Public Citizen.  

Approvando un accordo forte e inclusivo come il Wto, e altri accordi internazionali sul commercio quali il North American Free Trade Agreement (Nafta), il Congresso degli Usa, e con esso i parlamenti di altre nazioni, rinunciano in gran parte alla facoltà di determinare standard di sanità e sicurezza che proteggano i cittadini, accettando, sul piano legale, pesanti limitazioni alle proprie strategie. L'approvazione di questi accordi istituzionalizza una struttura economica e politica che consegna sempre più i singoli governi nelle mani di un sistema finanziario e commerciale globale, perpetrato per mezzo di un governo internazionale autocratico che favorisce gli interessi delle imprese globali.

Questo nuovo sistema di governo garantisce un immenso controllo sui minuti dettagli della vita di gran parte degli abitanti del pianeta. Questo nuovo sistema non è finalizzato alla salute e al benessere economico dei cittadini, ma all'ampliamento del potere e della ricchezza delle maggiori multinazionali e istituzioni finanziarie mondiali.

All'interno di questo nuovo sistema, molte scelte che coinvolgono la vita quotidiana delle persone vengono progressivamente sottratte alle facoltà dei governi locali e nazionali per essere trasferite a un gruppo di burocrati del commercio non eletti, che siedono nel chiuso delle stanze di Ginevra. Questi burocrati, per esempio, hanno oggi il potere di stabilire se la popolazione in California può intervenire per evitare la distruzione dell'ultimo tratto di foresta vergine sopravvissuto in quello stato, o per vietare la presenza nei propri alimenti di pesticidi cancerogeni; o ancora se i paesi europei hanno il diritto di esigere che non vi siano nei cibi che consumano, tracce di organismi derivanti da biotecnologie rischiose per la salute. Inoltre, una volta che le commissioni segrete del Wto abbiano emanato i propri editti, non può esservi alcun ricorso indipendente: la conformità dev'essere totale.

Sono quindi in gioco le vere e proprie basi della democrazia, e quella facoltà di decidere responsabilmente che è il supporto indispensabile di tutte le battaglie civili per un'equa distribuzione della ricchezza e per un'adeguata difesa della salute, della sicurezza e dell'ambiente. L'erosione della responsabilità democratica, e della sovranità locale e nazionale che ne è l'espressione, è ormai in atto da diversi decenni. La globalizzazione del commercio e della finanza è disegnata dalle multinazionali, che, in assenza di regole universalmente valide, manovrano semplicemente a partire dalle proprie esigenze. L'istituzione del Wto è un passo fondamentale per la formalizzazione e il rafforzamento di un sistema creato espressamente in funzione di questo.

Meglio definito come globalizzazione mondiale dell'economia, questo nuovo modello economico è caratterizzato dall'apposizione di vincoli sovranazionali alla facoltà legale e pratica dei singoli stati di subordinare l'attività commerciale ad altri obiettivi politici. La tattica della globalizzazione è quella di abolire la responsabilità e il potere decisionale su questioni così private quali la sicurezza dei cibi, dei farmaci o dei veicoli a motore, o il modo in cui un paese può usare o preservare il proprio territorio, la propria acqua, i propri minerali e altre risorse.

Oggi non si può aprire un giornale senza avere davanti una miriade di esempi dei problemi che emergono dalla concentrazione del potere: abbassamento del tenore di vita nella maggior parte dei paesi avanzati e in quelli in via di sviluppo; aumento della disoccupazione in tutto il mondo; esteso degrado ambientale e carenze di risorse naturali; scenari politici sempre più caotici; un'impressione di generale pessimismo che sostituisce l'ottimismo e la speranza nel futuro.


E riporto quanto scritto dalle autrici proprio alla fine del loro trattato:

Se anche non impararerete altro da questo libro, speriamo vi sia chiaro almeno il fatto che le centinaia di pagine e le migliaia di norme del Wto hanno poco a che fare con la filosofia liberista del XIX secolo. Anzi, dall’illustrazione di molte delle sue norme appare chiaro che il Wto è solo uno dei modi in cui può essere disegnata una legge.
Questo modello, giustamente chiamato “il sistema delle imprese globali”, non fa gli interessi della maggioranza dei cittadini. Anzi, gli esiti descritti da questo libro sono profondamente indesiderabili e inaccettabili. Ciò che in ogni caso risulta chiaro è che sul piano politico la tollerabilità e quindi la possibilità di sopravvivenza dell’attuale modello di globalizzazione sono assolutamente limitate.
Naturalmente, vi sono altri modelli che potrebbero sfociare in un progetto più equo, più sostenibile sul piano della salute e dell’ambiente e più democraticamente responsabile. Si tratta di sapere se la gente che nel mondo è insoddisfatta della situazione esistente riuscirà a educarsi e a organizzarsi per operare il cambiamento.

Nel 2003 si apriva una sede locale dell’associazione CODACONS, che intendeva (e intende) tutelare i diritti dei consumatori e intendeva (e intende) salvaguardare i beni ambientali della vallata. Ad alcuni è sembrato solo un caso, o l’opera di un folle (e trallallerullerullà e così via...). Ma forse un caso non è stato.

(§) « A Epidauro, nelle quite, nelle grande pace che scese su di me, udii batter il cuore del mondo» 
(Henry Miller, Il colosso di Marussi, 1941.)
(*) World Tade Organization, ossia, Organizzazione Mondiale per il Commercio. Secondo le ricercatrici Wallace e Sforza lo scopo dichiarato del Wto è quello di trovare regole per la liberalizzazione e la diffusione del commercio nel mondo. Ma il vero tema sul tavolo dell’organizzazione è l'espansione dei propri poteri a scapito delle legislazioni nazionali e, al contempo, l'estensione del dominio del commercio a tutta la sfera delle attività umane, al di là di quelle preoccupazioni ecologiche o etiche che possano "frenare" il rullo compressore della mercificazione.

mercoledì 22 agosto 2012

Fuoco!

Un rogo a Padula (foto: gentile
concessione di Giuseppe Verga)
Il Sole, nel suo moto apparente lungo l’eclittica tracciata sulla sfera celeste, sorge ancora ad Est in questa estate di roghi

Il carro di Apollo si manifesta agli abitanti della valle del Diano facendo la propria entrata trionfale dai monti della Maddalena, a confine tra la Campania e la Basilicata, proprio alle spalle della Certosa di Padula. Lo stesso carro che vide a terra esanimi trecento coraggiosi eroi con Carlo Pisacane nei pressi di Sanza, nel lontano luglio del 1857, in questo ennesimo giorno di canicola è stato oscurato, per vari giorni, dal fumo denso del rogo che si è sviluppato sui monti, a ridosso di un nucleo abitativo della ridente (o forse non più?) Sala Consilina. 



Rogo notturno

Le ragioni dei roghi e di altre nefandezze non sono state mai  scoperte, a memoria d’uomo. Tuttavia, nemmeno gli allagamenti dovuti all'incuria prolungata dei corsi d'acqua nei luoghi umidi della Macedonia o lo sventramento efferato del sacro Olimpo avrebbe un responsabile in queste terre desolate. Forse questi fatti sono l’ennesima prova dell’indigenza degli abitanti di questa desolata vallata, o forse la malcelata rabbia che essi nutrono verso la matrigna natura, o forse ancora semplice ignoranza, o forse - infine - il caso? 



E se fosse il fio che bisogna ora pagare per esserci vilmente ritratti di fronte all'avanzare del Capitano ”con gli occhi azzurri e coi capelli d’oro”? Allora non abbiamo avuto il coraggio di dare una svolta alla Storia, schierandoci dalla parte della "rivoluzione", cosa che stiamo pagando con una profonda marginalizzazione delle nostre terre. Così continuiamo vilmente a sopportare che, anno dopo anno, un pezzo della nostra splendida vallata, che non ha saputo reagire alla codardia della borghesia del tempo, si trovi oggi a dar conto agli Italiani (esclusi forse i nuovi barbari e gli antichi nemici del Capitano) di quella strofa ricorrente della poesia del Mercantini: Eran Trecento, eran giovani e forti e sono morti.


Il canale parallelo al fiume Tanagro in località S. Agata
E in questa estate di roghi, un incendio divampa in campagna poco prima del ponte S. Agata (domenica 19 agosto 2012), nell'omonima località di Sala Consilina, bruciando immondizia sparsa al suolo, sterpaglie alte quanto un casolare di campagna che diventa, esso stesso, cenere. I pali del telefono sono bruciati alla base e pericolanti. Per effetto di un'ordinanza che viene dal Comune, si chiude lo stesso tratto di strada altre volte interdetto al traffico per i continui allagamenti dovuti alle sponde del Tanagro rotte durante l’alluvione del novembre 2010 e riparate solo nell’aprile del 2011. Non più acqua, ma fuoco. Come per onorare la memoria del lavoro di Anassimandro, i quattro elementi (acqua, aria, terra, fuoco) sono temuti e venerati a Sant’Agata. 


Lettera pubblicata su
"La Repubblica Napoli"
il 24 agosto 2012.
Mentre tutto intorno i monti del Vallo di Diano vengono presi d’assalto dalle fiamme e la stampa locale si interessa ai roghi più gravi, l’usuale distrazione nei confronti di questi abitanti diventa ancora più allarmante. La dura vita dei campi e la dignità che contraddistingue queste persone ha fatto richiedere – durante il periodo di allagamenti del 2011 – un intervento a sostegno di un gruppo di volontari che gli stessi coltivatori diretti erano pronti a organizzare per riparare temporaneamente gli argini del Tanagro. Poco dopo la fine dei lavori, commissionati dalla Regione Campania, la loro voce si è fatta sentire di nuovo, per mezzo di un Comitato appositamente costituito per superare il precedente grave stato di rischio a cui decine di famiglie erano continuamente sottoposte a ogni giornata di pioggia (in genere nei mesi invernali piove, infatti!). Avevano allertato, per mezzo stampa, il comune di Sala Consilina e il Consorzio di Bonifica perché venisse tenuto pulito tutto quel bellissimo intreccio di canali per due motivi. Il primo era per poter irrorare, d’estate, i loro preziosi e umili terreni. Il secondo, per prevenire gli incendi estivi. E puntuale, l’elemento fuoco di Anassimandro, forse mosso dall’Odio (una delle due forze che compongono la realtà immanente e che si oppone all’Amore), ha preso a distruggere campi e fienili, bruciando, ai margini delle strade che ospitano sterpaglie altissime, cumuli di immondizia. Ci dispiace che nessuno fosse presente quella domenica del 19 agosto sul posto, ad eccezione di un giovane e volonteroso reporter di OndanewsQuesto giornalista non ha dimenticato i nostri eroi moderni, onorandone, con la propria presenza, il prezioso, umile e dignitoso lavoro nei campi.

sabato 18 agosto 2012

Il triste mosaico dello sversamento illecito dei rifiuti ricostruito dal giudice Cantone


Un articolo in prima pagina su Il Mattino del 18 agosto 2012 a firma di Rosanna Capacchione [1], un secondo di Raffaele Cantone [2]. In entrambi si spiegano le cause del disastro ambientale in Campania partendo dalla gestione dei rifiuti della metà degli '80. Se ne suggerisce un'attenta lettura. 

Riprendiamo alcune considerazioni contenute nello scritto del giudice Cantone, per capire il perché ci si oppone, in modo viscerale, alle aperture di nuove discariche in Campania. E leggiamo.

Molti di quei soggetti spregiudicati che avevano partecipato, grazie ai rapporti con la camorra, al sacco del territorio si sono comodamente riciclati come operatore del settore ambientale, ovviamente non dismettendo i loro legami con i clan che avevano consentito loro di arricchirsi ed espellendo operatori storici non legati ai clan. Ed oggi li ritroviamo, in più di un’occasione, nel ruolo di risolutori delle nuove emergenze.

In questo scritto c’è un primo richiamo alle dinamiche camorristiche di appropriazione e di gestione di un settore imprenditoriale di vitale importanza per il benessere collettivo. Ma continuiamo a leggere.

E ciò che è accaduto ha generato una sfiducia clamorosa nei cittadini che memori che spesso, in passato, gli sversamenti di rifiuti tossici erano avvenuti non in cave abusive ma in discariche “regolarmente” autorizzate, sono oggi pronti ad opporsi ogni qual volta si pensa di aprire un sito, una discarica o un centro di stoccaggio.

E chiediamoci anche perché proprio la Campania.

E qui entra in gioco il “fattore C”, cioè la camorra – o meglio i tanti clan che la compongono – che, anche per essere così divisa, è stata sempre molto duttile nell’aprirsi a nuovi affari, senza avere un minimo di remora nella tutela del “proprio territorio”.


Nessuna pietà per le terre e le acque, anche perché i boss avevano trovato la soluzione: in caso di inquinamento delle falde acquifere si poteva bere acqua minerale. I dubbi di un membro delle cosche in una riunione, infatti, avevano fatto esclamare al capo: “E che ce ne fotte, tanto noi beviamo l’acqua minerale”. Così viene riportato dallo stesso giudice Cantone che aggiunge che una risata generale aveva suggellato il piano scellerato di “intombamento” dei rifiuti del Nord nelle terre del Sud. Nel mosaico mancano, come di solito accade, coloro i quali hanno ideato tutta l’operazione, facendo da tramite tra gli industriali del Nord e gli “operatori ecologici” del Sud. Quei venerandi personaggi forse sono ancora oggi riveriti e considerati, per via dei loro ingenti mezzi e della rete di interessi che gestiscono, uomini di spessore. A noi resta la convinzione di essere uomini poveri, o “poveri uomini” (come qualcuno asseriva per il solo fatto che impiegavamo del prezioso tempo della nostra vita a difendere l’ambiente, o quello che di esso resta).  E, tristemente consapevoli dei misfatti perpetrati a danno della salute dei cittadini, continuiamo a segnalare le brutture che vediamo sotto i nostri occhi. E come non sentire l’orrenda puzza che tutti quelli che si recano dal Vallo di Diano alle coste del Cilento per mezzo della Bussentina avvertono nei pressi del fiume Calore in prossimità di Buonabitacolo? O come non vedere il continuo ripetersi (oggi l’ultimo episodio) del fenomeno dell’acqua con schiuma nel fiume Cavarelli? O come non ascoltare le drammatiche testimonianze di chi sta affrontando la dura prova imposta dalla malattia del secolo? E questi sono solo esempi. E i “poveri uomini” e gli sconsiderati siamo noi. Solo noi, mentre altri possono scrivere articoli (a prezzi modici si spera) per i loro amici e per gli amici degli amici, sempre pronti al “confronto” davanti ad una sapida pietanza e ad un calice di buon vino di “terre sicure”.

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Da Wikipedia

[1] Dal 1985, lavora per Il Mattino di Napoli a Caserta.
È autrice del libro L'oro della camorra. Questo parla di come i boss casalesi sono diventati ricchi e potenti manager e come influenzano e controllano l'economia di tutta la penisola: da Casal di Principeal centro di Milano (Rizzoli2008). Una copia di questo libro è stata ritrovata dai carabinieri nel covo del latitante Giuseppe Setola, durante il blitz del 12 gennaio 2009
A causa del suo lavoro di cronista di giudiziaria e per la sua attività contro la camorra, è stata negli anni più volte minacciata di morte e per questo, allo stato attuale, è costretta a vivere sotto scorta.
Per la sua attività professionale le sono stati assegnati importanti riconoscimenti:
- Premio Coraggio 2009 - Brescia 2009
- Premio “Gerbera gialla” il fiore simbolo dell’impegno contro tutte le mafie - Reggio Calabria 2009
- Premio giornalistico "città di Salerno" - 2009
- Premio “Elsa Morante” per l’impegno civile - New York 2008
- Premio Nazionale “Paolo Borsellino” - 2008
- Premio “Napoli” - 2008
- Premio “Testimone di pace” sezione informazione - Roma 2008
- Premio Colombe d'Oro per la Pace, assegnato dall'Archivio disarmo - 2008
- Premio “Libertà” promosso da “Articolo 21” - 2008
- Premio “Enzo Biagi” categoria giornalisti - 2008
Iscritta nelle liste del PD nella circoscrizione meridionale nelle elezioni europee del 2009, ha ricevuto circa 73.000 preferenze non riuscendo, però, ad arrivare al parlamento europeo. Rosaria, in seguito, ha puntato il dito contro il proprio partito accusandolo di non averla sostenuta(articolo su Micromega).

[2] È stato sostituto procuratore presso il tribunale di Napoli fino al 1999, anno in cui è entrato nella Direzione distrettuale antimafia napoletana di cui ha fatto parte fino al 2007. Si è occupato delle indagini sul clan camorristicodei Casalesi, riferite anche nel noto best seller di Roberto Saviano Gomorra, riuscendo ad ottenere la condanna all'ergastolo dei più importanti capi di quel gruppo fra cui Francesco Schiavone, detto SandokanFrancesco Bidognetti, detto Cicciotto 'e Mezzanott, Walter Schiavone, dettoWalterino, Augusto La Torre, Mario Esposito e numerosi altri. Si è occupato anche delle indagini sulle infiltrazioni dei clan casertani all'estero; in particolare in Scozia, dove è stata individuata una vera e propria filiale del clan La Torre di Mondragone dedita al reinvestimento in attività imprenditoriali e commerciali di proventi illeciti, in GermaniaRomania ed Ungheria dove esponenti del clan Schiavone durante la latitanza si erano stabiliti ed avevano acquistato beni immobili ed imprese. Ha curato il filone di indagini che hanno riguardato gli investimenti del gruppo Zagaria inParma e Milano facendo condannare per associazione camorristica un importante immobiliarista di Parma. Vive tutelato dal 1999 e sottoposto a scorta dal 2003 in quanto gli investigatori scoprirono un progetto di un attentato ai suoi danni organizzato dal clan dei Casalesi. Oggi lavora presso l'Ufficio del Massimario della Suprema Corte di Cassazione.

martedì 7 agosto 2012

URBI ET ORBI

Ecco cosa accadeva nel dicembre scorso. Un utente si vede arrivare una fattura a quattro cifre, riportata sotto, e ricorre alla nostra associazione per scoprire cosa fosse successo.


Scattano allora le nostre indagini sia sulle tariffe, sia sull'iter amministrativo che autorizzava gli aumenti. Abbiamo scoperto quanto riportato nel comunicato di sotto.

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Comunicato 07-08-2012

PIANO TARIFFARIO APPROVATO DALL’ATO NEL NOVEMBRE 2011. AUMENTO DELLE TARIFFE APPLICATO PREVENTIVAMENTE DALLA DITTA CONSAC S. p. A. : SI ATTENDONO RIMBORSI A TUTTI GLI UTENTI

Le avventure di Pinocchio sono, dal momento in cui la penna di Carlo Collodi impresse quei caratteri liquidi su di un foglio bianco, un’utile lettura per i più piccini. Da allora, forse per abituare le nuove generazioni alla crudezza del vivere quotidiano, questo libro è compagno di vita di tanti ragazzi. Si racconta, in questo capolavoro, che il mondo è fatto anche di squallide figure come quella dei Mangiafuoco (ne vedete in giro?), di pericoli legati all’ignoranza che conduce le giovani vite alla perdizione del Paese dei Balocchi, di false promesse come quelle del Gatto e della Volpe, dell’assurdo mondo alla rovescia del Paese di Acchiappacitrulli, dove la giustizia viene amministrata punendo i truffati e assolvendo i delinquenti, e – per fortuna – anche della salvifica e costante azione di una Fata Turchina che veglia premurosa sulla famiglia del povero Mastro Geppetto

Lasciando la letteratura per ragazzi e venendo ai giorni nostri, diciamo che, non essendo stato dato nessun riscontro al nostro appello al rimborso di tutte le somme di danaro versate in eccesso dagli utenti alla ditta CONSAC S.p.A. con sede legale in Vallo della Lucania, invitiamo tutti i cittadini che hanno sottoscritto un contratto di fornitura idrica con la stessa ditta prima del 3 novembre 2011 a inoltrare una richiesta esplicita per ottenere i rimborsi dovuti. Un fac-simile della lettera da inviare alla ditta CONSAC S.p.A. è reperibile sul blog www.robertodeluca.blogspot.com.

Spieghiamo con parole semplici, comprensibili persino alle tre scimmiette, volutamente afone, non udenti e non vedenti, e ai goffi scimmioni di complemento, quello che è successo (naturalmente a danno di tutti gli utenti in questo grave momento di crisi economica!). La ditta CONSAC S.p.A. ha approntato un nuovo piano tariffario, che è stato approvato dall’ATO nel periodo ottobre-novembre 2011. Per effetto di tale nuovo piano tariffario, le bollette dell’acqua sono schizzate in alto, raggiungendo in molti casi quote a quattro cifre. Eclatante il caso di un utente di Vallo della Lucania che, nel dicembre scorso, si è visto recapitare a casa, come un gentile pensiero per le feste natalizie, una bolletta di 3875,22 EUR. Ma come mai, se l’aumento per ogni metro cubo era solo di un misero centesimo? Il meccanismo è stato già spiegato nel blog citato sopra e prevede sia l’aumento di un misero centesimo a metro cubo per ogni fascia tariffaria, sia una forte compressione del quantitativo di acqua che si paga nelle fasce tariffarie agevolate. Nelle delibere dell’ATO era scritto chiaro e tondo (non tonto!) che l’autorizzazione del nuovo piano tariffario non era retroattiva. Né tantomeno poteva esserla, visto che lo Statuto del Contribuente (legge 27-07-2000 n. 212), stabilisce, all’art. 3, comma 1, che "le disposizioni tributarie non hanno effetti retroattivi". La ditta CONSAC S.p.A. di Vallo della Lucania, tuttavia, ha pensato bene di attivare questo nuovo piano tariffario già dal 1 luglio 2010, ossia, con circa un anno e mezzo di anticipo. La sperimentazione deve essere andata bene, visto che l’ATO, che sta per ambito territoriale ottimale, non sembra abbia fatto una piega (aprendo però qualche piaga nelle tasche degli utenti!).


Sfortunatamente per la ditta CONSAC S.p.A., per gli sponsor politici della stessa, per le scimmiette e gli scimmioni menzionati prima, bisogna adesso rimborsare – e anche presto - tutti gli utenti ai quali, ingiustamente, è stato chiesto (e ottenuto!) di più di quanto dovuto. Infine, in questo buio periodo di crisi economica, invitiamo tutte le istituzioni alle quali è demandato il controllo degli atti amministrativi di una S.p.A. a verificare quanto da noi raccontato e, se è il caso, a proporre la nostra immediata reclusione, così come avvenne per il povero Pinocchio.  


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Pubblichiamo allora la seguente lettera per chiedere i rimborsi sugli aumenti "preventivi".

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Mitt.: ____________________________________
Via _________________________________
_______  _________________________ (SA)


Spett.le CONSAC S.p.A.
Via O. Valiante, 30
84078 Vallo della Lucania (SA)



OGGETTO: Richiesta rimborso

Spett.le ditta CONSAC,

nelle ultime bollette/fatture si rilevano due gravi anomalie. La prima è che viene effettuato, per il primo quadrimestre dell’anno 2012, un aumento triffario “a tempo determinato”, autorizzato (J) dall’ATO,  di 0.30 EUR sulla tariffa base che avevano validità solo per un periodo limitato del 2011, ossia, dal 24 ottobre al 31 dicembre 2011. La seconda è che pur avendo l’ATO approvato (J), in data 10 ottobre e 3 novembre 2011, il piano tariffario che prevede un aumento di un solo centesimo a metro cubo, ma che comprime notevolmente la quantità di acqua erogata a prezzi agevolati, con un conseguente consistente aumento del servizio idrico, la Spett.le S. p. A. ha ritenuto opportuno, per arcani motivi a noi non noti, mettere in atto lo stesso piano tariffario già dal 01 luglio 2010, ossia, con circa un anno e mezzo di anticipo. Lo Statuto del Contribuente (legge 27.7.2000 n. 212), stabilisce, all’art. 3, comma 1, che "le disposizioni tributarie non hanno effetti retroattivi". Infatti, nelle deliberazioni dell’ATO si affermava espressamente che l’applicazione di tale piano tariffario non potesse essere retroattiva.      

Si chiede pertanto di voler rimborsare l’intero ammontare di danaro illegittimamente incassato da questa Spett.le S.p.A. dal 01-07-2010 fino al 3-11-2011, per effetto di una retroattività arbitrariamente applicata, e nel primo quadrimestre 2012, per effetto di aumenti validi solo in un periodo ristretto dell’anno 2011, così come specificato sopra. Si resta in attesa di un sollecito riscontro alla presente.


_____________________, lì_______________

                                                              Distinti saluti, 

                                                             _______________________