sabato 26 maggio 2012
A Sala Consilina, il 19 maggio 2012
Il giorno 19 maggio 2012, alle ore 20:00, a Sala Consilina un gruppo di persone si è dato appuntamento in piazza Umberto I per esprimere solidarietà nei confronti delle vittime dell'attentato di Brindisi.
In questo post la foto scattata alle ore 21:30 alla fontana Tre Canali in Piazza Umberto I a Sala Consilina e il testo della canzone di Franco Battiato "Povera Patria", scritta più di vent'anni fa, ma drammaticamente attuale. "La primavera intanto tarda ad arrivare".
POVERA PATRIA
Franco Battiato (1991)
Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
si che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare.
sabato 19 maggio 2012
GLI EROI E I RANDAGI
Ho
visto gli eroi, affaticati e stanchi, avere paura. Sotto il sole, chini sulla
loro solita fatica, mi hanno guardato con gli occhi spenti di chi non crede nel
futuro. Soli, senza il conforto di questa comunità di uomini feroci, temono per
quei campi e quelle serre, per i fiumi e per le stalle, per tutti quei piccoli
gesti quotidiani per i quali non ci saranno più altri eroi.
![]() |
| Foto del gennaio 2008: cani randagi nei pressi del Parco di Silla. |
Sarebbe
semplice (o forse nemmeno tanto) ripensare al nostro mondo, a quello che,
svegliandoci la mattina, faremo nella nostra giornata. Uno di loro mi ha detto
che, se potesse, scapperebbe dall’imbarbarimento: un vitello sgozzato dai tanti cani
famelici, in maggior parte abbandonati da uomini sconsiderati nelle campagne. Da tempo c’è
in costruzione un canile (servizio ITALIA2) e quelle riportate di seguito sono le parole di chi avrebbe dovuto
provvedere a costruirlo e renderlo funzionale. Ecco le tappe degli annunci, a cui non sono seguiti fatti. Una storia ormai decennale per risolvere un problema non solo per noi
e per i nostri eroi (ormai resi imbelli) ma anche per quelle povere bestie che
versano in uno stato di degrado tale da costringerli a doversi sfamare
assaltando i capi di bestiame.
Sala Consilina: Canile comprensoriale
da Navigallo
Articolo tratto da:
"ItaliaDue TV" - News pubblicata il 05-11-2003
Ancora ritardi e lunghe attese prima che il canile comprensoriale del
Diano sia realizzato. Nonostante i soldi ci siano e la comunità montana abbia
deliberato per la sua realizzazione, avendo anche il progetto esecutivo,
l’opera non parte. Il canile dovrebbe essere costruito a Sala Consilina. Il
Sindaco di Sala nei prossimi mesi assegnerà i lotto individuati in località
Sant’Angelo, una zona interessata già da insediamenti commerciali, ma dal
presidente della comunità montana Esposito arriva il monito che se la zona
non sarà individuata, per accelerare i tempi, sarà possibile scegliere anche
zone diverse..
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Canile del Vallo
di Diano: tutto fermo
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28-08-2004
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Il Vallo di
Diano avra' finalmente il suo canile comprensoriale.
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20-11-2008
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Posta la prima
pietra al canile di Sala Consilina
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28-05-2009
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Canile a Sala
Consilina: ecco le novità
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02-09-2010
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Vallo di Diano: non ci sono segreti né
misteri nella costruzione del Rifugio comprensoriale per cani randagi
15 Settembre 2011 12 commenti
Risposta del Presidente della Comunità
Montana Vallo di Diano alla
nota diffusa il 6/9/2011 dal Responsabile
della Sede Codacons di Sala Consilina
Il Codacons chiede una corretta
informazione da parte della Pubblica Amministrazione ma, in questo caso, rende
ai cittadini una informazione deformata, per non
dire scorretta; sarebbe bastato informarsi mediante l’accesso agli atti per
capire lo specifico iter e come si stanno spendendo i soldi pubblici, anche consultando
l’albo pretorio on line di questo Ente su cui vengono pubblicate tutte le deliberazioni e le determinazioni,
come previsto dalla normativa vigente. Per quanto attiene allo stato
dei lavori in argomento occorre specificare che la parte già eseguita comprende
la recinzione dell’area, la costruzione al rustico della struttura ricettiva
sanitaria (denominata impropriamente e riduttivamente casa del
custode), la rete di scolo acque bianche e acque nere. Le opere in corso riguardano la costruzione dei
box di prima accoglienza per un
totale di n. 20 cani e la costruzione dei box di lunga permanenza per un totale di n. 200 cani. Resta da eseguire il
completamento, con relative attrezzature, della struttura ricettiva sanitaria (sale
visite, sala operatoria, pronto soccorso e terapia intensiva, laboratorio
analisi, radiologia), la realizzazione di box attrezzati con annesso locale
infermeria per la custodia dei cuccioli, la costruzione di un locale di servizio ai cani, per il quale
è stato chiesto da tempo alla Cassa DD.PP. la devoluzione di un mutuo di circa
Euro 200.000,00. Le attività, attualmente, stanno proseguendo in modo spedito, in base alle somme disponibili e ai
progetti approvati dalla Regione Campania – Settore Veterinario. Si precisa che
la struttura ricettiva sanitaria e i box dovranno essere realizzati
contemporaneamente, poiché funzionali l’una agli altri. Bisogna comunque riconoscere
che è stata la Comunità Montana Vallo di Diano per prima, tra gli altri enti, a
promuovere la realizzazione di un canile comprensoriale, tra numerose
difficoltà legate sia all’individuazione dell’ area su cui costruirlo sia al
reperimento dei finanziamenti, che non sarà un super-canile ma una struttura efficiente e moderna,
adeguata alle esigenze del territorio, che si spera di poter gestire al più
presto con tutti i comuni e il coinvolgimento delle associazioni. Tanto per una corretta
informazione e con la speranza di non essere soppressi.
Il Presidente della Comunità
Montana Vallo di Diano
Raffaele
Accetta
domenica 13 maggio 2012
Green Economy
Nei prossimi anni il picco [1] della
produzione petrolifera potrebbe essere raggiunto. Dopo questo evento i prezzi
dei carburanti fossili saranno destinati a salire, senza più inversione di
tendenza. Pertanto, è lecito oggi
interrogarsi sul futuro del modello di sviluppo industriale fondato sull’ulteriore
sfruttamento dei residui giacimenti di carbone, petrolio o gas naturale. Lo si è fatto a Sant'Arsenio, grazie al contributo di alcuni giovani (a cui vanno i nostri complimenti per l'iniziativa).
Dal
punto di vista ambientale, la continua immissione nell'atmosfera dei prodotti
di scarto della combustione degli idrocarburi fossili induce un’alterazione
della qualità della nostra atmosfera, producendo varie forme di inquinamento e
mutazioni climatiche locali e globali. Inoltre, eventuali ulteriori sviluppi
industriali di aree non urbanizzate e l’eventuale futura estrazione di petrolio
o gas da giacimenti non ancora sfruttati potrebbero essere considerati in
contrapposizione con le istanze che provengono da una parte della società
sensibile agli equilibri ecologici delle aree in questione.
Pur tuttavia, il grado di dipendenza della
nostra società da questi tipi di combustibili per il trasporto e per l’uso
industriale e domestico, impongono una corretta valutazione della possibilità
di realizzare, nel breve periodo, una transizione ad un modello produttivo
fondato sulle energie rinnovabili. L’energia solare, nella sua accezione più completa, potrà
dare un decisivo contributo al passaggio da una società tecnologica post-industriale, con produzione
di energia attraverso l’utilizzo di combustibili fossili, ad una società eco-tecnologica,
in cui la produzione di energia non è affidata solo a grosse centrali
localizzate in aree industriali, ma è distribuita su tutto l’ecumene. In questo
modo, ogni abitazione, ogni fabbrica, ogni scuola e, in breve, ogni punto di
produzione di beni e servizi, sarà un luogo dove localmente si consumerà
energia (in modo efficiente) e, al contempo, si produrrà energia rinnovabile, il cui flusso o il cui
stoccaggio locale verrà regolato attraverso l’utilizzo estensivo delle
cosiddette “smart grid”. Queste reti intelligenti funzioneranno sulla base del
flusso di informazioni raccolte da sensori distribuiti sulla rete elettrica
nello stesso modo in cui gli attuali “software” di rete regolano il flusso
dell’informazione su “internet”.
![]() |
| Un'immagine dal convegno sulla "green economy" organizzato dall'associazione Monte Pruno Giovani a Sant'Arsenio (SA) [la foto è di G. Stabile]. |
L’energia solare da sola [2] può soddisfare, e di gran lunga, il fabbisogno
energetico dell’intera Umanità. Si dovranno quindi spronare le giovani generazioni,
senza indulgere nella predizione di future condizioni ambientali catastrofiche,
a dare fiducia all'intelligenza dell’uomo che, nel tempo e con il contributo di
tutti, saprà trovare la soluzione al problema energetico ed ambientale,
proseguendo sulla strada dello sviluppo della tecnica e delle tecnologie. Questo
processo di “decarbonizzazione” del sistema produttivo, ottenuto attraverso il
progressivo abbandono delle fonti energetiche inquinanti a favore dell’utilizzo
delle fonti rinnovabili, è attualmente in atto nelle nazioni più progredite e
alcune esperienze locali, anche in Italia, stanno dando i primi risultati
positivi.
Quale comunità locale potremmo allora coltivare la piccola ambizione
di seguire, se non anticipare, questi sviluppi globali, rendendo possibile,
localmente, una “rete intelligente” fatta di persone e di mezzi per la
produzione, l’utilizzo e lo stoccaggio di energie rinnovabili. In questo
ipotizzabile (e auspicabile) processo virtuoso saranno proprio le giovani
generazioni a dare un loro decisivo contributo di idee e di buone pratiche per
la realizzazione di un “futuro sostenibile” locale e globale.
domenica 29 aprile 2012
A Sala Consilina, nel 2009
Per non lasciare che la storia di queste terre venga dimenticata, riportiamo un pezzo di essa relativo alle elezioni amministrative del 2009 a Sala Consilina
DURANTE IL COMIZIO DI APERTURA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE, LA LISTA N. 1 (IdV) FECE CIRCOLARE QUESTO VOLANTINO.
Una terza lista a Sala Consilina? Intanto diciamo che quella dell’IdV è la
prima lista a Sala Consilina (la
Lista n. 1, appunto!). E adesso analizziamo
il modo in cui si sono formate le altre due liste (la seconda e la terza).
| Primo comizio della Lista n. 1 a Sala Consilina |
Si partiva da uno scenario di quattro schieramenti (qualcuno diceva
troppi): Lista Colucci (che “guardava a destra”, con un accattivante simbolo
già pronto); la lista capeggiata da Ferrari, formata da una parte dell’amministrazione
uscente; la lista capeggiata da Paladino (che intanto aveva incassato
l’appoggio ufficiale di una parte del PD) e quella del centrodestra, con un
candidato a sindaco incerto. Si sono avute poi le fusioni Colucci-Ferrari e
Paladino-centrodestra per fare blocco comune e per rendere più probabile ai
sopravissuti la scalata al potere. Nei giorni di intenso lavorio e di accordi
tra queste liste, la Lista N.1 dell’IdV si è
andata concretizzando, seppure con una chiara connotazione minoritaria.
Si immagini, adesso, lo scenario politico che si avrebbe se non fosse
presente la Lista N. 1: un sistema a matrioska. In un caso
i protagonisti della vecchia politica inglobano i nuovi rigurgiti di
cambiamento che promanavano dal centrodestra, nell’altro caso l’amministrazione
attuale fagocita la matrioska che l’aveva generata. In entrambi i casi le
operazioni di fusione sono politicamente eterogenee, producendo sia malcontento
nelle file del centrodestra, sia un certo sconcerto e disorientamento tra gli elettori
di entrambi gli schieramenti. E, matrioska nella matrioska, le due liste
sembrano la rigenerazione del passato (altro che!). La lista dell’IdV ha invece
fatto una netta scelta politica: un simbolo che possa essere garante delle
istanze di trasparenza e legalità della pubblica amministrazione e di
solidarietà nei confronti delle classi sociali più disagiate. Un simbolo che
possa dare la speranza di rinnovamento non solo nei personaggi, ma anche nei
metodi; un simbolo che guardi al futuro con speranza, confidando nell’apporto
delle idee di tutti e, in primo luogo, di quelle delle giovani generazioni.
| Il primo comizio della lista n.1 a Sala Consilina |
Se la Lista N. 1 è in campo, essa è presente con pari
dignità politica rispetto alle altre due. Già da adesso diciamo che vogliamo
mettere sul tavolo della discussione molte novità, alcune futuribili, altre
immediatamente applicabili, delle quali è bene cominciare a parlare qui e
subito. La democrazia è anche questo: lavoro duro e trasparente, solidarietà
piena nei confronti delle classi sociali più disagiate, attenzione verso i
giovani e verso le loro esigenze di crescita culturale e sociale, lotta durissima
e convinta alla disoccupazione attraverso il sostegno alle politiche
socio-economiche più idonee per il territorio.
In una parola, la Lista N. 1, è un “laboratorio-progetto di idee per
Sala Consilina e il Vallo di Diano”, senza per questo voler nascondere le
difficoltà che si possono incontrare durante il cammino. L’Italia dei Valori
può rappresentare una speranza di un futuro più roseo per le nostre terre, di
una rottura definitiva con i freni socio-politici che hanno da un lato
imbrigliato lo sviluppo sostenibile del comprensorio, dall’altro svenduto le
nostre prerogative territoriali a potentati di varia natura, facendo accrescere
i privilegi di pochi a discapito dei diritti di molti.
Il Comitato Elettorale della LISTA N. 1
(Di Pietro – Italia dei Valori)
§
DOPO LE LEZIONI COMUNALI, LA LISTA N. 1 AFFISSE QUESTO MANIFESTO PER LE STRADE DI SALA CONSILINA.
AI CITTADINI DI SALA
CONSILINA
Dal risultato delle elezioni per il Parlamento Europeo si
evince che l’Italia dei Valori è il terzo partito politico a Sala Consilina.
Ringraziamo quindi tutti i cittadini che hanno voluto concedere fiducia ai
nostri ideali di chiarezza, trasparenza e legalità.
Nei giorni successivi alle elezioni abbiamo appreso, con
nostra grande sorpresa, dell’attribuzione alla lista dell’Italia dei Valori di
due seggi all’interno del Consiglio Comunale di Sala Consilina. Questa
assegnazione è stata dovuta, evidentemente, ad un errore di calcolo dei
quozienti attribuiti alle liste di minoranza. Immediatamente, appresa la
notizia, proprio per il rispetto delle norme e per rendere trasparente ogni atto
amministrativo, abbiamo dato la nostra disponibilità a chiarire e a correggere
l’errore. Avevamo, infatti, già consapevolezza delle norme e del metodo di
calcolo e quindi sapevamo che non poteva essere assegnato alcun seggio alla
lista dell’Italia dei Valori.
Continueremo, quindi, nel rispetto delle persone che
hanno voluto esprimere il loro consenso alla nostra azione politica, a lavorare
per il progresso sociale del territorio. Lanciamo inoltre un appello a tutti
coloro i quali si riconoscono negli ideali dell’Italia dei Valori a collaborare
attivamente con il Circolo di Sala Consilina, perché si possa vigilare
sull’operato amministrativo in modo stretto.
Nonostante non siamo presenti in Consiglio, non faremo
mancare il nostro contributo di idee per lo sviluppo del territorio ed un
controllo politico delle attività messe in essere dall’attuale amministrazione.
Questo perché il nostro partito possa continuare a portare con fermezza il
vessillo della trasparenza e della legalità.
Sala Consilina, 13 Gugno 2009
mercoledì 25 aprile 2012
Opposizione sociale
Da un "post" di Umberto Sessa su FB.
Nel Vallo di Diano abbiamo un'opposizione sociale espressa da un pezzo di PD nei comitati, da IDV e da SEL. Ora sabato scorso stesso giorno stessa ore due iniziative su sviluppo sostenibile sia di SEL a Sassano che da IDV a Sala Consilina. Un po' di comunicazione/coordinamento è possibile?
Ringrazio Umberto del suo "post", perché dà occasione di chiarire a me stesso, con riflessioni del tutto personali, alcuni aspetti legati all'"opposizione sociale" e alla sovrapposizione degli eventi, giustamente menzionati nel suo breve ed efficace scritto.
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| Foto dal "post" di Umberto Sessa |
Inoltre, mentre IdV ha dichiarato, da settimane, l'intento di voler organizzare la propria manifestazione territoriale a Sala Consilina, con inviti estesi via FB anche ai rappresentanti di SEL locali, ecco che, in perfetta concomitanza e senza alcun invito, si è avuta notizia di un altro evento a Sassano.
Che dire? In passato abbiamo dovuto subire quanto segue:
1) boicottaggio della campagna elettorale 2009 con copertura sistematica dei nostri manifesti nei NOSTRI spazi elettorali;
2) fiorire di cartelloni Hollywoodiani abusivi in campagna elettorale, senza il minimo senso del pudore e nella tacita accettazione di chi si dice difensore dell'ambiente e del paesaggio;
3) impedimento ad utilizzare gli spazi pubblici nei nostri comizi, con spegnimento strategico della pubblica illuminazione e con la chiusura dei luoghi pubblici (vedi evento delle Scuole Elementari di Via Viscigliete);
4) tentativi di delegittimazione di ogni nostra azione volta alla difesa dei diritti dei cittadini e dell'ambiente come "azione demagogica".
Noterà allora Umberto come la nostra azione politica, essendo alquanto disinteressata, abbia - ciononostante - ingenerato una forte crisi di rigetto da parte del "sistema" locale. A noi - infatti - non interessa entrare nei Consigli Comunali per coltivare qualche affare o fare qualche commercio. A noi interessa costruire un'alternativa politica "vera" ad una classe dirigente fallimentare sotto diversi aspetti. Di certo, però, se fossimo stati in Consiglio Comunale, avremmo fatto "opposizione" dura e, solo per fare un esempio, avremmo fatto di tutto, a cominciare dal giugno 2011, per evitare la messa in atto della scelta scriteriata del trasferimento della rete idrica ad una S. p. A. con sede legale in Vallo della Lucania.
Allora, ci si potrebbe anche chiedere come mai a noi appaiono naturali le menzionate sovrapposizioni, nel contesto che ho descritto, che credo Umberto non disconoscerà, da persona onesta e intelligente quale è. E come mai non sia stata data l'opportunità ad una forza politica affine per identità e finalità politiche di entrare in Consiglio Comunale, nonostante il nostro invito a concorrere all'elezione di un rappresentante comune. Si è data invece via libera all'ennesima formazione ibrida, dove ad amministrare sono sempre i soliti noti, con qualche giovane amico di Dell'Utri e qualche opportuno innesto berlusconiano, senza che di questo il partito SEL avesse mai dovuto rendere conto al proprio elettorato e all'opinione pubblica. Conosciamo già la risposta ufficiale: "Non abbiamo partecipato alle elezioni comunali". Apparentemente no, rispondo. In effetti, se un eminente rappresentante di SEL si professa pubblicamente elettore del sindaco Ferrari, di fatto si dovrebbe aprire - qui e adesso - un caso politico. Cosa che, tuttavia, personalmente non intendo promuovere all'interno della compagine politica di cui faccio parte.
Umberto noterà anche come non sia un caso se nelle lotte per la preservazione di una zona di pregio ambientale SEL preferisca tacere, proprio mentre vanno avanti disperati tentativi di sensibilizzazione dell'opinione pubblica su queste tematiche, che non sono certo di mero interesse localistico, ma rappresentano importanti istanze territoriali per la lotta contro la cementificazione del territorio.
Quando finalmente si farà chiarezza su queste cose, il dialogo potrà iniziare sulla base di un franco e onesto confronto politico, che non può sussistere, a mio modesto avviso, fintanto che si vorranno perseguire strabiche logiche amministrative. La perdurante condizione di sottosviluppo alla quale si sovrappone l'attuale lacerante contingenza socio-economica e politica ci impongono scelte chiare per il futuro. Noi abbiamo incominciato a farle dal 2009; altri cincischiano con le amministrazioni locali, anche le più impresentabili.
Spero, allora, che questo articolato discorso possa servire a chiarire alcuni aspetti relativi alle questioni da opportunamente sollevate da Umberto, perché è opportuno incamminarsi verso un percorso comune, senza quelle furberie e quei colpi bassi che siamo stati costretti a subire da parte del "sistema" locale. Personalmente, poi, posso dare la mia disponibilità a farmi promotore di un dialogo intenso con le posizioni di "opposizione sociale" vere, come quelle rappresentate dal Movimento Cinque Stelle, ad esempio, che era formalmente presente al comizio iniziale della campagna elettorale IdV del 2009 a Sala Consilina. Pertanto, qualora SEL intendesse rompere gli indugi e appoggiare, in modo chiaro e netto, le stesse nostre posizioni alternative alla ormai vecchia politica locale, saremo contenti di aprire tutte le strade possibili per una collaborazione alla costruzione di un futuro diverso per Sala Consilina e per il Vallo di Diano.
Sperando di aver risposto in modo esauriente alle giuste e opportune riflessioni di Umberto, auguro allo stesso buon lavoro, salutandolo con stima.
sabato 14 aprile 2012
Legalità, informazione e futuro sostenibile.
In questi giorni difficili è opportuno misurare le parole,
per senso di responsabilità e per sincero rispetto nei confronti di coloro i
quali, mentre noi stiamo qui a discutere del futuro della nostra vallata,
stanno seriamente temendo per il futuro delle loro famiglie. A tutte le persone
in difficoltà in questo tempo di profonda crisi, che non è solo economica, ma
sociale e politica insieme, è rivolto il nostro primo pensiero.
Facendomi ora portavoce di tutti coloro i quali hanno dato
vita alla lista dell’Italia dei Valori in campagna elettorale nel 2009 per
rivendicare la diversità di questo partito anche a livello locale - lasciatemi
ringraziare voi che siete intervenuti ad un evento che si aspettava da tempo.
Nel 2009 è stato lanciato un seme, che adesso abbiamo tutti noi il dovere di
far germogliare.
| Campagna elettorale 2009. A sinistra il Sen. Belisario, al centro il candidato Idv alle elezioni del Parlamento Europeo, Aldo Michele Radice |
Un grazie quindi al Sen. Di Nardo, al vice-coordinatore
regionale Luciano Ceriello, al consigliere provinciale Carlo Guadagno e al
direttore di Orizzonti Nuovi Orlando Vella. La loro presenza è per noi di
conforto, perché le esigenze del Vallo di Diano, che sta attraversando un
periodo di regressione su vari fronti, possano essere tenute in conto nei luoghi
decisionali a vari livelli, perché oggi più che mai abbiamo bisogno della
politica e, soprattutto, della buona politica. Perché la buona politica serve a
promuovere la giustizia sociale, ad armonizzare le risorse ambientali con le
esigenze urbanistiche e produttive, a smussare le tensioni e a evitare il
collasso di un intero modello socio-economico. Laddove la non-politica, o
quella clientelare e corrotta, è capace solo di creare quei disastri sociali di
cui oggi siamo, purtroppo, testimoni.
E veniamo al tema dell’incontro. Esprimendo l’intento di dare
questo titolo all’evento, ho raccolto delle perplessità. Mi è stato detto che
questi tre concetti, legalità, informazione e futuro sostenibile, potrebbero
sembrare tra loro troppo distanti. Eppure, risuonano sempre alla mia mente le
parole di Mons. Riboldi che, parlando a Policastro Bussentino nel 2001, ebbe a
dire che: “Non esiste sviluppo senza legalità”. Pertanto, sostituendo la parola
“sviluppo” con “futuro sostenibile”, potremmo ben dire che la legalità è una
condizione necessaria (e ahinoi non sufficiente!) per il futuro delle generazioni
che erediteranno queste terre. E noi oggi vorremmo per loro un “futuro sostenibile”
dal punto di vista ambientale, sociale ed economico.
Abbiamo così trovato un legame logico stretto tra legalità e
futuro sostenibile. Ma perché menzionare l’informazione? Proprio in questi
giorni, se lanciamo uno sguardo alla vallata sottostante, dalla posizione
privilegiata di questo paese, possiamo intuire i moti dell’animo di chi ci ha
lasciato testimonianza scritta degli “Splendori sul Vallo”. E come non
riconoscere a questa vallata tutte le potenzialità di accogliere una vita al
contempo sana, agiata e piena dal punto di vista culturale. Eppure, oltre a
riconoscere le bellezze intrinseche, e a preservarle e valorizzarle, non
possiamo non notare alcune verità scomode. E forse proprio l’avere per troppo
lungo tempo sottaciuto queste verità, abbiamo dovuto subire il mancato decollo socio-economico
della vallata e la parziale deturpazione dei suoi beni ambientali. Ed è così
che anche l’informazione, quella sana, corretta e tesa al progresso collettivo,
deve necessariamente entrare a far parte di quel progetto di rilancio del
nostro Vallo di Diano.
Parlando di legalità, di informazione e di futuro
sostenibile, quindi, non posso non menzionare, nell’ordine, il rischio della
soppressione del Tribunale di Sala Consilina, non posso non esprimere
solidarietà a quegli operatori dell’informazione locale che oggi sono in
difficoltà, non posso, infine, non notare che questa vallata è sotto assedio da
parte delle compagnie petrolifere per i suoi giacimenti di carburanti fossili.
Considerando proprio quest’ultimo aspetto, vorrei dire che
mai si era vista una sensibilità così spiccata verso i beni ambientali del
nostro territorio, che potrebbe essere bene trasformato in un luogo florido se
solo si puntasse più decisamente sulle indiscusse potenzialità nel campo
dell’agricoltura, dell’artigianto e del commercio. Questa sensibilità ambientale è stata
ostentata anche da parte di chi, nel passato, ha operato scelte amministrative
sbagliate, come quella, ad esempio, di lasciar sorgere zone industriali in siti
di pregio ambientale, riconosciuti tali dalla Carta di destinazione d’uso del
territorio, approvata dalla Comunità Montana nel 2003. La tardiva sensibilità
ambientale di alcuni amministratori locali non ha impedito, tuttavia, che
un’estensione del nostro territorio pari a 41 mila mq divenisse ricettacolo di
rifiuti nocivi per la salute, così come appurato dall’inchiesta Chernobyl
condotta dall Procura di Santa Maria Capua Vetere. La stessa Procura sammaritana ha sventato un altro rischio: la costruzione di un inceneritore proprio al
centro del Vallo di Diano. Alcuni amministratori locali avevano già dato il
loro lasciapassare all’affare, se così lo possiamo definire. Tuttavia, l’affare
non è andato in porto (ma non è detta ancora l’ultima parola, che spetta al TAR
adito da alcuni associati della sede CODACONS locale) proprio perché la stessa Procura
ha aperto un’inchiesta sull’intreccio politico-affaristico legato alla
costruzione di questi impianti in Campania.
Tra le voci che oggi si levano sul tema vorrei però far
rilevare due esempi tra quelle sinceramente convinte della inalienabilità dei
beni ambientali di questa vallata. Il primo esempio è costituito dalla
coraggiosa testimonianza, da parte di una signora di Padula, sui rischi
sanitari a cui siamo esposti come abitanti della vallata. Il secondo, sempre
sullo stesso blog “La Terra che vogliamo”, è un documentato resoconto sulle
vicissitudini alle quali i beni ambientali del Vallo di Diano sono stati
esposti nell’ultimo decennio. Inoltre dobbiamo menzionare l’impegno costante di
chi, all’interno della nostra compagine politica, sta localmente tentando di
operare un cambiamento culturale orientato all’utilizzo delle energie
alternative. Dobbiamo ancora riconoscere la testimonianza costante delle voci
che lottano per il ripristino della linea ferroviaria Sicignano-Lagonegro,
inattiva dal 1987. Dobbiamo menzionare la voce di chi non ha più voce nel
ripetere che il sistema sanitario locale va razionalizzato sì, ma reso anche
fruibile da una popolazione di circa settantamila abitanti, che ha bisogno di
cure come ne hanno bisogno i cittadini di una città di pari popolazione.
Dobbiamo infine dire che le amministrazioni di una vallata ricca d’acqua hanno
tutto il diritto (e anche il dovere) di organizzare localmente un’azienda
speciale di diritto pubblico per la gestione idrica, anziché affidare questo
bene di importanza primaria ad una società per azioni di Vallo della Lucania. A
Sala Consilina, la prossima settimana, il Consiglio Comunale è chiamato ad
esprimersi sull’ammissibilità di due quesiti referendari presentati dal
Comitato Acqua Bene Comune (ABC) sulla gestione della rete idrica, affidata ad
una S.p.A. nel dicembre scorso. Il nostro auspicio è che questi quesiti possano
essere ammessi e che la decisione possa passare al vaglio della popolazione
salese.
Con l’augurio che questa compagine politica possa dare un
contributo decisivo al progresso della Nazione e al benessere di questa
vallata, prima di cedere la parola, nell’ordine, a: Orlando Vella, Carlo Guadagno, Luciano Ceriello, sen. Aniello di Nardo, pregherei
chi volesse intervenire nel breve dibattito successivo, a far presente tale
intenzione prima della fine del penultimo intervento. Grazie della vostra attenzione e buon lavoro
a tutti i relatori.
domenica 8 aprile 2012
Tempo di passaggi e sacrifici
In
questi giorni di riflessione sul "passaggio", religioso o laico che sia, ci
chiediamo se siamo tornati a celebrare riti arcaici, nei quali si sacrificavano
esseri umani per soddisfare i voleri (o i capricci) di divinità adorate da
comunità primitive. Siamo giunti a questo, oppure siamo ancora capaci di
immaginare un assetto sociale che vada oltre il volere dei fantomatici "mercati" che tutto muovono e tutto regolano?
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| La sede della BCE a Francoforte |
La
diatriba sull’articolo 18 è solo un esempio dei tanti paradossi che la politica
italiana sta elaborando. In effetti, si comprende come questo “passaggio”
parlamentare sia di fondamentale importanza per chiedere altri sacrifici (forse
anche umani) alla Nazione: l’obiettivo è di giungere alla licenziabilità di
centinaia di migliaia di persone, così come è accaduto in Grecia. In questo
modo, i “mercati” saranno soddisfatti del “sacrificio” e il resto del Paese
riuscirà a sopravvivere (e questa sarà, probabilmente, la litania che ci verrà
propinata a rete unificate). E chissà per quanto tempo, dopo l'operazione draconiana, la Nazione
sopravviverà al disastro sociale procurato da questo paradossale modo di
intendere l’azione politica. Intanto, il sacrificio attuale di milioni di
persone, tra nuovi poveri e disoccupati, non sembra essere sufficiente a
sfamare l’ingordigia dei “nuovi ricchi”. Se crediamo che in tempi non molto
lunghi vi è conservazione della massa monetaria, bisognerà dire che, se da una
parte si crea povertà, da qualche altra si crea ricchezza. E quindi, sarebbe opportuno
scovare questa ricchezza. Innanzitutto, sarebbe opportuno evitare la
concentrazione di cariche e incarichi pubblici; da subito. Sarebbe utile, poi,
stabilire un tetto alquanto basso alle retribuzioni da pubblico impiego, in
quanto lo Stato – per primo - non può alimentare le diseguaglianze sociali.
Sarebbe poi giusto stabilire regole che impediscano una così grande disparità tra
la paga di un operaio e quella di un cosiddetto “manager” di una qualsiasi
impresa. Per una volta si potrebbe incominciare dall’alto, toccando i papaveri
e lasciando in pace le papere.
Senza
alcun ardore ideologico, si potrebbe istituire un reddito minimo garantito per
tutti coloro i quali non riescono a trovare impiego: ognuno di noi ha infatti bisogno
di un posto dignitoso dove vivere, di cibo a sufficienza e di un lavoro. E su
quest’ultimo punto si esprime persino la Costituzione, quando afferma che l’Italia è una Repubblica democratica
fondata sul lavoro, anche se le forme di partecipazione democratica si stanno
affievolendo sempre di più e il lavoro sta scomparendo a poco a poco. Le
risorse per rendere la vita meno grama alle fasce più deboli della nostra
società potranno essere prese dai grandi patrimoni, con buona pace dell’onesto
(ehm!) accumulo di danaro nel corso degli anni.
![]() |
| I cosiddetti PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna). |
La
lotta alla criminilità organizzata dovrebbe poi essere un imperativo categorico
per il nuovo corso politico e sociale. Uno Stato che non saprebbe vincere la
guerra contro la malavita, ormai fermamente radicata in tutto il territorio
nazionale, non dovrebbe essere degno di chiamarsi tale. In alcune regioni,
infatti, si assiste all’assurda inversione dei ruoli, dove lo Stato viene visto
come vessatorio e il malavitoso come un salvatore del cittadino vessato. La
criminilità, nelle sue floride attività illegali, riesce così ad attirare
consenso sociale, anche attraverso l’elargizione di posti di lavoro, mentre lo
Stato arretra sul fronte dei diritti costituzionalmente garantiti, come il
diritto alla salute. Per fare solo un esempio, non si dovrebbe lasciar morire –
dopo sei ore di attesa - una persona in un pronto soccorso, così come purtroppo
è anche accaduto. Questa strana rappresentazione dell’assetto sociale è, a
volte, alimentata proprio da una classe dirigente poco osservante delle leggi e
molto attenta al proprio tornaconto. Per questo, nel corso degli anni, si è
assistito alla corsa alla poltrona, non tanto per mettersi al servizio della
collettività, quanto per aggiustare affari propri o quelli di amici e parenti.
E questo non è successo solo in politica. Un sistema che si è retto su questi schemi non ha
saputo affrontare la pressante richiesta di innovazione di un mondo che
avanzava speditamente verso traguardi scientifici e tecnologici sempre più
spinti. E laddove ha cercato di reggere il passo con la modernità, ha
abbandonato la propria identità culturale, facendo di luoghi e terre
incontaminati un ammasso di cemento e di brutture di ogni tipo e trasformando le
tradizioni socio-economiche del posto in un cumulo di cenere. Lo strapotere
della criminalità organizzata, inoltre, si è chiaramente manifestata agli Italiani
allorquando un ministro della Repubblica ha voluto affermare che con la
malavita bisognava convivere. Un’infelice concetto che rende bene, tuttavia, la
forza dell’economia mafiosa nel nostro Paese.
Per
giunta, oggi si vive in una sorta di stato di guerra dettato dai potentati
economici che hanno preso di mira, sembrerebbe, il benessere dei cittadini
comuni. Da qualche parte, poi, si sente parlare di crisi come opportunità. Se
questo è vero, l’opportunità risiede nel fatto che alcuni stanno approfittando
della crisi per accumulare sempre più ricchezze, così come i rilevamenti
statistici sui flussi monetari ci fanno intuire. Le grandi imprese di
distribuzione di servizi essenziali, infatti, non conoscono crisi e sono sempre
pronte a far quadrare i conti con aumenti delle tariffe, a volte non ben
giustificati. E in questa guerra economica si innesta una nuova lotta di
classe: quella della casta privilegiata contro quella che una volta si
indentifivava con la classe operaia. Nella visione marxista la classe operaia
avrebbe preso il sopravvento sulla borghesia dominante proprio perché demograficamente
più rilevante. In questo mondo alla rovescia, la casta sta prendendo il
sopravvento sulla classe media e sui ceti sociali più deboli, proprio perché in
possesso delle leve del potere politico, economico e finanziario insieme e
proprio perché sembra abbia accettato, molto cinicamente, la "convivenza" con la
criminalità organizzata. Molti di noi stanno assecondando questo disegno in
modo più o meno consapevole. Cosicché, mentre la religione una volta poteva
essere pensata come un mezzo per sopire i rancori sociali, oggi i meccanismi
per poter controllare la rabbia, che la classe media e i ceti meno abbienti
stanno covando, sono di diversa natura. Si parta dal considerare che,
nell'attuale modello sociale, il livello di utilizzo dei beni prodotti è diventato
talmente elevato che gli scarti della società dei consumi (i rifiuti)
costituiscono oggi un vero e proprio problema dal punto di vista ambientale. Alcuni
sostengono che abbiamo creato un mostro: una società che si regge sul consumo e
sulla crescita, ossia sulla realizzazione di un prodotto interno lordo sempre
maggiore. Ed ecco il nuovo oppio: il cittadino diventa un consumatore pacifico
se nel suo paniere riesce a inserire, acquistandoli, un numero di beni
sufficiente alla propria soddisfazione. Pertanto, il telefono cellulare (per
fare un esempio banale) diventa, a ragione, un oggetto essenziale; il grado di
sofisticazione tecnologica (e quindi il prezzo) dello strumento, tuttavia,
diviene uno "status symbol", così come è avvenuto per l’automobile. Pur
tuttavia, un modello di società siffatto non è "sostenibile", ovvero non
permette la sopravvivenza del modello stesso se non per un numero di anni
esiguo sulla scala del secolo, diciamo. In questo modo, dobbiamo trovare nuovi
modelli e nuovi paradigmi al di fuori degli schemi che potrebbero portarci al collasso sociale e al disastro ecologico. E qui dovrebbe
intervenire la politica che, al momento, altro non sa fare che assecondare la
sconfitta delle classi sociali più deboli a favore della casta.
I
modelli di sviluppo proponibili non
possono che essere ispirati alla sostenibilità del futuro di "Gaia", ossia
dell’ecosistema nel suo insieme, e a una maggiore sostenibilità sociale,
costituita da un progressivo livellamento del grado di benessere dei cittadini.
Per venire incontro alle richieste di sostenibilità ambientale, si dovrà
passare dall’era del petrolio, inquinante e concentrato nelle mani di pochi, a quella completamente decarbonizzata e democratica dell’idrogeno, così come
previsto da Jeremy Rifkin [1]. Questo stesso passaggio semplificherà il ruolo
del politico nel trovare le giuste leve per armonizzare i livelli di reddito e
di godimento dei benefici materiali che la "generazione distribuita" di energia
pulita produrrà. La comunità umana scoprirà, dopo l’abbandono dell’era del
petrolio, che lo sfruttamento indiscriminato delle risorse della Terra costituisce
un atto eticamente scorretto. Per addivenire a questo "passaggio" c’è bisogno di
una profonda trasformazione culturale e scientifica. Molti stanno lavorando per
rendere possibili questi eventi nel futuro, mentre dubitano che gli attuali
politici possano essere preparati a guidare, in modo socialmente accettabile,
questi "passaggi" cruciali. Per il momento la casta sta semplicemente chiedendo
vittime sacrificali da immolare sull’altare del mercato, facendo credere a
tutti che "il mondo sta cambiando". Parlano, tuttavia, di un mondo vecchio,
senza comprendere affatto l’unico scenario futuro possibile per l’astronave
Terra. Sono cariatidi imbalsamate che vorrebbero fermare il tempo, per
continuare a godere dei loro privilegi. Sono cariatidi cieche, infine, perché
non comprendono che il vecchio modello economico e finanziario non regge più;
dovremo cercare nuovi approdi socio-economici e formulare nuove proposte politiche per poter risolvere, in modo
definitivo, i nodi congiunturali che questa classe dirigente ha creato. La strada sarà lunga e sarà bene cominciare da subito questo cammino.
[1] J.
Rifkin, Economia all’idrogeno, Arnoldo Mondadori Editore (2002).
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