sabato 13 gennaio 2018

I rischi di un unanimismo territoriale

Come non condividere le parole del giornalista Sorrentino nell'editoriale del 12-01-2018 sulle “fritture e fratture” nel Vallo di Diano. Il titolo stesso è un elogio al vuoto spinto che permea l’azione politica locale (che parola grossa!) mirata, quasi esclusivamente, all'occupazione di poltrone, piccole o grandi che siano. Come non condividere il senso di smarrimento di un cittadino, che fa proprio lo scoramento dei propri conterranei di fronte a una realtà che emana un rancido olezzo di cucinato da qui alle Alpi.
 
Esistono, però, fatti che molti operatori dell’informazione non possono dire, vuoi per pudore, vuoi per una mera questione di legittimo impedimento.

La prima cosa da raccontare è che una parte delle testate giornalistiche locali viene direttamente o indirettamente finanziata dalle banche del comprensorio. In pratica, nel tempo, ciascuna delle maggiori realtà economiche locali ha trovato un suo proprio canale informativo. È giusto questo, oppure no? Potrei solo esprimere un’opinione in merito. Grazie a questo intervento “bancario” il cittadino comune ha avuto la possibilità, a fronte di ostracismi più o meno velati messi in atto da una parte dell’informazione, di trovare accoglienza presso testate non ostili a una visione critica degli eventi che, nel bene o nel male, accadono nel Vallo di Diano.

Esiste poi un altro fenomeno. Almeno due parti politiche, e mi riferisco ai poli maggiori del passato, trovano e hanno trovato una stampella (chiaramente un eufemismo) nelle testate locali. Anche qui nulla di male, sempre che il cittadino medio sia poi in grado di leggere in chiaro dietro le sigle. Eppure, pensare che l’informazione locale sia così banalmente polarizzata su due fronti è un errore. Esistono realtà dinamiche dove, nonostante le influenze editoriali, le notizie scomode riescono ancora a venire a galla. E, per fortuna, esistono professionisti dell’informazione che riescono a mantenersi al di fuori di meschini giochi di potere e lontani dalle eminenze grigie che hanno semplicemente retto il moccolo mentre un’intera classe dirigente portava avanti la sistematica devastazione socio-economica della vallata.

Questa lunga premessa era necessaria per introdurre il discorso sulla rappresentanza e sul tema dell’esclusione del Vallo di Diano dai giochi che contano. Qualcuno, nel discutere di ciò, si riferisce meramente ai fiumi di miele dorato che scorrono dal centro alla periferia e che sfuggono all'ingordigia di alcuni amministratori locali; altri, come nel caso di Sorrentino, pensano – giustamente - a tutte le occasioni mancate per rilanciare il territorio a livello provinciale, regionale e nazionale. E così, vorrei proporre una visione alquanto diversa, concentrandomi, se possibile, sulla qualità politica della rappresentanza.

Infatti, in passato si è discusso molto di questo fenomeno: l’eccessiva frammentazione rischia di lasciare il territorio senza una rappresentanza politica a livelli più alti. Sull'opportunità di questa discussione non c’è nulla da dire. Tuttavia, quando Sorrentino si riferisce alle “lezioni del passato”, dimentica di citare protagonisti e situazioni. E partiamo dall'esperienza più recente: le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale del 2015. Su questa esperienza credo di avere titolo alla parola, in quanto candidato per “Sinistra al Lavoro”, una formazione embrionale che – almeno a livello regionale – vedeva la partecipazione di movimenti, associazioni e forze politiche di sinistra a un progetto unitario di difesa dei diritti, a cominciare dal diritto al lavoro. Esperienza non riuscita, anche per una percepita disaffezione generalizzata nei confronti della politica e per la presenza monopolizzante di due caravanserragli che contavano decine di liste al proprio interno, con un’allegra pletora di candidati, locali e non locali. Nessun rappresentante del M5S, che pure si stava proponendo, a livello nazionale, come forza di opposizione. Le ragioni di questa diserzione sarebbero tutte da indagare, ma non è questo il luogo.

Proprio di recente, un noto esponente dell’informazione locale, pur riconoscendo la validità delle battaglie portate avanti in nome della dignità di cittadinanza degli abitanti del Vallo di Diano, ha addebitato anche a me la colpa della corsa alla candidatura, come se anch'io avessi contribuito alla più che voluta confusione dei due caravanserragli.

Nulla di più falso. Se l’unitarietà bisognava cercare, essa andava cercata all'interno dei due ammassi globulari del potere politico imperante, lasciando fuori chi legittimamente proponeva, coerentemente, una visione diversa della realtà e un approccio diverso alla risoluzione dei tanti problemi che ancora oggi affliggono il territorio. La candidatura avveniva in assenza di proposte locali da parte del M5S, dato non trascurabile per molti aspetti, così come accennato sopra.

Nulla di più falso, poiché molte candidature non erano frutto d’impegno, sulla base del quale si andava a chiedere un consenso, ma mere speranze di messe di voti. E qui andrebbe fatta, per non offendere l’intelligenza dei cittadini, una distinzione chiara tra voto e consenso, ma non è questo il luogo.

Nulla di più falso, perché chi era stato più volte sollecitato alla candidatura aveva più volte declinato l’invito, indicando altre persone, ugualmente degne, a sostenere il condivisibile progetto politico. Solo davanti al rifiuto di molti, nell'imminenza della competizione elettorale, la stessa persona ha accettato un sacrificio personale per dare la possibilità ai cittadini del Vallo di Diano di avere un quadro di insieme della realtà e una visione futura diversi da quanto prospettato (un verbo impropriamente usato) dai candidati locali dei due caravanserragli. Ho parlato di sacrificio personale. Infatti, secondo l’ordinamento tuttora vigente, avrei potuto chiedere e ottenere un congedo retribuito di un mese per effettuare la campagna elettorale. Tuttavia, le lezioni del secondo semestre erano giunte a un punto tale che affidare decine e decine di studenti a un secondo valido docente mi sembrava un pegno troppo alto da far pagare a dei giovani che con impegno si dedicano allo studio delle materie scientifiche. Cosicché, ho svolto regolarmente le mie mansioni lavorative e la sera ho dedicato il mio tempo residuo alle piazze (per lo più vuote), così come documentato da Lorenzo Peluso in un suo articolo-testimonianza della campagna elettorale del 2015. Ma perché le piazze? Perché l’agorà è il luogo d’incontro democratico. Non la camarilla del potere o il filo del telefono o la piazza virtuale. L’incontro vero (o anche lo scontro democratico, se necessario) dovrebbe avvenire nelle piazze, quelle opportunamente evitate da una parte politica (non troverebbero una piena spiegazione le campagne elettorali invernali, altrimenti). Anche il cittadino disaffezionato ha abbandonato la piazza, perché spinto a pensare che non esista più una valenza politica del luogo e che l’informazione (cartacea, catodica, o telematica) sia sufficiente a dissipare qualsiasi dubbio sulle ragioni dei candidati. Nulla di più falso.

E qui s’innesta anche il discorso di una sorta di black-out editoriale portato avanti da tutte le testate giornalistiche locali durante la campagna elettorale. L’unico confronto tra la pletora di candidati degli schieramenti dominanti e il sottoscritto è avvenuto, molto in sordina, a Padula, per merito di alcuni giovani che – nonostante l’encomiabile (neutra) iniziativa – hanno puntualmente disertato le piazze. Era il 24 maggio 2015, una data tristemente evocativa.


Consapevole che questi lunghi e noiosi scritti non possono trovare posto, anche per la riconosciuta scomoda natura, nelle prime file delle notizie, ricoperte opportunamente dalle cronache delle faide politiche locali, vorrei ugualmente dare un contributo di verità, qualora questa possa ancora essere riconosciuta come tale. E vorrei, infine, pensare che queste siano le vere lezioni del passato da imparare. Ossia, che si riesca a distinguere nel futuro – nonostante gli imposti black-out editoriali – chi fa dell’impegno sociale una bandiera e chi è alla ricerca di un’ennesima comoda poltrona. Si possa comprendere che la politica non è solo interesse locale, ma anche visione (anche se di parte) del passato, del presente e del futuro. Anzi, proprio nel non dare diritto di parola alle minoranze – in nome di una proclamata unità di intenti (quale?) – si rischia di far regredire il territorio su posizioni ancora più arretrate (se possibile). Che l’unità vada ricercata negli agglomerati politici omogenei, poi, deve essere un fatto da ricordare, così come giustamente fa Sorrentino. Altrimenti si rischia di propugnare un unanimismo che non esiste nemmeno tra i notabili politici (mi si perdoni l’evidente incapacità di trovare forme linguistiche più idonee) del posto, così come lo stesso Sorrentino ha dimostrato. Oppure, ancor più pericolosamente, si rischia di affidare la rappresentanza politica di un intero comprensorio a uno o più personaggi che, singolarmente presi, potrebbero a malapena rappresentare se stessi in un’assemblea condominiale, seppure poco affollata.

domenica 4 giugno 2017

La sanità nel Vallo di Diano (parte seconda)

Quando facemmo presente che, nell’ambito della rete ospedaliera dell’ASL Salerno, il Presidio OSpedaliero di Polla veniva definito Pronto Soccorso (PS), si scatenarono le ire dei potentati locali. Ed ecco cosa scriveva Antonio Sica , attento cronista locale, sulla questione.
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Una figuraccia inaudita, l’ennesima dormita di chi dovrebbe tutelare il popolo del Vallo di Diano. Il sindaco di Polla, con il suo abituale candore, rivela ai nostri microfoni che quella della “retrocessione” dell’Emergenza del Luigi Curto di Polla da Dipartimento di Emergenza e Accettazione (DEA) di 1° livello a Pronto Soccorso, era stata in un primo tempo considerata una bufala, o meglio “l’ennesima bravata del Codacons”. Ed invece la notizia era vera e reale, e la fonte era lo stesso Ministero della Salute, che ha pubblicato nei giorni scorsi l’elenco dei presidi ospedalieri nei quali sono presenti servizi relativi all’Emergenza attivi al 30 settembre 2015 e la loro catalogazione. D’altra parte il buon sindaco di Polla stesso ne ha avuto conferma in queste ore, per iscritto, dal Sottosegretario alla Salute Vito De Filippo: la “retrocessione” dell’Emergenza del Luigi Curto da DEA a PS è contenuta in una relazione prodotta già a Febbraio 2015 e ribadita a Settembre 2015 da Mario Morlacco, all’epoca sub commissario alla sanità della Regione Campania, ed inviata al Ministero della Salute. Dunque mentre trascorreva un anno di chiacchiere inutili sulla sanità del Vallo di Diano, alle spalle dell’ignaro popolo valdianese si tramava l’ennesima pugnalata in tema servizi, di cui nessuno era a conoscenza.

Ossia, una struttura che - sulla carta - conta un numero di posti letto (PL) pari a 212, numero più che doppio rispetto alla capacità ricettiva (92 PL) del plesso ospedaliero (P.O.) “San Francesco d’Assisi”  di Oliveto Citra (solo per fare un esempio), è catalogata come PS, mentre la denominazione DEA1 (Dipartimento di Emergenza e Accettazione di primo livello) è riservata – sempre a mo’ di esempio – al nosocomio “San Francesco d’Assisi” di Oliveto Citra.

Ma quale è stata questa tempesta in un bicchier d'acqua e perché il Plesso Ospedaliero di Polla ne esce malconcio dall'ultima vicenda legata all'Atto Azendiale approvato quest'anno?
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Incominciamo allora a notare che i parametri per l’individuazione delle strutture complesse e delle strutture semplici nella organizzazione del SSN sono stati così definiti in Regione Campania, per i Presidi ospedalieri di ASL:

1 struttura complessa ogni 22 posti letto;

I suddetti parametri per i presidi ospedalieri di ASL (una struttura complessa ogni 22 posti letto), sono da intendersi a livello aziendale e possono essere declinati dall’azienda in modo diverso da presidio a presidio ferma restando la necessità di non superare in ogni caso la media aziendale una struttura complessa ogni 22 posti letto…. Per le ASL, le UOC per discipline senza posti letto potranno essere attinte anche da quelle previste per le strutture territoriali (1 ogni 13.515 residenti).

Il numero delle UOC e delle UOSD  per le varie discipline è così determinato dall’Atto Aziendale (pag. 107):
Posti letto assegnati 1.811
Unità Operative Complesse determinate in 82,31
Unità Operative Semplici 82,31x1,31 = 107,83 (108)

Abitanti 1.106.506
Unità Operative Complesse determinate in 81,87 (82)
Unità Operative Semplici 81,87 x 1.31 = 107,25 (107).

PLESSO OSPEDALIERO DI POLLA: UOC con posti letto
Operando una semplice divisione per ottenere le UOC da assegnare al P. O. di Polla, si ha:

212 PL / (22 PL/UOC)= 9,64 UOC.

Approssimando per eccesso, avremo 10 UOC con posti letto da assegnare al P. O. di Polla, anche in considerazione dell’importante collocazione geografica dello stesso, nella parte estrema della provincia di Salerno, ai confini con la Basilicata, e del rilevante ruolo relativo all'emergenza per la prossimità con una rete autostradale.  
Tuttavia, le strutture complesse con posti letto risultano soltanto otto e, dall’Atto Aziendale sono le seguenti:
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1)       UOC Cardiologia  12 PL
2)       UOC Chirurgia Generale  16 PL
3)       UOC Medicina Generale  26 PL
4)       UOC Oculistica  6 PL
5)       UOC Ortopedia e Traumatologia  18 PL
6)       UOC Ostetricia e Ginecologia  18 PL
7)       UOC Anestesia e Rianimazione  8 PL
8)       UOC Urologia  10 PL

Pertanto, in base ai posti letto presenti a Polla, andrebbero individuate altre due strutture complesse tra quelle presenti.



PLESSO OSPEDALIERO DI POLLA: UOC senza posti letto

Per quanto riguarda le UOC senza posti letto, per l’attuale Atto Aziendale esse risultano essere le seguenti:

1)       UOC Direzione Sanitaria di Presidio
2)       UOC Laboratorio Analisi

Operando una divisione per ottenere le UOC da assegnare al P.O. di Polla, che fa riferimento a un bacino d’utenza di 67.037 abitanti (dati ISTAT 2016, riportati nell’Atto Aziendale), si ha:

67.037 abitanti / (13.515 abitanti /UOC)= 4,96 UOC.

Approssimando per eccesso, si ha che circa 5 UOC potrebbero essere assegnare al P.O. di Polla.


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Confronto con gli altri Plessi Ospedalieri

Plesso Ospedaliero
Abitanti
Posti letto
UOC con PL
UOC senza PL
UOC con PL calcolate (differenza)
UOC senza PL calcolate (differenza)
“Luigi Curto” di Polla
67.037
212
8
2
10  (-2)
4   (-2)
“S. Francesco d’Assisi” di Oliveto Citra
N.A.
92
4
1
4    (0)
N.A.
“Maria Addolorata” di Eboli
N.A.
166
8
3
7.54 -> 8 (0)
N.A.


Da uno sguardo sinottico alla tabella di sopra, l’ospedale di Polla risulta quindi fortemente penalizzato. Questo fatto è chiaro da un semplice confronto con i vicini ospedali di Oliveto Citra ed Eboli, entrambi catalogati come DEA1 (si veda Elenco nazionale delle strutture della rete dell’emergenza ospedaliera, pubblicato dal Ministreo della Salute sul sito seguente: 
http://www.salute.gov.it/portale/documentazione/p6_2_8_1_1.jsp?lingua=italiano&id=17).

In particolare, se ci soffermiamo dapprima sui dati relativi al P.O. “S. Francesco d’Assisi” di Oliveto Citra, notiamo che questa piccola realtà, per la quale sembra non essere individuabile un bacino d’utenza specifico, è dotata di soli 92 posti letto. Pur tuttavia, il numero di UOC destinate a questo plesso è pari al numero massimo previsto dai parametri elencati sopra (con differenza pari a zero). Il plesso stesso è PST nella rete traumatologica, è spoke II livello per terapia del dolore rispetto all’Hub Azienda Dei Colli. Ospita, infine, la psichiatria in DH gestito dal dipartimento di Salute Mentale. A questa struttura è destinato un Direttore Sanitario.    

Per quanto concerne il plesso ospedaliero “Maria Addolorata” di Eboli (166 PL complessivi, ossia 46 PL in meno rispetto al “Luigi Curto” di Polla) le strutture complesse con posti letto sono 8, mentre quelle senza posti letto sono 3. Anche per questo presidio ospedaliero, a pochi chilometri dal DEA1 di Battipaglia, il numero di UOC previste è pari al numero massimo consentito dai parametri elencati sopra (con differenza pari a zero). Il presidio di Eboli, dotato di emodinamica, è hub di I° livello nella rete cardiologica. E' hub di I° livello nella rete cardiologica ed è PST nella rete traumatologica. A questa struttura è destinato un Direttore Sanitario.   
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A questa evidente discrasia non si è data soluzione nemmeno nella delibera del DG dell’ASL Salerno n. 137 del 22-02-2017 (oltre un mese dalla data di pubblicazione sul BURC dell’Atto Aziendale) in cui, in contrasto con le prescrizioni approvate nell’Atto Aziendale, si legge:

i)        La disciplina di Oculistica (6 posti letto) viene individuata come Unità Operativa Semplice Dipartimentale (UOSD) – come da rettifica notificata alla Regione Campania in data 16 gennaio 2017.
ii)   La disciplina di Geriatria (15 posti letto) viene individuata come Unità Operativa Complessa (UOC) – come da rettifica notificata alla Regione Campania in data 16 gennaio 2017.

Inoltre, in questa stessa delibera del DG dell’ASL Salerno n. 137 del 22-02-2017 si legge testualmente che “alla Direzione Sanitaria viene affidata anche la Direzione del Distretto n. 72”, introducendo una ulteriore penalizzazione del P.O. di Polla, già penalizzato dal contenuto dell’Atto Aziendale, così come abbiamo visto. L’anomalo accorpamento delle due diverse funzioni potrebbe costituire un precedente non proprio consono al buon funzionamento dei servizi sanitari, a tutto danno del cittadino.

Ma dire che la politica locale è dormiente su queste vicende è puro eufemismo. Qualcuno avrebbe dovuto approfondire questi temi. E non ci sembra che al momento quest'analisi sia stata ancora fatta, se non da specialisti che non hanno potere decisionale. Da quello che possiamo comprendere, in futuro si lascerà chiudere le specialità in modo progressivo in seguito al pensionamento degli operatori sanitari. Una triste storia tutta legata a un servizio sanitario nazionale ormai allo stremo.               

domenica 28 maggio 2017

La sanità nel Vallo di Diano (parte prima)

Calato il sipario sul teatrino mediatico della questione sanitaria nel Vallo di Diano, il palcoscenico, calcato dagli attori principali e dalle comparse ed evitato dai suggeritori che hanno operato dietro le quinte, è ormai vuoto. L'effetto catartico delle scene madri della tragedia consumata sulla pelle dei cittadini è tale da lasciare l'opinione pubblica "immemore orba di tanto spiro". Possiamo così ripercorrere, con mente lucida, se possibile, le tappe salienti di questa ennesima vicenda di scippi ed ingiustizie, di lotte e ritirate, di furbizie e sceneggiate.


"La tempesta in un bicchier d'acqua" ha inizio con l'approvazione del nuovo Atto Aziendale dell'ASL Salerno che segue l'iter amministrativo che si conclude agli inizi di quest'anno.     

  • Con delibera n. 170 del 10.11.2016 il Direttore Generale (DG) approva, in prima battuta, l’Atto Aziendale. 
  • Con delibera n. 173 del 14.11.2016 (solo quattro giorni dopo) il DG riapprova l’Atto Aziendale, in quanto era stato precedentemente “allegato file non corretto relativo agli allegati”. 
  • Con Decreto del Commissario ad Acta (DCA) n. 1 del 11.01.2017 l’Atto Aziendale viene definitivamente approvato.
  • L’Atto Aziendale viene pubblicato sul BURC n. 5 del 16.01.2017.



Più precisamente, la bagarre ha inizio a partire dalla pubblicazione della delibera del DG dell’ASL Salerno n. 137 del 22-02-2017 (oltre un mese dalla data di pubblicazione sul BURC dell’Atto Aziendale) in cui, in evidente contrasto con le prescrizioni approvate nell’Atto Aziendale stesso, si legge:
i) La disciplina di Oculistica (6 posti letto) viene individuata come Unità Operativa Semplice Dipartimentale (UOSD) – come da rettifica notificata alla Regione Campania in data 16 gennaio 2017.
ii)  La disciplina di Geriatria (15 posti letto) viene individuata come Unità Operativa Complessa (UOC) – come da rettifica notificata alla Regione Campania in data 16 gennaio 2017.

Ora, bisogna specificare che l’Atto Aziendale costituisce lo strumento giuridico mediante il quale l'Azienda Sanitaria determina la propria organizzazione ed il proprio funzionamento, delineando gli ambiti della propria autonomia gestionale ed organizzativa, nel rispetto dei principi e dei criteri emanati dalla Regione Campania. L’Atto Aziendale rappresenta, pertanto, il documento istituzionale programmatico dell’Azienda Sanitaria Locale SALERNO. Si dovrebbe notare che nello stesso Atto Aziendale si dice che: In ogni deliberazione o altro provvedimento aziendale successivo, che riguardi anche indirettamente l’assetto organizzativo dell’azienda, dovrà essere attestato che la statuizione è conforme alle previsioni del vigente atto aziendale.

L’ASL Salerno è organizzata in Distretti Sanitari e Presidi OspedalieriL’Assistenza distrettuale comprende i servizi sanitari e socio-sanitari, l’assistenza farmaceutica, la specialistica e diagnostica ambulatoriale, la fornitura di protesi ai disabili, i servizi domiciliari agli anziani e ai malati gravi, i consultori familiari, i servizi per le dipendenze, i servizi per la salute mentale, per la riabilitazione dei disabili, strutture semiresidenziali e residenziali, residenze per anziani e disabili, centri diurni, case famiglia e comunità terapeutiche. L’Assistenza ospedaliera integra l’assistenza istituzionale con i programmi, gli obiettivi e gli interventi di salute previsti dai Piani Regionali Ospedalieri.

In particolare, l’Ambito S 10 (Distretto n. 72 Sala Consilina-Polla) fa riferimento a 19 Comuni con una popolazione totale di 67.037 abitanti. Il Plesso Ospedaliero “Luigi Curto” di Polla, che ha come bacino di utenza lo stesso territorio del Vallo di Diano ed è collocato a ridosso dei confini con la regione Basilicata, è stato – per lungo tempo – un punto di riferimento saldo per la salute dei cittadini della vallata. 

Tra gli obiettivi dell’Atto Aziendale vi è quello di garantire equità negli accessi, tenuto conto anche della particolare territorialità dell’Azienda, coniugata alla qualità del servizio stesso: l’equità deve fungere da contrasto alla minore probabilità che hanno le persone di livello socio-economico inferiore, di ricevere cure efficaci ed appropriate. Non può nemmeno però essere disattesa una considerazione di efficacia nell'analisi dei volumi/esiti finalizzata ad un miglioramento globale dei servizi offerti.

Tuttavia, così come approvato, l’Atto Aziendale penalizza non poco l’Ospedale di Polla in vari modi, contravvenendo all'obiettivo di sopra, che molto da vicino richiama i principi costituzionali di equità sociale. In questa prima parte, tuttavia, daremo uno sguardo solo all'organizzazione della rete dell'emergenza, che è frutto di un'organizzazione - su base provinciale - della rete ospedaliera. 
 
E cominciamo col dire che nell’ambito della rete ospedaliera dell’ASL Salerno, l’Ospedale di Polla è definito Pronto Soccorso (PS). Ossia, la stessa struttura, che conta un numero di posti letto (PL) pari a 212, numero più che doppio rispetto alla capacità ricettiva (92 PL) del plesso ospedaliero (P.O.) “San Francesco d’Assisi”  di Oliveto Citra (solo per fare un esempio), è catalogata come PS, mentre la denominazione DEA1 (Dipartimento di Emergenza e Accettazione di primo livello) è riservata – sempre a mo’ di esempio – al nosocomio “San Francesco d’Assisi” di Oliveto Citra.

Ricordiamo, a tal proposito, quanto segue:

Un Ospedale di base sede di Pronto Soccorso è previsto per un bacino di utenza compreso tra 80.000 e 150.000 abitanti, un tempo di percorrenza inferiore a 60 minuti verso il DEA di riferimento e numero di accessi superiore a 20.000. E’ deputato ad effettuare in emergenza-urgenza procedure diagnostiche, trattamenti terapeutici, ricovero oppure stabilizzazione clinica e trasferimento urgente al DEA di livello superiore di cura, in continuità di assistenza, secondo i protocolli concordati per patologia. Le discipline previste sono quelle già riportate per gli ospedali di base. Il pronto soccorso deve essere dotato di letti di Osservazione Breve Intensiva (O.B.I.) proporzionali al bacino di utenza e alla media degli accessi.

Un Ospedale sede di DEA di I° livello esegue tutti gli interventi previsti per l’ospedale sede di PS e svolge funzioni di pronto soccorso e accettazione in emergenzaurgenza per patologie di maggiore complessità, di osservazione breve intensiva e di medicina di urgenza e, ove necessario, trasferisce in continuità di assistenza al DEA di II° livello (hub) per livello superiore di cura. La struttura sede di DEA di I° livello serve un bacino di utenza compreso tra 150.000 e 300.000 abitanti con un numero di accessi annui appropriati superiore a 45.000 e deve essere dotato delle strutture già riportate in precedenza. 

Un Ospedale DEA di II° livello esegue tutti gli interventi previsti nell’ospedale sede di DEA di I° livello ed è sede di discipline di riferimento per le reti delle patologie complesse; effettua le funzioni di pronto soccorso e accettazione in emergenzaurgenza per il trattamento delle patologie acute ad elevata complessità (Centro ustioni, Centro trapianti, Unità spinali, Cardiochirurgia, Neurochirurgia). La struttura sede di DEA di II° livello serve un bacino d’ utenza compreso tra 600.00 e 1.200.000 abitanti, con numero di accessi annui appropriati superiore a 70.000 e deve essere dotato delle strutture già riportate in precedenza.

 Dobbiamo, a questo proposito, notare che la rete ospedaliera è stata organizzata in HUB (perni centrali) e SPOKE (raggi, diramazioni), due parole in lingua inglese.

Per quanto riguarda l’emergenza cardiologica uno “spoke” (UTIC senza Emodinamica Interventistica) si affianca a un ”hub” di primo livello (UTIC con Emodinamica Interventistica) che fa riferimento a un “hub” di secondo livello (UTIC con Emodinamica Interventistica e Cardiochirurgia).

Lo schema organizzativo per il plesso ospedaliero di Polla risulta essere il seguente:
Polla e Sapri (spoke)
Vallo della Lucania/Eboli (hub di primo livello);
Ruggi d’Aragona (hub di secondo livello).

Nell’emergenza legata all’ictus cerebrale acuto uno “spoke” (nei quali non è prevista la possibilità di effettuare il trattamento trombolitico) si affianca a un ”hub” di primo livello (con possibilità di effettuare il trattamento trombolitico previa verifica dei requisiti) e che fa riferimento a un “hub” di secondo livello o “STROKE UNIT” (con una U.O. di Neuroradiologia e una di Neurochirurgia).

Qual è lo schema per il plesso ospedaliero di Polla in questo secondo caso? Vediamo:
Sapri (spoke)
Polla(hub di primo livello);
Vallo della Lucania e Nocera Inf.(hub di secondo livello).
 
Voler considerare Vallo della Lucania (o Eboli) come riferimento sia per l’emergenza cardiologica, sia per l’emergenza legata all’ictus celebrale è una scelta che desta qualche preoccupazione nel cittadino del Vallo di Diano. Infatti, a parte la configurazione orografica del territorio a Sud di Salerno e la conseguente difficoltà di raccordare le varie aree con reti di comunicazioni dirette, è importante considerare i tempi di percorrenza da e per Eboli/Salerno/Potenza/Vallo della Lucania/Nocera Inferiore. Un confronto, tratto da “Google Maps” in condizioni di traffico normale per tempi di percorrenza crescenti, è desumibile da quanto segue:
Polla-Eboli: 41 minuti; 
Polla-Salerno: 53 minuti; 
Polla-Potenza: 55 minuti; 
Polla-Vallo della Lucania: 1ora e 20 minuti; 
Polla-Nocera Inferiore: 1ora e 21 minuti.

La risposta giusta dovrebbe essere il potenziamento delle strutture sanitarie del Vallo di Diano, affinché l'ospedale di Polla possa continuare a svolgere quel ruolo centrale che da sempre ha avuto. Ma non sempre le cose giuste albergano in questa valle. (continua) 


sabato 13 maggio 2017

Era il 2009; eppure, sembra ieri

Cronaca della serata di presentazione del libro “Mediocri” di Antonello Caporale - Sala Consilina, 5 Gennaio 2009 



E’ questa l’impressione che si ha ad ascoltare un giornalista vero: egli appare come una persona informata sui fatti. Una persona oggigiorno pericolosa sotto molti aspetti. Questa l’impressione che mi ha seguito per un’intera serata, ascoltando Antonello Caporale durante la presentazione al suo libro “Mediocri”. Si può condividere o meno l’indignazione dell’autore rispetto ad alcuni fatti che riguardano la nostra libertà di cittadini nello scegliere il candidato al Parlamento, che ormai viene cooptato dal potere politico fattosi persona, identificata nel capo-partito. Resta il fatto che il giornalista che avevamo di fronte il 5 Gennaio a Sala Consilina non ha parlato di fatti distanti da noi anni luce, né tantomeno di astrazioni mediatiche o di erudite questioni filosofiche. Ha parlato di fatti, e di fatti concreti.

La cosa che mi ha colpito di più, tra le altre, è stata la profondità con la quale l’autore ha mostrato di conoscere alcune vicende che coinvolgono la nostra comunità di persone, che, evidentemente, è ancora in cerca di qualche spicchio di verità in questa palude dell’informazione, che solo da poco, grazie a qualche volenteroso giornalista e a qualche coraggiosa testata, sta mettendo a segno delle inchieste, devastanti per un potere politico consolidatosi anche grazie alla connivenza istituzionale a tutti i livelli. Potere di mediocri (nella definizione di Antonello Caporale), che sono diventati, nel corso degli anni, arrogantemente invasivi nella vita sociale. Potere avuto in cambio della svendita dello sviluppo di un intero territorio ad inconfessabili interessi, politici e non, lontani da noi qualche decina di chilometri. Potere fatto di normale furbizia e di particolare avidità, perché non si intende più la politica come servizio: questa nobile attività è stata ridotta a metodo per alimentare clientele e sistemare figli, mogli, nipoti, parenti e, in ultimo, amici e amici degli amici.

E dai fatti raccontati da Antonello Caporale è venuto fuori un simpatico aneddoto. Egli ha parlato di una sua idea, ovvero quella di istituire, nella nostra provincia, una manifestazione simile ad una che egli stesso ha visto svolgersi a Barcellona, in Spagna: i giochi della mente. Una sorta di olimpiadi parallele, a quanto mi è dato capire, in cui sono contemplate non tanto le discipline sportive, che coinvolgono il nostro corpo, ma quelle della mente. Quindi si può pensare che in queste originali olimpiadi siano praticate delle discipline come il gioco degli scacchi, i vari giochi delle carte, i giochi di abilità matematica e via discorrendo. Ebbene, sembra che Antonello Caporale abbia portato questa idea proprio all'attenzione del nostro Ente provinciale e che lì abbia trovato ascolto. Eppure, sembra di capire dalle parole di rammarico di Antonello Caporale, che, dopo il momento fatidico dell’approvazione dell’iniziativa e del finanziamento della stessa per un importo di un milione e duecentomila euro (pari a circa quattro miliardi e quattrocento milioni delle vecchie lire) siano scattati dei meccanismi clientelari che egli stesso non ha ben specificato. Eppure il giornalista ha avuto modo di connotare le persone che hanno portato avanti l’iniziativa, che qualcuno ricorderà per il clamore che ha successivamente prodotto nel Vallo di Diano solo perché a qualche albergatore ed operatore locale non erano state pagate le fatture emesse, con parole molto dure. Mi sembra di aver capito che egli abbia detto che, proprio considerando questo caso, ci troviamo di fronte ad una classe dirigente mediocre con la emme maiuscola.

Ecco allora che, questa dichiarazione dovrebbe essere recepita, secondo il parere di chi scrive, da un’attenta istituzione di controllo del corretto svolgimento della vita democratica di un comprensorio e posta sotto la lente di ingrandimento, per capire quali siano stati quei meccanismi clientelari, che sembra siano scattati subito dopo il finanziamento del progetto. Anche e soprattutto per l’ingente capitale di investimento nell'iniziativa. Ma chi dovrebbe fare ciò? Il quarto potere che, se non intimorito dai potenti di turno, nel passato è stato dormiente o addirittura connivente con gli autori di queste operazioni? Una giustizia assopita da anni? Un’opinione pubblica anestetizzata da polpettoni mediatici e da sagre suine, ovine, caprine, bacchiche, pseudo-storiche, post-moderne e futuriste, tutte lautamente finanziate dal Comune in cui si celebrano e poi, a volte a rotazione, a volte senza soluzione di continuità nella successione dei simboli, dalla Comunità Montana, dall'ATO, dai vari consorzi locali, dalla Provincia, dalla Regione, in un turbinio di soldi e di guadagni? Per alcuni deve essere diventata una seconda attività quella di organizzare sagre, mentre noi siamo sempre in attesa di bilanci finali da qualche ente locale. Forse aspetteremo invano. Di certo, queste manifestazioni (anche quelle bacchiche oserei dire, senza per questo volerne essere fautore) potrebbero portare vantaggi non indifferenti dal punto di vista turistico-ricettivo se opportunamente programmate e mirate all'accoglienza dei visitatori. Tuttavia, c’è il caso di un paese del comprensorio che nel passato ha speso, annualmente, decine di migliaia di euro per organizzare pranzi e gite gratuite su invito senza avere una struttura ricettiva sul proprio territorio. Poi, forse accorgendosi della carenza, sono di recente stati chiesti e ottenuti lauti finanziamenti per l’ospitalità diffusa nelle abitazioni dei parenti stretti degli amministratori. Tutto in famiglia, insomma, come ai bei tempi. E’ questo il contesto, quindi, in cui deve essere portata avanti un’azione di controllo della spesa per le manifestazioni pubbliche?

I meccanismi, tuttavia, sono chiari. Eppure, chi gestisce potere e danari pubblici sembra avere una sorta di salvacondotto: sono eletti e gaudenti, eletti e impunibili, eletti e rieletti per anni. E così quella palude bonificata con il sudore e con le vite stesse dei nostri avi oggi è diventata un pantano di sordidi affari di tutti i tipi: un piccolo mondo alla rovescia, dove il delinquente è rispettato e la persona onesta e osservante delle leggi derisa e socialmente esclusa mediante quei soliti meccanismi che conosce bene chi opera “mobbing” nei confronti delle “persone informate sui fatti”, affinché esse non possano parlare in pubblico. A loro viene tolto il microfono, anche metaforicamente parlando, in ogni occasione, perché i fatti, quelli veri, non quelli legati alla commemorazione del divo che si fa portatore di finanziamenti pubblici, non siano divulgati; questi fatti devono scomparire dalla scena; e scompaiono in modo sistematico. Le nostre lanterne magiche televisive perciò continueranno a perorare solo la causa del benefattore, del finanziatore, del portatore di soldi pubblici e di posti di lavoro (ne ha per sé, per i parenti e per gli amici e, perché no, per i “Clarinetto” Orwelliani di turno), senza interferenze di sorta. Tutto senza pudore, e senza il minimo accenno di rossore, nemmeno nelle occasioni pubbliche come quella della presentazione del libro di Antonello Caporale.