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domenica 21 ottobre 2012

Cattedrali nel Vallo (per i rifiuti e lo sport)


Il Consorzio Centro Sportivo Meridionale Bacino SA/3, che per lungo tempo ha gestito la raccolta dei rifiuti e lo sport nel Vallo di Diano, è stato costituito nel 1998, subentrando al Consorzio Comuni Depressi, voluto, negli anni ’70, dal Sen. Enrico Quaranta (PSI) per la costruzione del Centro Sportivo Meridionale (CSMe). Nel 1972 si metteva la prima pietra di questo grande complesso sportivo, che occupa 15 ettari di terreno, con un contributo da parte della Cassa per il Mezzogiorno di 14-15 miliardi circa. Il CSMe è tuttora il più grande centro sportivo dell’intero Meridione. Nel 1981 si completavano i lavori, ma le piscine non andavano in funzione (esse sono state completate, con ulteriori finanziamenti, solo negli anni 2000). La prima manifestazione sportiva di inaugurazione del 1981 prevedeva, infatti, solo gare di atletica (per inciso, non si ricordano altre manifestazioni simili in seguito). Vi è stato anche un certo interesse alla gestione degli impianti da parte di una società del gruppo FININVEST, ma poi non si è fatto più nulla. Nei Mondiali del 1990 la Romania aveva espresso il desiderio di voler trascorrere un periodo di ritiro al CSMe, ma poi anche questa opportunità doveva sfumare nel nulla. Una vera e propria cattedrale nel deserto, insomma, come si vede dalla foto della struttura.

Questo Centro è nato per volontà dell’On. Enrico Quaranta ed è stato inaugurato dal Presidente dell’epoca Gerardo Ritorto, persone purtroppo decedute e oggi compiante da molti. Partirò dal documento scritto dal Presidente Ritorto in occasione dell’inaugurazione del Centro nel 1981, analizzando lo stesso documento punto per punto e cercando di essere critico riguardo all’analisi svolta dal politico, nel più pieno rispetto per la persona, che molti ricordano come amabile e, allo stesso tempo, positivamente concreta.

La mancanza di infrastrutture per lo sport ed il tempo libero, il disinteresse degli Enti Locali per i problemi dei giovani, una legislazione “ottocentesca” che non permette alla “spesa pubblica” di rivolgersi con maggiore interesse a questo primario settore dei servizi sociali, hanno contribuito ad un più forte isolamento delle aree interne.

Questo primo passaggio mi trova completamente in disaccordo non tanto con l’analisi sociale che il Presidente Ritorto fa del nostro territorio, quanto sulle cause dell’isolamento delle zone interne. Il contributo dell’assenza delle infrastrutture sportive al fenomeno dello spopolamento e del depauperamento sociale delle zone interne è marginale rispetto all’endemico problema della mancata adozione, da parte degli Enti Locali, che lo stesso Ritorto addita come responsabili del fenomeno, di una strategia di sviluppo possibile e sostenibile.  È da comprendere, però, il tentativo del politico di giustificare un’opera faraonica costata 15 miliardi di lire oltre quaranta anni fa e oggi ancora parzialmente inutilizzata. Quest’opera, largamente sovradimensionata per le esigenze delle giovani generazioni del posto, avrebbe dovuto ospitare eventi di richiamo nazionale ed internazionale, ma tutti sanno come sono andate a finire le cose. Così, l’opera è servita quasi da obelisco, a memoria di un passaggio politico (forse anche largamente criticabile) che tanta speranza aveva infuso nell’animo della gente del luogo. A distanza di quarant’anni possiamo giudicare con occhi sereni tali vicende e comprendere l’esigenza che all’epoca si aveva di allargare il consenso politico attorno un partito con grosse potenzialità di crescita, poi travolto da Tangentopoli. Un partito che, purtroppo, negli anni ’80 ha contribuito non poco al degrado sociale e morale della nostra nazione e, in particolare, del nostro Sud, diffondendo capillarmente una visione distorta dell’azione politica. Il politico, ancora oggi, è qui considerato l’elargitore di posti, di favori e di prebende e non è visto, per la maggior parte dei nostri conterranei, una persona dedita alla ricerca delle vie per lo sviluppo del territorio. Un politico che intendesse la sua attività come onesto servizio, infatti, non godrebbe localmente del favore dei clientes e quindi non potrebbe avere un seguito elettorale cospicuo.
 
I giovani, in special modo, preferiscono individuare occasioni di lavoro nelle aree metropolitane più attrezzate alimentando, anche per questo, lo squilibrio territoriale.

Ancora un passaggio da criticare, ma che coglie il problema dello squilibrio territoriale, che, secondo chi scrive, è dovuto soprattutto alla carenza di infrastrutture primarie (reti idriche e fognarie efficienti, reti viarie sicure, servizio di trasporto pubblico capillare, strutture scolastiche adeguate, etc.) piuttosto che all’assenza di infrastrutture sportive, che pur potrebbero contribuire al fenomeno, ma in modo poco rilevante. E qui ribadisco che il fenomeno dello spopolamento delle zone interne è soprattutto dovuto all’assenza di un’offerta di lavoro in loco, piuttosto che all’assenza degli stadi di calcio. Di questa cosa ci danno (purtroppo!) ragione gli anni che sono trascorsi dal 1981 ad oggi.

La continua ricerca di una diversa qualità della vita, la intuizione e la costanza di un Amministratore, il sen. Enrico Quaranta, Sottosegretario al Turismo, hanno consentito la realizzazione del Centro Sportivo Meridionale che rappresenta una concreta testimonianza di gestione comprensoriale del territorio, nelle linee progettuali della “Città di Vallo di Diano”.

Diamo qui atto di una visione politica alta e di una capacità progettuale ad ampio respiro del Presidente Ritorto. Peccato che a questa testimonianza di gestione comprensoriale del territorio non sia seguita un’opera concreta in altri campi, quali il trasporto pubblico, ad esempio. Ed allora ci si chiede, è stata davvero la scelta giusta, dal punto di vista politico, investire svariati miliardi dell’epoca in un’opera così come la conosciamo oggi? La domanda è retorica, lo comprendo, ma non possiamo non porci questa domanda, se vogliamo comprendere come determinati metodi, che io oserei definire assolutistici, per i quali un territorio viene gestito da una cerchia ristretta di rappresentanti istituzionali di alto livello, non siano più adatti per la costruzione del futuro del comprensorio. Tuttavia, se diciamo che un tentativo di rilancio del territorio, che rasenta i limiti dell’arditismo politico, è fallito, dobbiamo anche dire che esso è fallito soprattutto perché si è voluto vedere, dietro la cospicua fetta di denaro elargito dalla Cassa per il Mezzogiorno, una possibilità di riscatto. E forse per pochi lo è stato, ma di certo non per quei giovani che ancora oggi sono in cerca di una prima occupazione altrove.
 
L’attenzione che la FIDAL ha rivolto a questi impianti, destinandovi il II Trofeo delle Regioni, è la prova che il mondo dello Sport, più di tutti, è sempre pronto a farsi carico delle esigenze delle popolazioni meno favorite.
(Seguono i ringraziamenti alle autorità sportive)

Esigenze delle popolazioni meno favorite è la chiave di lettura in questo passaggio che ci fa capire quanto sensibile fosse il politico e quanto a fondo egli avesse compreso la realtà territoriale. Tuttavia, a questa sensibilità è associata l’esigenza di dover, ancor una volta, giustificare l’intrapresa del Sottosegretario Quaranta. Ma noi ci chiediamo se quegli Enti Locali, che da tempo hanno continuato ad ignorare queste esigenze, non debbano adesso con forza essere chiamati a farsi carico delle esigenze di sviluppo di una collettività di persone. Anche la risposta a questa domanda è ovvia.

Alla fine della disamina del documento del 1981, che ho rinvenuto di recente, e che vorrei sottoporre all'attenzione dei cittadini della Città di Vallo di Diano, così come il Presidente Ritorto definiva la vallata, è opportuno manifestare la nostra preoccupazione, frammista ad una certa speranza di riscatto del Centro stesso. La nostra preoccupazione è che a gestire lo sport, insieme allo smaltimento dei rifiuti, sia un gruppo di persone che, negli anni, non ha saputo dare risposte a quelle esigenze delle popolazioni meno favorite di cui il Presidente Ritorto parlava. La nostra speranza è che un moto di indignazione collettiva possa far crescere l’attenzione verso questa vallata e che, sull’onda della stessa indignazione, un controllo strettissimo possa essere effettuato da tutti gli organi istituzionali preposti sull’operato di coloro dai quali ancora ci si aspetta una risposta. Perché se da qualche parte del Vallo di Diano, in qualche paese, vi sono depuratori che non funzionano e i fiumi e i canali ancora fungono da fogne a cielo aperto, almeno le somme di danaro destinate a qualche infrastruttura locale, pur senza quelle priorità che deriverebbero dalla gestione comprensoriale del territorio auspicata dal Presidente Ritorto, possano essere utilizzate concretamente per lo sport, se destinate allo sport, oppure alla depurazione, se destinate a quello scopo.

Il Vallo di Diano, tuttavia, aveva bisogno di altre opere e di altri interventi strutturali. Il trasporto pubblico, ad esempio, è pressoché inesistente, cosicché si è favorito il fiorire di autolinee private che gestiscono anche il servizio sostitutivo su gomma lungo la linea ferroviaria, visto che il tratto Sicignano-Lagonegro, che attraversa la vallata per intero, è chiuso al traffico dal 1987. Qualche speranza in quest’ambito, tuttavia, continuiamo a coltivarla, dopo la nascita del Comitato per la riapertura della linea ferroviaria Sicignano-Lagonegro. E le nostre speranze, oggi, sono i giovani che stanno prendendo coscienza del passato, che possiamo raccontare loro rifuggendo da qualsiasi partigianeria di comodo. Col profondo rispetto per l’opera di uomini che hanno saputo infondere, nell’animo delle classi sociali più deboli, quell’alito di speranza di un futuro migliore, esortiamo i giovani a non dimenticare e a coltivare la loro memoria. Perché anche se i loro scritti possono essere commentati in modo asettico (come domani potrebbe succedere a queste righe), anche se le loro azioni politiche possono essere criticate, nel nostro animo deve rimanere saldo il rispetto per quelle figure che hanno fatto, nel bene o nel male, la storia di queste terre.

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