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domenica 19 luglio 2026

La cicogna non c’è più

Articolo 1 legge 157/92   
 La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è
tutelata nell’interesse della Comunità nazionale e internazionale.”

Sembra quasi un nefasto presagio il fatto che la cicogna non nidifichi più nel Vallo di Diano. Invece, ciò è solo una conseguenza dei fatti che sono accaduti negli ultimi anni. E procediamo con ordine.

Una regina della natura, la cicogna. Un esemplare elegante e dignitoso, forse l’emblema della grazia nel mondo animale. Scomparsa nel passato dalle nostre terre anche a causa dell’aggressività dei suoi abitanti, ha nidificato la prima volta nel 1996 su un traliccio dell’ENEL posto in aperta campagna tra Teggiano e Sala Consilina. Un esemplare intelligente e sensibile, la cicogna. Leggiamo il passo di una scheda, messa a punto da Paolo Abbate, naturalista di Napoli, in occasione della sua visita al nido delle cicogne qui nel Vallo di Diano nel 2003.

La specie (come altre specie migratorie) attraversa da tempo una profonda crisi, tanto da rientrare nella lista delle specie in pericolo di estinzione. La ragione è ancora da attribuirsi all’azione dell’uomo che, oltre a praticare la caccia illegale, restringe e minaccia l’habitat della cicogna bianca, sia nelle aree di svernamento che in quelle di nidificazione, attraverso l’uso di pesticidi, le linee di alta tensione, la perdita di aree umide e l’intensa cementificazione. Ad esempio, nei paesi subsahariani, dove la specie sverna, le fonti di cibo quali insetti, rettili, anfibi, piccoli mammiferi sono notevolmente diminuite per la trasformazione di vaste zone di savana e di steppa in monoculture cerealicole, in cui si fa ampio uso di pesticidi e fitofarmaci che avvelenano le aree di pascolo. Ma anche le zone di nidificazione delle popolazioni orientale e occidentale presentano gravi problemi, tanto è che in Europa la specie è diminuita del 40% in questi ultimi decenni ed “in aree in cui la specie risultava comune è oggi quasi scomparsa” o sensibilmente ridotta (vedi Grecia, Spagna, Olanda, Svezia, Svizzera). Dunque, l’uomo con la sua crescita demografica ed economica rappresenta la causa della crisi suddetta.

Il mio tormento iniziò nel lontano Novembre 2003, quando organizzai come rappresentante del Codacons, insieme ad altre cinque associazioni ambientaliste, un incontro a Sala Consilina sulla salvaguardia dell’habitat della Cicogna. Le associazioni partecipanti erano le seguenti: VAS Campania, Codacons Sala Consilina, ATAPS-FIPSAS, WWF Campania, Associazione Risorse di Santa Marina, LIPU. Tutte queste associazioni richiesero, in data 01-03-2004, al Ministero dell’Ambiente e alla Regione Campania l’istituzione urgente di una Zona di Protezione Speciale (o ZPS) a norma della direttiva UE UCCELLI del 2 Aprile 1979. La Regione Campania, per mezzo dell’Assessorato alle Politiche Ambientali, propose, in data 15-12-2005, sulla base della nostra richiesta, in una riunione con i rappresentanti degli Enti Locali, una prima perimetrazione, che interessava i Comuni di Sala Consilina, San Rufo, Sassano e Teggiano. Non conosciamo i dettagli della perimetrazione proposta dalla Regione agli Enti, ma è facile capire che essa potrebbe comprendere la fascia del fiume Tanagro, insieme ad alcuni canali attigui, che va dal boschetto paleo-palustre di Sassano fino alla zona in cui le cicogne hanno nidificato. L’urgenza della richiesta era dovuta al fatto che proprio a Teggiano e a Sassano si stavano progettando due zone industriali, una vicina al nido delle cicogne, l’altra a ridosso del boschetto paleo-palustre, rispettivamente. Entrambe le zone erano state individuate, dalla Comunità Montana del Vallo di Diano, come aree di pregio ambientale per il comprensorio nel febbraio del 2003. 

Ancora nulla è stato fatto nella direzione della protezione di questi luoghi. Anzi! Gli enti locali sonnecchiano (loro stato naturale, quando non sono in gioco interessi particolari) e che cosa accade adesso? Adesso la valorizzazione di una zona acquitrinosa proprio a ridosso del nido della cicogna a Teggiano è completa: vi si è insediata una zona industriale. E il boschetto paleo-palustre? Ospita una seconda zona industriale. E come non magnificare le opere dei nostri benefattori, che pensano al futuro con i metodi soliti? Quali metodi?

A Sassano, un gruppo di cittadini nel 2009 si chiedeva in merito alla vicenda, in un manifesto pubblico, se essa fosse “un balordo tentativo di favorire alcuni amici e parenti di funzionari ed amministratori e la causa di enormi danni economici provocati a cittadini e al Comune stesso”. Fatto sta che la urbanizzazione della zona PIP è stata affidata a una ditta di Casal di Principe (CE), la Diana Costruzioni.

Ma torniamo alle cicogne, per le quali avremmo voluto un parco attrezzato a verde, con punti di osservazione e ristoro (a debita distanza dal nido) per gite di ragazzi e famiglie. Invece c’era chi sognava i capannoni in un luogo chiamato “Pantano” e diceva: il ciclo di vita della cicogna è di soli quindici anni, facendo i conti dei mesi che restavano da vivere alla coppia che aveva nidificato nel Vallo di Diano. Si giustificava così l’intervento del Comune di Teggiano in quella zona, in modo assurdo e arrogante, nell’incontro del Novembre 2003 tenutosi a Sala Consilina. 

Poco distante da quello che era il nido della cicogna, oltre all’area industriale, una centrale fotovoltaica e il sito di trasferenza del Comune di Teggiano. Tutto in perfetta sintonia con l’habitat dell’uccello. Gli eventi di furto di pannelli fotovoltaici nella centrale di Teggiano ci fanno riflettere non poco come contribuenti attivi. Con i nostri soldi (danaro pubblico) abbiamo finanziato la costruzione della centrale fotovoltaica, vicino al nido della cicogna, nella quale è visibilissima la mancanza di numerosi pannelli. E però, come contribuenti attenti, dobbiamo chiederci se tale centrale sia attualmente in uso, ovvero se essa eroghi una potenza finita alla rete elettrica locale. A questa domanda potrebbe e dovrebbe rispondere l’Amministrazione del Comune di Teggiano, che dovrebbe anche specificare, in caso di utilizzo attuale della tecnologia fotovoltaica, il numero di kWatt erogati dalla centrale, nel suo stato attuale, in media durante l’anno, anno per anno. 

Sarebbe infatti un vero spreco di danaro pubblico investire in una centrale fotovoltaica, che ha tempi di ammortamento molto lunghi, essendo particolarmente oneroso l’investimento iniziale, e poi lasciare il tutto inutilizzato e malamente custodito. Non rientra nella nostra logica questo modo di agire, né nella logica del contribuente medio. Non rientra nella logica comune utilizzare un’area di pregio ambientale come area industriale. Ma questi sono i luoghi e questi i fatti, mai detti e nemmeno sussurrati. Nessuno ha il coraggio di dire, perché solo il raccontare queste cose è male, mentre le istituzioni di controllo fanno la loro parte nell’assecondare i sonni profondi della coscienza dei cittadini assuefatti ormai anche al fatto più assurdo di vedere zone industriali costruite proprio sull’areale della cicogna, che adesso ha tolto il disturbo a lor signori, oppure sull'area di pregio del boschetto paleo-palustre, ormai quasi inesistente. 

Intanto, sembra che l’ultima volta che la cicogna abbia nidificato nel Vallo di Diano fosse nel 2021e che ormai siano cinque anni che essa non viene più riprodursi qui. Sono stati avvistati degli esemplari negli ultimi anni, ma erano solo di passaggio. Ovviamente si dirà che non è colpa di nessuno e che questi animali vanno laddove scelgono di andare. Ma la storia non è proprio questa, come abbiamo potuto vedere. E la colpa è sempre di chi racconta queste cose solo per cercare di tenere sveglia la coscienza civica dei cittadini.