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sabato 1 marzo 2014

I nostri giovani - oggi

Alti e possenti i più, tutti con visi che trasudano intelligenza viva. Slanciate e leggiadre, moltissime, sognano un futuro di pari opportunità che renda merito al loro attuale impegno. All’apparenza i nostri giovani hanno tutto quello che avremmo potuto desiderare in passato: vivono un’epoca veloce, dove le notizie viaggiano da un capo all’altro del mondo in qualche centesimo di secondo (conti alla mano); sono immersi in un mare di informazioni praticamente su tutto, dai sintomi di una banale influenza alla più recente scoperta scientifica. E tutto a portata di mano, sui loro “tablet” o sugli “smartphone”. Il “personal computer” tende, perciò, ad assomigliare sempre di più a uno strumento di lavoro piuttosto che a un mezzo per comunicare informazioni e nozioni, stati d’animo e sentimenti.

Vivi, di quella vita che appartiene solo alle giovani membra, che rendono piacevoli le giornate allo stadio o al palazzetto dello sport nell’ammirare gesti acrobatici che noi non possiamo più compiere. Quando si siedono nei banchi di scuola o nelle aule delle università d’Italia, sono sempre loro, forse non i migliori in assoluto, ma certamente tra i più bravi. Eppure sempre esposti ai rischi di visioni oniriche, come quella classica del paese dei balocchi, propinate da sempre più numerosi venditori di morte.  

Ecco, questo hanno e questi sono i nostri giovani, di cui ogni genitore va - giustamente - fiero. Eppure, ci siamo mai chiesti, come genitori, come educatori, come amministratori, quali sogni essi coltivano nei loro cuori? Ci siamo mai chiesti se nei loro sogni esiste ancora questo lembo di terra che a poco a poco vediamo noi stessi svanire, quasi non appartenesse più a nessuno? Oppure, discorrendo con loro, non notiamo forse una certa disaffezione per queste catene montuose che limitano soltanto il “guardo”, senza suscitare più quel sentimento di affetto che “l’ermo colle” Leopardiano riusciva ad infondere nell’animo del poeta? Ci siamo chiesti, infine, se ancora vedono “splendori sul Vallo”? E se nessun bagliore si scorge nei loro occhi quando parliamo della nostra vallata, ci siamo mai chiesti perché ciò avviene?

Un’analisi sociologica non troppo lontana dal vero la ritroviamo in uno scritto del compianto Gerardo Ritorto. Nel giustificare l’opera faraonica del Centro Sportivo Meridionale, costata 15 miliardi di lire circa quaranta anni fa e mai completata, agli inizi degli anni ottanta egli scriveva: La mancanza di infrastrutture per lo sport ed il tempo libero, il disinteresse degli Enti Locali per i problemi dei giovani, una legislazione “ottocentesca” che non permette alla “spesa pubblica” di rivolgersi con maggiore interesse a questo primario settore dei servizi sociali, hanno contribuito ad un più forte isolamento delle aree interne.
L’opera mastodontica, largamente sovradimensionata per le esigenze delle giovani generazioni del posto, avrebbe dovuto ospitare eventi di richiamo nazionale e internazionale, ma tutti sanno come sono andate a finire le cose, non certo per colpa di questo padre nobile della politica locale, che preconizzava lo spopolamento delle aree interne con queste semplici ed efficaci parole: I giovani, in special modo, preferiscono individuare occasioni di lavoro nelle aree metropolitane più attrezzate alimentando, anche per questo, lo squilibrio territoriale. Un altro passaggio illuminante, dunque, dove si coglie il problema dello “squilibrio territoriale”, che, secondo chi scrive oggi, è dovuto soprattutto alla carenza di infrastrutture primarie (reti di comunicazioni veloci, reti idriche e fognarie efficienti, reti viarie sicure, servizio di trasporto pubblico capillare, strutture scolastiche all’avanguardia, un’urbanistica accogliente e moderna, e altro ancora) piuttosto che all’assenza di strutture sportive. Il fenomeno dello spopolamento delle aree interne della nostra provincia e del Sud in generale, invece, è da addebitare soprattutto all’assenza di un’offerta di lavoro in loco, piuttosto che all’assenza degli stadi di calcio. All’assenza di un progetto di futuro sostenibile, in poche parole.

Quarant’anni trascorsi invano. Chi parlava di “gestione comprensoriale del territorio” ha lasciato un’eredità immensa a persone che forse nemmeno riescono ad apprezzare l’analisi dei problemi sociali fatta dall’allora Presidente della Comunità Montana. Ma qualcuno c’è che ancora insegue, forse anche poco convintamente, queste idee che avevano un senso già quarant’anna fa.


Per i nostri giovani, quindi, bisognerà mettere in campo le energie migliori, gli sforzi più degni per ridare fiducia a chi si affaccia oggi alle meraviglie della vita. E questa deve essere la stella polare per orientare l’azione politica di chi si candiderà alle prossime amministrative nella vallata. Le solite becere spartizioni di un potere effimero, che si consuma nel volgere di una o due legislature col promettere prima e col concedere poi (se ce ne sarà mai l’occasione) qualche posto all’amico o al parente (anche stretto), lascino il posto a una visione più ampia della nostra società in piena crisi d’identità. Il futuro di questi giovani non può più essere affidato nelle mani di chi, al netto di certificati giudiziari più o meno integri, non ha saputo valorizzare competenze e vocazioni locali. Si dia spazio a idee nuove, trasmesse con coraggio da giovani e meno giovani; si dia fiducia a chi non ambisce alla gestione del pubblico per gli affari che se ne potrebbero ricavare. Affinché queste terre possano conoscere un nuovo risorgimento, dopo le promesse di quaranta anni fa, infrante da una classe dirigente che ha semplicemente riprodotto, su scala locale, tutti gli insuccessi accumulati dalla mala-politica in campo nazionale, si lasci il campo sgombro da ingegnerie numeriche e si chiamino i più degni e i più capaci a guidare questa vallata fuori dal guado, nell’interesse di tutti, dei giovani in primo luogo.

domenica 2 febbraio 2014

Se fossi stato un ingegnere

Quasi lo svolgimento di un tema. Di fantasia, si intende; perché solo così si può eludere l’asfissia che provoca un “sistema” che sta crollando sotto i colpi del malaffare e della corruzione. Nessun fatto esplicito, nessun riferimento a cose o persone, neppure casuale. Solo il frutto di una mente “folle” che vagheggia un mondo dove il potere viene amministrato nell'interesse della collettività, dove la politica è servizio, dove la mafia non detta regole e non inquina, dove l’economia è sana e il lavoro sta al centro dell’agenda di chi amministra.

La traccia è esplicita, tuttavia. E chi scrive svolge tutta un’altra attività, forse non meno nobile. Ecco quindi che il periodo ipotetico mi viene in soccorso (soccorso già chiesto e ottenuto dall'autore stesso del componimento): gli eventuali querelanti sono così opportunamente avvisati.

Se fossi stato un ingegnere, avrei costruito ponti, acquedotti, palazzi, case, ville e, magari, intere città. Avrei voluto vivere in una grande città, dove sarebbe stata maggiore la possibilità di avere contatti con persone danarose, per mettere al loro servizio il mio ingegno. Così avrei chiesto parcelle giuste per grandi commesse, pagando regolarmente le tasse su tutto quello che avrei guadagnato. Se fossi stato un ingegnere, avrei vissuto una vita agiata e, forse, non avrei avuto molto tempo da dedicare all'impegno sociale. In questa città della mia fantasia avrei sistematicamente evitato gli individui collusi con la malavita, i corrotti, i faccendieri. E, nonostante queste giuste e doverose rinunce, avrei comunque ottenuto lavori da persone perbene. Sarei stato un ingegnere intollerante al malaffare, insomma. E, nonostante ciò, avrei comunque condotto una vita agiata, sarei andato in vacanza almeno una volta l’anno, avrei viaggiato con la famiglia e avrei avuto quella tranquillità che porta con sé un reddito medio-alto. I miei figli avrebbero frequentato le scuole più rinomate, si sarebbero iscritti al famosissimo ateneo della stessa città e avrebbero potuto esercitare anch'essi la mia professione (perché no?).


Però, mettendo un limite alla mia fantasia, immaginiamo che fossi stato un ingegnere in un contesto diverso; nell'entroterra di una provincia del Sud, ad esempio. Crollerebbe gran parte dei presupposti per i quali avrei potuto condurre una vita agiata e piena di quelle amenità descritte sopra. Avrei dovuto così far ricorso a qualche stratagemma. E al momento me ne sovviene solamente uno. Ossia, avrei fatto di tutto per essere eletto sindaco o assessore o consigliere di un piccolo paesino, sarei entrato in un circuito politico-affaristico para-massonico con altri sodali e avrei fatto affari utilizzando la parte più cospicua del motore economico locale: il trasferimento di denaro pubblico dallo Stato e dall'UE al territorio. Sì, se fossi stato ingegnere in questi contesti, avrei sfruttato le mie amicizie dirette nel campo della politica (e degli affari che si fanno con essa) per poter ricoprire localmente un ruolo di una certa influenza. Avrei potuto così fare affidamento sulle coperture che contano negli ambienti che contano, nel caso qualcuno avesse voluto mettere il naso nel funzionamento del “sistema”. Il “sistema” stesso, costituito dall'espressione peggiore di una società corrotta, mi avrebbe difeso. E i palazzi e le mie magnifiche opere sarebbero stati ammirati (completi o no, non importa) nei secoli dei secoli. Nel breve lasso della mia vita, avrei goduto di stima (forse anche non troppo sentita), di fama di uomo di potere e di quegli agi che il denaro comporta. Alcuni si sarebbero lamentati, ma il “sistema” li avrebbe comunque, presto o tardi, zittiti, stritolati come sassolini in una macina inesorabile e perfetta. Amen. 

domenica 26 gennaio 2014

Il Vallo di Diano con Nino Di Matteo e i Magistrati Antimafia


Sala Consilina e il Vallo di Diano hanno, in varie occasioni, espresso la vicinanza ai Magistrati che lottano, o che hanno lottato, contro la criminalità organizzata. Ricordiamo qui due eventi, in ordine temporale inverso. Per non dimenticare i servitori dello Stato: di quello Stato che aiuta i cittadini in difficoltà, non di quello che condanna alla povertà; di quello Stato che premia i meritevoli, non di quello che promuove la carriera di persone indegne che partecipano a consorterie para-massoniche e mafiose; dello Stato guidato dalla buona politica, non di quello dominato da corruzione e malaffare.   



29 LUGLIO 2013

Esposizione di un cartellone di 6m x 1m recante la scritta “Sala Consilina (SA) e il Vallo di Diano sono con Nino Di Matteo: uccideteci tutti” a sostegno della coraggiosa opera del Magistrato siciliano, minacciato di morte dalla mafia.





19 LUGLIO 2012

Serata commemorativa delle vittime della mafia, per non dimenticare
Palermo - 19 luglio 1992
Sala Consilina - 19 luglio 2012

La Compagnia teatrale La Cantina delle Arti ha interpretato
resoconto storico degli ultimi mesi di vita di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino tratto dal sito www.19luglio1992.com






domenica 15 dicembre 2013

Cos'era l'Arena Cappuccini nel 1997?

 Pubblico di seguito uno scritto fortemente polemico (lo riconosco!) nei confronti dell'amministrazione comunale di Sala Consilina che reggeva le sorti del paese capofila del Vallo di Diano circa tre lustri or sono. Lo scritto veniva pubblicato nel periodico Le Pagine di Erò nell'ottobre del 1997.

Si affrontava il tema dell'ex-Convento Cappuccini a Sala Consilina. Dopo quella feroce polemica, forse, l'amministrazione comunale avrà sentito il dovere di intervenire prontamente. Il progetto dell'Arena Cappuccini era di là da venire. La storia recente è stata raccontata con dovizia di particolari in un post precedente dedicato proprio a questo luogo.

Allo scritto a mia firma, il prof. Colitti, chiamato in causa dal sottoscritto, rispondeva in modo molto pacato e convincente in un numero successivo del periodico Le pagine di Erò. Ci sono dei passaggi che sono sottolineati soltanto perché a me interessavano particolarmente.

Non nascondo che ho tenuto presente l'insegnamento del prof. Colitti, come, ad esempio, la frase "la cultura, di per sé, non porta voti". Non nascondo neanche che ho voluto provare, senza tenere le mani in tasca, a spaiare un po' i giochi amministrativi, per portare idee nuove nella vita politica di questo territorio. E, come si sa, l'iniziativa non ha avuto alcun successo. Il tentativo era stato fatto con buone intenzioni e si spera non sarà considerato, nel futuro, un tassello inutile nella vita sociale di questa vallata.

Lo scritto dal titolo CULTURA E CONIGLI




La pacata e convincente risposta del prof. Colitti.


sabato 7 dicembre 2013

Che Sala sarà?

Piuttosto che tentare di immaginare un percorso politico-amministrativo per realizzare la “Sala che sarà, oggi bisogna interrogarsi su “che Sala sarà”.

Infatti, dopo la chiusura del Tribunale, dopo le mancate (ancorché annunciate) dimissioni dei sindaci del Vallo di Diano e dopo le ultime non edificanti vicende politiche, non si possono più prospettare anni di prosperità, almeno nel breve periodo. Chi lo facesse, rischierebbe di essere ben presto smentito dagli eventi. E, tuttavia, resta inalterata la necessità di recuperare braccia forti, cuori puri e menti lucide, oggi più che a luglio, quando è stata data vita alla prima (e ultima) edizione di “Salachesarà”, per risollevare le sorti di questo territorio. Prima, però, bisognerà cercare di creare le pre-condizioni perché queste braccia, questi cuori e queste menti possano operare in un nuovo contesto socio-politico, che attualmente risulta – purtroppo - molto degradato. Come esempio, non unico, si potrebbe menzionare la recente vicenda del congresso cittadino del Partito Democratico, così come raccontata dall’arch. Fasano, ex-Segretario della Sezione PD di Sala Consilina.

Prima di affrontare questo delicato tema, che cercheremo di analizzare partendo proprio dalle parole dell’ex-Segretario Fasano, vorrei considerare la lucida descrizione della situazione pre-elettorale di Sala Consilina fatta da Cono D’Elia su Ondanews il 5 novembre scorso. Il giornalista è un acuto e attento osservatore delle dinamiche locali e ha ben individuato gli scenari che si prefigurano nel paese capofila del Vallo di Diano. I cittadini di Sala Consilina, così come spiegavo lo scorso luglio in Piazza Umberto I, hanno una responsabilità in più rispetto agli elettori degli altri paesi della vallata. Infatti, Sala Consilina è da considerarsi un paese-laboratorio, nel quale dovrebbero essere studiate, messe a punto e sperimentate le strategie di sviluppo del territorio. Proprio per questo trovo sconcertante la conclusione dello scritto di D’Elia, che letteralmente recita: “Al riguardo a Sala (popolazione superiore a 10 mila abitanti) i consiglieri scenderanno da 20 a 16, mentre a Teggiano (più di 5 mila abitanti) si passerà da 16 a 10. Diminuiranno, di  conseguenza, anche gli assessori.  Brutte notizie, dunque, per coloro che, pensando di godere di quantità di voti rilevante, puntano ad essere eletti principalmente per godere dell’indennità di funzione che spetta, oltre al sindaco, anche a chi ricopre, appunto, la carica assessoriale”. Quasi una cruda realtà che viene sbattuta in faccia a tutti i cittadini. E vediamo perché trovo sconcertante quanto affermato da D’Elia.

Oggi ricoprire un ruolo di responsabilità all’interno di una compagine amministrativa è un compito difficile e impegnativo. Difficile sia per la complessità sempre più spinta delle norme che regolano il funzionamento della pubblica amministrazione, sia per il delicato momento che la società sta attraversando. Impegnativo, perché gli atti da mettere in campo per la risoluzione di una parte, ancorché minima, dei problemi che affliggono il comprensorio, forse non sono nemmeno più alla portata di un’amministrazione locale. Vero è che delle scelte che potrebbero sembrare semplici e prive di conseguenze, ma che poi si rivelano sbagliate (cessione della rete idrica; avallo, dal punto di vista politico-amministrativo, di un atto redatto da un gruppetto di avvocati), possono prostare la vita sociale di un intero comprensorio per anni. Ma in questo risiede anche una parte della difficoltà del ruolo di un amministratore: saper individuare le conseguenze immediate e future di ogni singolo atto amministrativo. Pertanto, sembrerebbe del tutto paradossale guardare a questo difficile e impegnativo compito come a un mezzo per usufruire dell’indennità di funzione. Ma non voglio qui fare da censore nei confronti di D’Elia, che stimo come persona e professionista. Certamente, però, vorrei rendere palese il mio sconcerto nell’apprendere che i motivi della scelta dell’impegno politico potrebbero ancora oggi essere individuati nella famigerata “indennità di funzione”. Qui interviene – deve intervenire – la pubblica opinione, affinché si possano individuare e isolare coloro che, pensando di godere di quantità di voti rilevante, puntano ad essere eletti principalmente per godere dell’indennità di funzione. Qui dovrebbero intervenire anche i partiti.
Purtroppo, però, se le descrizioni fatte da Fasano corrispondono al vero (e non ho ragioni per dubitare di ciò), sono minime le speranze che i partiti possano individuare dei percorsi virtuosi per scegliere quelle braccia, quei cuori e quelle menti che possano tirarci fuori dal pantano in cui siamo caduti. Infatti, se nella vicenda delle elezioni del Segretario cittadino del PD di Sala Consilina vi è stato un “tesseramento last minute di mogli, fratelli, sorelle, cognati, nipoti, nonni e soprattutto di noti esponenti anche candidati in precedenti elezioni nel centrodestra”, se vi è stata poi anche ”la presenza di individui capeggiati da prepotenti che hanno impedito il regolare svolgimento del congresso cittadino anche con minacce, insulti ed altro ai componenti della lista e al garante”, allora potremmo dire di essere in presenza di braccia, cuori e menti che stanno agli antipodi di quanto richiesto da una buona società. Se poi si volesse avere un quadro più chiaro di come queste braccia, questi cuori e queste menti abbiano agito, a dire dell’arch. Fasano, si può continuare a leggere: “Questi soggetti hanno drogato il tesseramento oltre il legittimo e il lecito, hanno falsato il congresso, attraverso questa mera esibizione di reclutare truppe cammellate, con atteggiamenti prepotenti e strafottenti, piantonando militarmente il seggio, determinando l’abbandodo dello stesso da parte di tanti iscritti e candidati, ed è questo il punto politicamente più grave, anche oltre la tollerabilità da parte dell’opinione pubblica delle immagini scandalose che abbiamo offerto”.


A fronte di quanto raccontato dall’arch. Fasano e a fronte dell’impossibilità di poter raffigurare, a causa di questi ultimi eventi (vicenda del trasferimento del tribunale compreso), un quadro a tinte chiare della “Sala che sarà”, non possiamo che chiederci “che Sala sarà?” e avere – sperando di sbagliare – una rappresentazione del futuro della vallata non proprio rosea. Infatti, sulla base delle premesse elettorali descritte dal giornalista Cono D’Elia, non possiamo che dire, con grande rammarico, che si avevano altre aspirazioni, altri disegni, altre speranze in animo. Purtroppo, quella Sala non sarà, né potrà esserci nel breve periodo. Nel breve periodo dobbiamo accontentarci dell’annuncio dell’ennesimo rifacimento dello stadio comunale “Osvaldo Rossi”, senza che nessuno parli del fatto che una pista di atletica in terra battuta è stata asfaltata perché, in quel luogo di sport, si potesse svolgere il mercato cittadino. I disegni, quindi, sembrano altri; e tutti ancora promanano da un classe dirigente che ha già dato prova delle proprie capacità e da una nuova schiera di personaggi che, restati nell’ombra proprio quando l’impegno civile chiamava forte, quando nelle terre del Vallo venivano smaltiti illecitamente rifiuti, quando le morie di pesci si ripetevano ciclicamente, quando amministrazioni e politici facevano scempio di siti di pregio ambientale, ora emergono dalle stanze cupe dell’interesse spicciolo, alcuni forse sospinti dalla volontà di percepire un’indennità di funzione, come dice D’Elia, altri animati da altre, più recondite, motivazioni.

domenica 24 novembre 2013

Arena Cappuccini: memoria recente

Era il 2006, quando - sul Il Mattino del 10-02-2006 - si leggevano queste confortanti notizie per la crescita culturale del nostro comprensorio.

Al via a Sala Consilina il progetto di realizzazione della struttura polifunzionale, destinata in gran parte a sala teatrale con ben 320 posti a sedere e con palcoscenico mobile a scomparsa sì da poter utilizzare l'area stessa anche come auditorium o sala congressi. 

1.297.000 euro il costo dell'opera, finanziata, per un milione, con i fondi Por-Pit Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, e, per il resto, con fondi comunali. Sorgerà in una delle zone più panoramiche di Sala Consilina, nell'area dell'ex convento Cappuccini, in un contesto ambientale di grande interesse. Proprio per questo il progetto è stato redatto nel più rigoroso rispetto dei principi basilari della bioarchitettura. La struttura avrà infatti come copertura quello che i bioarchitetti chiamano "tetto-verde". 


In pratica essa verrà realizzata al di sotto di un giardino di oltre 2000 metri quadri, utilizzando i dislivelli del terreno attraverso diversi salti di quota. E sarà un'opera ad impatto ambientale zero, con la quale, peraltro, si completerà il progetto, avviato già da tempo, di recupero e di riqualificazione dell'intera area dell'ex convento Cappuccini. 

Nell'ambito di tale progetto rientrano anche i lavori di costruzione della nuova Biblioteca comunale e dei locali destinati agli uffici della Soprintendenza archeologica. 


Proprio in occasione della recente visita di Striscia La Notizia all'opera incompiuta di Arena Cappuccini si dovrebbe ricordare il clima che si respirava negli anni in cui si dava esecuzione al progetto, a causa della crisi dell'immondizia a Napoli. Riproponiamo questo comunicato di qualche mese prima dell'inaugurazione della Biblioteca Comunale, con tanto di visita del Presidente della Regione Campania. Ricordiamo che la ristrutturazione della Biblioteca Comunale costituiva una parte del progetto finanziato per un totale di 1.297.000 EUR, così come abbiamo letto sopra.


COMUNICATO
23-12-07

LASCIA O RADDOPPIA: UN NUOVO GIOCO DELLA “MUNNEZZA” A NATALE

IL SITO DI MANDRANELLO A PADULA SCELTO COME SVERSATOIO

OPERAZIONE NATALE PULITO. Viene così denominata la nuova, affannosa corsa a rimuovere l’immondizia da Napoli e provincia nel periodo natalizio. In questa tragicommedia tutta nostrana, il Commissariato per l’emergenza rifiuti in Campania ha chiesto (ed ottenuto, si immagina) il permesso ad utilizzare l’estesa zona militare di Mandranello (ex deposito munizioni dimesso nel 1983) a Padula come sversatoio per le svariate tonnellate di rifiuti che giacciono per le strade di Napoli e provincia.
Un altro colpo maestro, messo a punto a danno delle popolazioni virtuose dell’entroterra del Salernitano, dove viene effettuata la raccolta differenziata in alte percentuali. Questi territori hanno raddoppiato, se non triplicato, il loro contributo alla risoluzione di problemi legati allo smaltimento dell’immondizia. Quattordici anni di emergenza. Quattordici anni di lauti guadagni per alcuni, di consulenze pagate dal Commissariato a peso d’oro e di disagi per tanti cittadini.
E veniamo in ordine. Il Consiglio provinciale ha deliberato circa la discarica provinciale, individuando il sito dell’Arenosa a Caggiano, giusto a ridosso del confine con la Basilicata. Stando a quello che viene riportato dalla stampa, sembra che qualche eccezione di carattere tecnico sia già stata mossa dagli amministratori locali al Consiglio Provinciale. Infatti, il Sindaco di Caggiano ha dichiarato che la reale capacità della cava è pari a circa un quarto di quella ritenuta necessaria dalla Provincia. Inoltre, sembra che la strada di accesso non sia in grado di sopportare il traffico dei mezzi pesanti che trasporteranno i rifiuti. Intanto, con un blitz tutto campano, con l’operazione “Napoli pulita” si svuota la città capoluogo di regione di immondizia, per destinare questo pacco natalizio a siti non noti del Napoletano ed in varie altre aree della Regione. Quello che potrebbe succedere, tra qualche ora, è che il sito di Mandranello venga utilizzato come sversatoio di immondizia. Tutto condito col rischio che il Sindaco di Atena Lucana non accolga il nostro invito a revocare qualsiasi delibera presa in merito alla costruzione della centrale a biomassa, che poi potrebbe essere utilizzata per bruciare anche ecoballe, così come è già accaduto in Calabria, nello stesso territorio comunale, che egli impropriamente definisce “suo” in una recente intervista televisiva.
Su Mandranello, ahinoi, non vi è giurisdizione alcuna da parte degli enti locali, nemmeno facendo ricorso all’autorità giudiziaria. Per capire ciò, facciamo un semplice esempio. Alcuni anni fa, a Salerno, all’interno della zona militare della caserma Angelucci, furono costruiti degli alloggi senza che il Genio Militare richiedesse alcuna autorizzazione al Comune, che fece ricorso al TAR. Ebbene, il ricorso fu rigettato, in quanto, in zona militare, non si applicano le regole che gli enti locali impongono alle civili abitazioni. E, pertanto, l’unica autorizzazione richiesta, nel caso il Commissariato volesse sversare rifiuti a Mandranello, sarebbe quella del Ministero della Difesa. E così abbiamo raddoppiato il nostro impegno a sanare i malanni campani. E con la centrale di Atena Lucana potremmo anche triplicare. E con questa notizia, ci apprestiamo a festeggiare il Natale, che, quest’anno, sarà meno sereno del solito.
IL RESPONSABILE DELLA SEDE Dott. Roberto De Luca


A proposito di questo nuovo interesse per la vicenda della struttura, vorrei infine riproporre questa scherzosa poesia apparsa a Sala Consilina nella primavera del 2008, alla vigilia della manifestazione inaugurale della Biblioteca Comunale alla quale parteciparono in molti. 

Di questa poesiola me piace soprattutto la seguente strofa:

"Se di aria c'è bisogno,
ecco, questo il nostro sogno,
quello di farla pagare
al mercato dell'affare".

Ma ecco il componimento per intero...

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In visita di Fassolino

Fassolino vien di notte,
per paura delle botte,
nella calma cittadina
della Sala Consilina.

A riceverlo con fasto,
e con fare alquanto casto,
nella casa dei conigli*
c'è di preti, mamme e figli.

Quello dice che bisogna
non dar credito alla gogna
dei giornali e dei malvagi,
ma, per preservare gli agi,

confidare nel futuro,
del presente meno duro,
che la moglie senatora
ci prepara già da ora.

Voi conigli, voi distratti,
voi cafoni mezzi matti,
che pendete dalla forca
di una sorte dura e porca

or perché avete a noia,
senza mai provare gioia,
questa vita da isolati,
or perché dai vostri lati,

dalle tasche di voi cari,
non più escono danari
da affidare alla premura
della gente dell'usura?

Or perché voi non credete
nell'affetto di quel prete,
o fiducia non provate
per le cure di quel frate?

Voi malvagi e un po' rissosi,
voi insolenti, voi rognosi,
che volete che vi dia,
quella vecchia ferrovia?

Ma venite alla mia corte
dove abbondano le torte
dove sempre con sollazzo,
senza far troppo nel mazzo,

si riesce a menar giorno
(con l'andata e col ritorno!)
senza mai dover pagare
quella TARSU del compare.

Ed a te, popol sovrano,
io prometto, e poi, invano,
tu ti aspetterai (in sogno!)
ch'io sottragga dal bisogno

tanti padri affaticati,
tanti tra i disoccupati,
senza poi tenere in conto
che domani son già pronto

anche a dire che la via
per la vecchia ferrovia
forse si ritroverà
sempre che da voi verrà

questo segno del destino,
che a me, vostro padrino,
possa ancora regalare
altri anni per fregare

ora il buono ora il bello
ora quello dell'uccello,
per riempire le saccocce,
non con poche e picciol gocce,

dell'amico prediletto
del mio sindaco protetto,
di danaro sopraffino,
preso pure al contadino

con le tasse e con l'inganno,
sempre e solo a vostro danno:
non bastasse a voi tormento,
faccio un bel finanziamento.

Chi di me si fiderà
mal di pancia non avrà.
Sempre noi sarem protetti,
dai compari benedetti,

sempre noi saremo immuni
da galera e da infortuni,
nè potremo mai patire
nè le leggi nè l'ardire

di qualcuno (Pulcinella?)
che non paga la gabella,
o di altro (Pantalone?)
che non sborsa il malloppone.

Se di aria c'è bisogno,
ecco, questo il nostro sogno,
quello di farla pagare
al mercato dell'affare.

La monnezza (cosa dico?)
del compare e dell'amico
sarà l'oro e già domani
noi ci metterem le mani:

sforneremo tal fatture,
ne faremo di più dure
per l'amico al paesello,
sempre ligio, sempre quello.

Voi venite, o cittadini,
a votare i nostri fini,
voi venite, o grandi fessi,
a votar sempre gli stessi,

voi venite, idealisti,
delinquenti o camorristi,
accettiamo sempre ansanti
il consenso dei votanti.


Sala Consilina, 29 Marzo 2008


* La "casa dei conigli", nella seconda strofa sta ad indicare proprio
l'Arena Cappuccini, dove - prima dell'intervento di ristrutturazione -
oltre a custodire libri, si allevavano conigli. E' infatti dell'epoca un
articolo (che spero di reperire per la riproposizione) dal titolo
"Cultura e conigli" apparso su Le pagine di Erò circa un lustro prima
della data del componimento di sopra.

venerdì 11 ottobre 2013

Per la pace

Il premio Nobel per la pace è stato oggi assegnato all'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC), impegnata in Siria nella missione di smantellamento dell'arsenale bellico di questo paese mediorientale.

Per l'occasione si pubblica il contributo della prof. ssa Rosa Maria Antonietta, "Un regno di pace", corredato da un'illustrazione a firma di Marmo Giuseppina e Vricella Angelica. In questo componimento si ipotizza che anche nel mondo animale si possa giungere alla pace, purtroppo ancora lontana dal nostro mondo.

Si augura buon lavoro alla prof.ssa Rosa e alle studentesse Marmo e Vricella,  in questi giorni in cui la nostra attenzione è concentrata sui  tragici eventi, di cui il Mar Mediterraneo è mesto testimone a causa degli eventi bellici in atto.