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martedì 7 aprile 2015

Sassano verso il rinnovo del consiglio comunale IV

Quarta puntata

Nel 2006 c’è stata una novità che ha rinsaldato la maggioranza unica: viene eletto al Parlamento, in quota Verdi, il dott. Pellegrino Tommaso, che l’anno precedente aveva caldeggiato la candidatura del dott. Cammarano Vincenzo al Consiglio Regionale. L’insuccesso del dott. Cammarano non aveva quindi precluso l’ascesa del dott. Pellegrino al Parlamento: un mancato sindaco, ma un parlamentare in più. E il bilancio sembra essere positivo. La seconda avventura di Prodi dura il tempo necessario a far maturare i diritti di pensione ai parlamentari della legislatura troncata dalle dimissioni dell'indultante" guardasigilli Mastella. Nel 2008 il centro-destra dilaga in tutta Italia: Mister B torna al governo. Nel 2009 (storia più recente) il centro-sinistra perde la provincia di Salerno; Sassano perde un assessore provinciale (il vice-sindaco Arenare). Intanto si fanno strada degli astri nascenti o risorgenti. Il dott. Calandriello, primario presso l’ASL unica di Salerno, collega del sindaco por-tempore di Sassano, il dott. Rubino Domenico, si riaffaccia, dopo anni di presente assenza, nel mondo della politica locale. Presidente della BCC di Sassano, egli veniva eletto in quegli anni nell'Assemblea nazionale del PD, rappresentando così la corrente di Franceschini del Vallo, che però non è risultata vincente nelle primarie di partito a livello nazionale. Avversario politico di Arenare nel corso delle legislature antecedenti al 2000 (il termine “avversario” si usa in senso lasco, naturalmente, come abbiamo visto), adesso è chiamato a ingrossare (facciamo bene attenzione all’uso delle vocali!) le file del PD sassanese con i suoi uomini. Il duo Arenare-Calandriello (A-C), una volta strenua coppia di oppositori, forse solo per quel gioco delle parti del potere a due facce, per metà politico (anche qui l’accezione lasca ci sembra la più appropriata), per metà fatto di affari locali, adesso sembra non avere rivali, anche perché, nel frattempo, anche i sostenitori del dott. Pellegrino stanno veleggiando verso il PD. E così i colori si sbiadiscono e si confondono in una danza dettata soprattutto da convenienze e da amicizie, più che da idee e convincimenti politici.  


Un’altra novità stava emergendo nello scenario politico locale: Valentino Di Brizzi, fratello minore del compianto arch. Ottavio Di Brizzi, che ha lasciato in moltissimi un buon ricordo si sé e una sua interessante opera per i caduti di Sassano, della quale abbiamo parlato anche in questo blog. Sostenuto da un numero non esiguo di persone, a Sassano riporta un discreto successo alle elezioni provinciali del 2009 vinte dal centro-destra. Non è però eletto. In quel frangente in contrasto con l’amministrazione comunale, anche per la questione della natura dei suoli utilizzati dalla sua impresa, nel 2010 dà vita ad una cosiddetta “terza lista”, che, paradossalmente, avrebbe potuto avvantaggiare proprio l’amministrazione uscente. Ed è in questo difficile contesto che si gioca la partita del dott. Cammarano, anch'egli ritornato in  gioco dopo la parentesi di cinque anni della quale abbiamo già detto: in quel periodo di assenza dalla vita politica avrà certamente maturato il convincimento che i Verdi non sono una formazione politica a lui confacente e, da mastelliano pentito, ha optato per un partito più moderato, l’UdC appunto. Già amico di Mastella, poi candidato con i Verdi su suggerimento del dott. Pellegrino, abbandona il suo temporaneo mentore per diventare referente locale del partito di Casini. Appronta una lista contro Arenare, destinata alla sconfitta, nonostante una variabile di non poco conto a suo favore: il consigliere uscente Petrizzo Francesco, operatore sanitario molto ben voluto localmente, tanto da riportare, nel 2005, un numero di preferenze addirittura maggiore a quelle dell’allora vice-sindaco, all’epoca anche assessore provinciale (Arenare, chi altri). Il buon Petrizzo aveva tentato di conquistare per sé uno spazio più ampio all'interno dell’amministrazione “unica”, ma dovette prima accontentarsi di un assessorato, poi, a seguito di contrasti interni, dovette rinunciare anche a questo incarico. Nemmeno alla fine della legislatura ebbe a formare un gruppo consiliare di opposizione, anche se la sua posizione sembrava essere di contrasto (ma sempre in senso lasco, per carità!) rispetto all'amministrazione “unica”. Riepilogando, allora, le liste in ballo, nel 2010, erano ben quattro, quasi tutte gemmate dal listone del 2005: la lista Pellegrino-Calandriello, la lista Arenare, la lista Cammarano e la lista Di Brizzi (quest’ultima con simbolo partitico del PDL e unica a non essere propaggine diretta della listone) . Elencate nell'ordine di successo elettorale, le quattro liste hanno dato l’impressione di voler fornire un nuovo impulso alla vita sociale e politica del paese: impressione che fu subito smentita dall’acquiescenza durata per altri cinque anni. Il dott. Tommaso Pellegrino diventa sindaco, promettendo una stagione di rinnovamento. Qualche cosa inizialmente si vede, ma il paese resta fermo al palo del progressivo spopolamento del centro storico, delle difficoltà socio-economiche che affliggono il Vallo di Diano e l’Italia tutta, di uno scollamento sempre più evidente tra la classe dirigente del paese e una parte della cittadinanza, così come mai si era visto prima. La partenza della sesta tappa del Giro d’Italia da Sassano nel 2014 e le varie iniziative (alcune encomiabili, alcune solo di facciata) che dovevano creare fermento socio-culturale sul territorio, poco hanno inciso su un sostrato sociale non omogeneo, a volte dilaniato da forti e insanabili contrasti personali. Sassano è stato al centro di una tragedia collettiva nel settembre del 2014, quando il mandato del dott. Pellegrino stava volgendo al termine: la morte di quattro giovani davanti al bar del centro di Silla, frazione di Sassano. Un evento vissuto in modo drammatico dall'intera comunità. Un evento che ha segnato la vita di ogni singolo cittadino di questo paese dell’entroterra del Salernitano. Un evento che giovani e meno giovani non dimenticheranno mai.

Finora abbiamo parlato di uomini e non di idee e di programmi.  E qui ci dobbiamo accontentare, come avrete potuto capire. Eppure Sassano è un paese con buone potenzialità di sviluppo. E così dovremmo anche dire che, se finalmente rinunciassimo al sacco della vallata, portato avanti con determinazione scientifica e con connivenze ai più alti livelli istituzionali, la valorizzazione ambientale e un forte impulso all’agricoltura di qualità e alla zootecnia tradizionale potrebbero ancora offrire buone opportunità occupazionali nel futuro. Qui non pensiamo solamente alla filiera agricola e pastorale, ma a un più vasto indotto, che va dall’allevamento ittico in acqua dolce alla ristorazione e alla ricezione turistica in senso più ampio, alla ricreazione e allo sport. In queste ultime due attività, non si pensi solo alla pesca, ma anche al “bird watching” (l’osservazione degli uccelli nel loro habitat naturale), all'escursionismo, e a sport quali la canoa, il ciclismo, la marcia, tutti praticabili lungo il corso dei tanti fiumi che attraversano Sassano e il Vallo di Diano. L’abbandono delle attività agricole tradizionali ha purtroppo lasciato campo libero alla speculazione e al conseguente impoverimento ambientale della nostra vallata e ora è urgente accoppiare queste attività in dismissione ad altre più attuali, armonizzando il tutto in un contesto di collaborazione tra i residui piccolissimi imprenditori, incentivando la cooperazione. Qualcuno si chiederà perché di questo non si parli in questi tempi di imminenti elezioni comunali. La risposta è abbastanza semplice. La politica, oppure, più semplicemente, la pseudo-politica locale, non ha mai affrontato, per incapacità o per convenienza, questi temi. Sono temi scomodi, che intralciano il libero mercato dei terreni agricoli, soggiogati alle volontà speculative di investitori con pochi scrupoli. Ma non è da pensare che siano solo le attività private ad avere fatto scempio di terre da coltura, anche per fini criminosi. Basti pensare a quello che è successo a Teggiano, dove, in una località denominata Pantano, per via delle frequenti inondazioni, si vanno a costruire le infrastrutture per un’improbabile zona industriale, proprio laddove la Comunità Montana aveva individuato un’area di pregio ambientale: l’areale della cicogna (Carta di destinazione d’uso del territorio, febbraio 2003). E, per fortuna, la cicogna nidifica ancora; e purtroppo lo fa nell'indifferenza totale di chi potrebbe ricavare da questa presenza grandi vantaggi di immagine. E cosa dire proprio di Sassano, dove, in località Ponte Cappuccini, esiste una residua traccia di quella che era la vegetazione originaria della vallata, una stupenda macchia mediterranea denominata “boschetto paleo-palustre”: indicato anche questo sito come area di pregio ambientale dalla Comunità Montana, là vi si costruisce un’area industriale di cui abbiamo parlato nel post “Una brutta storia”. Ancora, San Pietro al Tanagro: una vasta area agricola completamente urbanizzata e mai completamente utilizzata. E allora le oasi di bellezza naturale locali scompariranno? Tra breve, forse sì. E tra queste vogliamo menzionare un sito conosciuto solo per caso, i poco noti “pozzi”, degli acquari cilindrici naturali di una profondità di svariati metri e di raggio di un metro circa, conficcati nel terreno ai confini del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano in località Valle a Sassano. Sì; forse queste oasi scompariranno, perché le indicazioni che promanano dalle istituzioni locali su questo patrimonio ambientale sono poche, se non del tutto assenti.


Altre due puntate alla fine. Nella prossima alcune considerazioni sul “boschetto paleo-palustre”, nell'ultima alcuni fatti sulla gestione locale del ciclo dei rifiuti.

lunedì 6 aprile 2015

Sassano verso il rinnovo del consiglio comunale III

Terza puntata

Dal 2005 al 2010 hanno amministrato tutti i candidati di una lista unica, felici e contenti. Nel 2005, infatti, successe un fatto strano, tutto giocato all'interno della cittadina di Sassano. Il vicesindaco uscente, dott. Vincenzo Cammarano, in quota Udeur e legittimo aspirante alla carica di sindaco, viene intruppato nei Verdi dal compaesano dott. Tommaso Pellegrino, allora coordinatore della compagine ambientalista. Un’azione congiunta di convincimento forse è stata necessaria per dissuadere il dott. Cammarano dall'abbandonare l’allora legittima aspirazione a diventare sindaco del paese alla testa di una coalizione trasversale, unica e perciò, per definizione, “invincibile”. Un sindaco “in pectore” viene così candidato alle concomitanti elezioni regionali, con una probabilità molto bassa di ottenere un quorum utile per essere eletto consigliere. Infatti, non viene eletto. Eppure la mossa fu di un’astuzia unica (o forse doppia). Lo stesso dott. Cammarano contribuì, con la sua influente presenza, a non concedere spazi alla formazione di una lista di opposizione (si veda logo già pronto), in modo da non dare adito a spaccature nel consenso, che nelle sue intenzioni doveva essere granitico, per il “paesano” (qui si vota ancora così, che ci volete fare!). E così fu. Nessuno fu in grado di presentare una lista di opposizione (un tentativo disperato era stato da me fatto, tuttavia, purtroppo con infiltrazioni spurie di alcuni personaggi di ventura) e l’amministrazione volò con il vento in poppa, con l’unico rischio di un non raggiungimento del 50% più uno di votanti tra gli aventi diritto al voto. Il dott. Cammarano, con la sua propria popolarità, costruita attraverso anni di lavoro come medico di base a Sassano e come vicesindaco del longevo sindaco Arenare, riuscì a trascinare alle urne, per la gioia dell’amministrazione che stava per insediarsi, una percentuale molto più alta del 50% di elettori. E pochi erano consapevoli che si poteva anche andare a votare per le regionali, rifiutando la scheda per le comunali, come appunto fece un gruppo sparuto di persone. Cercai di spiegarlo in piazza in un pubblico comizio (l’unico fatto in quella tornata elettorale!), ma la gente sembrava atterrita dalla sola idea di farsi vedere in piazza. Così, alla guida della giunta comunale trasversale “unica” si insediò il dott. Domenico Rubino, primario del reparto di Urologia presso il plesso ospedaliero di Polla. Il rag. Arenare, che allora ricopriva il ruolo di assessore provinciale alla formazione, fungeva da mentore, nel suo doppio ruolo di vicesindaco e di assessore provinciale. Intanto, il dott. Cammarano, dopo questa bellissima prova di sostegno all’attuale amministrazione multicolore, sembrava fosse definitivamente uscito dalla scena politica. E invece, come nella più gloriosa tradizione mastelliana, egli ricomparve come referente dell’UdC a Sassano alla vigilia del 2010, rincorrendo quella passata legittima aspirazione di capeggiare una lista per governare Sassano.
 
Intanto, il rag. Arenare, forte dei successi amministrativi raccontati prima, dopo quasi trent’anni di reggenza, diretta e indiretta, stava già preparando le proprie truppe per una nuova spedizione politica. Egli, e non il dott. Rubino, si propone alla guida della compagine che dovrà affrontare una lotta a quattro, tra i quali il dott. Cammarano. Due uomini, due destini “in  comune”, mentre il rinnovamento della classe dirigente del paese e l’innesto di idee innovative nell’amministrazione della cosa pubblica restavano e restano al palo. Qualche Clarinetto già dice che bisogna rassegnarsi, perché non vi è nessuno che meglio possa rappresentare il volere popolare di questi due personaggi che, se messi uno accanto all’altro, diventano invincibili; l’uno, l’altro, o entrambi perdono solo se corrono separati. Insomma, dietro queste aspirazioni al comando (qui si usa la forma verbale “comandare” al posto di “amministrare” per ovvie ragioni semantiche), da parte di due capitani di lungo corso, si celano anche questioni e interessi locali sedimentati nel tempo. Di certo, ciò che muore, in questo contesto, è la coscienza del cittadino-elettore, ormai abituato all’indecente mercato elettorale del parente e dell’uomo forte. Ma quali novità portarono, localmente, le elezioni politiche del 2006, quelle successive del 2008 e le provinciali del 2009 e come si schierano politicamente i soggetti che da oltre trent’anni reggono le sorti del paese? Quali sono stati gli scenari politici nel 2010?


Ed ecco che arrivano le elezioni politiche della primavera del 2006 che vedono il centro-sinistra vincente per un pugno di voti e Romano Prodi presidente del Consiglio. Gli amministratori di Sassano all’epoca formano una compagine a prevalente maggioranza DS, così come si può evincere dall’invito al voto a favore del partito giunto a casa dei cittadini e firmato dal Sindaco e da ben undici consiglieri su sedici. Il resto della coalizione, si deve presumere, si riconosce tutta nell’area del centro-sinistra, in quanto scaturita da una singola lista, l’unica presente alla competizione elettorale del 2005. Tuttavia le urne producono un risultato paradossale: la maggioranza politica di Sassano risulta essere appannaggio del centro-destra, che, apparentemente, non ha rappresentanti politici in Consiglio Comunale. Tutto ciò nonostante l’invito al voto (invito scritto e firmato, per giunta!) recapitato nelle case dei cittadini. Questa situazione, in un contesto dove sono ancora valori positivi la sensibilità nei confronti della crescita sociale del territorio e il rispetto della volontà dell’elettorato, avrebbe dovuto dare adito alle immediate dimissioni della compagine amministrativa. Sembra però ancora di sentire la frase fatta per ricusare qualsiasi richiesta di dimissioni: le due competizioni elettorali non hanno correlazioni tra loro, cosicché esse vivono su due piani politici diversi. E invece penso che ciò non sia vero, e spiego qui brevemente il mio punto di vista. L’azione di una compagine politica che amministra una comunità è soggetta al periodico vaglio da parte dell’elettorato, anche attraverso le consultazioni elettorali di carattere nazionale o europeo. Nel caso di Sassano, dove a maggior ragione si doveva tener presente il segnale elettorale, vista la non usuale situazione amministrativa dovuta all’assenza di una minoranza, la fiducia accordata all’amministrazione nel 2005, un anno dopo, nel 2006, è stata contrastata da un chiaro dissenso politico. Addirittura, se si fossero letti attentamente i risultati elettorali, i rappresentanti dei partiti che sedevano in Consiglio erano in netta minoranza; pertanto, essi non avrebbero dovuto sentirsi politicamente legittimati a proseguire il mandato accordato loro, soltanto un anno prima, dai cittadini, in seguito ad una consultazione amministrativa in cui era presente un’unica lista. Ed è così che la mancata presenza di luoghi di scambio di opinione e di confronto, quale la piazza, l’agorà, centro della vita democratica dell’antica Grecia, la riduzione della partecipazione a comizi (ormai quasi esclusivamente effettuati alla vigilia del giorno di riflessione), fa sì che le opinioni politiche siano mero frutto di elaborazioni individuali delle rappresentazioni catodiche che vengono offerte dalle varie televisioni (locali e non). E se la vita politica è vissuta in questo modo, laddove la vera politica richiederebbe un serrato scambio di idee e una costante elaborazione collettiva di percorsi sociali comuni, i due livelli possono essere opportunisticamente scissi per non arrecare disturbo al manovratore locale. Ma se la classe politica tutta, locale, provinciale e regionale, fosse stata accorta a questi segnali, invece di rincorrere l’imbalsamazione della vita amministrativa per salvaguardare gli interessi di una classe di potere, avrebbe aperto un vero dialogo con la cittadinanza, facendo venir fuori una nuova classe dirigente (nuova nei metodi e nelle idee, non tanto negli uomini), di cui il Vallo di Diano tutto sente un immediato bisogno. Ma costoro sono stati ancora una volta sordi a questi importanti segnali e la scelta ricade sempre e comunque sulle alchimie locali fatte di potere e sottopotere, di interessi personali e di cordate. E toccheremo con mano alcuni aspetti legati alla pubblica amministrazione nelle puntate successive. 

sabato 4 aprile 2015

Sassano verso il rinnovo del consiglio comunale II

Seconda puntata

Un episodio emblematico, per descrivere come è stata amministrata la cittadina di Sassano – ma non solo - negli ultimi anni. Un paese (e un territorio) ricco d’acqua: la risorsa idrica, quindi, avrebbe potuto essere un punto di forza per l’amministrazione e, di conseguenza, per i cittadini.Soprattutto in seguito alla scoperta di una  sorgente di acqua sulfurea in Via Molinella a Silla.  Eppure, proprio l’acqua diventa un punto debole. E vediamo perché.
 Rassegna stampa del Codacons:
si riporta un articolo apparso su 

“La Città di Salerno”citato sotto.
Lo stato di disagio per l’acqua sporca che è sgorgata per anni dai rubinetti delle case dei cittadini di Sassano, nelle frazioni Silla e Varco, è comprovato da due ordinanze di non potabilità dell’acqua emanate dal sindaco pro-tempore, rag. Arenare Gaetano, una nel 1998, una nel 2002. Questi episodi, tuttavia, non conteranno più e verranno rimossi dalla memoria collettiva ai primi solfeggi di lode negli affollati bar del luogo, forse unici luoghi di aggregazione e di trasmissione della cultura sociale. Il rag. Arenare, già assessore provinciale alla formazione, sindaco di questo paese dagli anni ’80 fino al 2005 e vicesindaco dal 2005 al 2010, ad una trasmissione di Radioacolori di Oliviero Beha ebbe modo di affermare che l’acqua se la beveva (trasgredendo egli stesso, forse, la propria ordinanza). Nelle elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale del 2010 ha capeggiato la lista dell’amministrazione uscente, grazie alla perdita di memoria collettiva di questi eventi e a un buon lavoro di propaganda, che però non gli è bastato per evitare una cocente sconfitta contro la lista dell’ex deputato Tommaso Pellegrino. La nostra sincera opposizione a cominciare proprio da questo episodio è stata come una sorta di flebile controcanto, di certo poco efficace, sia per il luogo poco frequentato (un blog semisconosciuto su una pagina web) sia per il sofisticato e “pericoloso” (per chi scrive) mezzo utilizzato (la scrittura, appunto). E per anni è stata l’unica vera opposizione in questo paese. 



Torniamo alla vicenda dell’acqua sporca. Una prima ordinanza del sindaco, datata 25-11-1998, veniva revocata solo il 24-01-2001, dopo che era stata inviata alla Procura una lettera che chiedeva il ripristino della normalità nel paese. Si potrebbe allora ipotizzare che alcuni dialoghi istituzionali avessero suggerito la revoca. Nulla di male in tutto ciò. Eppure, il problema non era stato rimosso, se non dal punto di vista meramente burocratico. Una seconda ordinanza, datata 19-10-2002, infatti, doveva essere emessa a causa dell’invasione dei rubinetti da liquido fangoso. L’ordinanza veniva poi revocata in data 26-11-2002. Un esempio di azione istituzionale sinergica, si direbbe. Ma il disagio dei cittadini veniva schernito due volte. La prima, mediante l’invio di avvisi di pagamento in cui, per l’acqua sporca, veniva richiesto prezzo pieno. Circa duecento famiglie allora intentano causa al Comune di Sassano e al Consorzio Acquedotti Cilento (CONSAC) che, nel frattempo era intervenuta nella gestione dell’acquedotto. E questo forse anche per lo stato di esasperazione prodotto dalla non potabilità dell’acqua, che assumeva un caratteristico colore rossastro quando si aprivano i rubinetti. La seconda, mediante un sollecito di pagamento da parte del Comune di Sassano proprio alla vigilia delle elezioni provinciali del giugno 2009 (una coincidenza?) e proprio mentre si era in attesa dell’agognata sentenza del procedimento civile N. R. G. 281/03 tra le parti: Arnone Michele + 192 contro il Comune di Sassano (SA) e contro il CONSAC. Dal verdetto salomonico si apprese che l’acqua doveva essere pagata a metà prezzo. L’insolvenza contrattuale presupponeva altro, così come fece notare il giudice Ferdinando Imposimato in una trasmissione di FORUM dedicata alla questione e alla quale presi parte. Ma tant’è: sappiamo quali sono le dinamiche in questi e altri contesti. 
Manifesto di protesta contro
le bollette dell'acqua sporca.
Questa la storia più in dettaglio. A Giugno del 2002 i ruoli del servizio acquedotto riportavano il prezzo pieno per l’acqua sporca erogata dai pozzi di Silla. Le prime bollette, per gli anni 2000, 2001 e per il primo trimestre 2002 arrivavano nelle case dei cittadini l’1 ottobre, con due rate scadute, rispettivamente, ad agosto e a settembre. Le restanti due rate avrebbero dovuto essere pagate entro il Novembre 2002. Viste le vibrate proteste della cittadinanza, l’amministrazione comunale decide di dilazionare il pagamento con rate a scadenza 31 ottobre, 31 dicembre, 28 febbraio e 30 aprile 2002. Intanto, con una delibera di giunta tardiva, datata 3 settembre 2002, protocollata solo il 25 ottobre 2002, si riduce, non si sa per quale tipo di calcolo, del 20% il prezzo dell’acqua sporca per i cittadini che abitavano nell’area servita dai pozzi di Silla. Da qui l’azione giudiziaria di circa duecento famiglie nei confronti del Comune di Sassano e del CONSAC che, nel frattempo, era subentrato nella gestione dell’acquedotto comunale. Alla richiesta di rimborso della spesa per l’acqua minerale fatta al vicesindaco, dott. Cammarano, dai cittadini che non potevano bere l’acqua dei rubinetti, questi rispondeva in sintesi, in una pubblica assemblea, forse personalizzando un po’ il proprio ruolo pubblico: “E vogliamo vedere che, adesso, voi bevete l’acqua minerale ed io ve la pago?”. Simpatica presa di posizione, non c’è che dire!  

Richiesta, da parte dell'amministrazione,
di un contratto ex-novo e di un
versamento di un nuovo anticipo di
consumo in seguito alla cessione
dell’utenza idrica al CONSAC. Questi

documenti dovrebbero essere scalfiti
in una lapide indistruttibile, perché
danno un concreto spaccato dell'agire
amministrativo.
La stessa amministrazione, sindaco il rag. Arenare, vicesindaco il dott. Cammarano, si era già resa artefice di una bella iniziativa non proprio a vantaggio del cittadino, proprio in occasione del passaggio delle consegne della gestione dell’acquedotto dal Comune di Sassano al CONSAC: un’illegittima richiesta, da parte della stessa amministrazione e del CONSAC, di un contratto ex-novo e di un versamento di un nuovo anticipo di consumo in seguito alla cessione dell’utenza avvenuta nell’aprile del 2002 (si veda documento riportato). In quell’occasione è stato il CODACONS a tutelare gli interessi dei cittadini di Sassano, riuscendo a far recedere sia il CONSAC sia l’amministrazione sassanese dai loro illegittimi propositi. Una somma stimata di circa mezzo miliardo delle vecchie lire sarebbe stata ingiustamente incassata dal CONSAC, se quell’operazione fosse andata in porto. E proprio allora scorgemmo le prime prove pratiche di amministrazione unica: l’opposizione non fece una piega alle proteste dei cittadini, che si affidarono al CODACONS e ad un gruppo di volenterosi per poter portare avanti la loro battaglia di civiltà, per ribadire che il Codice Civile (alquanto sconosciuto) non prevede un nuovo contratto e successivo versamento di anticipo di consumo in caso di cessione delle utenze ad altro gestore (si veda anche rassegna stampa del CODACONS in cui si riporta un articolo apparso su “La Città di Salerno”). Nella legislatura successiva la minoranza (da non confondere con "opposizione") confluiva nella maggioranza, dando vita ad una lista unica, così come abbiamo già detto, la sola presentata al vaglio degli elettori nell’anno 2005. Ma qui ci fermiamo per il momento. Daremo uno sguardo più approfondito a quanto successe in quella primavera del 2005 nella prossima puntata.

venerdì 3 aprile 2015

Sassano verso il rinnovo del Consiglio Comunale I

Prima puntata

I Romani pensavano che la Storia (quella scritta con la lettera maiuscola) potesse insegnare qualcosa agli uomini: “Historia magistra vitae”. La Storia era vista anche come vita della memoria (“vita memoriae”), quella collettiva. Se Marco Tullio Cicerone descriveva la Storia in questo modo, un motivo doveva pur esserci. Oggigiorno, tuttavia, sembra che neanche la storia recente riesca a scalfire le coscienze, l’essenza delle quali si indurisce sempre di più in questo mercato globale della dignità. E perciò Sassano andrà di nuovo, allegramente e senza considerare quanto avvenuto in questi ultimi anni, senza guardare in faccia protagonisti e comparse, verso le elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale il prossimo 31 maggio 2015. Per questo ho deciso di scrivere e di raccontare alcune cose che si conoscono bene, senza acrimonia di sorta, senza la minima intenzione di screditare alcuno, ma per accompagnare i giovani che si affacciano per la prima volta alla vita politico-amministrativa di questo paese nel loro non semplice cammino, affinché essi possano essere consapevoli dei fatti recenti e meno recenti. Per questo motivo ho deciso di raccontare sul mio blog cose del mio paese, che conta un numero di abitanti di poco superiore alle 5000 unità. E, perciò, se racconto queste “cose nostre” è per l’amore che provo nei confronti della parte più giovane della nostra comunità, perché – si vuole ribadire - essa possa prendere coscienza di una parte, anche se minima, della verità che riguarda Sassano, e non solo. 

Un episodio di schiuma nel fiume Cavarelli
che lambisce l'edificio della Scuola Primaria 
del plesso di Silla e attraversa il parco 
dedicato a Paolo Borsellino.
Questa comunità, nella legislatura 2005-2010, è stata rappresentata da un unico listone onnicomprensivo, consistente dell’amministrazione uscente dalla legislatura 2000-2005, sia nella sua parte di maggioranza, sia nella sua forma di minoranza. Questo a garanzia della legittimità del sospetto di coloro i quali hanno sempre pensato che non vi sia mai stata un’opposizione vera in questo paesino negli ultimi decenni. I tristi primati raggiunti da questa cittadina sono stati più volte ricordati sulla stampa. Tra questi il più grave è la collocazione di Sassano, nel novembre 2009, all’ultimo posto nella graduatoria locale per quanto riguarda il reddito pro-capite ed il non invidiabile primato della foto vincitrice del concorso nazionale “Nonsolopuntaperotti”, svoltosi a Milano nel marzo 2009. Nella terza edizione di questo concorso fotografico, indetto dall’associazione “Verdi ambiente e società” (VAS), col patrocinio del Ministero dell’Ambiente, la giuria ha premiato tre fotografie “ex equo”: la prima, scattata da Gaetano D’Amato, ritrae lo scheletro di quella che sarà la nuova casa comunale di Sassano (chiamata ormai da tutti “ecomostro di Sassano”), la seconda le abitazioni a gradoni sul lago di Como e la terza il cementificio di Sapri. Intorno a questa vicenda si è costituito un gruppo su Facebook e si è scritto molto. 

Tra gli altri eventi raccontati dalla stampa figurano i ripetuti episodi di inquinamento delle acque dei fiumi tanto che la stampa si è interessata, nel corso del tempo, ai fenomeni di morie di pesci nei corsi d’acqua di Sassano e, più in generale, del Vallo di Diano. Basti solo leggere cosa scriveva su La Città del 19 luglio 2007, a pag. 36, Salvatore Medici, un noto operatore dell’informazione del luogo, che ha anche condotto una dettagliata inchiesta sull’inquinamento da materiale inquinante delle nostre campagne scoperta dopo l’inchiesta Chernobyl:“Ancora pesci morti nelle acque del Vallo di Diano. Questa volta il canale interessato è il lagno Termine, affluente del fiume Tanagro nella piana tra Sala Consilina e Teggiano, nelle vicinanze del sito dove è ubicato il traliccio che ospita la cicogna bianca: una zona che da alcuni anni è al centro dell’attenzione per l’evento costituito dall’arrivo della coppia di cicogna e dalla nascita dei piccoli; una zona, insomma, da considerare simbolica e dunque da proteggere, ma che invece non è per nulla tutelata… Gli episodi si ripetono nel tempo: prima a Silla di Sassano, poi tra Sassano e Teggiano, poco tempo fa tra San Pietro al Tanagro e Sant’Arsenio fino a Polla e ieri tra Teggiano e Sala Consilina. La presenza di pesci morti è la spia più evidente. I corsi d’acqua che attraversano il comprensorio del Vallo di Diano sembrano essere continuamente minacciati e con essi l’intero ecosistema”. In particolare, per quanto concerne lo stato dei corsi d’acqua di Sassano, dobbiamo dire che esso è pessimo: in alcuni fiumi qualche abitante del luogo parla di “veleno assoluto”. Interi fiumi, una volta grondanti di vita, oggi sono completamente morti. Per alcuni corsi d’acqua un recupero sembra ormai impossibile, in quanto le continue ingenti captazioni, che hanno occultato in condotte sotterranee l’oro blu del terzo millennio, prima distribuito in rivoli e fiumiciattoli in una stupenda sintesi di ingegneria idraulica naturale, rende vano qualsiasi tentativo di rigenerazione per mancanza di una portata media minima per tale recupero. Per altri fiumi, invece, ancora serbiamo qualche speranza, sempre che si vogliano definitivamente eliminare le fonti di inquinamento stabilizzato. Anche in questi casi, la mancanza di lungimiranza di una pseudo-politica locale, che ha lasciato mano libera a molti (forse per incapacità, forse per convenienza), ha determinato un depauperamento sociale ed economico non indifferente. 
Il cosiddetto "ecomostro di Sassano".

Gli sforzi, invece, andavano indirizzati alla preservazione del patrimonio urbanistico e del paesaggio, ormai completamente abbrutito da un brulichio di insegne, luminose e non, fisse e non, da capannoni selvaggi costruiti dappertutto e da un’incuria del territorio generalizzata. Questo andava fatto per rendere più godibile a eventuali visitatori un’area contigua al Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Soprattutto la splendida parte più alta del territorio, la cosiddetta Montagna. Andava fatto per scongiurare il fenomeno di abbandono del Centro Storico e per evitare un progressivo spopolamento del territorio. Invece si è preferita la strada della costruzione di una zona industriale in un’area di elevato pregio ambientale, così come individuata dalla Comunità Montana nella “Carta di destinazione d’uso del territorio” nel 2003. Tutta la storia di questo “boschetto paleo-palustre” è raccontata in un intervento intitolato “Una brutta storia” (appunto). Vi sarebbe forse stata una ricaduta occupazionale maggiore attraverso l’incremento delle attività agrituristiche e ricettive, a cominciare proprio dal Centro Storico. Invece il metodo del capannone selvaggio pseudo-produttivo è servito a drenare fondi pubblici nel presente immediato, ma non potrà mai integrarsi in una strategia di sviluppo locale, tuttora ancora assente. Il perché dell’assenza di tale strategia dobbiamo ricercarlo nella storia recente. Ma questa, citando l’ottimo Carlo Lucarelli,  è una storia a parte.

lunedì 5 gennaio 2015

RIFIUTI E POLITICA

Dal saggio “Ecomafia, i predoni dell’ambiente”, di Antonio Cianciullo ed Enrico Fontana, pubblicato da Editori Riuniti nel 1994. La questione rifiuti è presentata in questi termini dagli autori:

 “E’ il periodo [1970-1990, n.d.r.] in cui le risorse naturali della Campania sono state letteralmente saccheggiate ed immolate sull’altare dei profitti mafiosi: dal litorale del Cilento alle pendici del Vesuvio. Vent’anni di ambiente abbandonato all’illegalità sistematica, trasformato in merce di scambio tra criminalità organizzata e potere politico: ai clan veniva assicurata la gestione di attività devastanti (dalle cave ai rifiuti tossici), ai politici corrotti veniva garantita una sorte di potere perpetuo”.

Nel 2008 scrivevo queste poche righe alla rubrica dedicate alle lettere dei lettori su La Repubblica di Napoli.






E sono tornati, grazie alla loro impunità perenne.

Una coraggiosa donna salernitana così scriveva sulla stessa rubrica circa l'affare Chernobyl. Perché coraggiosa? Perché non tutti sanno quello che la Stambelli scrive, forse perché non tutti devono sapere.


Ecco cosa scrive la stessa Stambelli dopo circa sei mesi, il giorno 5 giugno 2008, su L'Unità.



 A questo livello politico si sta giungendo molto a fatica. Troppe sono le connivenze tra la classe dirigente e il "sistema". Mai sapremo, in chiaro, perché un biocidio di dimensioni così vaste è stato perpetrato proprio in Campania, una terra fertile e densamente popolata. Solo una vera rivoluzione potrebbe svelare queste verità; e, si sa, la nostra Italia non ha mai conosciuto una rivoluzione.   













sabato 27 dicembre 2014

E vissero tutti prescritti e contenti


Se tutto crolla, può sembrare inutile stare a fare da puntello qua e là. Quando tutto viene giù come una frana, ogni singolo sforzo sembra vano. Tuttavia, è doveroso opporsi alla corruzione dilagante e fare da argine, per quello che si può, a questa valanga di fango che sta invadendo la nostra penisola. Bisogna farlo, anche se dovessimo diventare – col tempo - martiri laici, pagando di persona le gravi conseguenze dell’isolamento sociale. 

Manifesti, anche elettorali, affissi
in spazi non consentiti: nessun
responsabile.
Una vera e propria colata di fango melmoso e putido, come quello illecitamente smaltito nelle nostre campagne, ci sta sommergendo. E sembra quasi che, assecondando tale slavina, possiamo salvarci. Ma il destino ultimo della massa che scorre è un salto nel vuoto, un baratro di dimensioni tali che non ci permetterà più la risalita in tempi brevi. Pertanto, resistere fin che si può non solo è doveroso, ma è anche l’unica speranza di salvezza che ci resta.

Entrando in un’aula di giustizia, oggi non ci si chiede più a quale verità si approderà, ma quando quella sospirata verità verrà sepolta sotto il velo delle prescrizione. Come raccontava Carlo Collodi nelle sue intramontabili “Avventure di Pinocchio”, esiste un paese alla rovescia, quello di Acchiappacitrulli. Sembra allora che questo posto si stia materializzando sotto i nostri occhi in virtù di leggi fatte su misura per i delinquenti. E, in effetti, sembra proprio che oggi si chieda ai delinquenti di fare le leggi (o le riforme, così come lessicalmente connotate, per dissimulare la deriva autoritaria di cui siamo noi stessi testimoni oculari). 

Rifiuti illecitamente smaltiti nel sito di
elevato pregio ambientale del boschetto
paleo-palustre di Sassano: nessun
responsabile.
Solo una sapiente e continua lotta contro queste forze antidemocratiche oscure (perché di questo si tratta) potrà preservare il nostro futuro e quello dei nostri figli. E tuttavia, ancora non si vede all'orizzonte nemmeno l’ombra di una volontà di chiamare a raccolta le forze sociali sane residue del Paese contro la formidabile armata dei padroni, dei padrini e dei predoni che stanno primeggiando nella lotta di classe, che si credeva dovesse essere vinta dai cittadini comuni.  

Così la prescrizione di reati molto gravi viene agognata e ottenuta con mezzi e mezzucci. E la lentezza della giustizia diviene un’arma in mano a chi certamente non trarrebbe vantaggio dall'accertamento della verità. Fin qui le considerazioni di carattere generale. 

Adesso parliamo più propriamente della prescrizione dei reati ambientali, senza necessariamente mettere in relazione quanto scritto prima con quanto segue. Perché la padronanza della sintassi italiana ormai è merce rara. E consideriamo le inchieste giudiziarie Cassiopea e Chernobyl, condotte dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Sebbene la pubblica opinione non sa (o forse non deve sapere), queste inchieste riguardano molto da vicino la provincia di Salerno.
Un esempio di smaltimento illecito di rifiuti:
amianto abbandonato e poi bruciato sotto un
ponte dell'autostrada SA-RC: nessun
responsabile.
 
Due i processi, incardinati inizialmente a Santa Maria Capua Vetere, a seguito del rinvio a giudizio di due cartelli di persone dedite allo smaltimento di rifiuti. Tanti rifiuti. Disastro ambientale il capo di imputazione più grave. Prescrizione del reato: dodici anni.
Per Cassiopea le indagini si chiudono nel 2001 e il processo, incardinato presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, viene spostato a Napoli per un’eccezione della difesa. Uno degli imputati è il “Re Mida” della nostra provincia. Quella persona che, godendo di non si sa quali coperture, trasformava – così come diceva in un’intercettazione telefonica - la monnezza in oro. Ha dato il nome a un’altra inchiesta (“Re Mida”, appunto): il processo che ne è scaturito si sta svolgendo a Napoli nell’indifferenza di tutti. Ma torniamo a Cassiopea. Non contenti del primo trasferimento, i difensori richiedono al giudice del Tribunale di Napoli di trasferire di nuovo il processo a Santa Maria Capua Vetere, dove si estingue nel 2013. Comprendiamo il meccanismo? Un reato di disastro ambientale che va in prescrizione è il risultato di questo meccanismo.

Ora veniamo a Chernobyl, un’inchiesta terminata nel 2007, molto simile a Cassiopea, ma con diversi nomi (nel periodo compreso tra gennaio 2006 e luglio 2007 i 38 imputati avrebbero concorso tra loro allo smaltimento illecito di 980.000 tonnellate di rifiuti pericolosi e non pericolosi, procurando per sé un profitto illecito di 50 milioni di euro). Stessa trafila: si incardina presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, poi viene trasferito a Salerno. La prima udienza preliminare si tiene nel 2013. Rinviati a giudizio tutti i 38 indagati per tutti i capi di imputazione dal GUP Dolores Zarone, ad esclusione dei reati di smaltimento illecito e deturpamento delle bellezze naturali (ormai prescritti), la prima udienza dibattimentale avrebbe dovuto svolgersi il 9 aprile 2014. Rinviata, per difetto di notifiche, al 17 dicembre 2014. Il 17 dicembre eravamo in aula, ma un nuovo rinvio al prossimo 8 aprile 2015 è stato necessario ancora per un difetto di notifica. La prescrizione del reato di disastro ambientale viene comodamente attesa per l’agosto del 2019. 

domenica 9 novembre 2014

Foto di gruppo

Qualche tempo fa è stata pubblicata una foto di gruppo su Facebook che ritraeva amministratori del Vallo di Diano insieme a un sostituto procuratore dell’ex tribunale di Sala Consilina. L’ambiente serale sembrava di quelli distesi e amichevoli, tanto da far pensare ad una frequentazione abituale piuttosto che a un incontro occasionale o di lavoro. La foto è stata pubblicata su Facebook forse perché qualcuno avrebbe voluto che si comprendesse qualcosa. Situazioni simili sono inaccettabili in un paese normale. In particolare, io credo che quella frequentazione potrebbe aver procurato effetti per la Giustizia e – di conseguenza - per i cittadini del Vallo di Diano. Ne ho parlato di recente con alcuni amici, mentre si discuteva del caso del povero Stefano Cucchi e di altri casi legati alla lenta (e a volte per nulla perfetta) macchina giudiziaria. Naturalmente, speriamo che questo sia un caso isolato, perché, come cittadini, siamo portati a credere nella Giustizia, per non dover cedere allo sconfortante clima del paese di Acchiappacitrulli descritto da Collodi nelle Avventure di Pinocchio.

Il campo sportivo "Osvaldo Rossi" in un giovedì di mercato.
Tuttavia, sembra che di queste cose, che attengono alla vita di un’intera comunità, non si possa e non si debba parlare se non sottovoce, in segreto. Chi te lo fa fare, è il "refrain" ricorrente. Pensa alla famiglia e alle tue cose. Perché metterti contro queste persone? Sì, da un certo punto di vista (quello strettamente utilitaristico) queste persone non hanno torto. Infatti, tutti i legali ritratti nella foto con il sostituto procuratore sono stati o sono amministratori pubblici. Figure pubbliche, quindi, che dovrebbero dar conto del proprio agire anche nei momenti di vita non lavorativa, se esso dovesse avere effetti sulla vita sociale. Gente che conta, che può anche permettersi di non considerare queste poche righe scritte contro l’interesse della mia piccola famiglia, scritte contro i miei interessi, ma dettate da una coscienza civica ancora non sopita.

Parto da questa considerazione per parlare delle tante volte in cui non siamo stati attenti alle piccole cose che accadevano intorno a noi e abbiamo lasciato perdere. Mi potrei riferire, ad esempio, al campo di calcio tramutato – il giovedì – in mercato. Avevo spedito una lettera a La Repubblica, pensando di sollevare qualche controllo. Tutto inutile, mi son detto, dopo aver visto la foto di gruppo. Così una pista d’atletica in terra battuta è sparita e il campo sportivo è stato fatto e rifatto, senza che nessuno fiatasse sulla destinazione del giovedì.

Mi potrei anche riferire a ciò che sta accadendo sul tratto della ferrovia Sicignano-Lagonegro all’altezza della costruenda zona industriale di Sala Consilina. Una buona parte di strada ferrata è ormai scomparsa per permettere l’attraversamento dei mezzi pesanti dalla Strada Statale 19 ai capannoni che si stanno costruendo nel versante a valle del tracciato ferroviario nella zona di ampliamento della zona PIP così come si vede nelle foto seguenti.

Dal lato sinistro della rete i binari della ferrovia
Sicignano-Lagonegro sono sotterrati dai rovi e sono
appena visibili. Dal lato destro i binari sono invece
sotterrati da uno strato di brecciame. [Foto del 31-10-2014] 
Lo strato di brecciame che sotterra i binari della ferrovia
Sicignano-Lagonegro e cumuli di materiale di risulta.
[Foto del 31-10-2014] 
Una strada comunale parallela ai binari della ferrovia
Sicignano-Lagonegro nei pressi dell'ampliamento
della zona PIP. [Foto del 31-10-2014] 
Ricordiamo che è in corso un processo, per un caso simile, nei confronti dell’ex-sindaco di Sala Consilina. Il processo nasce in modo del tutto fortuito. E la vicenda avrebbe seguito il destino di tante altre nostre segnalazioni e si era avviata sul percorso dell’archiviazione, se non fosse stato per la nostra caparbietà nel presentare opposizione alla richiesta di archiviazione. Tutta la storia è raccontata in questi interventi della stampa locale, dove non manca la rituale dichiarazione dell'amministratore locale che ha fiducia nella magistratura. Giustamente!

Un pezzo da Italia2TV del 5 gennaio 2013 a firma di Erminio Cioffi.

       Italia2Tv
Rinviato a giudizio il sindaco di Sala Consilina Gaetano Ferrari. 
Il primo cittadino dovrà rispondere del reato di occupazione di demanio 
pubblico ferroviario. Oltre al sindaco sono stati rinviati a giudizio attraverso 
imputazione coatta per danneggiamento della linea ferroviaria il direttore 
dei lavori relativi alla costruzione di un viadotto dell’autostrada A3 
Salerno – Reggio Calabria Ruggero Giuseppe Castrignanò e il direttore 
dei lavori dell’ANAS Francesco Sabato.La prima udienza del processo 
penale si terrà presso il tribunale di Sala Consilina il prossimo 24 aprile. 
A darne notizia è stato il Codacons Vallo di Diano attraverso un comunicato 
stampa a firma del responsabile Roberto De Luca. Questi i fatti alla 
base della vicenda giudiziaria. Nel marzo del 2010 il Codacons denunciava 
alla stampa il danneggiamento della linea ferroviaria Sicignano – Lagonegro 
durante l’edificazione del viadotto dell’autostrada A3 SA-RC in località 
Quattro Querce a Sala Consilina. Il mese successivo l’associazione dei 
consumatori aveva presentato una denuncia alla Procura della Repubblica. 
“Da un significativo fascicolo fotografico sullo stato dei luoghi del Corpo 
Forestale dello Stato – scrive il Codacons nel comunicato stampa – e dal 
verbale di accertamento della Direzione compartimentale di Rete Ferroviaria 
Italiana (R.F.I.) del marzo 2010 si evinceva che una stretta strada 
comunale di campagna, parallela alla linea ferroviaria, al servizio di un 
complesso immobiliare privato di nuova costruzione in località S. Maria 
della Misericordia, aveva invaso il demanio pubblico ferroviario”. La Procura 
della Repubblica aveva fatto  richiesta di archiviazione, per i fatti denunciati, 
al Giudice delle Indagini Preliminari. Il GIP a seguito dell’opposizione 
del Codacons alla richiesta di archiviazione ha invece disposto l’imputazione 
coatta per i due direttori dei lavori e per Gaetano Ferrari che  “nella qualità 
di Sindaco di Sala Consilina, – si legge testualmente nel decreto di 
citazione – al fine di occupare il terreno appresso indicato e di trarne 
comunque profitto, dava disposizione – confermata con dichiarazione a 
sua firma datata 15.07.2010 – di procedere all’allargamento della strada 
comunale sita in località S. Maria della Misericordia di Sala Consilina 
mediante occupazione di un terreno di proprietà della società R.F.I., e 
destinato a luogo pubblico, per un’estensione di circa mq. 1000, senza 
l’adozione di alcun formale provvedimento nei confronti della predetta società, 
così determinando l’arbitraria invasione di predetto terreno”. Dal canto suo 
Gaetano Ferrari si è detto fiducioso nella giustizia e il 24 aprile si presenterà 
in aula per dimostrare la propria innocenza. Ferrari ha anche precisato 
che le spese legali qualora dovesse essere condannato le pagherà di 
tasca propria e non attingendo dalle casse comunali.

In questo articolo tratto da Il Mattino, anche Pasquale Sorrentino racconta la storia.

domenica, 6 gennaio 2013

Per il viadotto sindaco rinviato a giudizio



TG3 Fuori TG del 06/11/2014
Di recente anche la testata giornalistica TG3 (FuoriTG del 06-11-2014 dal min. 11:25 al min. 12:35) si è interessata della questione della rete ferroviaria che attraversa il Vallo di Diano. Ma è meglio che la cosa non venga divulgata troppo. Anche per non distogliere alcuni amministratori locali dal loro comodo idillio in questa terra che adesso è diventata come un Far West, dopo che il Tribunale è migrato in altra Regione.