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domenica 27 gennaio 2013

LA RIVOLUZIONE TRADITA


Rivoluzione, una nobile parola. Se si affianca ad essa l’aggettivo “civile”, il risultato è senz'altro efficace. Di una rivoluzione l’Italia ha sempre avuto bisogno, da quando i Trecento di Pisacane (o forse ancora prima?), in quel lontano luglio del 1857, sbarcarono sulle coste cilentane. La spigolatrice canta ancora, per queste anime impavide, l’ode del Mercantini. Ancora s’odono dei sordi lamenti di morte tra le austere mura dell’ossario che ospita, a Padula, i resti dei coraggiosi precursori dell’impresa dei Mille. La Storia, per una volta, è passata da queste parti. Per una volta l’ardire di trecento giovani ha infiammato le speranze di quei pochi rivoluzionari che hanno sempre mal sopportato la cecità e l’arretratezza dei potentati locali. Una storia finita nel sangue: quelle giovani membra non meritavano tutti i supplizi a cui sono state sottoposte in quegli ultimi (per noi davvero tali) giorni di rivoluzione. A volte, però, si fanno stime che non tengono in conto sottomissione, codardia, slealtà, false credenze, malafede, arrivismo e ignoranza. Questo miscuglio infernale ha falcidiato la vita dei Trecento e ancora oggi miete innumerevoli vittime.

Rivoluzione, la parola che vorremmo sentire sulla bocca di quei giovani costretti a prendere armi e bagagli, dopo una sofferta laurea, per andare via da questa vallata. Lontano. Alcuni per non tornare più in questa terra matrigna, altri per sostarvi solo nei giorni più afosi dell’anno. Il fresco delle antiche contrade è infatti ancora quasi lo stesso di quello di tanti anni fa.

Rivoluzione, la parola che vorremmo gli studenti cominciassero a pronunciare nelle aule delle scuole, mentre la vita culturale della nostra Nazione si impoverisce e i magnati della finanza si arricchiscono. Vorremmo che, per una volta, tra tante insulse gite, ve ne fosse una che portasse loro, tutti loro, a rendere omaggio alle ossa di quei Trecento che riposano a Padula. Perché possa fluire, da quei resti, ancora la voglia di rivolta contro le tante (troppe) ingiustizie che i maiali e i cani Orwelliani stanno perpetrando a loro danno.

Rivoluzione, è la parola che vorremmo ascoltare dalle labbra dei nostri vecchi malati che non trovano più conforto tra le mura degli ospedali. Dopo una vita di affanni e di sacrifici anche loro, come i giovani, vanno via. Per difficili cure, alcuni per non tornare più. La cattiva politica, quella che ha saputo accentrare tutto nella Valle della Lupa (la sanità, l’acqua, l’ambiente), quella del tutto a me e nulla a voi, quella dei figli e nipoti, dei clientes e degli amici, quella che svende le risorse locali per un piatto di lenticchie, questa politica ha saputo fare anche di più: negare cure amorevoli ai nostri padri e alle nostre madri.

Rivoluzione, la parola che vorremmo pronunciare in coro con le classi più disagiate, oggi alla mercé dei capricci della politica degli interessi forti (e stupidi). I contadini, oggi imprenditori agricoli, ai quali Pisacane rivolgeva la propria attenzione, avranno mai modo di vedere le loro case abitate dalla gioia e dalla speranza in un futuro di prosperità e di benessere? E gli artigiani, che vedono le loro botteghe sempre più vuote? E i commercianti, alle cui attività l’abbandono progressivo dei centri storici ha nociuto?

Materiale di risulta nel 
boschetto devastato
E chi può pronunciare la parola rivoluzione in questa vallata? Chi potrebbe e dovrebbe farlo in pubblico, nei prossimi giorni? Non certo chi ha tradito questa importante parola. Non certo chi deve prima spiegare alla popolazione del Vallo di Diano i propri legami con una Banca di Credito Cooperativo locale. Non certo chi deve prima chiarire agli abitanti dell’intera Nazione perché il proprio nome non risulta completamente slegato da quello di una società cooperativa denominata Betulla. Il rappresentante legale di questa società – già senatore della Repubblica Italiana -  oggi è sotto inchiesta per occupazione di suolo pubblico ricadente in una zona industriale urbanizzata (si fa per dire) da una ditta di Casal di Principe. La stessa  area chiamata “boschetto paleo palustre” appetita dalla società cooperativa Betulla, alla quale si trovano legati pezzi delle istituzioni locali: politici, amministratori e un giudice di pace. La stessa area denominata di pregio ambientale nella Carta di destinazione d’uso del territorio, redatta dalla Comunità Montana (D.C.M. 13-02-2003) ai sensi della L. R. n. 17/1998. La stessa area adibita a zona P.I.P. del Comune di Sassano, in cui – come risulta dalle indagini svolte dal Corpo Forestale dello Stato - “sono stati distrutti circa 2000 mq. di bosco”.

E allora ci si chiede chi potrebbe urlare: “Rivoluzione!”. Forse chi ha rifiutato una candidatura di servizio, che altri avrebbero di buon grado accettato per non tradire quella sacra parola, legata – in questo territorio - a Carlo Pisacane e ai suoi Trecento? Ancora una volta, dopo molti decenni, questa parola è stata tradita, come si legge dalle desolanti frasi che si riportano sotto (http://www.ondanews.it/buonabitacolo-vito-trotta-candidato-con-ingroia-a-sua-insaputa_3075835.html).


Buonabitacolo : Vito Trotta candidato con Ingroia...a sua insaputa

Vito Trotta, consigliere comunale di Buonabitacolo, ha appreso dai giornali della sua candidatura alla Camera dei Deputati con la lista “Rivoluzione civile” capeggiata da Ingroia. L’equivoco era nato dalla disponibilità offerta al partito da parte di Vito Trotta a candidarsi al Senato, in una posizione utile.

Poi è successo che gli organizzatori non hanno preso in considerazione la candidatura al Senato e, arbitrariamente, lo hanno inserito al 19° posto nella lista alla Camera Campania2. 
Le proteste da parte di Trotta non si sono fatte attendere e pertanto sarà ora la Corte di Appello di Benevento, competente per territorio, a procedere alla esclusione di coloro che si sono trovati involontariamente candidati, senza accettare la candidatura.
Oltre a Vito Trotta, infatti, nella lista alla Camera, ci sono altri casi analoghi. 
“La mia protesta sta nel fatto che all’interno del Movimento non vi è, evidentemente, un progetto chiaro per quanto attiene il futuro – ci dice Vito Trotta - Per le candidature pensavo che si facesse un gioco di squadra e che, invece, non fossero piovute dall’alto. Se le scelte non fossero state imposte dall’alto avrei anche accettato, ovviamente, una candidatura di servizio. Non è certamente così, comunque - conclude Trotta - che si dà visibilità ai territori e solo Dio sa come il Vallo di Diano avrebbe, in questo momento storico, bisogno di una rappresentanza in Parlamento.”

- ondanews - 

Di quale equivoco si tratta non è dato saperlo, visto che il nome non compare (o non compare più?) nelle liste dei candidati alla Camera di Rivoluzione Civile (http://www.rivoluzionecivile.it/candidati-alla-camera-per-rivoluzione-civile/). Un giallo tutto nostrano. Intanto, l’effetto è stato quello di impedire, ancora una volta, di porre le basi per la costruzione di una vera “rivoluzione civile” nel nostro Vallo di Diano.

venerdì 11 gennaio 2013

Legge di iniziativa popolare sull'energia solare


                                                       

Costituente per la Civiltà del Sole in Campania
già ”COMITATO PROMOTORE DELLA LEGGE D’INIZIATIVA POPOLARE SU CULTURA E DIFFUSIONE DELL’ENERGIA SOLARE IN CAMPANIA”


Comunicato del 10 gennaio 2013

Un evento epocale: il  Consiglio Regionale della Campania  approva la legge di iniziativa popolare sul Solare.

L’ approvazione, all’unanimità,  della legge di iniziativa popolare sulla Cultura e Diffusione della Energia Solare in Campania costituisce sicuramente uno degli  atti più significativi  della Storia della Regione Campania, dalla sua istituzione ad oggi per moltissime ragioni.

Il testo della legge è stato costruito   in maniera massimamente  partecipativo sul piano delle idealità e delle competenze, dal Mondo dell’Associazionismo – dall’Arci alla Federconsumatori, dalla Legambiente ai VAS ed al WWF - delle Università e della Ricerca della Campania, della Produzione e del Lavoro – Imprese e Sindacato - e da tante singole Personalità e Cittadini.

Amplissimo è stato il consenso espresso  non solo dal numero di firme raccolte in tutte e cinque le province ed in 50 Comuni della Campania che hanno superato le ventimila,  di cui 13575 regolarmente depositate, ma soprattutto dal grandissimo interesse e dalla intensa partecipazione, tuttora in ulteriore fortissima crescita ed espansione a livello non solo regionale ma su tutto il territorio nazionale.

Possiamo, senza alcuna enfasi,  affermare che in Italia mai vi è stata una legge  regionale di iniziativa popolare che abbia avuto tanto consenso e questo è un motivo di grande orgoglio non solo per i suoi promotori, ma per la intera regione in ogni sua articolazione, politica, culturale e sociale.

Il motivo di tale  eccezionale risultato sta nella consapevolezza che i contenuti della  legge -  dai principi generali   e  dagli obbiettivi (artt 1, 2, 3) alle modalità di riconversione,  di intervento,  di incentivazione e di nuova mobilità ( artt  4, 5, 6, 7, 8, 9),  dai  PESC  - Piani Energetici Solari Comunali - e dalle RES - Reti Elettriche Solari (Artt 11, 12) al ruolo della Ricerca, della promozione della Cultura del Solare e della Biodiversità,  alla creazione della Biennale del Sole e della Biodiversità del Mediterraneo ( att 11, 12, 10, 14 e 13) - quando progressivamente attuati,  pongono  la Campania quale riferimento nazionale ed internazionale nel campo dell'energia solare nelle sue diverse espressioni, tutelando l'ambiente, contribuendo alla salvaguardia del Clima ed attivando fortemente economia, produzioni, ricerca, lavoro, cultura, relazioni e scambi scientifici, tecnologici e commerciali.

 Napoli e la Campania hanno difatti  tutte le potenzialità scientifiche, culturali, produttive, ambientali per divenire il cuore pulsante dello sviluppo tecnologico e della diffusione dell’energia solare e di un nuovo modello energetico ed un fondamentale riferimento per un nuovo Lavoro.
 La legge, ha  assunto perciò le Università,  i Centri di Ricerca, la riconversione di industrie e la formazione professionale come punti centrali dell’impegno della Regione per il Solare e attiva una funzione centrale della Campania nel rapporto con altre Regioni e Paesi ed in particolare con quelli del Mediterraneo, con la già citata  istituzione della Conferenza Permanente della  Biennale del Sole del Mediterraneo.

Il Comitato Promotore, a nome di tutti i ventimila firmatari e del grandissimo mondo che ha sostenuto la legge, esprime perciò  il massimo apprezzamento all’intero Consiglio Regionale  Regionale ed alla Giunta, a partire dai consiglieri intervenuti  Luca Colasanto, relatore in aula, Antonio Marciano, gruppo PD, Laura Saia, Gruppo Misto,  certo che  attiverà da subito, a partire dal prossimo bilancio,  un eccezionale impegno per l’attuazione della legge.   

Per il Comitato Promotore

umberto amato; salvatore borrelli; anna maria cicellyn comneno; antonio d’acunto;desiree d’accico, roberto de luca; salvatore de martino; michele di gerio; francesco diliberto; annamaria esposito; ermete ferraro; nicola lamonica; antonio locoteta; bruno miccio; francesco miccio;aldo pappalepore;   pina prezioso; ciro scafa;  paola silvi; rosario stornaiuolo; valeria vaiano 

sabato 29 dicembre 2012

MAIALI E CANI NELLA PROSA DI ORWELL


« Intanto la vita era dura. L’inverno era rigido quanto lo era stato quello precedente, e i viveri erano anche più scarsi. Ancora una volta vennero ridotte tutte le razioni, eccetto quelle dei maiali e dei cani. Una eguaglianza delle razioni troppo rigida, spiegava Clarinetto, sarebbe stata contraria ai principi dell’Animalismo. In ogni caso egli non aveva difficoltà a dimostrare agli altri animali che, nonostante l’apparenza, in realtà essi non soffrivano di scarsità di cibo. Per il momento, certo, s’era trovato necessario venire a un nuovo razionamento (Clarinetto parlava sempre di “razionamento”, mai di “riduzione”), ma in confronto ai tempi di Jones si stava enormemente meglio. Leggendo le cifre con voce rapida e acuta, dimostrava loro minutamente che avevano più avena, più fieno, più rape che non ai tempi di Jones, che lavoravano un minor numero di ore, che bevevano acqua di miglior qualità, che vivevano più a lungo, che c’era un’assai minore mortalità infantile, che avevano più paglia per il loro letto e soffrivano meno per le pulci. Gli animali credevano ad ogni parola. » (G. Orwell, La fattoria degli animali, 1945).

Se volessimo trasporre il brano di Orwell, per riferirlo ai giorni nostri, non avremmo alcuna difficoltà nell'individuare i cani e i maiali di cui si parla, in modo figurato, nel famoso romanzo scritto nel lontano 1945. Ecco cosa vuole dire un classico: qualcosa che viene scritto in una particolare epoca ma che, col tempo, non perde la sua universale validità nella forma e nel contenuto. Efficace e, al tempo stesso, sconcertante la frase finale del passo di sopra. Clarinetto (anch'egli un maiale) che parla agli animali di come i tempi presenti, nonostante i sacrifici imposti, siano migliori di quelli in cui vi era Jones, il fattore: gli animali gli credono. Quanti Clarinetto conoscete in giro per la nostra Penisola pronti a negare l’evidenza e a raccontarci della necessità dei sacrifici che tutti noi, tranne - ovviamente - i maiali e i cani, dobbiamo fare?


La negatività fa male, dicono. Bisogna pensare positivo, anche quando questa maledetta crisi morde le carni di una società allo stremo. Avevamo cominciato a parlare per tempo, quindici anni fa circa: avevamo previsto che una classe dirigente inadeguata, propensa all’inciucio e alla cura dell’orticello proprio, di quello degli amici e degli amici degli amici, dei "clientes" e degli accoliti di turno, avrebbe portato la nostra vallata (e il Paese) allo sfascio. Ci dispiace dire che avevamo predetto quello che poi si è avverato. E ci dispiace prendere atto che, nella loro protervia e nella loro crassa  ignoranza, questi personaggi, cani e maiali insieme, hanno lasciato alla deriva milioni di persone, operai, dipendenti pubblici e non, piccoli e medi imprenditori, agricoltori, commercianti e artigiani. Adesso questi maiali e questi cani hanno abbandonato il territorio per rinchiudersi nei loro ambiti palazzi: a noi parlano attraverso i Clarinetto dei mass media, oppure seduti su comode sedie davanti a una telecamera. Mai in una piazza: non frequentano più galline, pecore, conigli, asini, mucche e cavalli, forse per paura di una rivolta. Ma noi, come gli animali di Orwell, crediamo a quello che ci dicono. E ci dicono che bisogna ancora portare la soma, più pesante di quella dello scorso anno, e che la nostra razione - già oggi scarsa - sarà ancora meno ricca il prossimo anno. 


Non parlano di “tagli”, ma di “razionalizzazione”. I loro attacchi alla dignità del lavoro non li definiscono “sottrazione di diritti”, ma “rilancio della competitività”. Non parlano di “recessione”, ma di “mancata crescita”. Sono maiali e cani, nella piena accezione Orwelliana dei due termini, e per giunta falsari linguistici. Sta a noi riconoscerli, alcuni vicini, altri lontani, alcuni ancora grondanti di bava per i lauti recenti pasti. Mandarli definitivamente a casa, nell'interesse di tutti, perché la politica possa tornare a essere onesto servizio, è dovere di ogni cittadino.



« Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri. »  (G. Orwell, La fattoria degli animali, 1945).

lunedì 24 dicembre 2012

NONOSTANTE TUTTO... E' NATALE


In questi anni di crisi profonda le aziende sono alle prese con bilanci deficitari, le famiglie hanno difficoltà a far quadrare i conti, il lavoro scarseggia, i giovani stanno perdendo fiducia nel futuro. L'Italia è letteralmente in ginocchio per via di una parentesi economica recessiva di inaudita asprezza: la nostra vallata non fa eccezione alla genuflessione peninsulare.

In questi anni di crisi profonda, però, c'è sempre chi sa approfittarne per incassare qualche soldino in più: gli aumenti del costo dei beni di largo consumo sono sotto gli occhi di tutti; l'aumento dei prezzi dei carburanti fossili ha spinto alcune famiglie a limitare il riscaldamento degli ambienti e gli spostamenti con l'auto; l'aumento delle tariffe dei servizi sta giocando un ruolo importante nel deprimere la capacità di spesa dei singoli.

Tuttavia, come ogni anno, viene Natale e poi il Capodanno e l'Epifania. Le festività natalizie sono una buona occasione per stilare bilanci e per rammentarci, con nuovi e più arditi propositi per l'anno nuovo, delle finalità della nostra esistenza . In queste particolari feste, tuttavia, il pensiero va a quelle famiglie che hanno difficoltà economiche, a tutti i nostri giovani in cerca di un lavoro (non di uno purchessia!), alle aziende in crisi, agli operai e dipendenti delle stesse, a coloro i quali hanno perso la speranza in un futuro migliore, ai perseguitati dalle mafie (anche quelle legalizzate), ai bambini che chiedono un pasto, alle loro mamme disperate, ai padri che lavorano per pochi denari, alle persone recluse nelle carceri italiane e a tutti coloro i quali sono i primi nel "discorso della montagna".

E se vivere significa ancora qualcosa, si deve anche vivere per impegnarsi a fare in modo che si possano "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". Perché "ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività e una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società".

Sono questi i propositi per il futuro. Questi gli auguri, affinché questa società possa di nuovo ritrovare uno spirito collettivo che porti a nuovi traguardi tecnico-scientifici e sociali; affinché la stessa società possa essere più giusta, più rispettosa delle regole e dei diritti dei singoli, più attenta all'ambiente, alla cultura e all'anelito di pace che promana dalle popolazioni, più libera dal pregiudizio e dall'odio per il diverso. Auguri sinceri a tutti, eccezion fatta per i farabutti che popolano le stanze del potere senza muovere un dito perché l'articolo 3 della Costituzione Italiana possa realizzarsi.    

sabato 15 dicembre 2012

UNA TRAPPOLA PER LA LUCE DEL SOLE


Questo “post” è dedicato a coloro i quali vogliano cimentarsi nella ricerca di nuove idee per l’utilizzo dell’energia solare. Nel 2006 la rivista European Journal of Physics pubblicò un’idea promettente. La propongo ai lettori del blog, essendo in parte padre dell’idea stessa. Formulo, infine, una proposta: una caldaia a energia solare.

Fig. 1   La cattura dei raggi solari attraverso un collettore, 
composto da due specchiM1 e M2, e un corpo perfettamente
assorbente B. In questa rappresentazione schematica i raggi
di luce sono le line traggiate gialle. F1 e V1 sono, rispettivamente, 
il fuoco e il vertice dello specchio parabolico M1

Il concetto di trappola di energia solare [1], ovvero di un sistema costituito da un collettore di luce solare e da un corpo perfettamente assorbente, può essere adoperato per ideare – come vedremo i seguito - un generatore di vapore. Innanzitutto, vediamo cosa si intende per “trappola di raggi solari”. Uno schema di questa “trappola” è dato in figura 1. La luce che promana dal Sole viene intercettata da uno specchio primario orientabile M1 a forma parabolica. Per le note proprietà della parabola, la luce “dall’infinito” viene concentrata nel fuoco F1. In prossimità di F1 viene posto uno specchio M2 a profilo ellittico (ad esempio). L’ellisse, a differenza della parabola, che ha un unico fuoco, possiede due fuochi distinti. Costruiamo M2 in modo tale che i suoi due fuochi corrispondano esattamente con F1 e V1. Lo specchio a profilo ellissoidale è denominato “Zozzaroide”, in onore del prof. Zozzaro Paolantonio che ne ha ipotizzato l’uso specifico. Operiamo quindi un piccolo foro nello specchio parabolico M1 in prossimità del suo vertice V1. In questo modo, tutta la luce intercettata dallo specchio primario potrà essere intrappolata in un corpo perfettamente assorbente B. Come costruire questo corpo B? Un’idea è espressa in figura 2: la didascalia ne specifica le caratteristiche. A questo punto siamo pronti per costruire la caldaia solare rappresentata in figura 3.


Fig. 2   Il corpo “perfettamente” assorbente B viene rappresentato come una cavità con pareti assorbenti. La luce del sole, riflettendosi nella cavità, cede la propria energia alla parete e, quest'ultima, all'acqua contenuta nella sfera di raggio R, che ha pareti isolanti e che ingloba la cavità. Dopo un certo numero di riflessioni, tutta l’energia radiante è trasferita all'acqua.

Nella “caldaia solare” in figura 3 il corpo assorbente è di forma cilindrica e la camicia esterna alla cavità, in cui avvengono le riflessioni della luce mostrate in figura 2, è parzialmente riempita di acqua. L’acqua non solo è riscaldata, ma è portata a ebollizione e il vapore surriscaldato è estratto come in figura 3. Naturalmente, la quantità di vapore generato all’istante di tempo t dipende in modo diretto dall’energia radiante che il sistema riceve, istantaneamente, dal sole. Sebbene questa caratteristica restringa il campo di applicazione dell’apparato, soprattutto per quanto concerne le applicazioni industriali tradizionali, è possibile individuare dei metodi di immagazzinamento dell’energia prodotta, preferibilmente anch’essi rispondenti alle caratteristiche di sostenibilità alle quali il concetto di caldaia solare si ispira, in modo da poter usufruire di questa stessa energia in maniera più controllata.

Fig. 3   Rappresentazione pittorica della “caldaia solare”. La scatola in basso a sinistra regola l’inseguimento solare dello specchio parabolico. Nella parte non rotante in basso è riprodotto l’ingresso e l’uscita di vapore.
La presente proposta di caldaia offre dei vantaggi nel campo della generazione diretta del vapore da fonte solare attualmente allo studio [2]. In questi sistemi, gli specchi parabolici, molto simili a quelli concepiti nel progetto Archimede di Carlo Rubbia, concentrano la luce del sole nel fuoco lineare, dove scorre un tubo in cui viene racchiusa acqua. Nelle centrali del progetto Archimede, al posto dell’acqua, si utilizza un liquido ad alta temperatura di ebollizione che possa trasferire calore, per convezione, ad una caldaia, nella quale viene prodotto vapore. Tra i vantaggi offerti dalla caldaia concettualmente ideata in questo lavoro, vi è quello che la temperatura del vapore surriscaldato non è limitata da effetti di dispersione del calore verso l’ambiente esterno, come avviene nei sistemi a concentrazione solare, sia che utilizzino un liquido convettivo sia che producano vapore in modo diretto. Inoltre, l’ingombro sul terreno di questi sistemi, che si potrebbero sviluppare anche in altezza, è minore rispetto ai tradizionali impianti a concentrazione, a parità di superficie efficace delle parabole esposte al sole.

Altre applicazioni del concetto di trappola di energia solare possono essere ideate, soprattutto nello sforzo di aiutare le popolazioni del Sud del Mondo, per le quali lo sfruttamento diretto della luce del sole potrebbe significare un inizio di un processo di sviluppo diverso da quello conosciuto dai paesi attualmente altamente industrializzati. Basti pensare alle possibili applicazioni nel campo della dissalazione dell’acqua marina, processo che potrebbe essere molto più efficace ed efficiente, se effettuato all’interno di una trappola solare. Proprio per uno strano destino di queste popolazioni, che sono molto ricche di energia solare, ma povere, in genere, di acqua, le applicazioni di questi sistemi potrebbero in parte alleviare le sofferenze prodotte da siccità cicliche o da quelle indotte dai mutamenti climatici in atto. Non sarebbe nemmeno troppo lontano dalla realtà ipotizzare, nel prossimo futuro, un processo di sviluppo industriale di queste aree completamente basato sulle energie rinnovabili, tra le quali l’energia solare.

[1] R. De Luca, F. Romeo, P. Zozzaro, Capturing sunlight, Eur. J. Phys. 27 (2006) 347-352.
[2] E. Zarza, L. Valenzuela, J. León, D. Weyers, M. Eickhoff, M. Eck , K. Hennecke, J. Solar Energy Eng. 124, 126 (2002).

domenica 2 dicembre 2012

PARCE SEPULTO: pietà per i nostri defunti

Ripropongo uno scritto, provocato dallo sdegno provato nel venire a conoscenza dei fatti narrati. Il clero ancora tace, la minoranza fa finta di nulla, la maggioranza intanto continua ad operare con i metodi descritti. 

Oggi apprendo che gli eredi di un anziano, che aveva acquistato un loculo per la propria sepoltura, si sono visti chiedere la "regolarizzazione dell'acquisto" nello stesso giorno del decesso del loro caro. Non ho altre parole di conforto... se non quelle scritte due anni fa.
    
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PARCE SEPULTO 

Come la famosa locuzione di Virgilio (Eneide, III, 41) sia diventata, oggi, lettera morta. Una delibera costringe i parenti dei defunti a nuovi esborsi di denaro per la sepoltura dei loro cari. Seppure l’atto amministrativo dovesse risultare tecnicamente ineccepibile, dal punto di vista umano e politico possiamo già da ora considerarlo un esecrabile obbrobrio.

Roberto De Luca - 4 Dicembre 2010 

Immagine dal sito http://keynes.scuole.
bo.it/studenti/delsorbom/indexvgilio.html
Accade che certa stampa e alcuni benpensanti restino indifferenti nei confronti di un avvenimento davvero singolare. Un’amministrazione, non avendo visto né sentito nulla per anni, immemore delle parole di Virgilio e della buona tradizione cristiana, scruta nelle cappelle cimiteriali per cercare, forse, un po’ di sollievo alla sofferenza delle casse comunali, gravate di tutte quelle spese di cui difficilmente ci si può sbarazzare. Le elezioni, infatti, implacabilmente arrivano ogni cinque anni. E allora, il “parce sepulto” virgiliano non ha più nulla da dire; diventa lettera morta. E quella stampa che ignora i gridi di allarme di chi stigmatizza questi comportamenti si rende complice di queste lugubri e offensive manovre di palazzo (se così possiamo definirle!). Ma l’ignoranza dei fatti si può sconfiggere con gridi sempre più alti e con accessi agli atti (già effettuati) e ricorsi amministrativi (da considerare). Un altro genere d’ignoranza è difficile da contrastare. E se persino gli uomini di cultura (o presunti tali) s’impegnano nel sostenere, a volte per mera convenienza spicciola, una classe dirigente incartapecorita, il compito diventa ancora più arduo. Questi stessi personaggi fanno finta di non sentire le cose che Saviano va ripetendo sulle elezioni amministrative. Infatti, non ci meravigliamo più nemmeno se spuntano iniziative di finta solidarietà nei confronti delle famiglie indigenti proprio in concomitanza con le competizioni elettorali: oggi si è giunti, percorrendo una strada a ritroso, alla Lauriana distribuzione della pasta. E non ci indigniamo se vicino le cabine nei seggi sostano i “candidati”, solo perché essi sono anche “rappresentanti di lista” designati in una concomitante tornata elettorale. Non ci colpiscono mega-cartelloni Hollywoodiani abusivi (ma invisibili alle forze di polizia urbana) e i manifesti (anch’essi abusivi) ancora affissi sui muri (chissà quanto abusivi). A quando vedremo le pistole mostrate a scopo intimidatorio? 

Tutti gli uomini sono mortali; non è questa una tautologia? E quella pietà per i morti, a volte, non è forse la stessa che ognuno di noi prova per l’intero genere umano, destinato all’inesorabile caducità dell’esistenza del singolo? E se Foscolo si domandava se fosse più accettabile il sonno all’ombra dei cipressi, qualora venisse consolato dal pianto dei nostri cari ancora in vita, da cosa sono confortati quei defunti ai cui cari arriva una richiesta di soldi per “regolarizzare” il diritto dei morti a riposare in pace? Che cosa è accaduto, allora? Noi lo diciamo con certezza (abbiamo i documenti!). Una persona cede il diritto alla sepoltura dietro corresponsione di danaro (e qui sospendiamo, solo per lo sconforto che proviamo, qualsiasi tipo di giudizio) a cittadini che hanno subito la perdita di un caro. A questa stessa persona viene revocata la concessione di una cappella cimiteriale di famiglia. A questo punto, l’amministrazione comunale che fa? Vede chi è sepolto nella cappella (una sorta di censimento delle persone defunte) e chiede ai parenti dei defunti di “regolarizzare” la concessione. Alla persona che ha ceduto il diritto alla sepoltura non chiede nulla? Forse nemmeno un euro, si sospetta. Aspettiamo adesso di leggere gli atti.
Virgilio: immagine dal sito http://keynes.scuole.
bo.it/studenti/delsorbom/indexvgilio.html

Il silenzio della minoranza “mista” è indicativo. Quello della maggioranza “mista” è indecente. Quello del clero è incomprensibile. Ma si sa. Se a denunciare le cose è una persona che nel 2005 ha avuto l’ardire (documentandosi) di parlare su una rete televisiva privata, nel fastidio generale, di camorra e cattiva gestione dei rifiuti (e poi non ha messo più piede in uno studio TV), allora potete ben capire quanto valga questa ulteriore documentata denuncia. Se, per assurdo, fosse stato un qualsiasi altro paladino dei diritti dei forti a parlare, fosse anche dell’orario di chiusura di un luogo pubblico, allora si sarebbero aperte le porte dell’informazione: inviti in TV locali; convegni di allegre, ma inquietanti, conventicole paramassoniche; pagine e pagine di quotidiani locali “amici”; e così via. Tuttavia, i nostri gridi non si leveranno solo su quella parte della stampa che correttamente interpreta il proprio ruolo sociale, indipendentemente dall’orientamento politico. Continueremo a gridare (se necessario) per onorare la tradizione cristiana della sepoltura, per rispettare un senso laico della morte (il “parce sepulto”) e per tutelare gli interessi di chi si vede recapitare a casa una missiva di richiesta di danaro per molti versi offensiva. 

Lasceremo che i paladini dei diritti del mondo alla rovescia pontifichino sull’immondizia (lo fanno bene!) e distribuiscano ricchi premi ai loro sodali. A noi non fanno paura il silenzio e l’indifferenza dei media attenti ai minimi sospiri del potere: ormai si magnificano solo le gesta degli amministratori che costruiscono zone industriali in siti di pregio ambientale o che si accorgono casualmente dell’esistenza di una delle migliaia di microdiscariche sul territorio. Che notizie, ragazzi!  Ma si tace, spudoratamente, sugli abusi edilizi in pieno Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Nonostante questi omertosi silenzi, anche di fronte a fatti socialmente gravi, continueremo a difendere la dignità delle persone, il senso della decenza e i diritti dei più deboli. E non solo con le parole.

venerdì 16 novembre 2012

IL TERRITORIO E I SUOI RAPPRESENTANTI


La politica sta abbandonando l’agorà per rinchiudersi nei palazzi: lo sconcerto di un militante


Le cronache dei quotidiani nazionali hanno messo in evidenza gravi situazioni, che investono tutti i partiti, dalla destra alla sinistra, su tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud. E per cercare di comprendere su quali basi una compagine politica dovrebbe agire a livello locale, riportiamo alcuni passi di una lunga lettera, scritta nel 2009 dai membri di un circolo territoriale locale, indirizzata ai vertici di una formazione politica nazionale.

Nella presente missiva vorremmo illustrare a Lei un po’ più in dettaglio la situazione politica nella nostra Regione. La Campania, come Ella ben sa, è afflitta da una metastasi (forse incurabile) chiamata camorra. Le infiltrazioni a livello istituzionale e politico di questa organizzazione malavitosa, insieme ad un’assenza di una vera strategia di sviluppo socio-economico da parte della classe dirigente locale, hanno prodotto i disastri che adesso abbiamo sotto gli occhi: pensi che circa il 25% della popolazione campana è oggi sotto la soglia della povertà. A questo si aggiunga il martirio di un territorio devastato dai rifiuti, dove l’unica regola è quella imposta dalla camorra: una società della conoscenza, che altrove è forse possibile individuare, lascia il posto, nelle nostre terre, ad una società della delinquenza. Ed i metodi camorristici permeano la vita sociale e si incuneano nella vita politica locale.

Comprendiamo bene i meccanismi di intercettazione dei consensi a livello locale; eppure, nonostante l’incitamento dei cittadini che vorrebbero la nostra presenza diffusa sul territorio, notiamo la fredda assenza dell’organizzazione di partito a livello provinciale e sub-provinciale. Non sappiamo come interpretare questo fatto; eppure, ci sembra che, per dare corpo alla partecipazione attiva di tutti alla vita politica, non si possano percorrere le strade della democrazia catodica. Bisogna riguadagnare lo spazio dell’agorà: solo così il nostro partito avrà un’opportunità di successo. Il contatto con i cittadini, il continuo trasferimento di notizie e dati, la presenza attiva e fattiva sul territorio sono compiti che non si possono affidare ad eletti cooptati dalle liste che hanno avversato il nostro partito nelle recenti campagne elettorali. Questi oneri (e questi onori) spettano ad una classe dirigente locale onesta e capace. Per realizzare tutto ciò si ha anche bisogno di risorse economiche, in quanto lo sforzo personale degli iscritti non può sopperire a tutte le esigenze organizzative (affitto di una piccola sede, spese di gestione, etc.). Vi è bisogno, allora, che almeno qualche “minima” somma di danaro di rimborsi elettorali possa fluire dalle arterie viscose del napoletano fino ai capillari del nostro asfittico territorio, stretto tra le maglie dell’usura e delle amministrazioni clientelari del posto.

Queste possono sembrare piccole cose, ma la fiducia delle persone, e dei giovani in particolare, in un’organizzazione partitica seria è fondamentale per porre le basi di una crescita organica di tutte le componenti, per poter un giorno cambiare la nostra società in meglio nel rispetto della legalità.  Infatti, se al magma sociale dell’illegalità associamo quello politico, dato dalle persone che trasmigrano, a seconda delle loro convenienze e di quelle dei loro accoliti, da un partito all'altro, portandosi dietro quel pacchetto di voti (acquisiti per lo più con metodi clientelari) che è appetito dalle piccole formazioni, la confusione voluta da chi ha metodi efficaci per la formazione del consenso di massa diviene perfetta.

La ricetta per l’azione politica locale era semplice:

i) sezioni aperte, operative e disponibili all'ascolto;
ii) capillare e costante attività di informazione del cittadino (porta a porta tradizionale);
iii) rappresentanza territoriale delle istanze che promanano dal comprensorio;
iv) utilizzazione delle nuove forme di comunicazione.

Sarebbe opportuno realizzare quanto espresso in sintesi dai membri del circolo territoriale locale, proprio in questo periodo in cui gli agguati scilipotiani si moltiplicano in tutti partiti, nessuno escluso; nulla di quanto scritto, tuttavia, si è realizzato nel Vallo di Diano.

E così, lo sconcerto odierno alla vista della delegazione che ha incontrato l'on. Di Pietro a Salerno, non può che essere un altro segnale di confusione che la politica sta ingenerando nei militanti. Chi scrive è stato a lungo un sostenitore dell'IdV ed è, ancora oggi, un iscritto al partito. Nel 2001 è stato candidato alla Camera dei Deputati nel collegio elettorale 22 di Vallo della Lucania, mentre l'avv. Borea era il candidato di Forza Italia al Senato. Nel 2009 è stato candidato a sindaco nelle elezioni amministrative di Sala Consilina, mentre l’avv. Paladino era il candidato di una lista opposta all'IdV. Entrambi i legali facevano parte di una non numerosa delegazione a colloquio con l’on. Di Pietro per tentare di salvare il tribunale di Sala Consilina: sarebbe stata opportuna, tuttavia, secondo il parere di chi scrive, una diversa composizione della delegazione per questa pur meritoria azione.

Questa confusione, per la quale le patate si mescolano con le pere, è tuttavia funzionale a chi, localmente, sta tentando in tutti i modi di rimanere abbarbicato ad un sistema di potere che, negli anni, ha ingenerato solo regressione socio-economica. Della necessità di rimanere nell'orbita del palazzo sono ben consapevoli le persone che gestiscono l’economia e la finanza, in genere. Accoppiare al potere economico-finanziario quello politico-amministrativo costituisce, infatti, la quadratura del cerchio “magico” (quello politico-affaristico). Di questo i nostri concittadini dovrebbero rendersi conto, perché la speranza di una rinascita del nostro territorio non sia abbandonata a favore delle prospere attività della variegata e trasversale casta del potere locale. Questa casta ha interesse a occupare ogni spazio politico, affinché tutto cambi, perché tutto resti – gattopardescamente - come prima. Le storie delle persone non devono contare più: devono contare solo i legami trasversali, gli interessi della casta, la gestione del potere di pochi a danno di molti. Per portare a termine il sacco della vallata, il furto delle ricchezze e della dignità, hanno bisogno di occupare gli spazi politici, in silenzio, subdolamente. A questo dobbiamo finalmente ribellarci. Tutti.