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venerdì 19 luglio 2013

Centrali Elettriche

Scritto dedicato a Filomena e a tutti coloro i quali credono in un futuro migliore.

Commento all'articolo "Vallo di Diano, nei progetti di Terna due Centrali  Elettriche e un elettrodotto ad altissima tensione" reperibile sul sito di UNOTV al seguente indirizzo


Vorrei innanzitutto complimentarmi con l'autore Antonio Sica per la chiarezza di esposizione dei fatti e per aver anticipato un "disegno globale" ben preciso.

E sebbene nessuno sia profeta in patria proprio perché, a volte, le persone che si incontrano per strada vengono valutate per quello che appaiono e non per quello che sono o che - magari anche in sordina - fanno, vorrei ciononostante esprimere un mio personale parere sulla questione.

Concedetemi, innanzitutto, una breve premessa. In questi anni ho maturato un po' di esperienza, anche grazie al valido contributo di altri colleghi, sul tema delle energie alternative. L'ultima pubblicazione sull'argomento risale allo scorso aprile(http://iopscience.iop.org/0143-0807/34/3/763) e un'altra è in corso di valutazione da parte dell'editore. In quest'ultima parliamo di un "consumatore intelligente" ("smart consumer") che, a seconda del livello energetico della propria "riserva" e della propria produzione, effettuata attraverso un generatore ibrido (che sfrutta più fonti rinnovabili nel contempo), decide di attivare i propri elettrodomestici. Giustamente, la descrizione del consumatore intelligente potrebbe essere connotata o come utopica, o come puramente accademica. Eppure, se un'intera comunità scientifica si sta orientando verso lo studio della dinamica della produzione e del consumo di energia elettrica non solo del singolo "consumatore intelligente", ma di una rete di "prosumers" (produttori e consumatori, insieme) collegati tra loro da una "smart grid" (rete intelligente, appunto), allora questo non sarà solo per caso.

Un esempio di sistema ibrido solare-eolico.
Fatta questa premessa, allora, devo dire che da una parte c'è la cruda realtà descritta dall'attento giornalista Antonio Sica, dall'altra una visione del futuro che va nella direzione opposta a quella delineata dalle multinazionali. Stiamo vivendo un'epoca di transizione, dove la prossima rivoluzione industriale (così come descritta da Jeremy Rifkin nei suoi recenti saggi) sarà completamente impostata su un modello di produzione basato non più sui carburanti fossili, ma sulle varie fonti rinnovabili, quali l'energia solare, nelle sue più svariate forme, l'energia idroelettrica, l'energia eolica, l'energia derivante dal moto ondoso o dalle maree, l'energia geotermica, l'energia prodotta attraverso la combustione di biomasse. Di queste fonti rinnovabili, la più diffusa è quella solare. E qui vorrei aprire una parentesi.

Abbiamo sul nostro territorio un cultore di questo tipo di energia che, da ormai qualche anno, va diffondendo l'idea della possibilità di "catturare" la luce del sole per vari usi. In altri posti questa persona, che si indentifica col prof. Paolantonio Zozzaro, sarebbe stata avvicinata da imprenditori e finanziatori per mettere a frutto almeno un paio delle idee che il prof. Zozzaro stesso va disseminando. Idee che non provengono da mera speculazione, ma che trovano fondamento su principi fisici e calcoli rigorosi. Ma questo non accade, e non è difficile immaginare il perché. Una delle ragioni è che siamo ancora troppo legati alle fonti di energia tradizionali e poco propensi a pensare a un futuro senza il petrolio, anche se diciamo di credere nella "green economy".

La trappola delle luce solare: un sistema ottico
a doppia riflessione e un corpo assorbente.
Avendo avuto modo di partecipare alla prima e alla seconda conferenza europea sull'energia (EEC), mi sono reso conto che - nel futuro - l'era dei carburanti fossili sarà vista come una breve parentesi nella storia dell'umanità. Dalla scoperta del primo giacimento di petrolio in Pennsylvania nel 1859 all'avvento della "terza rivoluzione industriale", tutta fondata sulle energie rinnovabili, saranno trascorsi, guardando in retrospettiva dal quarto millennio, poco più di duecento anni. Per esempio, l'era dell'energia prodotta dalla combustione della legna, al confronto, avrà avuto una durata molto più lunga. Sarebbe quindi del tutto inutile e dannoso insistere, oggi, sull'utilizzo di vecchi schemi legati a metodi di produzione che appartengono all'era del petrolio. Infatti, quando si parla di reti di trasmissione ad alta e ad altissima tensione, si parla del passato. Nel futuro vi sarà una rete "intelligente", che adotterà metodi di distribuzione dell'energia simili a quelli utilizzati oggi per smistare l'informazione sulla rete INTERNET. E non ci saranno più mega-centrali.

Quindi, non solo i consumatori dovranno essere intelligenti, ma anche la rete di distribuzione dovrà essere dotata di un software speciale che consentirà il trasferimento dell'energia dove richiesta. Il ruolo degli attuali gestori, che oggi producono l'energia nelle centrali, sarà quello di gestire la rete e di consentire, a ogni nuovo "prosumer", di entrare in contatto con altri "prosumer". Questo futuro non è molto lontano, come non sarà lontano il tempo in cui gli enti comunali adotteranno auto elettriche, che si muovono senza far rumore e senza inquinare, per la mobilità all'interno dei centri cittadini. Queste automobili potranno  essere alimentate da una rete di energia prodotta da fonte fotovoltaica, ad esempio. Ma la vecchia classe dirigente fa finta che questo futuro non debba mai venire, mentre esso è letteralmente alle porte. Questo futuro non conviene però alle multinazionali, che oggi trovano conveniente, per l'alto prezzo dei carburanti, trivellare il sottosuolo fino a 6 chilometri di profondità. Il primo pozzo petrolifero, per confronto, fu trovato a meno di venti metri di profondità.

Calcoli per il sistema di trappola della luce
solare a doppia riflessione.
Quando intervenni nella manifestazione di Montesano Scalo, nei pressi della stazione elettrica che sta, giustamente, ingenerando preoccupazione nella cittadinanza locale, dissi che avremmo dovuto adottare una strategia, come territorio, per poter continuare a dire no a questo modello di sviluppo fasullo, tutto fondato sui carburanti fossili. Dopo poche settimane, un gruppo di persone di buona volontà (tra cui il sottoscritto) si fece promotore di un'iniziativa volta allo sfruttamento sostenibile della biomassa nel Vallo di Diano. Un progetto già pronto, elaborato da due giovani ingegneri, poteva essere adottato dalla Comunità Montana o da un insieme di comuni virtuosi. Si trattava di creare un'azienda che potesse ricavare il "pellet" dalla biomassa naturalmente prodotta nella vallata e sui monti circostanti, invece di lasciarla bruciare nei caldi mesi estivi. L'impianto sarebbe stato del tutto autosufficiente, in quanto un cogeneratore, che avrebbe prodotto calore ed energia elettrica, avrebbe utilizzato la biomassa poco pregiata per far funzionare l'intera struttura produttiva. Naturalmente, la proposta è ancora ferma al suo punto di partenza, mentre continuiamo a importare "pellet" dai paesi esteri, ingenerando - in questo modo - una doppia diseconomia: la materia prima locale non viene più venduta, mentre viene importato un prodotto simile dall'estero.

E adesso vi racconto brevemente come un ente pubblico potrebbe diventare "consumatore intelligente", in un senso un po' diverso da quello illustrato sopra. Un ente pubblico affronta, purtroppo, una spesa energetica annua cospicua: illuminazione pubblica, riscaldamento degli uffici e degli istituti scolastici, gestione idrica (laddove non abbia già ceduto la stessa), etc. Con le tariffe energetiche e i prezzi dei carburanti fossili attuali, tale spesa sta diventando insostenibile. Ecco che, con un investimento "ad hoc", che in effetti si finanzierebbe con i risparmi realizzati negli anni, si potrebbero acquistare  sistemi di produzione energetica (usufruendo, se previsto, di incentivi). In questo modo l'ente locale non solo darebbe un buon esempio ai cittadini, ma incomincerebbe a dire il vero "NO" alle centrali e alle stazioni elettriche, alle trivellazioni, all'inquinamento dell'aria e delle acque. Per fare ciò c'è bisogno di un cambio di rotta, di un nuovo modo di intendere la vita pubblica, di un sistema virtuoso di buona politica che pensi al futuro delle future generazioni e non al presente degli amici e degli amici degli amici. Un nuovo sistema non fondato sull'omertà e sulla sfiducia, ma sullo slancio rivoluzionario di nuove idee che possano aprire nuovi squarci di speranza per tutti noi.


Inevitabilmente, qualcuno dirà che queste sono inutili chiacchiere di un "delinquente" (epiteto gentilmente attribuitomi da una persona - residente a Sala Consilina - che in passato ha raggiunto le massime cariche rappresentative della Repubblica Italiana). A queste persone risponderemo che ognuno utilizza gli strumenti suoi propri. Peccato che chi ha rappresentato il territorio ai massimi livelli non sia riuscito a far altro che svenderne le prerogative anno dopo anno. Toccherà, adesso, ad una nuova classe dirigente tirare questa vallata fuori dalla palude socio-economica in cui essa è stata relegata. 

sabato 13 luglio 2013

Aspetti politici fondamentali

Uno scritto, di sei anni fa circa, è stato dedicato ai quei fari di luce che illuminano il nostro difficile cammino in questa vallata. Nello stesso scritto si può cogliere, oggi, la sofferenza con la quale si aspettava il dipanarsi dell'attuale terribile crisi sociale ed economica. In questi momenti di dolore per molti, sarebbe bene rileggere le parole di Robert Kennedy su alcuni concetti che dovremmo fare nostri per poter continuare a sperare in un futuro migliore. Sulla base di questi aspetti politici fondamentali possiamo cominciare a ragionare, per trovare intese per un progresso che sia veramente tale. Infatti, su accordi sottobanco o su interessi incrociati non costruiremo mai un futuro degno di essere vissuto.

Rachel Carson al suo microscopio.

 Discorso di Robert Kennedy, 18 marzo 1968, Università del Kansas



"Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Una ristampa di un libello recentemente
ritrovato a Padula (vedi post)
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.

Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.

Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani."


venerdì 5 luglio 2013

Salachesarà

 
Dal giugno 2009, mese in cui l’attuale amministrazione  ha avuto la fiducia degli elettori salesi, sono passati quattro anni. In questo lasso di tempo la già poco felice situazione socio-economica di Sala Consilina, del Vallo di Diano e dell’intera nazione italiana è andata peggiorando. In quest’ultimo periodo, inoltre, la cessione della gestione della rete idrica di alcuni paesi della vallata ad una società per azioni di Vallo della Lucania e la soppressione della sede giudiziaria locale hanno fatto comprendere quanto fosse necessaria una strategia (mai nemmeno pensata) per il rilancio socio-economico del comprensorio.  Pertanto, ad un anno dalle prossime elezioni amministrative, c’è bisogno – secondo l’opinione di chi scrive - del coinvolgimento delle menti  più lucide, dei cuori più integri e delle braccia più forti per tentare di risollevare, con proposte nuove, le sorti della vallata.
Sala Consilina, essendo paese capofila, ha una responsabilità in più rispetto alle altre cittadine del comprensorio: essa deve tracciare la strada per uscire dal pantano della disoccupazione, dell’impoverimento sociale ed economico, della devastazione ambientale e del peggioramento delle condizioni sanitarie dovute ad un’urbanizzazione selvaggia della vallata, a un progressivo inquinamento dei corsi d’acqua e a un uso improprio del territorio. Il Vallo di Diano è stato addirittura utilizzato per lo smaltimento illecito di rifiuti, così come documentato dagli atti dell’inchiesta Chernobyl, condotta dal PM Donato Ceglie della Procura di Santa Maria Capua Vetere e conclusasi nel luglio 2007. Le responsabilità di tutto ciò ricadono su di una classe dirigente che – a voler essere buoni  - non è stata molto attenta nel governare determinate dinamiche pseudo-imprenditoriali.
 Da tutto ciò deriva la necessità dell’iniziativa, che sento come obbligo morale, essendo stato candidato sindaco nella scorsa tornata elettorale. Sono state invitate tutte le persone che, a vario titolo, stanno cercando, in modo più o meno palese, di organizzare dei gruppi per la formazione delle liste per le prossime elezioni amministrative. Su questi personaggi, che rivestono o hanno rivestito un ruolo pubblico, ricadrà la responsabilità della cernita di una classe dirigente futura che sappia affrontare, con abnegazione e senso di responsabilità, un futuro che si preannuncia pieno di difficoltà per tutti. Pertanto, sarà necessario abbandonare, qui e adesso, l’abusata tecnica delle ingegnerie numeriche e delle reti di interessi incrociati e riflettere, in modo aperto, sui problemi da affrontare e sulle possibili soluzioni da proporre. Qui e adesso, per disinnescare quei meccanismi perversi, messi in atto nelle scorse tornate elettorali, che rischiano di far precipitare la situazione attuale, già molto critica, in un continuo e inesorabile declino.
Queste le ragioni dell’evento. Questi i motivi di una partecipazione convinta alla manifestazione pubblica. Questo l’intento, affinché la piazza possa tornare ad essere il centro della vita sociale di una comunità di cittadini pienamente consapevoli delle presenti difficoltà, ma anche convinti della necessità di un impegno collettivo per conseguire importanti traguardi sociali nel prossimo futuro.

domenica 23 giugno 2013

Una speranza

Nel blog dedicato al Tribunale di Sala Consilina si è evidenziata la valenza, anche culturale, di un presidio di legalità sul territorio. Abbiamo avuto la conferma di ciò quando si è riaccesa la speranza che il prossimo 5 luglio, durante una Camera di Consiglio, si potrà fare un passo in avanti nella la ricerca della verità sulla questione dello smaltimento illecito di rifiuti nel Vallo di Diano, argomento trattato in altri post precedenti (La nostra Chernobyl e Atti pubblici).


 Di seguito si riporta la nostra opposizione alla richiesta di archiviazione.



mercoledì 5 giugno 2013

Adulti e “delinquenti”


Leggeri e leggiadri frequentavamo gli istituti del paese e discorrevamo per le strade di Sala Consilina e guardavamo con fiducia al futuro. Veloci come gazzelle, elastici come molle (tese) e studiosi. Eravamo giovani e incensurati; ora adulti e “delinquenti”.
 
Con il tempo la spensieratezza ha lasciato il posto all’impegno sociale. E con esso è arrivata la stagione delle lotte per le nostre terre, per il nostro futuro e quello dei nostri figli. E in questa stagione, prima ci hanno ignorato, poi ci hanno deriso, come se il nostro impegno fosse frutto di pura follia. E, mentre tutto intorno a noi si corrompeva, dall’acqua dei fiumi all’assetto urbano dei nostri paesi, abbiamo cercato di fermare la vera follia fatta di devastazione e morte, di saccheggio sfrenato della vallata, di miseria umana e veleni sociali. E proprio per questa nostra attività di volontario e disinteressato impegno, hanno cominciato a combatterci, usando ogni mezzo. Dalla velata calunnia alle mezze frasi che ci dipingono come don Chisciotte inconcludenti, fino all’esclusione dal campo. Si sono oscurate le piazze, chiusi i cancelli, occultati i nostri nomi ai bordi delle strade. E tutto ciò proprio mentre le loro effigie campeggiavano in ogni dove, illegalmente. Abbiamo accettato la sfida e stiamo ancora combattendo, anche nei tribunali, non solo in quelli in via di dismissione. E sembra quasi che la giustizia, presente a tratti sul suolo di questo altopiano, debba ora allontanarsi definitivamente e mestamente da queste terre: prenderà così il volo un altro pezzo di storia di questa martoriata valle, intossicata dalla colpevole inerzia, di cui qualcuno dovrà infine rendere conto, e dalla cattiva politica.

 Hanno mezzi e potere e quindi danaro da spendere anche per false accuse. Hanno entrature in ogni dove. Con la loro influente – ma incerta – loquela, riprodotta a iosa in tutte le reti locali, fanno credere che non esista malaffare nella vallata; raccontano menzogne per coprire ogni loro sporco affare, mentre la terra muore dei danni prodotti dalla non casuale incuria e dal voluto abbandono. Solo il cemento conta, e si fa sì che venga sparso in ogni dove, affinché si lucri e si deturpi.
Ci combattono anche con le parole senza senso, come quella strana definizione di “delinquenti”, come se vivessimo nel mondo alla rovescia, dove chi commette reati è una persona rispettabile e chi denuncia un turpe fatto un malfattore. E molti tacciono e solo pochi esprimono parole di solidarietà. I molti sono fatti della stessa pasta: pensano ai propri affari e, per il resto, che tutto vada in malora. Eppure, se dovessimo prestare fede alle parole del Mahatma Gandhi, alla fine vinceremo. La posta, per il momento, è ancora intatta e non si sa chi prenderà la prossima mano. Ma alla fine vinceremo con la forza delle idee e delle parole e con l’inafferrabile potenza della verità, nonostante gli errori che abbiamo potuto commettere e che – in buona fede e, si spera, in misura minore – ancora commetteremo. E saluteremo la vittoria con il grido rivoluzionario di sempre: “hlvs”.

venerdì 17 maggio 2013

Cartelle esattoriali "premature"


Dal comunicato stampa del giorno 15-05-2013 della sede CODACONS del Vallo di Diano

C'eravamo abituati alle “cartelle pazze”, ma non a quelle “premature”, che stanno invadendo le nostre case in questi giorni. Infatti, stanno arrivando a casa dei cittadini di più Comuni del Vallo di Diano cartelle esattoriali per le quali non era stato mai inviato alcun precedente avviso di pagamento. Ricordiamo agli amministratori del Comune di Sala Consilina (tanto per fare un esempio concreto) che la cartella esattoriale è un documento emesso da un Concessionario o Agente della riscossione, per la riscossione di un tributo (tassa, imposta, sanzione, contributo…) iscritto a ruolo a seguito di un inadempimento del debitore. 
Ma se non si manda un avviso di pagamento al cittadino, come si fa a certificarne l'inadempimento? Dal sito web di Equitalia, poi, leggiamo: “È importante ricordare che Equitalia restituisce integralmente agli enti creditori gli importi riscossi, compresi interessi e sanzioni previsti dalla legge. Equitalia trattiene invece il rimborso delle spese di notifica, pari a 5,88 euro, e l’aggio, ovvero la percentuale sulle somme effettivamente riscosse, fissato dalla legge al 9% a titolo di remunerazione onnicomprensiva per il servizio svolto. Per i pagamenti effettuati entro i 60 giorni dalla notifica della cartella, l’aggio è ripartito tra il contribuente (4,65%) e l’ente creditore (4,35%). Per i ruoli emessi a partire dal 1° gennaio 2013 l'aggio di riscossione è pari all'8% (decreto legge n. 95 del 2012)”.

Con questo modo di riscuotere i tributi il danno all'Ente Comunale potrebbe risultare enorme e i danni al cittadino potrebbero essere numerosi.


Innanzitutto è da dire che vi è l'obbligo, da parte dell'Ente Comunale, della comunicazione dell'avviso “bonario”, pena la nullità della cartella esattoriale emessa da Equitalia. Infatti, ogni atto notificato direttamente dall’agente della riscossione è considerato giuridicamente inesistente. A riprova di ciò, l’inesistenza della notifica per posta effettuata direttamente da Equitalia continua ad essere oggetto di sempre più favorevoli sentenze delle Commissioni Tributarie Provinciali e Regionali che, in accoglimento del ricorso introduttivo, hanno totalmente annullato la cartella di pagamento per la giuridica inesistenza della sua notificazione.

Per i danni al cittadino notiamo che:
1) la cartella esattoriale costa di più al cittadino rispetto al pagamento delle regolari bollette, per quanto visto sopra; 2) il numero di rate è in genere inferiore a quanto previsto dai regolamenti degli Enti Comunali; 3) il contribuente non ha modo di rivolgersi direttamente all'ufficio tributi dell'Ente, per eventualmente correggerne l'operato, prima che venga emessa una cartella esattoriale.


Dopo queste righe, che speriamo le emittenti locali possano pubblicizzare per dare informazioni utili ai cittadini su quello che – inspiegabilmente – sta succedendo, diciamo solo questo agli amministratori degli Enti Comunali: si annullino tutte le cartelle esattoriali notificate senza avviso di pagamento e si riprenda a osservare le regole nella delicata azione di riscossione dei tributi in questi anni difficili di crisi economica.

Roberto De Luca, responsabile sede CODACONS Vallo di Diano

giovedì 25 aprile 2013

IL TRASFERIMENTO DEL TRIBUNALE DI SALA CONSILINA A LAGONEGRO, IN UN'ALTRA REGIONE



Oltre un mese fa si scriveva il comunicato allegato sul rischio del trasferimento definitivo del Tribunale di Sala Consilina a Lagonegro, in provincia di Potenza. Oggi, grazie anche alla costante attenzione di alcuni legali valdianesi, siamo in possesso delle foto di uno stabile, adiacente al Tribunale di Lagonegro, che dovrebbe essere deputato all'accorpamento del nostro Tribunale. Si pubblicano le foto ricevute, su cortese concessione, lasciando ai lettori il compito di trarre le logiche conclusioni da quanto viene mostrato.   


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COMUNICATO 23-03-2013 

I CITTADINI VALDIANESI TEMONO LA PARALISI DELLE ATTIVITÀ DEL TRIBUNALE E IL TRASFERIMENTO DELLO STESSO IN ALTRA REGIONE


Da tempo i cittadini del Vallo di Diano convivono col timore dell’imminente trasferimento del Tribunale di Sala Consilina (SA) a Lagonegro, in provincia di Potenza. Nelle more di questo passaggio delle competenze giudiziarie locali ad altra Regione, alcuni magistrati in pianta organica a Sala Consilina sono già stati trasferiti ad altra sede. Se dovesse continuare questa emorragia di operatori della Giustizia, il Tribunale valdianese potrebbe rimanere paralizzato, con grave disagio dei cittadini, che si vedrebbero così negare il diritto alla legalità.



La nostra associazione si fa quindi portavoce, nei confronti degli amministratori locali, di tale disagio, affinché si esprima, ai più alti livelli istituzionali, il profondo dissenso rispetto a questa operazione di grave soppressione di diritti. Inoltre, auspicando una rapida soluzione al problema della formazione di un nuovo Governo, l’associazione stessa invita tutti gli operatori socio-politici ad adottare, con somma urgenza, un piano di intervento a difesa delle prerogative territoriali e dei diritti dei cittadini, già defraudati – da anni – dei servizi socio-sanitari e di trasporto. Il trasferimento del Tribunale, infatti, comporterebbe un irreversibile impoverimento dell’intero comprensorio, non solo dal punto di vista economico, ma anche sotto l’aspetto sociale e culturale. Il rischio di un arretramento, anche sul piano della legalità, porrebbe non pochi interrogativi, infine, ai giovani che volessero rimanere a lavoro in questo territorio, per un futuro più prospero per tutti.

Ecco che diventano necessarie una rinnovata unità di intenti e una nuova mobilitazione generale per poter scongiurare questa ennesima inaudita aggressione al territorio. Crediamo infatti che, attraverso la sensibilizzazione su questi temi di un nuovo esecutivo (frutto di un profondo rinnovamento socio-politico), si possa addivenire alla conclusione condivisa che la tutela dei diritti dei cittadini costituisce un prerequisito imprescindibile per ogni “buona società”.   
  

Il Responsabile della sede CODACONS
del Vallo di Diano
dott. Roberto De Luca