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martedì 8 novembre 2011

ASPETTANDO LA PIOGGIA

A volte capita di rileggere ciò che abbiamo scritto tempo prima, provando un senso di insoddisfazione per aver espresso dei concetti con parole non proprio efficaci. A volte capita anche di essere accusati di dire troppo e con troppa foga su molti temi. Eppure, quando si rilegge, si capisce che si è detto sempre troppo poco. Forse è stato fatto anche troppo poco. Ma si scrive e si fa quello che è possibile scrivere e fare.

Trattando uno di questi temi, tuttavia, ho potuto capire quanto sia importante parlare dei problemi, protestare, se necessario, e far valere i propri diritti. Un anno fa, a cominciare dai primi giorni di novembre, il fiume Tanagro esondava e cominciava, per molti eroi moderni della nostra vallata (i nostri agricoltori), un periodo di sofferenza. Ripropongo, in sequenza, i comunicati che concernono questi eventi, lasciando al lettore attento di giudicare i fatti.

A conclusione di quanto scritto nei comunicati bisogna dire quanto segue:

·   i lavori di somma urgenza sono iniziati alla fine dello scorso marzo e ultimati, per quanto è dato di sapere;
·  all’appello, contenuto nel nostro comunicato dello scorso luglio, il Consorzio di Bonifica ha risposto con la pulizia (ancora parziale) del canale parallelo e della “vasca” a Ponte Cappuccini in Silla di Sassano.
·   Si sono svolte le elezioni per il rinnovo del Consiglio del Consorzio di Bonifica locale proprio nel mese di ottobre. Ho sentito parlare della questione dei voti per delega, sulla quale si riporta un ipotetico interessamento della Procura della Repubblica di Sala Consilina in un articolo a firma di Aldo Bianchini su “Il quotidiano di Salerno” (articolo), ma non ho sentito parlare di problemi concreti legati alla messa in sicurezza della piana. Forse mi sarò distratto.


  
COMUNICATO 10-11-10

SOMMESSAMENTE E CON DOLORE PARLIAMO DI ISOLE ECOLOGICHE, CANILI (FORTUNATAMENTE INCOMPLETI!) E ZONE INDUSTRIALI NEI PANTANI ALLAGATI

La Sede CODACONS del Vallo di Diano esprime solidarietà per tutti coloro i quali, in questi giorni, stanno vivendo momenti difficili a causa dello straripamento del fiume Tanagro.

Detto questo, dobbiamo parlare del vezzo di occupare le campagne e i pantani con costruzioni di vario tipo. Si parte dall’isola ecologica di Sala Consilina e dal canile comprensoriale. Mai definizione più appropriata per un’isola ecologica poteva apparire stamattina all’alba a chi avesse volto lo sguardo verso la vallata: cemento in mezzo a un lago d’acqua. Era un’opera da fare, certo. Il vero problema, tuttavia, è l’attiguo canile comprensoriale. Per fortuna (è il caso di dirlo!) questa ennesima opera faraonica non è stata ancora completata. Eh sì! Perché se il canile fosse stato oggi in funzione e se avesse ospitato i tanti cani randagi del comprensorio, le povere bestiole non sarebbero sopravvissute all’allagamento. Piogge torrenziali inaspettate, si dirà. Certo. Ma proprio per questi eventi furono costruiti canali e altre derivazioni minori (oggi pressocché abbandonati al loro destino) nelle opere di bonifica del Vallo di Diano con le braccia e il cervello dei nostri avi.  

Un tempo le braccia e il cervello venivano utilizzati bene: si coltivavano le campagne e non si edificava nei pantani. La zona di pregio ambientale, definita “Areale della cicogna” nella Carta di Destinazione d’uso del Territorio - redatta e approvata nel 2003 dalla Comunità Montana del Vallo di Diano - è sita in località Pantano di Teggiano. Oggi è allagata. Qualcuno si sarà chiesto da dove deriva il toponimo? Eppure là vi sorge (si fa per dire!) una zona industriale. Una seconda area di pregio ambientale, il “Boschetto paleo-palustre” (una palude arborea nei mesi autunali e invernali) ospita la zona industriale di Sassano. Cervello e braccia, braccia e cervello: finanche le funzioni degli organi del corpo umano sono ormai sconvolte! Nessuno ne prova vergogna: le istituzioni si sono voltate e ancora si voltano dall’altra parte e la stampa “ufficiale” (quella farisaica, per intenderci) ospita con favore i proclami di chi annuncia la costruzione delle zone industriali nella vallata.

Ssssssssssssssss… facciamo silenzio anche noi e non disturbiamo il manovratore di turno… Ma intanto continua a piovere e ogni parola in più, in questa valle allagata, potrebbe anche essere di troppo. 




COMUNICATO 23-02-11

DENUNCIA SUL CASO TANAGRO PRESENTATA ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DA PARTE DELLA NOSTRA SEDE

Durante l’alluvione del novembre 2010, le famiglie che abitano nelle campagne ricadenti nel comprensorio di Sala Consilina sono state soccorse dal locale Comando dei Carabinieri e dai Vigili del Fuoco con professionalità e abnegazione. Da allora, tuttavia, nulla è stato fatto per rimuovere le cause dei continui allagamenti in pianura. In particolare, nulla è stato fatto per riparare gli argini del fiume Tanagro, ormai scomparsi in più punti, tanto che, alle nuove piogge le acque fuoriescono liberamente dal fiume e invadono le abitazioni situate in campagna.

In data 19-02-2011, pertanto, la nostra associazione ha spedito un fax urgente al Prefetto e al Sindaco di Sala Consilina circa la drammatica situazione in cui ancora versano decine di famiglie nelle campagne ricadenti nel territorio di Sala Consilina. La situazione è stata, peraltro, bene esposta sulla stampa locale nei giorni scorsi. Per una volta, anzi, è venuta fuori qualche intervista alla gente del luogo, anche se gli amministratori non hanno dovuto rinunciare al loro solito generoso spazio. Ed oggi, mentre il cielo minaccia nuova pioggia, ancora non abbiamo avuto alcun riscontro alla nostra urgente richiesta di intervento immediato.

Questa emergenza sta seriamente danneggiando le famiglie che vivono del lavoro dei campi. L’angoscia in cui vivono queste persone ad ogni pioggia è palpabile: questi cittadini non solo sono preoccupati per l’attività principale che dà loro sostentamento, ma temono per la loro stessa incolumità. A fronte di questa situazione drammatica, quello che colpisce è il rimpallo delle responsabilità, che certamente non è sfuggito ai cittadini del Vallo di Diano.        

Il giorno 22 febbraio 2011, anche a fronte della disperazione di molte famiglie della vallata, la nostra sede è stata costretta a presentare un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sala Consilina chiedendo al Procuratore di intervenire con urgenza presso le competenti istituzioni per la salvaguardia dell’incolumità delle persone. Abbiamo chiesto, inoltre, di individuare le cause e/o i motivi (una sottile differenza c’è!) di un mancato intervento atto a mettere in sicurezza gli argini del fiume Tanagro a ben oltre cento giorni dall’evento alluvionale del novembre 2010. Infatti a noi non sembra possibile che un comprensorio venga lasciato in balìa delle acque in un rimbalzo grottesco delle responsabilità. A noi non sembra possibile, poi, che l’attenzione di chi amministra un territorio sia rivolta solo all’erogazione di ingenti fondi da parte di enti sovra-territoriali e non a doverosi provvedimenti d’urgenza che non possono essere presi nei tempi caratteristici di un usuale procedimento amministrativo.

Abbiamo infine chiesto che venissero perseguiti eventuali reati commessi da chi, avendo l’obbligo di tutelare la salute delle persone e di salvaguardare l’integrità del territorio, nulla di concreto ha fatto nell’arco di oltre cento giorni dall’evento catastrofico del novembre 2010 e nulla fa ancora oggi, purtroppo.

                                                                         

COMUNICATO 02-03-11

APPELLO DEI CITTADINI DELLA CONTRADA SANT’AGATA ALLE ISTITUZIONI

Dopo gli ultimi allagamenti delle campagne e a causa della rottura degli argini del fiume Tanagro, durante l’alluvione del novembre del 2010, i cittadini della contrada Sant’Agata continuano ad appellarsi alle istituzioni. L’ultima piena, che ha causato ulteriori danni ai terreni e alle abitazioni, è arrivata nel Vallo di Diano intorno alle ore 18 del giorno 1 marzo 2011.

Dopo le notizie apprese dalla stampa sull’esito delle decisioni prese dal tavolo tecnico provinciale di questa mattina, per le quali i lavori di messa in sicurezza degli argini non inizieranno prima di trenta giorni, i cittadini fanno una richiesta alle istituzioni locali.

Riunitosi presso la nostra sede in data odierna, il Comitato di Riferimento degli Alluvionati, coordinato dalla Sig.ra Morello Teresa, fa presente quanto segue.

1) Per la tutela della salute e dell’incolumità delle persone;
2) Per la salvaguardia del territorio e delle coltivazioni dei campi;
3) Per scongiurare continui danni alle abitazioni e alle loro pertinenze;

si chiede con forza che si dia immediato inizio ai lavori per riparare, anche in modo provvisorio, gli argini del fiume Tanagro nei punti di rottura. Gli abitanti della contrada Sant’Agata e una rete di volontari coordinati dal Comitato di Riferimento degli Alluvionati è disponibile a coadiuvare i lavori per le opere provvisorie, che possono anche farsi con sacchi di sabbia.

Si scongiurano le istituzioni affinché colgano il grido d’allarme delle famiglie della campagna del territorio di Sala Consilina. In questi giorni le condizioni di salute di questi cittadini stanno deteriorandosi a causa del continuo stress provocato dagli allagamenti. Le scorte di fieno per gli animali si stanno esaurendo e non vi sono possibilità, economiche e pratiche, di far fronte ad acquisto o produzione di nuovo fieno. I campi sono resi inutilizzabili e si paventano le conseguenze dei mancati introiti dalla produzione agricola, per molti unica fonte di reddito. 

Ci associamo al grido di allarme delle famiglie, rinnovando la nostra solidarietà per le loro condizioni attuali.

COMUNICATO 04-03-11

ESONDAZIONI DEL FIUME TANAGRO: PROPOSTA DELLA SEDE CODACONS DEL VALLO DI DIANO ALLE ISTITUZIONI

La proposta del Comitato di Riferimento degli Alluvionati, coordinato dalla Sig.ra Morello Teresa, di mettere dei sacchi di sabbia come argine temporaneo al fluire libero del fiume Tanagro nei giorni di pioggia, ci sembra estremamente sensata. Tanto più che si è appreso che, nel Metapontino, in simili situazioni, è stato immediatamente chiesto l’intervento dell’esercito per gestire l’emergenza.

Visto che l’On. Cirielli è presidente della Provincia e anche presidente della Commissione Difesa, si potrebbe chiedere alla persona che incarna due cariche utili al caso di far intervenire immediatamente il Battaglione del Genio, di stanza a Caserta, della Brigata Garibaldi. Forse l’idea non è ancora da scartare, viste le richieste incessanti della popolazione ormai stremata dai continui allagamenti. Nelle more dell’inizio dei lavori che sono stati promessi dall’Assessorato alla Protezione Civile della Regione Campania, infatti, l’intervento dell’esercito con i suoi reparti attrezzati e specializzati potrebbe dare una risposta immediata allo stillicidio a cui stiamo assistendo.

In questi casi, quello che noi possiamo fare è poco. Tra queste cose, è il continuo esprimere solidarietà alle famiglie le cui case si allagano a ogni pioggia. Il ricorso alla Magistratura, effettuato dalla nostra associazione in data 22 febbraio 2011, poco tempo dopo essere stati allertati dalle famiglie del posto, infine, era solo doveroso. Speriamo che si faccia presto luce su questa vicenda, anche per chiarire di chi sarà, in eventuali futuri eventi calamitosi (che noi ci auguriamo non ci saranno), il compito di prevenire lo sfaldamento delle sponde del fiume Tanagro o di intervenire prontamente in caso di rottura degli argini.

COMUNICATO 17-03-11

IL COMITATO DI RIFERIMENTO DEGLI ALLUVIONATI DEL VALLO DI DIANO CHIEDE: “QUANDO INIZIERANNO I LAVORI?”

Il giorno 7 marzo u. s., presso la sede di Sala Consilina del Consorzio di Bonifica Vallo di Diano, sono state valutate le offerte delle ditte che hanno partecipato alla gara per l’assegnazione dei lavori di “somma urgenza” per la sistemazione degli argini del fiume Tanagro.
A ben quattro mesi dal 10 novembre 2010, giorno in cui gli eventi alluvionali ebbero luogo a causa della rottura degli argini del Tanagro e di corsi d’acqua paralleli in vari punti della vallata, e dopo varie successive esondazioni, l’appalto dei lavori, per un totale di cinquecentomila EUR, è stato affidato a due ditte costruttrici. La stampa locale, che ha ben seguito gli eventi e ha ben saputo rappresentare (in questo caso) il disagio dei cittadini, ha riportato prontamente la notizia della conclusione di questa prima parte dell’iter amministrativo d’urgenza. In un articolo apparso il giorno 9 marzo u. s., si precisava, inoltre, che i lavori sarebbero iniziati nei cinque giorni successivi e che avrebbero avuto una durata di due mesi. In merito a ciò, così si esprime il Comitato di Riferimento degli Alluvionati del Vallo di Diano.

Il Comitato auspica un rapido inizio delle attività di ripristino delle capacità di contenimento delle acque da parte degli argini del fiume Tanagro e dei canali paralleli, anche questi rotti in più punti. Il Comitato fa presente che sono passati ben oltre cinque giorni dalla data del 9 marzo u. s. e che il cielo continua a minacciare pioggia. I membri del Comitato, pertanto, per mezzo della loro rappresentante, Sig.ra Morello Teresa, chiedono se le notizie riportate sulla stampa possano non essere considerate solo promesse. La Sig.ra Morello afferma che bisognerebbe tener conto dello stato di disagio di intere famiglie che traggono sostentamento esclusivamente dal lavoro dei campi. Questo vivere  nell’incertezza del domani e nella speranza che il bel tempo possa durare, in modo tale da non vedere le proprie case invase dall’acqua e i campi danneggiati, mette a dura prova la tenuta psico-fisica anche di persone perfettamente in salute.

A questi eroi moderni, che abbiamo visto troppe volte in difficoltà in queste ultime settimane per via dei continui allagamenti della piana, va la nostra più convinta solidarietà. Esortiamo tutti ad accelerare i tempi di inizio dei lavori, prima che nuove piogge mettano a dura prova la resistenza di persone che, nonostante tutto, hanno dato, anche in condizioni così avverse, prova di grande dignità e compostezza.


COMUNICATO 25-03-11

Ringraziamo l’On. Leoluca Orlando e il Sen. Aniello Formisano per la completa e significativa interrogazione a risposta scritta sul Tanagro e sul Vallo di Diano presentata in data 23 marzo u.s.
Aspettiamo con ansia la risposta al presente importante quesito, reperibile al sito web seguente:
http://www.camera.it/417?idSeduta=451&resoconto=bt01&param=n4-11325#n4-11325
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Seduta n. 451 del 23/3/2011
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazioni a risposta scritta:

LEOLUCA ORLANDO e ANIELLO FORMISANO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
l'alluvione dei giorni 8, 9 e 10 novembre del 2010, dovuta all'esondazione del fiume Tanagro nel Vallo di Diano, in
provincia di Salerno, ha prodotto notevoli danni all'agricoltura, al territorio rurale e alle abitazioni civili. Alcune famiglie, che abitano nelle campagne ricadenti nel comprensorio, in prossimità delle rotture degli argini del fiume che attraversa longitudinalmente tutta la vallata, sono state soccorse dal locale comando dei carabinieri e dai vigili del fuoco con professionalità e abnegazione;

da allora, poco o nulla è stato fatto per rimuovere le cause dei continui allagamenti in pianura. In particolare, poco o nulla è stato fatto per riparare gli argini del fiume Tanagro, ormai scomparsi in più punti, tanto che, alle nuove piogge le acque fuoriescono liberamente dal fiume e invadono le abitazioni situate in campagna. La situazione è stata, peraltro, bene esposta sulla stampa locale, con interviste alla gente del luogo e agli amministratori locali. A circa quattro mesi dall'evento, questo continuo stato di emergenza sta seriamente danneggiando le famiglie che vivono del lavoro dei campi. L'angoscia in cui vivono gli agricoltori a ogni pioggia è palpabile: questi cittadini non solo sono preoccupati per l'attività principale che dà loro sostentamento, ma temono per la loro stessa incolumità. A fronte di questa situazione drammatica, quello che colpisce è l'inerzia delle istituzioni a prevenire questi eventi e a far fronte all'emergenza, cosa che certamente non è sfuggita ai cittadini del Vallo di Diano;

contrariamente alla vocazione agricola del territorio, inoltre, insediamenti produttivi crescono nella piana anche in siti di elevato pregio paesistico. Due esempi di zone industriali sorte, a circa cinque chilometri una dall'altra, in «siti di particolare pregio ambientale», così come definiti dalla «Carta di destinazione d'uso del territorio», adottata nel 2003 dalla comunità montana del Vallo di Diano: il «boschetto paleo-palustre» in località Cappuccini in Sassano e «l'areale della cicogna». Il primo sito è incastonato tra due affluenti del Tanagro e costituisce l'ultima testimonianza della natura paludosa della vallata antecedente alla bonifica. In esso si conservavano, prima dell'intervento infrastrutturale finanziato con fondi pubblici, le specie arboree e faunistiche autoctone; il secondo sito ospita il nido della cicogna bianca, che dal 1996 nidifica presso un incantevole tratto del Tanagro, adibito adesso ad area PIP;

gli enti pubblici, dal loro canto, da un lato affermano l'elevata valenza agricola e ambientale che la pianura riveste, dall'altro prontamente utilizzano i finanziamenti pubblici per infrastrutturare luoghi che andrebbero invece valorizzati per il loro intrinseco pregio paesistico. E ciò, nonostante la legge regionale n. 17 del 1998 della regione Campania che recita: «I Comuni orientano i loro piani regolatori alle indicazioni della carta di destinazione d'uso del territorio elaborata dalla Comunità Montana;

il fiume Tanagro, risorsa idrica e ambientale d'inestimabile valore, costituisce una tappa obbligata per le specie avicole migratorie. Per questa ragione, alcune associazioni ambientaliste (VAS Campania, CODACONS Sala Consilina, ATAPS-FIPSAS, WWF Campania, Associazione Risorse di Santa Marina, LIPU) chiesero, in data 15 dicembre 2005, al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e alla regione Campania l'istituzione urgente di una zona di protezione speciale a norma della direttiva Uccelli del 2 aprile 1979. La regione Campania, per mezzo dell'assessorato alle politiche ambientali, propose, in data 15 dicembre 2005, sulla base della richiesta, in una riunione con i rappresentanti degli enti locali, una prima perimetrazione, che interessava i comuni di Sala Consilina, San Rufo, Sassano e Teggiano. Da allora, gli enti locali, nonostante fossero stati sollecitati dalla sede CODACONS locale in data 22 settembre 2006, non hanno mai presentato la perimetrazione dell'area per l'istituzione di una ZPS, mentre hanno lasciato libero il passo all'aggressione del cemento, nonostante gli obblighi previsti dalla legge regionale n. 17 del 1998;

gli interventi, compatibili con l'ambiente, per il rafforzamento delle sponde del fiume Tanagro sono stati insufficienti a prevenire le continue tracimazioni di questi giorni: ad ogni pioggia le acque del fiume sono fuoriuscite dagli argini invadendo i terreni agricoli ed i pianterreni delle abitazioni nelle località Sant'Agata e San Giovanni facendo registrare preoccupanti allagamenti, e i residenti delle zone Sant'Agata e San Giovanni che non vogliono continuare a vivere con il timore di essere sorpresi dalle acque del fiume Tanagro, denunciano che questa è la nona tracimazione dal 10 novembre -:

quali iniziative di competenza si intendano intraprendere e quali provvedimenti si intendano adottare per tutelare i legittimi diritti dei coltivatori diretti del Vallo di Diano;

se siano a conoscenza di iniziative dirette a istituire una ZPS lungo le sponde del fiume Tanagro;

se non si ritenga opportuno e urgente assumere le iniziative di competenza dirette a preservare l'integrità territoriale della vallata. (4-11325)

COMUNICATO 25-05-2011
RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE, DA PARTE DELLA PROCURA DI SALA CONSILINA, DELLA NOSTRA DENUNCIA SULLE ESONDAZIONI DEL FIUME TANAGRO

Abbiamo ricevuto la notifica della richiesta di archiviazione, da parte del PM della Procura di Sala Consilina, dott. Carlo Rinaldi, il quale ritiene che non emergono fattispecie penalmente rilevanti nell’ambito della vicenda riguardante i ripetuti allagamenti dei terreni in contrada Sant’Agata e San Giovanni in Sala Consilina a seguito dell’esondazione del fiume Tanagro. Il dott. Rinaldi giunge a tali conclusioni dopo aver escusso a testimone il Presidente del Consorzio di Bonifica del Vallo di Diano, avv. Francesco Alliegro, il giorno 4 marzo 2011 ed il geometra Bartoli Vittorio del Genio Civile di Salerno, il giorno 7 aprile 2011, dopo che i lavori di “somma urgenza”, appaltati a marzo, erano effettivamente iniziati. Questi testimoni concordemente riferiscono di essere intervenuti per valutare i lavori da effettuarsi per il ripristino del tratto di fiume Tanagro. Il Comandante della Stazione dei Carabinieri di Sala Consilina, maresciallo Cono Cimino, anch’egli testimone dei fatti, riferisce dei continui interventi effettuati a sostegno della popolazione locale durante i numerosi allagamenti dovuti all’incosistenza degli argini del fiume Tanagro, dal novembre 2010 sino al 20 marzo del 2011, per ben undici volte dopo la prima grave alluvione.

Pur tuttavia, se noi ricordiamo bene i fatti, nell’interrogazione parlamentare a firma dell’On. Leoluca Orlando e dell’On. Aniello Formisano (Seduta n. 451 del 23/3/2011), si legge

l'alluvione dei giorni 8, 9 e 10 novembre del 2010, dovuta all'esondazione del fiume Tanagro nel Vallo di Diano, in provincia di Salerno, ha prodotto notevoli danni all'agricoltura, al territorio rurale e alle abitazioni civili. Alcune famiglie, che abitano nelle campagne ricadenti nel comprensorio, in prossimità delle rotture degli argini del fiume che attraversa longitudinalmente tutta la vallata, sono state soccorse dal locale comando dei carabinieri e dai vigili del fuoco con professionalità e abnegazione;
da allora, poco o nulla è stato fatto per rimuovere le cause dei continui allagamenti in pianura. In particolare, poco o nulla è stato fatto per riparare gli argini del fiume Tanagro, ormai scomparsi in più punti, tanto che, alle nuove piogge le acque fuoriescono liberamente dal fiume e invadono le abitazioni situate in campagna. La situazione è stata, peraltro, bene esposta sulla stampa locale, con interviste alla gente del luogo e agli amministratori locali. A circa quattro mesi dall'evento, questo continuo stato di emergenza sta seriamente danneggiando le famiglie che vivono del lavoro dei campi. L'angoscia in cui vivono gli agricoltori a ogni pioggia è palpabile: questi cittadini non solo sono preoccupati per l'attività principale che dà loro sostentamento, ma temono per la loro stessa incolumità. A fronte di questa situazione drammatica, quello che colpisce è l'inerzia delle istituzioni a prevenire questi eventi e a far fronte all'emergenza, cosa che certamente non è sfuggita ai cittadini del Vallo di Diano.

La sede Codacons di Sala Consilina ricorda che, prima che avessero inizio i lavori (a fine marzo 2011!), il primo sopralluogo da parte del Genio Civile è avvenuto dopo circa un mese dalla prima alluvione del novembre 2010. Ricorda ancora che, a causa dei ritardi nella definizione dei lavori di “somma urgenza”, la cittadinanza è stata costretta a passare molte notti nel terrore che le proprie abitazioni venissero invase dall’acqua. Per questi motivi proporremo opposizione alla richiesta di archiviazione del PM, chiedendo che giustizia venga fatta.



COMUNICATO 08-07-2011

Richiamiamo all’attenzione del Consorzio di Bonifica la situazione del canale parallelo al fiume Tanagro prima che comincino le piogge autunnali

Bastano solo poche foto per far toccare con mano, a chi pensa che la nostra sia una critica fine a se stessa, la situazione del fiume Tangro e, in particolare, del canale parallelo nei pressi del ponte in località S. Agata a Sala Consilina. Proprio in quella località, nel novembre del 2010, gli argini del fiume Tanagro cedettero in più punti per le piogge insistenti (e non solo!). La situazione del letto del canale parallelo, lo scorso anno, non era molto dissimile rispetto a quella che oggi vediamo in queste foto. E allora, prima che comincino le piogge autunnali, chiediamo al Consorzio di Bonifica del Vallo di Diano di iniziare, con largo anticipo, l’opera di manutenzione del canale parallelo, che si sta trasformando in una vera e propria foresta.

Il Ponte S. Agata a Sala Consilina
Abbiamo poi udito voci, tese forse a giustificare l’assenza di intervento, che parlano di ipotetiche associazioni ambientaliste che ostacolano la manutenzione del canale e lo sgombero dai detriti del letto del fiume nei pressi del Ponte Cappuccini. Noi ci chiamiamo fuori, perché pensiamo che la salvaguardia del territorio passi anche attraverso la manutenzione degli argini (ma dove sono finiti i pioppi che fungevano da sostegno?). Abbiamo anche caldeggiato l’istituzione di una Zona di Protezione Speciale (alla quale i Comuni di Sala Consilina, Sassano, Teggiano e San Rufo sembrano non essere interessati) per l’intero tratto del fiume interessato da un importante flusso di uccelli durante la stagione migratoria. Questa richiesta è stata inoltrata dall’Assessorato all’Ambiente della Regione Campania ai Comuni “non-interessati”, i quali avrebbero solo dovuto fornire la perimetrazione dell’area da sottoporre a protezione. Un’interrogazione parlamentare su questa stranissima vicenda, dopo quella dell’On. Trepiccione, ritirata per ragioni poco chiare, è stata inoltrata dall’On. Leoluca Orlando e dal Sen. Nello Formisano alla Presidenza del Consiglio. Speriamo di poter presto avere notizie in merito.

Sotto il ponte S. Agata a Sala Consilina
Crediamo infatti che, attraverso una particolare attenzione verso l’avifauna, il territorio agricolo e tutte le zone umide del Vallo di Diano, si potrebbe: valorizzare le colture locali; creare vivai per la piscicultura; incrementare il flusso turistico attrezzando punti per la pesca sportiva, istituendo punti di osservazione dell’avifauna locale e proponendo punti di ristoro per sentieri da percorrere a piedi, a cavallo o su biciclette; rimediare all’incuria a cui da anni è sottoposto il corso d’acqua più importante della vallata; estendere la diffusione degli alberi nei pressi dei corsi d’acqua, anche per la produzione di biomassa; incentivare la nascita di agriturismi tematici in tutta la vallata (uno per ogni specificità locale).

Queste cose rimarranno scritte in un grande libro dei sogni se non saremo disposti a investire - in tutti i sensi - molto di più per difendere e valorizzare i nostri beni ambientali, piuttosto che a deturparli, come purtroppo oggi riusciamo a fare anche all’interno delle zone protette.

La foresta visibile a sinistra è all’interno del canale
parallelo al fiume Tanagro

domenica 30 ottobre 2011

LA CICOGNA NEL VALLO DI DIANO

Riporto la lettera, redatta da Paolo Abbate, spedita alle istituzioni per sollecitare un progetto per la salvaguardia dell'habitat della cicogna bianca nel Vallo di Diano.


CODACONS CAMPANIA ONLUS
 Sede del Vallo di Diano, Via Silla 25, 84030 Silla di Sassano (SA)
http://www.codacons.it   E-mail  codaconsvd@yahoo.it  fax: 0975 4931194

A: Comune di SALA CONSILINA,
Comune di TEGGIANO,
Comune di SAN RUFO,
Comune di SASSANO,
Comunità Montana del Vallo di Diano,
Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni,
Provincia di SALERNO, Assessorato all’Agricoltura, Foreste, Incendi boschivi, Tutela degli animali
Regione CAMPANIA, Assessorato all’Ambiente
Ministero dell’AMBIENTE, Direzione generale per la protezione della natura e del mare,

e p.c. alla Stampa nazionale e locale

Oggetto: PROGETTO CICOGNA BIANCA

Spett.li Istituzioni,

Le cicogne bianche, dopo aver per lungo tempo solo transitato sulla nostra penisola nel loro tragitto migratorio, stanno tornando a nidificare in alcune regioni italiane. In particolare, in Campania si sono avuti eventi che lasciano ben sperare circa la futura permanenza temporanea di questi splendidi esemplari nella nostra regione. Tra questi eventi ricordiamo la sosta sulla cattedrale di Policastro, il 19 agosto 2004, di uno stormo di circa 60 cicogne, ripartite il giorno successivo verso la Calabria. L’evento più spettacolare, tuttavia, è avvenuto il 14 aprile scorso, quando 120 cicogne bianche sostarono nella baia di Trentova. Erano, evidentemente, in fase di migrazione verso il Nord e si sono fermate a riposare per riprendere subito il volo; cosa che è avvenuta poco tempo dopo il loro arrivo nella baia.
Il nido della cicogna bianca nel Vallo di Diano

Nel 1996, in area contigua al Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, una coppia di cicogne bianche ha nidificato su un traliccio dell’Enel nella piana del Vallo di Diano, nel territorio del Comune di Sala Consilina. E da allora ciò accade ogni anno. Forse, nel lungo volo verso settentrione, in quell’anno è apparsa loro questa valle dove si stagliava improvvisa una bella piana, attraversata dal fiume Tanagro e da tanti altri canali, ancora abbastanza libera dal cemento e pertanto ricca di cibo come piccoli mammiferi, rettili, anfibi, insetti.


Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano (denominazione originaria dell’Ente all’epoca), salutando  l’evento di Sala Consilina con entusiasmo più che comprensibile, mise a punto un progetto “per la conservazione e la difesa della natura”, dato che le cicogne avevano trovato nel Vallo “un importante rifugio”. Il progetto era di grande respiro e urgente da realizzare, perché proteggere la cicogna bianca che ritornava in Italia, e il suo habitat, non rappresentava solo una grande iniziativa in difesa della biodiversità, ma anche un fatto etico e di rispetto della natura e del suo diritto a esistere nelle sue molteplici forme di vita.

Paolo Abbate
Alcune associazioni ecologiste, pertanto, presentarono la richiesta di istituire una ZPS (Zona di protezione speciale) per l’area di nidificazione. Ma i comuni interessati non si attivarono per rispondere positivamente alla proposta, malgrado il parere favorevole dell’Assesorato all’Ambiente della Regione Campania. Infatti, altri progetti erano in corso per due aree di “particolare pregio ambientale”, così come individuate dalla Comunità Montana nella Carta di destinazione d’uso del territorio (CDUT, D.C.M. n. 3 del 13-02-2003), che potevano fungere da habitat ideale per la cicogna. La prima area umida, denominata appunto “areale della cicogna bianca” (vedi pag. 252 della suddetta CDUT), veniva interessata da una zona PIP costruita dal Comune di Teggiano. La seconda area umida, denominata “boschetto paleo-palustre” (vedi ancora pag. 252 della suddetta CDUT), veniva interessata da una seconda area industriale. Su parte di quest’ultima area esiste, a tuttoggi, un sequestro da parte della magistratura in seguito ad una nostra circostanziata denuncia. 

Il Vallo di Diano è un’importante area di transito migratorio, essendo una florida vallata attraversata, longitudinalemnte, dal fiume Tanagro. Ribadiamo, poi che, il 19 agosto del 2004, uno stormo di circa 60 cicogne si è fermato sulla cattedrale romanica di Policastro ripartendo la mattina seguente alla volta della Calabria. Ma il fatto ancor più interessante ce lo riferisce un volontario dell’associazione Ataps-Tutela Ambiente, Salvatore della Luna Maggio, che si occupa di monitorare il nido di Sala. Proprio quest’anno un gruppo di 50 cicogne si è riunito in località Termini in Sala Consilina, vicino al luogo di nidificazione, prima della migrazione in Africa.

La centrale fotovoltaica (località Codaglioni di Teggiano)
poco distante dal nido della cicogna. I pannelli in questa
fila sono completamente assenti, ma questo è un dettaglio.
Invitiamo l'attento lettore a riflettere su come vengono spesi
i soldi pubblici, anche per occupare (inutilmente) i nostri
terreni coltivabili.
In Calabria, in provincia di Rende e nella valle del Crati, dal 2003 ad oggi sono nate 150 cicogne bianche, e solo quest’anno ne sono nate trentatrè. Tutto ciò è anche dovuto al grande successo del progetto “Cicogna bianca” che la Lipu-BirdLife Italia ha lanciato nel 2003 nella regione installando piattaforme artificiali sui tralicci dell’Enel. Grazie all’impegno della LIPU di Rende, sono 40 le piattaforme installate sui tralicci dell’Enel, di cui 35 in provincia di Cosenza e 5 in provincia di Crotone. Tutti i tralicci sono stati inoltre isolati per prevenire il rischio di folgorazione (elettrocuzione). Il progetto non ha ricevuto alcun finanziamento economico e si regge unicamente sul lavoro gratuito e la passione dei volontari LIPU e sulla disponibilità dell’Enel che, sin dall'inizio, ha creduto nella forza di questa iniziativa fornendo mezzi e uomini per l’installazioni delle piattaforme.

È attualmente in progetto individuare e preservare una zona umida nel Vallo di Diano, a cura del Consorzio di Bonifica del Vallo di Diano, per destinarlo ad habitat della cicogna. Pur tuttavia, la mera individuazione e tutela di zone umide non basta a garantire la permanenza della cicogna bianca sul nostro territorio. D’altro canto, in modo del tutto paradossale, alcune di queste aree, naturalmente presenti nel Vallo di Diano, così come già visto, sono oggi destinate ad uso industriale. Sarebbero necessarie, pertanto, non solo azioni volte alla preservazione dell’habitat e al monitoraggio del numero di esemplari, ma anche misure di accoglienza per gli esemplari più giovani, così come fatto in Calabria, in modo che il numero di permanenze temporanee possa aumentare di anno in anno.    

Premesso tutto ciò, chiediamo alle Istituzioni tutte di attivarsi, ognuna per le Sue competenze, a promuovere un progetto per la nidificazione della cicogna bianca nel Vallo di Diano, rivolgendosi possibilmente alle associazioni ecologiste che intendono collaborarvi attivamente.

In attesa di cortese riscontro, si porgono cordiali saluti.

Paolo Abbate, responsabile Settore Ambiente
Roberto De Luca, responsabile della Sede

sabato 29 ottobre 2011

DATI DI FATTO

Ho letto di recente un significativo articolo di Salvatore Medici, noto operatore dell’informazione locale per anni, oggi giornalista all’estero (Svizzera), dal titolo "Chernobyil, l´inquinamento nel Vallo e i cittadini. Qualcosa non funziona" (Salvatore Medici).
Di Salvatore ricordo le coraggiose inchieste sulla gestione dei rifiuti del Bacino SA/3 e sul monitoraggio delle tariffe dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani imposte agli utenti del Vallo di Diano. Ricordo l’impegno nel portare avanti notizie relative ai beni ambientali del nostro territorio, tra i quali il boschetto paleo-palustre di Sassano e l’areale della cicogna di Teggiano, due siti di elevato pregio ambientale (Carta di Destinazione d’Uso del Territorio, D. C. M. n. 3 del 13-02-2003, pag. 252). Entrambi i siti sono stati destinati a zona PIP dalle rispettive amministrazioni comunali, come sappiamo. Ricordo il suo diretto interessamento alla questione della moria di pesci nel fiume Cavarelli e in altri corsi d’acqua del territorio. Ricordo la sua presenza, discreta ma costante, agli appuntamenti culturali di rilevante interesse sociale. Non che non avessi avuto da ridire, anche con Salvatore, del modo troppo morbido con il quale la stampa locale affrontava il problema dell’inquinamento e dell’etica pubblica nella politica e nelle istituzioni del posto, ma nulla si poteva contestare alla sua sapienza professionale. A tal proposito, ricordo un collegamento in diretta con la trasmissione di Oliviero Beha, Radioacolori, da Salerno, tutta condotta da Beha in corrispondenza telefonica con Salvatore che forniva le notizie sul campo. Ero con lui, come rappresentante dell’Osservatorio della Legalità e dei Diritti all’epoca, associazione che aveva sollecitato l’intervanto della RAI su di una questione di pubblico interesse, e posso testimoniare la perizia di questo giornalista. Ricordo la sua presenza in occasione della visita dell’On. Di Pietro nel Vallo di Diano nel 2002. Salvatore porse delle domande a Di Pietro nella pubblica piazza Umberto I. Molti, oggi, hanno dimenticato
Salvatore ha avuto modo di svolgere anche dei servizi sull’inchiesta Chernobyl nel 2007 e oggi testimonia così questo suo impegno nel suo già citato articolo:
“… grazie al Codacons mi occupai della vicenda nella trasmissione Altromondo, in onda su Italia Due nell´ottobre del 2007. In quella sede mostrai la documentazione con dispositivo di sequestro, nome e cognome dei proprietari e indicazione geografica dei terreni nonché i metri quadri degli stessi. Spiegai che la Procura di Santa Maria Capua Vetere aveva inviato ai Comuni l´obbligo di intervento, a fini di bonifica e messa in sicurezza dei siti sequestrati.
Telefonai agli uffici comunali di competenza per capirecosa stessero facendo. I Comuni si erano informati delle competenze e come accade spesso, tentavano di rimpallare le responsabilità ad altri organi, penso anche per risparmiare danaro comunale.
Eloquente immagine del boschetto paleo-palustre
oggi
Così al Comune di Teggiano mi spiegarono di avere prima chiesto e poi accertato che i terreni contestati non erano nel proprio territorio. Quelli del Comune di San Pietro al Tanagro mi spiegarono di aver accertato che il terreno coinvolto non era stato analizzato e perciò avevano chiesto le analisi alla Regione Campania. La Regione aveva interessato l´organo scientifico , cioè l´Arpac che per fare le analisi dei terreni all´epoca stava ancora aspettando, non si sa cosa. Stesso iter per Sant´Arsenio e San Rufo. Il primo aveva inoltre chiesto l´esatto confine dei terreni ,anche perché gli inquisiti non risultavano proprietari dei terreni, ma solo coltivatori.
La preoccupazione dei Comuni insomma non fu quella di verificare la sicurezza dei siti, ma capire se questi si trovassero nel proprio territorio. Come se l´inquinamento si fermasse ai confini comunali.
La chicca però è questa. Il grano del terreno di San Pietro al Tanagro intanto era cresciuto nei terreni sequestrati. Sul foglio di sequestro il terreno misurava 12milametri quadri, ma il nucleo operativo ecologico ne sequestrò 4mila. Così il grano cresciuto nei 4mila metri quadri rimase incolto, l´altro, quello dei restanti metri quadri, a pochi centimetri dalla sezione sequestrata, fu tagliato e probabilmente venduto”.

Taglio selvaggio di alberi del boschetto paleo-palustre
Dalla descrizione che Salvatore fa della vicenda vien fuori un certo presappochismo nell’affrontare il problema e quel senso di fastidio mostrato da alcuni, come forse si è potuto notare ancora oggi che la questione è tornata alla ribalta per la determinazione esatta delle coordinate di quei terreni segnalati, già nel 2007, dalla Procura di Santa Maria di Capua Vetere ai Comuni interessati: San Pietro al Tanagro, Sant’Arsenio, San Rufo e Teggiano.
Qualcuno già si affretta a dire che la notizia è vecchia e non riveste ormai nessun interesse giornalistico. Qualcuno dice che stiamo solo facendo una campagna allarmistica. Eppure ci siamo limitati a far vedere che cosa era scritto nei pubblici atti della Procura di Santa Maria Capua Vetere relativamente al processo che verrà celebrato a breve, in seguito al rinvio a giudizio di tutti gli indagati coinvolti nell’inchiesta Chernobyl condotta dal Pm Donato Ceglie. La coraggiosa denuncia di Salvatore risuona oggi come un monito grave per tutti noi. Ed è così che ho sentito il dovere di trasmettere il suo articolo alle autorità preposte al controllo del territorio, perché qualcuno sapesse che esistono ancora dei giornalisti capaci di testimoniare la realtà dei fatti. E tra me e me mi son chiesto se fosse solo per questo motivo che ho fatto ciò, oppure per dare un'ennesima prova del mio essere ancora legato alla figura di quel burattino del paese di Acchiappacitrulli, oppure solo per amore di questa vallata e dei suoi abitanti (me compreso). 

domenica 23 ottobre 2011

FARI LUMINOSI

Al prof. Emilio Giordano e a tutti quei fari di luce, che illuminano il nostro cammino in questo buio periodo della nostra vita collettiva, dedico questo scritto di tre anni fa. Farò a meno di immagini in questo "post", da leggere - per chi vuole - in profondo raccoglimento.


L’ORA DEL SILENZIO
11 ottobre 2008
Scritto dedicato ai fari di luce che illuminano il nostro cammino in questa buia vallata

Viene anche un momento in cui è giusto tacere o parlare molto sottovoce, per non turbare le coscienze già scosse da tante annunciate difficoltà future. Il riferimento alla crisi economica in atto è scontato, naturalmente. Tuttavia, questa grave crisi mondiale approda nella nostra regione dopo che un disastro ambientale di proporzioni non banali (e non ci riferiamo solo alla questione immondizia) ha già devastato le nostre campagne e dopo che gravissimi episodi di intolleranza e di delinquenza sociale, espressa a tutti i livelli, compreso quello politico-istituzionale, si sono manifestati in tutta la loro violenza. Questi eventi precedenti hanno purtroppo evidenziato un deficit socio-culturale, con influenze negative sulla qualità della vita del nostro Sud; alcuni opinionisti hanno perciò ripreso il famoso incitamento alla fuga da queste terre, già lanciato ai giovani da Eduardo De Filippo. Ed è da prevedere che gli effetti di questa congiuntura economica negativa saranno avvertiti, con una maggiore sofferenza, dai tessuti molli di una società ormai allo stremo, resi ancora più cedevoli da un’illegalità diffusa e ormai assurta a sistema.

Noi non possiamo rimproverarci nulla, tuttavia. Abbiamo fatto il nostro dovere quando c’era da urlare nei confronti dei palesi abusi contro il territorio (anche quando la vallata veniva avvolta da un silenzio profondo), quando si dovevano difendere i diritti delle classi sociali più svantaggiate e quando si doveva non tacere per dovere morale. Siamo stati in prima linea a denunciare i crimini ambientali e ad opporci agli scempi paesaggistici perpetrati, a volte, proprio dagli enti locali nella loro sconsiderata rincorsa al finanziamento pubblico che ammazza il territorio. Siamo stati al fianco dei cittadini quando c’era da protestare contro piccoli o grandi abusi di potere. A volte abbiamo ottenuto ottimi risultati, a volte abbiamo dovuto continuare a lottare. A volte abbiamo dovuto purtroppo assistere ad episodi di giustizia negata, come in quell’episodio di Sassano, dove nelle case di centinaia di famiglie è stata distribuita per un decennio acqua sporca e maleodorante, venduta a prezzo pieno, al posto dell’acqua potabile; le famiglie hanno adito la magistratura, ma ad un processo civile iniziato nel 2003, conclusosi poi nel giugno del 2007, ancora non è stato dato un verdetto. Nel mentre chi ha voluto pervicacemente esigere le somme (ingiuste, dal nostro punto di vista) lo ha fatto anche con decreti ingiuntivi. Ormai la sentenza, qualunque essa sarà, arriverà troppo tardi, perché chi distribuiva il fango è stato già pagato profumatamente. Qui riconosciamo una nostra sconfitta; e ci domandiamo se non sia questa una vittoria da ascrivere ai meriti del “sistema”. A volte ci siamo confrontati con l’inerzia della pubblica amministrazione per fare chiarezza su questioni di interesse pubblico. A volte abbiamo dovuto denunciare pubblicamente carenze nei servizi al cittadino. E quando abbiamo fatto qualcosa di utile per qualcuno, ce ne siamo rallegrati, senza però mai esultare. Non abbiamo fatto, forse, tutto quello che c’era da fare, è vero (in questo “mare magnum” di piccole e grandi illegalità sarebbe impossibile!), ma la nostra umile partita l’abbiamo giocata. E vorrei qui anche ricordare la pubblica denuncia della strage delle rondini uccise dai veleni selvaggi. Per quelle rondini ancora aspettiamo che la magistratura faccia quanto ad essa compete.

Le cose da fare, tuttavia, sono ancora tante. La prima, è far comprendere che la cultura della legalità alla lunga premia il cittadino e la collettività; che fare i furbi non è un modo civile di vivere; che abusare dei propri poteri è un atto delinquenziale gravissimo, soprattutto in contesti dove il cittadino ha bisogno di essere guidato nel difficile cammino dello sviluppo della persona in tutte le sue funzioni ed espressioni sociali; che pensare solo agli affari propri e dei propri amici è una mentalità mafiosa da sradicare; che non denunciare le malefatte di chicchessia è un atto socialmente grave, soprattutto quando questo “chicchessia” occupa posti di rilievo sociale; che arricchirsi alle spalle della collettività, gestendo servizi pubblici, è un peccato sociale che grida vendetta. E forse l’elenco non è ancora completo.

Per il momento, però, taceremo, perché è giusto che sia così. In silenzio, tuttavia, continueremo a seguire il sentiero tracciato da quei pochi fari di luce che ancora irrompono splendidi nella nostra buia vallata e continueremo ad aiutare le persone che subiscono ingiustizie. Sì, perché ancora c’è qualcuno che continua a pensare che  il profitto sia l’unico serio impegno di un uomo, a credere che il possesso di danaro e di beni sia l’unica e sola vera aspirazione di tutti, a ritenere che il servizio alla collettività sia un potere che gli viene conferito una volta e per sempre, di cui può disporre a suo piacimento da una posizione privilegiata di comando.

Continueremo a portare avanti le nostre idee, perché la cultura della legalità, la libertà di pensiero e di parola, la democrazia partecipata, la solidarietà per le fasce sociali più svantaggiate, lo sviluppo eco-sostenibile e la crescita sociale e culturale possano ancora essere parole pronunciabili in questa terra dimenticata, illuminata a volte da squarci di splendida luce, ma ancora terribilmente succuba del pervasivo e opprimente “sistema”.

sabato 22 ottobre 2011

LAVORATORI





Art. 1

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

….

Art. 4


La Repubblica riconosce a tutti i cittaidni il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

…. 

Art. 23


Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.


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Di recente, ho letto una lucida sintesi della vertenza dei lavoratori della Ergon S.p.A. a firma di Maddalena Robustelli, esponente regionale del PD in Campania. Ve la ripropongo, per poterla successivamente commentare, anche alla luce degli articoli della Costituzione Italiana riportati sopra. Il pezzo è intotolato “I diritti ed i bisogni dei lavoratori non hanno colore politico”.

Museo della memoria, Bologna
 La vicenda delle rivendicazioni salariali degli operai dell’Ergon Spa si incrocia in maniera netta e precisa con la “battaglia politica” posta in essere per annullare gli attuali vertici della suddetta società e per consegnare successivamente il Consorzio Sa 3 nelle mani del commissario G. Siano, in ottemperanza del disposto della legge 26/2010. Difatti tale impianto normativo, statuendo la provincializzazione del ciclo dei rifiuti, ha determinato in primo luogo lo scioglimento dei vari consorzi presenti nell’ambito territoriale salernitano ed il conseguente loro affidamento a commissari nominati dal Presidente della Provincia, on. E. Cirielli, affinchè in secondo luogo concertassero la loro azione politico-amministrativa con la società provinciale creata ad hoc, Ecoambiente, presieduta da R. Celano, consigliere d’opposizione nell’assise comunale salernitana. Ma, mentre il cammino dei tre commissari sub provinciali dei Consorzi di bacino Sa1, Sa2, Sa4 è stato relativamente facile, il designato a capo del Sa3 si è trovato di fronte a veri e propri scogli di natura giuridica ed amministrativa nascenti dalle caratteristiche del suindicato consorzio, che non si occupa solo di rifiuti ma, anche, di promozione turistica, sport, formazione professionale, turismo ed altro. Se a ciò si aggiunge la circostanza che il ramo rifiuti dell’ente è stato ceduto all’Ergon Spa, sua consociata, con il relativo trasferimento delle maestranze, la matassa è apparsa di difficile dipanamento. Si è conseguentemente intrapresa da parte delle contrapposte istituzioni territoriali, la Provincia da un lato ed il Consorzio Sa3 dall’altro, una vera e propria battaglia giudiziaria a suon di ricorsi e controricorsi, che oggi vedrà V. Esposito, presidente dell’ente consortile, consegnare nelle mani del custode giudiziario G. Siano le funzioni del ramo rifiuti. Tutto apparirebbe, quindi, risolto se non fosse che è stata sollevata questione di illegittimità costituzionale della legge 26/2010 sulla provincializzazione del ciclo dei rifiuti e ,quel che è più rilevante, che l’ass. reg. G. Romano ha dilazionato di un altro anno (gennaio 2013) l’entrata in vigore della suddetta legge, perché le province di Napoli, Salerno e Caserta non hanno presentato il relativo piano. Il panorama normativo è, quindi, di difficile attuazione e le nebbie della politica calano pesantemente sulle sorti dei lavoratori.

Non entro nel merito delle considerazioni che Maddalena Robustelli fa sulla questione, tutte contenute nel seguito del suo scritto pubblicato su Quasimezzogiorno (articolo), perché rischierei di effettuare un’operazione critica che non attiene al tema. Mi limito solo a dire che riconosco la legittimità delle posizioni politiche del PD locale (che tuttavia non comprendo e non condivido affatto) sulla vicenda.

Illustrazioni de "Le avventure di Pinocchio, storia di un burattino",
Carlo Collodi, Bemporad & figlio, Firenze 1902 (disegni di
Carlo Chiostri)
 Questa compagine politica controlla quasi tutta la vita amministrativa del Vallo di Diano e localmente ha saputo imporsi, anche se a macchia di leopardo, con lucida presenza anche in varie attività economiche – un presidente di una S.p.A. si definisce addirittura “indicato” dal partito - e finanziarie che nulla o poco dovrebbero avere a che fare con la politica. Il sospetto, poi, è che questa presenza si estenda impropriamente anche in altri settori, alcuni proprio di garanzia del corretto vivere civile. Da qui a condizionare il corso della vita sociale e individuale e dell’economia (la cui attuale floridità tutti hanno sotto gli occhi) di un intero comprensorio, il passo è breve. La pericolosa miscela tra potere politico-amministrativo e potere economico-finanziario lascia poco spazio ad un dibattito politico sereno sui temi del lavoro (oggi così importanti anche per la vertenza degli idraulici-forestali e del licenziamento – notizia appresa solo ieri – di tutti i dipendenti di una vivace realtà metalmeccanica di Sala Consilina). Così come lascia poco spazio al dibattito sul ruolo dell’ambiente e dell’agricoltura nel nostro territorio invaso da capannoni orribili. Questa miscela è pericolosissima e andrebbe combattuta con armi politiche se, appunto, fossimo un Paese normale. Eppure, mentre la pseudo-politica impropriamente occupa spazi imprenditoriali che essa stessa ha creato, mentre le aree di pregio ambientale vengono invase da capannoni senza che alcuno fiati, mentre gli affari dei para-massoni locali infiltrati in ogni dove (pur di lucrare su qualche rivolo di finanziamento pubblico) ancora prosperano, i lavoratori soffrono quelle pene che, attraverso la nostra Costituzione, avremmo voluto scongiurare per sempre. E proprio perché questo dramma umano viene vissuto da molte famiglie del Vallo di Diano, sentiamo vivo il dovere civico di dire tutte queste cose, prima che questa scossa tellurica non tramuti tutto in rovina. E prima che sia troppo tardi, qualcuno dovrebbe recidere questi legami. Tuttavia, posso assicurare a Maddalena Robustelli che ciò non avverrà proprio perché non viviamo in un Paese normale, ma in uno molto simile a quello di Acchiappacitrulli. Le metafore costruite da Collodi sul burattino Pinocchio sono sempre attuali, infatti. Pinocchio venne turlupinato dal Gatto e la Volpe, mandato sotto processo per aver denunciato il misfatto dei due delinquenti e lasciato a marcire in galera. Ecco la parabola giusta per una persona che “scrive troppo”. Potrei scrivere ancora di più, ma sono cosciente del fatto che bisogna utilizzare questa strada con parsimonia, per tante intuibili ragioni.

venerdì 21 ottobre 2011

LA NOSTRA CHERNOBYL


La tristemente famosa centrale nucleare di Chernobyl oggi
(foto tratta da Wikipedia)
“Pagavano gli agricoltori, scavavano enormi buche nei loro terreni e vi seppellivano rifiuti altamente tossici. Nel processo di primo grado erano stati condannati solo per associazione per delinquere finalizzata alla truffa: la corte d’Appello di Napoli, invece, ha ritenuto otto tra titolari di azienda e autotrasportatori colpevoli anche di disastro ambientale doloso, accogliendo la tesi del pm Federico Bisceglia”. Questo e poco più la Redazione di una testata giornalistica locale riportava, in data 2 aprile 2010, circa l’inchiesta “Terra mia” che sei anni fa consentì di scoprire grandi quantità di rifiuti, anche radioattivi, sversati in provincia di Napoli e Caserta.

Una non notizia, ho pensato, visto che essa veniva relegata ad un insignificante trafiletto di una pagina interna. Rileggendo, però, ho ripensato all’inchiesta Chernobyl, che nel 2007 ha portato all'arresto di oltre trenta individui, implicati a vario titolo nel traffico di rifiuti tossici. In questa inchiesta sono state coinvolte anche due persone del Vallo di Diano e, per ordine del pm Donato Ceglie della Procura di Santa Maria Capua Vetere, sono stati sequestrati terreni nei comuni di Sant’Arsenio, San Rufo, Teggiano e San Pietro al Tanagro.

E dire che già nel 1997, una voce fuori dal coro degli esimi esponenti della cultura e delle istituzioni locali, tutte osannanti il buon vivere del territorio, faceva rilevare come il pericolo dell’inquinamento ambientale fosse stato sollevato nel noto saggio “Ecomafia, i predoni dell’ambiente”, di Antonio Cianciullo ed Enrico Fontana, pubblicato da Editori Riuniti nel 1994, in questi termini: “E’ il periodo (1970-1990, n.d.r.) in cui le risorse naturali della Campania sono state letteralmente saccheggiate ed immolate sull’altare dei profitti mafiosi: dal litorale del Cilento alle pendici del Vesuvio. Vent’anni di ambiente abbandonato all’illegalità sistematica, trasformato in merce di scambio tra criminalità organizzata e potere politico: ai clan veniva assicurata la gestione di attività devastanti (dalle cave ai rifiuti tossici), ai politici corrotti veniva garantita una sorte di potere perpetuo”. Proprio in quel periodo si scoprivano alcune discariche di rifiuti tossici nel Vallo di Diano.
La Procura di Santa Maria Capua Vetere (foto tratta dal sito
http://www.videocomunicazioni.com)
Nulla è cambiato, a distanza di oltre dieci anni da questi eventi. Nessuna inchiesta seria è mai stata portata avanti da giornalisti o forze investigative (non fosse altro per disturbare un poco, di tanto in tanto, qualche delinquente per bene) e, così, a distanza di tempo, ci ritroviamo di nuovo a piangere sul tragico destino al quale il nostro territorio è stato abbandonato, nell’indifferenza di tutti: l’ambiente come bene a disposizione della malavita, anche di quella spicciola. E guai a fiatare o a ricordare l’inchiesta Chernobyl. Infatti, qualche
rappresentante politico locale, interrogato in privato sul perché non si esprimeva in merito, diceva: “Vedrete che poi tutto finisce in una bolla di sapone e la gente dimenticherà. Presto dimenticherà”. Un altro, dopo la richiesta di bonifica dei terreni da parte della Procura di Santa Maria Capua Vetere ai comuni interessati dagli sversamenti, dichiarava pubblicamente l’impossibilità di far fronte alla messa in cantiere della bonifica stessa. Eppure, le sagre di antichi sapori o di prodotti tipici locali, di maiali e salsicce, pannocchie e cavatelli, erano puntualmente finanziate per commemorare, tra suoni e banchetti, la salubrità dei nostri luoghi e la bontà del cibo, magari ricavato dai terreni a ridosso di quelli sequestrati (o proprio nel loro perimetro se qualcuno aveva, nel frattempo, rimosso i sigilli).

Ci chiediamo allora chi avrebbe dovuto controllare quei terreni. Forse qualche paesano o parente di uno degli indagati? Forse qualche sodale delle cordate politico-affaristiche dietro il business dei rifiuti? Lasciate che muoiano bambini, ragazzi, giovani; l’importante è salvare il buon nome dei paesi della vallata. Lasciate che vi dicano, ormai anche nelle interviste televisive, che qui c'è rischio per la nostra salute; l’importante è non disturbare la sensibilità del satrapello di turno. Lasciate che qualche folle vi dica che il nostro territorio è fortemente esposto; l’importante è partecipare alle logge para-massoniche locali per assicurarsi una comoda sedia in un ente locale per fare il bello e cattivo tempo senza rischi di sorta e con "una sorte di potere perpetuo".
La soppressata, pietanza tipica locale
E mentre le ruspe cingolate si facevano strada anche nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, chi denunciava diventava un malfattore e chi sventrava le montagne a 1100 metri sul livello del mare un benefattore dell’umanità. E così, come preannunciato dal politico di grido (uno a caso dei tanti che da oltre trent’anni calcano la scena delle compiacenti TV locali), nessuno aveva più parlato più dell’inchiesta Chernobyl e alcune testate giornalistiche già stanno preparando le loro spedizioni per la Valle delle Orchidee, definita “sagra della pasta e fasuli” dall’attuale amministrazione, tacendo spudoratamente su tutto il resto. Ma, come un fulmine a ciel sereno, è arrivato un blog di Cono D’Elia a parlarci della storia di Chernobyl. Un giovane che, nel suo pacato eloquio e con la sua già saggia penna, ha saputo ritrarre uno scenario che vorrei qui sottoporre all’attenzione dell’accorto lettore (D'Elia).

Badate bene, però. Il delinquente, in tutta questa storia (che sembra tratta dal famoso libro di Collodi) è solo chi sottoscrive queste righe e nessun altro. A lui e all’associazione che rappresenta potrete imputare tutte le denunce, anonime e non. A lui potrete imputare il sottosviluppo del territorio, mentre i soliti noti fanno affari, inquinano e si gonfiano fino a scoppiare. A lui gli amministratori finiti sotto processo per abusi, o interdetti dai pubblici uffici, potranno gridare: “Povero uomo, queste cose non si fanno”. Essi sono ignari, però, del fatto che non è il sottoscritto a compiere i reati. Su di una cosa hanno tuttavia ragione: la mia dignitosa e consapevole povertà. E con la stessa povertà di mezzi (armato - fino ai denti - solo di un libro) ho rilasciato questa intervista a UNO TV sull’inchiesta Chernobyl. Per leggere un passo da uno di questi libri, nel 2005, sono stato radiato dagli studi televisi nei secoli dei secoli. Forse la storia non si ripeterà: oggi ho motivo di essere fiducioso.