Nessuna altra parola è necessaria: nessun dorma...
venerdì 15 marzo 2013
domenica 3 marzo 2013
IL TRENO HA FISCHIATO
Si riporta una versione degli interventi di Rocco Panetta e Rocco Della Corte nella VI Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate. La redazione del pezzo è a cura di Rocco Della Corte. Si rammenta il merito di due giovani, Giuseppe Verga e Rocco Della Corte, e di varie Associazioni locali nella realizzazione di questa importante manifestazione.
La ferrovia è inutile e costa troppo? No.
·
Ci
sono 6400 km di ferrovie dimenticate,
segate dalla rete come il bivio Sicignano. La particolarità della ‘nostra’
linea sta nel fatto che non è dismessa ma sospesa dal 1987 ed effettuata con
autoservizi sostitutivi. Forse si sono semplicemente dimenticati di
riattivarla?
·
Prima
di parlare del lavoro intrapreso dal Comitato, vorrei tranquillizzare gli scettici e rivolgermi a coloro che
anche fisiologicamente sentono questa battaglia come qualcosa di illusorio e
utopico. Viviamo un’epoca in cui non siamo più consapevoli dei nostri diritti e
ci hanno inculcato la mentalità secondo
cui bisogna tagliare, risparmiare ed economizzare anche sui bisogni primari
e anche sul diritto alla mobilità, così come su quello alla salute,
all’istruzione e via dicendo. Il Comitato pro ferrovia è convinto che non sia
così. E’ convinto che non è vero che riattivare la Sicignano-Lagonegro costa
tanto, ma soprattutto sostiene che se pure i costi dovessero essere esorbitanti
come qualcuno cerca di far credere per mantenere le acque calme, sarebbero
comunque nulli rispetto agli sprechi e agli scandali a cui ci tocca assistere
quotidianamente. Auto blu, festini, sperpero di danaro pubblico e stipendi
milionari non sono accettabili, mentre è sacrosanto attivare una ferrovia in un
luogo che ne è sprovvisto anche per dare un servizio di collegamento ai
cittadini. La logica economica ci ha
fatto dimenticare di noi stessi e dei nostri diritti, ci ha portato ad una
cupa rassegnazione, ci ha indotto a pensare che non ci spetta poter uscire di
casa e prendere il treno. Ci ha abituato a passare accanto alla stazione di
Padula ed immaginarla abitata da spettri, animali selvatici ed erbacce. Invece
se noi siamo una società civile, se siamo una democrazia, se siamo un paese
all’avanguardia come dicono non possiamo più tollerare di avere un patrimonio
immobiliare allo sbando e un’infrastruttura vitale per lo sviluppo turistico
–economico -pendolare del territorio così malmessa e dimenticata.
·
L’interesse
civico-ecologico UNIVERSALE del mezzo su ferro è per forza
superiore di quello sul trasporto su gomma, inferiore per tempi,
condizionamenti e maggiormente inquinante).
·
Gli
studi di fattibilità devono essere efficienti ed effettivi: la ferrovia c’è già
e non serve studiare varianti improbabili, spese gonfiate e interventi non
funzionali.
·
Bisogna
negare la logica del profitto, che
ci porta a rassegnarci inconsciamente a rinunciare ai nostri diritti. E’ una
cosa in controtendenza con la mentalità del periodo. Non ci ricordiamo più che
lo Stato ci deve dei servizi e ci arrendiamo ad una disillusione fisiologica e
ad un asservimento al problema del prezzo. A parte che è un ripristino è fattibile (si veda l’esempio della Foggia-Potenza, 200 milioni di euro per
110 km con variante di tracciato ed elettrificazione di linea a binario unico),
ma il servizio va garantito a prescindere perché esiste un diritto alla
mobilità, anche se ci fosse un solo passeggero per fermata. Siamo inoltre
collegabili direttamente con l’AV di Salerno, con Freccia Rossa e Italo. A 70
km dal Vallo di Diano è assurdo dover prendere gli autobus. Inoltre il progetto
metropolitana con terminale bus allo stadio Arechi costringerebbe i pendolari
valdianesi, in un prossimo futuro, a due interscambi e uno ‘sbattimento’
improponibile.
·
Siamo
contrari ad un uso esclusivo della linea per treno turistico. Favorevoli invece
all’integrazione pendolarismo/turismo.
L’uno non esclude l’altro, e anzi i due vettori possono contribuire all’aumento
dell’offerta del trasporto pubblico e alla promozione turistica del territorio.
·
Un
ringraziamento va fatto anche ai sindaci,
per aver creduto nel Comitato dando un supporto completo con le delibere e i documenti d’intesa e
mettendo fine all’immobilismo divisionista degli scorsi anni in favore di una
testimonianza di volontà condivisa, unitaria e universale.
·
Riattivare
una linea che già c’è, di collegamento diretto con il proprio capoluogo nelle
altre nazioni europee che investono sul trasporto su ferro non sarebbe un
problema. Qui invece ci stanno privando dei servizi e dal 1987 non passa più un
solo treno su questi binari, diretti verso la ruggine e attraversati solo da
topi. Non stiamo promettendo ad una
cittadinanza stanca di stupidaggini che gli ridaremo la ferrovia, ma stiamo
mettendo in campo una serie di azioni mai messe in campo prima per ottenere
un’inversione di tendenza. Non crediamo che sarà un percorso facile e non
pensiamo di trovare le porte aperte, anzi sappiamo che dovremo sfondare muri
per giungere a qualcosa. Detto questo, ecco spiegato perché abbiamo coinvolto
tutti i sindaci, le associazioni locali e i cittadini in questi primi mesi di
vita del Comitato per creare una forte
base locale da presentare ai piani alti. E’ solo arrivando uniti e non
strumentalizzati da chi conta che possiamo sperare di essere seriamente
ascoltati. E’ solo palesando la volontà di un’intera comunità nel riavere la
ferrovia che possiamo far sì che la riattivazione non sia un’utopia o
un’illusione ma qualcosa di concreto.
·
Il
Comitato gioca tutto sulla concretezza
evitando chiacchiere e progetti. In pochi mesi abbiamo fatto istanza al comune
di Polla per chiarire la situazione del passaggio a livello asfaltato, abbiamo
creato una base istituzionale forte con tutti i Comuni del
valdianese-lagonegrese, coinvolto gli enti locali, le associazioni e anche i
singoli privati e dato slancio al modello
Polla per le stazioni degradate, proponendo il comodato d’uso gratuito ai Comuni
e alle associazioni (molti hanno già inviato la richiesta di sopralluogo).
·
La
nostra chiave di volta si chiama Mauro
Moretti. E’ l’amministratore delegato di Trenitalia e colui che ha in mano
le sorti del trasporto su ferro. Presentandogli la volontà istituzionale delle amministrazioni e della popolazione,
viene meno la motivazione addotta nella missiva all’Ing. Muscolino del 2010 in
cui l’AD parlava di disinteresse totale dei politici della zona. Le delibere
testimoniano il contrario. E questo è un punto. In secundis il tasto turistico, che non necessita di
essere spiegato (Certosa, Grotte, Battistero, Parco Lagonegrese-Pollino, Valle
del Tanagro, ecc) insieme al tasto
pendolare (movimenti interni, lavoratori verso Salerno, istituti superiori
del Vallo e università di Salerno) affermano una necessità logistica: non ci
sarebbe di certo una linea d’elite. Ultimo e decisivo punto è la promozione europea, e a tal proposito
abbiamo preso contatti con il Parlamento Europeo, delle ferrovie. La ricerca di fondi continentali con accordi
regionali potrebbe alimentare le speranze di ripristino.
·
Le
persone comuni, nostalgiche, sono la nostra forza. Quelle che ci fanno capire
che la nostra sfida è giusta, perché ci contattano per mandarci una foto, un
orario vecchio, per raccontarci qualche cosa della loro vita legata alla
ferrovia, per esprimere sostegno o anche solo per condividere con noi la
disillusione di fare parte di un territorio ferroviariamente dimenticato.
Questo ci fa capire che stiamo combattendo per un traguardo giusto, che tante
persone ci tengono e non è affatto vero che non gliene frega niente a nessuno.
·
Va
fatto un ringraziamento al cantante
Rocco De Paola, agli indispensabili operai del Comune di Padula e della
Comunità Montana Vallo di Diano, compreso il presidente Raffaele Accetta, a
tutti i sindaci intervenuti all’iniziativa e in particolare a Paolo Imparato di
Padula e all’assessore Polito per essersi occupati in prima persona
dell’iniziativa, alle Formiche Operaie e alla Protezione Civile. Grazie anche a
tutti i patrocini, LIPU, FAI, Codacons
con il dott. Rocco Panetta che da anni si batte per la linea e oggi ci sostiene
in prima persona avendoci lasciato il testimone di una battaglia che con la
goccia, e cito il prof. De Luca, ha scavato la pietra negli ultimi dieci -
quindici anni. Finito il tempo delle promesse elettorali, è iniziato quello dei
fatti. Sul sito www.sicignanolagonegro.blogspot.com ci sono anche
tutti i siti web, le comunità e le associazioni che ci sostengono.
·
Vallo
di Diano e Valtanagro sono tra i luoghi più belli della provincia Sud di
Salerno. E un treno ecologico e sicuro che li attraversi potrebbe essere la
ciliegina sulla torta, in uno splendido paesaggio con scorci mozzafiato. Con
l’ottimizzazione della localizzazione delle fermate, la soppressione di quelle
più impervie e la sistemazione di quelle presenti si potrebbe offrire un
servizio degno e soprattutto portare via dall’isolamento questa zona. Chiediamo
collaborazione, serietà e passione perché le difficoltà avute finora non sono
state poche e non saranno poche quelle che incontreremo. Per citare la
politica, ricordiamo che la Sicignano-Lagonegro non è una questione di destra o
di sinistra, ma una questione di civiltà.
mercoledì 20 febbraio 2013
RIVOLUZIONE CIVILE NEL VALLO DI DIANO
| Conferenza stampa presso il bar Paladino a Sala Consilina. A sinistra Loredana Marino, a destra Antonio Domini |
Il 15 febbraio 2013
il camper di Rivoluzione Civile è
giunto nel Vallo di Diano. Arrivato a Sala Consilina, (vedi servizio) ha sostato in via
Mezzacapo. Un segnale: la politica ancora c’è, nonostante tutti i tentativi, da
parte dei potentati del posto, di cancellarla o di utilizzarla a proprio uso e
consumo.
Il candidato alla Camera dei Deputati Antonio Domini e il segretario provinciale di Rifondazione
Comunista Loredana Marino hanno
tenuto una conferenza stampa presso il bar Paladino. Efficaci e coinvolgenti entrambi
gli interventi. In un’intervista rilasciata alla stampa locale, Domini ha
ribadito la necessità della riapertura al traffico della Sicignano-Lagonegro. E
noi specifichiamo che parlare di necessità non è fare promesse, ma ribadire
un’esigenza della collettività locale. Nell’entusiasmante intervento di Loredana
Marino, d’altra parte, si è scorta tutta la capacità “rivoluzionaria” delle
idee contenute nel programma di Rivoluzione Civile. In particolare, la proposta del reddito minimo per le disoccupate e i disoccupati è stata
spiegata nei dettagli come mezzo per svincolare tanti giovani dal “lavoro
purchessia”, dallo sfruttamento, dall’assenza di prospettive, e tante famiglie
dall’indigenza in questi periodi difficili di estrema crisi economica, politica
e sociale. | All'Ossario dei Trecento a Padula (SA). |
La stessa Loredana Marino ha voluto portare e depositare all’Ossario
dei Trecento a Padula una corona dedicata ai Trecento e a Carlo
Pisacane. Proprio a Padula siamo stati raggiunti dalla triste notizia del lutto
che ha colpito la cittadinanza di Buonabitacolo, cosicché - ancora scossi per
la tragica scomparsa di un lavoratore - abbiamo voluto anticipare la nostra
visita alla cittadina nella mattinata, avendo saputo della celebrazione del
funerale nel pomeriggio.
| A Montesano Scalo |
Avendo dovuto anticipare la visita a Buonabitacolo,
abbiamo raggiunto con ritardo la località di Montesano Scalo dove ci attendava
il Comitato
per il no alla costruzione della stazione elettrica a Montesano Scalo.
Ci siamo scusati (e ancora una volta ci scusiamo) per il ritardo. Abbiamo avuto
modo di conoscere tante persone determinate. Ci siamo profondamente convinti,
dopo quell’incontro, che la destinazione d’uso del territorio dovrebbe essere
ben altra. E ci siamo anche convinti che, perché si possa realizzare un giusto
utilizzo del territorio, bisogna necessariamente dare fiducia alle persone
giuste. Il rapido passaggio per il boschetto paleo-palustre di Sassano,
dove sono scomparsi circa 2000 metri quadrati di area boscata, ci ha rinsaldati
in quella convinzione. Il ritardo accumulato non ci ha concesso di fare l’ultimo
passaggio a Polla. La Rivoluzione Civile ha visitato il Vallo di Diano,
lasciando un segno tangibile – si spera - della propria presenza. Infine, una
promessa: questo è solo l’inizio di una presenza destinata a rimanere.
domenica 17 febbraio 2013
ATTI PUBBLICI
Sulla questione dei rifiuti illecitamente smaltiti in alcuni terreni sequestrati su ordine della Procura di Santa Maria Capua Vetere (CE) presentammo una denuncia, come associazione, nell'ottobre del 2011. Il 23 gennaio di quest'anno è stata fatta richiesta di archiviazione, da parte della Procura di Sala Consilina, del procedimento.
Chiediamoci infatti su quali basi si fonda l'affermazione "contrariamente a quanto asserito dagli organi di stampa tali rifiuti non sono da classificare quali speciali pericolosi tossici e/o nocivi bensì quali speciali non pericolosi" che ritroviamo nelle indagini effettuate a Sala Consilina. Sembrerebbe su di una comunicazione dell'ARPAC del 2006. E però, l'operazione Chernobyl, terminata nel luglio del 2007, porta a galla dei fatti che non sono così consolatori (vedi ampio resoconto su Il Mattino, nella rassegna stampa del Ministero della Salute). Innanzitutto, nell'agosto del 2007, la stessa Procura di Santa Maria Capua Vetere spediva ai sindaci dei Comuni di Sant'Arsenio, San Pietro al Tanagro, San Rufo e Teggiano una comunicazione, presente nel fascicolo, in cui si chiedeva alle Amministrazioni competenti la bonifica dei terreni, “attesa l’estrema pericolosità derivante dalle attività criminali accertate in tema, in particolare, di smaltimento illecito di rifiuti”. Sulla base di ciò e di quanto ci racconta Rosaria Capacchione (vedi articolo pubblicato su Il Mattino nel luglio 2007 e riportato sotto), chiederemo che vengano acquisite le risultanze dell'operazione Chernobyl, che riguardano - evidentemente - anche i terreni di cui ci parlava Salvatore Medici nel suo pezzo dal titolo "Chernobyl, l'inquinamento nel Vallo e i cittadini. Qualcosa non funziona". Naturalmente, faremo opposizione alla richiesta di archiviazione perché, sulla base delle risultanze dell'operazione Chernobyl, si effettuino nuove indagini volte a capire se, effettivamente, la comunicazione dell'ARPAC sia, in ordine temporale, successiva a tutti gli smaltimenti illeciti (che sono pari a 980.000 tonnellate in totale) individuati dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere nel corso della lunga inchiesta portata avanti dal Procuratore Donato Ceglie in un'altra provincia della Campania.
«Rifiuti tossici, Campania come Chernobyl»
Smaltimento fuorilegge dei fanghi, scorie utilizzate come concime: 38 arresti, sequestrati 4 depuratori
di ROSARIA CAPACCHIONE
Veleno usato come concime. Cromo esavalente, una delle sostanze tossiche tra le più pericolose e insidiose, mischiato al terreno agricolo, quello sul quale vengono poi coltivati gli ortaggi, le verdure, la frutta. Un attentato alla salute, paragonabile solo al disastro ecologico provocato dal scoppio del reattore di Chernobyl, consumato per oltre due anni da affaristi senza scrupoli e da contadini compiacenti, disposti a chiudere un occhio, e anche un altro, sulla vera natura di quel concime in cambio di poche manciate di soldi. Da due anni, con una progressione sconvolgente: prima in provincia di Caserta - soprattutto il litorale domiziano e l’agro aversano - e poi nel resto della regione. Il cimitero segreto delle scorie industriali è ora nelle campagne dell’agro nocerino-sarnese, nelle buche scavate lungo il tracciato di un metanodotto, nella piana del Sele, al confine tra Benevento e Avellino, in provincia di Foggia, nel Calore. E nelle falde freatiche di quasi tutta la Campania. Sconvolgenti i risultati del monitoraggio fatto dai carabinieri del Noe di Caserta e Salerno. Un’indagine sul campo, documentata da centomila intercettazioni telefoniche, da foto e filmati, da sequestri fatti nel corso dell’inchiesta. Che all’alba di ieri ha portato a trentotto arresti: i gestori degli impianti di compostaggio che distribuivano i veleni ai contadini, i titolari delle società alle quali era affidato lo smaltimento dei quattro depuratori della Campania, gli autotraportatori, gli agricoltori che hanno accettato di smaltire illegalmente quei veleni. Trentotto decreti di fermo, firmati dal pm di Santa Maria Capua Vetere, Donato Ceglie, nei quali vengono contestati i reati di associazione per delinquere, traffico illecito di rifiuti speciali e pericolosi, disastro ambientale, truffa, frode nelle forniture. In aggiunta, il sequestro delle società degli indagati e dei quattro depuratori di Cuma, Mercato San Severino, Orta di Atella e Marcianise, che però continueranno a funzionare. Ed è proprio lo smaltimento dei fanghi di depurazione la base di partenza dell’inchiesta. Scorie che, fino, agli inizi del 2006, finivano in alcuni fondi agricoli della provincia di Caserta, transitando per le società di compostaggio della famiglia Roma (l’amministratore della società è stato recentemenete condannato a sette anni di reclusione per traffico di rifiuti tossici). Gli arresti avevano fermato quel canale ma la tecnica è rimasta invariata. Altri nomi, altre ditte, grande capacità di corruzione, amicizie giuste negli uffici e nei laboratori di analisi addetti alla certificazione di qualità dell’ammendante. I fanghi che entravano nei silos di compostaggio si trasformavano, miracolosamente, in concime, con tanto di nulla osta sanitario. E ciò che non riusciva a essere riciclato negli impianti, finiva nei fiumi, il Sabato e il Calore. In qualche caso, mascherato da una colata di calce viva. Poi, l’affare nell’affare: la miracolosa trasformazione di veleno in ammendante - la stima è di un milione di tonnellate di rifiuti pericolosi trattati in maniera illegale - ha fruttato almeno cinquanta milioni di euro, oltre ai sette milioni e mezzo di evasione dell’ecotassa. Quando gli arresti e le prime condanne avevano fatto sospettare agli indagati che prima o poi potesse toccare anche a loro, ecco la ricerca affannosa di sponsor di qualità, con il tentativo di coinvolgere la Coldiretti. Avallo che però, dall’associazione di categoria, non è mai arrivato.
Quel patto tra i nuovi avventurieri delle ecomafie
Quattro società specializzate nel compostaggio o nello smaltimento di scorie tossiche e nocive. Quattro depuratori, destinati per legge al trattamento delle acque reflue. E un manipolo di affaristi, disposti a tutto pur di guadagnare il più possibile dai rifiuti, soprattutto se altamente pericolosi. Un patto infernale, stipulato sulla pelle di milioni di persone ignare - gli abitanti della Campania e della vicina Puglia - sulle cui tavole sono finiti, per anni, generi alimentari corrotti alla fonte. Dietro, nuovi avventurieri delle ecomafie e vecchi nomi che tornano, come quello di Agizza (e del socio Romano), parente di quell’Agizza che negli anni Novanta fu coinvolto nelle grandi inchieste anticamorra sui clan Nuvoletta e Alfieri. È lui a interessarsi del rilascio dei certificati di comodo, firmati dalla Ecoricerche di Capua, che devono attestare la non pericolosità dell’ammendante prodotto. E per questo si rivolge a un amico, Salvatore Romano. È sempre lui, testimoniano le intercettazioni telefoniche, a mettere a posto le carte, disponendo la falsificazione dei Fir che certificavano il conferimento legale dei fanghi prodotti a Cuma alla società specializzata nel trattamento. È sempre lui, dicono le trascrizioni delle telefonate, a seguire l’iter giudiziario delle società consorelle coinvolte in indagini e sequestri. Alla stessa tavola, il gestore del depuratore di Cuma - Raffaele Pianese, arrestato ieri mattina - e un chimico, Michele Staiano. Ma soprattutto gli imprenditori del settore, coloro i quali gestivano gli impianti di compostaggio e le ditte incaricate di trasportare i fanghi di depurazione nei silos, e poi nelle campagne scelte per l’occultamento dei rifiuti che nessuno aveva voluto. Tra questi, i fusti di materiale non identificato di cui si parla in una delle telefonate intercettate. Bidoni, forse provenienti dall’estero, che potrebbero essere sepolti nella zona di Mercato San Severino, dove ieri i carabinieri li stavano ancora cercando. L’indagine individua quattro direttrici lungo le quali avveniva l’attività di smaltimento illegale. La prima riguarda le province di Napoli e di Caserta, dove tutto ruota attorno alla società Naturambiente e all’impianto di depurazione Espeko di Cuma, dove illegalmente finivano i rifiuti delle navi ormeggiate del porto di Napoli, di lidi balneari, degli ospedali. La seconda direttrice riguarda la provincia di Salerno, e passa attraverso la Sorieco di Mercato San Severino: lì avveniva la trasformazione «miracolosa» dei fanghi dei quattro depuratori in compost. La società era stata sequestrata lo scorso anno, nelle more subentra la Frama di Ceppaloni: quella della provincia di Benevento è la terza direttrice. La società rileva e smaltisce (nei terreni e nei fiumi) i rifiuti della «cugina» Sorieco. La quarta direttrice arriva fino alla provincia di Foggia, estensione dei territori inquinati sempre da Sorieco e Frama.
IL MATTINO 5 LUGLIO 2007
Non facciamo commenti. Tuttavia, ci preme dire che presenteremo opposizione alla richiesta di archiviazione, per i motivi che diremo nella parte finale.
«Rifiuti tossici, Campania come Chernobyl»
Smaltimento fuorilegge dei fanghi, scorie utilizzate come concime: 38 arresti, sequestrati 4 depuratori
di ROSARIA CAPACCHIONE
Veleno usato come concime. Cromo esavalente, una delle sostanze tossiche tra le più pericolose e insidiose, mischiato al terreno agricolo, quello sul quale vengono poi coltivati gli ortaggi, le verdure, la frutta. Un attentato alla salute, paragonabile solo al disastro ecologico provocato dal scoppio del reattore di Chernobyl, consumato per oltre due anni da affaristi senza scrupoli e da contadini compiacenti, disposti a chiudere un occhio, e anche un altro, sulla vera natura di quel concime in cambio di poche manciate di soldi. Da due anni, con una progressione sconvolgente: prima in provincia di Caserta - soprattutto il litorale domiziano e l’agro aversano - e poi nel resto della regione. Il cimitero segreto delle scorie industriali è ora nelle campagne dell’agro nocerino-sarnese, nelle buche scavate lungo il tracciato di un metanodotto, nella piana del Sele, al confine tra Benevento e Avellino, in provincia di Foggia, nel Calore. E nelle falde freatiche di quasi tutta la Campania. Sconvolgenti i risultati del monitoraggio fatto dai carabinieri del Noe di Caserta e Salerno. Un’indagine sul campo, documentata da centomila intercettazioni telefoniche, da foto e filmati, da sequestri fatti nel corso dell’inchiesta. Che all’alba di ieri ha portato a trentotto arresti: i gestori degli impianti di compostaggio che distribuivano i veleni ai contadini, i titolari delle società alle quali era affidato lo smaltimento dei quattro depuratori della Campania, gli autotraportatori, gli agricoltori che hanno accettato di smaltire illegalmente quei veleni. Trentotto decreti di fermo, firmati dal pm di Santa Maria Capua Vetere, Donato Ceglie, nei quali vengono contestati i reati di associazione per delinquere, traffico illecito di rifiuti speciali e pericolosi, disastro ambientale, truffa, frode nelle forniture. In aggiunta, il sequestro delle società degli indagati e dei quattro depuratori di Cuma, Mercato San Severino, Orta di Atella e Marcianise, che però continueranno a funzionare. Ed è proprio lo smaltimento dei fanghi di depurazione la base di partenza dell’inchiesta. Scorie che, fino, agli inizi del 2006, finivano in alcuni fondi agricoli della provincia di Caserta, transitando per le società di compostaggio della famiglia Roma (l’amministratore della società è stato recentemenete condannato a sette anni di reclusione per traffico di rifiuti tossici). Gli arresti avevano fermato quel canale ma la tecnica è rimasta invariata. Altri nomi, altre ditte, grande capacità di corruzione, amicizie giuste negli uffici e nei laboratori di analisi addetti alla certificazione di qualità dell’ammendante. I fanghi che entravano nei silos di compostaggio si trasformavano, miracolosamente, in concime, con tanto di nulla osta sanitario. E ciò che non riusciva a essere riciclato negli impianti, finiva nei fiumi, il Sabato e il Calore. In qualche caso, mascherato da una colata di calce viva. Poi, l’affare nell’affare: la miracolosa trasformazione di veleno in ammendante - la stima è di un milione di tonnellate di rifiuti pericolosi trattati in maniera illegale - ha fruttato almeno cinquanta milioni di euro, oltre ai sette milioni e mezzo di evasione dell’ecotassa. Quando gli arresti e le prime condanne avevano fatto sospettare agli indagati che prima o poi potesse toccare anche a loro, ecco la ricerca affannosa di sponsor di qualità, con il tentativo di coinvolgere la Coldiretti. Avallo che però, dall’associazione di categoria, non è mai arrivato.
Quel patto tra i nuovi avventurieri delle ecomafie
Quattro società specializzate nel compostaggio o nello smaltimento di scorie tossiche e nocive. Quattro depuratori, destinati per legge al trattamento delle acque reflue. E un manipolo di affaristi, disposti a tutto pur di guadagnare il più possibile dai rifiuti, soprattutto se altamente pericolosi. Un patto infernale, stipulato sulla pelle di milioni di persone ignare - gli abitanti della Campania e della vicina Puglia - sulle cui tavole sono finiti, per anni, generi alimentari corrotti alla fonte. Dietro, nuovi avventurieri delle ecomafie e vecchi nomi che tornano, come quello di Agizza (e del socio Romano), parente di quell’Agizza che negli anni Novanta fu coinvolto nelle grandi inchieste anticamorra sui clan Nuvoletta e Alfieri. È lui a interessarsi del rilascio dei certificati di comodo, firmati dalla Ecoricerche di Capua, che devono attestare la non pericolosità dell’ammendante prodotto. E per questo si rivolge a un amico, Salvatore Romano. È sempre lui, testimoniano le intercettazioni telefoniche, a mettere a posto le carte, disponendo la falsificazione dei Fir che certificavano il conferimento legale dei fanghi prodotti a Cuma alla società specializzata nel trattamento. È sempre lui, dicono le trascrizioni delle telefonate, a seguire l’iter giudiziario delle società consorelle coinvolte in indagini e sequestri. Alla stessa tavola, il gestore del depuratore di Cuma - Raffaele Pianese, arrestato ieri mattina - e un chimico, Michele Staiano. Ma soprattutto gli imprenditori del settore, coloro i quali gestivano gli impianti di compostaggio e le ditte incaricate di trasportare i fanghi di depurazione nei silos, e poi nelle campagne scelte per l’occultamento dei rifiuti che nessuno aveva voluto. Tra questi, i fusti di materiale non identificato di cui si parla in una delle telefonate intercettate. Bidoni, forse provenienti dall’estero, che potrebbero essere sepolti nella zona di Mercato San Severino, dove ieri i carabinieri li stavano ancora cercando. L’indagine individua quattro direttrici lungo le quali avveniva l’attività di smaltimento illegale. La prima riguarda le province di Napoli e di Caserta, dove tutto ruota attorno alla società Naturambiente e all’impianto di depurazione Espeko di Cuma, dove illegalmente finivano i rifiuti delle navi ormeggiate del porto di Napoli, di lidi balneari, degli ospedali. La seconda direttrice riguarda la provincia di Salerno, e passa attraverso la Sorieco di Mercato San Severino: lì avveniva la trasformazione «miracolosa» dei fanghi dei quattro depuratori in compost. La società era stata sequestrata lo scorso anno, nelle more subentra la Frama di Ceppaloni: quella della provincia di Benevento è la terza direttrice. La società rileva e smaltisce (nei terreni e nei fiumi) i rifiuti della «cugina» Sorieco. La quarta direttrice arriva fino alla provincia di Foggia, estensione dei territori inquinati sempre da Sorieco e Frama.
IL MATTINO 5 LUGLIO 2007
domenica 10 febbraio 2013
L’Italia bella… che se ne va [1].
Ha lasciato il testamento di una vita fatta di lavoro e
volontariato e, ultimamente, di precariato, in quelle sottolineature sull'opuscolo
sulla Costituzione Italiana che recita, al suo primo articolo, che l’Italia (si
immagina quella bella) è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Si dice,
nello stesso opuscolo, che la sovranità appartiene al popolo; poi, a pensarci
bene, dopo le “porcate” fatte sulla legge elettorale, non più tanto.
Questa Italia bella se ne sta andando: lascia per
sempre il destino della propria Patria in mano a gente più rotta all'intrallazzo,
alla furbizia, all'arrivismo condito d’ignoranza, al tradimento, al vilipendio
delle idee, alla crassa soddisfazione delle proprie voglie, alla volgare ostentazione
della ricchezza, alla crapula, alla sosta senza fine davanti alla “lanterna
magica” casalinga, all'abbandono della lettura, all'evasione, alla corruzione,
alla criminosa organizzazione per soggiogare il prossimo.
Della bella Italia avremo sempre più bisogno, proprio perché la Casta sta tentando di spolpare quello che resta dei nostri beni.
Pezzi delle nostre terre, pezzi dei nostri averi, pezzi della nostra Storia
immolati sull'altare della cattiva politica, che tutto permea, tutto corrompe,
tutto divora. Il nostro ambiente, la nostra salute, i nostri figli e nipoti
sono stati dati in pasto ad una classe dirigente che, ancora oggi, imperterrita,
sta tentando di perpetuarsi attraverso “nuove” sigle e “nuove” idee.
Naturalmente, l'idea della Casta è sempre una: rimanere nella cabina di comando per
continuare a corrompere e a divorare quello che resta della nostra bella Italia.
Ma come non riconoscerli quando, nascosti dietro una
figura di comodo, dirottano soldi pubblici sulle loro imprese. Come non
accorgersi che, quando si chiudono a branco, stanno fiutando un nuovo affare.
Come non capire che sono famelici come lupi, spietati come iene, attenti come
falchi, rapidi come avvoltoi nel lanciarsi sulle prede. E proprio per queste belle
proprietà si propongono, di volta in volta, ora qua ora là, per farsi scegliere
da un’Italia ingenua. I loschi affari che portano avanti, a volte anche fatti di morte e
sofferenza per gli altri, hanno bisogno della loro permanenza nelle cabine del
comando. E noi a mandarceli in quelle cabine… mentre la bella Italia se ne sta
andando; un pezzo per non tornare mai più.
[1] Tributo a Giuseppe Burgarella, lavoratore precario suicida
nel giorno 3 febbraio dell’anno 2013. In un intervento pubblico Giuseppe aveva
detto: “Dobbiamo suicidarci tutti per fare
capire quanto grave sia la crisi che stiamo vivendo?”. Notizia tratta da Il Fatto Quotidiano.
domenica 27 gennaio 2013
LA RIVOLUZIONE TRADITA
Rivoluzione,
una nobile parola. Se si affianca ad essa l’aggettivo “civile”, il risultato è senz'altro efficace. Di una
rivoluzione l’Italia ha sempre avuto bisogno, da quando i Trecento di Pisacane
(o forse ancora prima?), in quel lontano luglio del 1857, sbarcarono sulle coste
cilentane. La spigolatrice canta ancora, per queste anime impavide, l’ode del
Mercantini. Ancora s’odono dei sordi lamenti di morte tra le austere mura
dell’ossario che ospita, a Padula, i resti dei coraggiosi precursori
dell’impresa dei Mille. La Storia, per una volta, è passata da queste parti.
Per una volta l’ardire di trecento giovani ha infiammato le speranze di quei
pochi rivoluzionari che hanno sempre mal sopportato la cecità e l’arretratezza
dei potentati locali. Una storia finita nel sangue: quelle giovani membra non
meritavano tutti i supplizi a cui sono state sottoposte in quegli ultimi (per
noi davvero tali) giorni di rivoluzione. A volte, però, si fanno stime che non tengono
in conto sottomissione, codardia, slealtà, false credenze, malafede, arrivismo
e ignoranza. Questo miscuglio infernale ha falcidiato la vita dei Trecento e
ancora oggi miete innumerevoli vittime.
Rivoluzione, la parola che vorremmo sentire sulla bocca di quei giovani costretti a prendere armi e bagagli, dopo una sofferta laurea, per andare via da questa vallata. Lontano. Alcuni per non tornare più in questa terra matrigna, altri per sostarvi solo nei giorni più afosi dell’anno. Il fresco delle antiche contrade è infatti ancora quasi lo stesso di quello di tanti anni fa.
Rivoluzione,
la parola che vorremmo gli studenti cominciassero a pronunciare nelle aule
delle scuole, mentre la vita culturale della nostra Nazione si impoverisce e i
magnati della finanza si arricchiscono. Vorremmo che, per una volta, tra tante
insulse gite, ve ne fosse una che portasse loro, tutti loro, a rendere omaggio
alle ossa di quei Trecento che riposano a Padula. Perché possa fluire, da quei
resti, ancora la voglia di rivolta contro le tante (troppe) ingiustizie che i maiali e i cani Orwelliani stanno
perpetrando a loro danno.

Rivoluzione, è la parola che vorremmo ascoltare dalle labbra dei nostri vecchi malati che non trovano più conforto tra le mura degli ospedali. Dopo una vita di affanni e di sacrifici anche loro, come i giovani, vanno via. Per difficili cure, alcuni per non tornare più. La cattiva politica, quella che ha saputo accentrare tutto nella Valle della Lupa (la sanità, l’acqua, l’ambiente), quella del tutto a me e nulla a voi, quella dei figli e nipoti, dei clientes e degli amici, quella che svende le risorse locali per un piatto di lenticchie, questa politica ha saputo fare anche di più: negare cure amorevoli ai nostri padri e alle nostre madri.

Rivoluzione,
la parola che vorremmo pronunciare in coro con le classi più disagiate, oggi alla mercé dei capricci
della politica degli interessi forti (e stupidi). I
contadini, oggi imprenditori agricoli, ai quali Pisacane rivolgeva la propria
attenzione, avranno mai modo di vedere le loro case abitate dalla gioia e dalla
speranza in un futuro di prosperità e di benessere? E gli artigiani, che vedono
le loro botteghe sempre più vuote? E i commercianti, alle cui attività
l’abbandono progressivo dei centri storici ha nociuto?
![]() |
| Materiale di risulta nel boschetto devastato |
E chi
può pronunciare la parola rivoluzione
in questa vallata? Chi potrebbe e dovrebbe farlo in pubblico, nei prossimi
giorni? Non certo chi ha tradito questa importante parola. Non certo chi deve
prima spiegare alla popolazione del Vallo di Diano i propri legami con una
Banca di Credito Cooperativo locale. Non certo chi deve prima chiarire agli
abitanti dell’intera Nazione perché il proprio nome non risulta completamente slegato da quello di
una società cooperativa denominata Betulla. Il rappresentante legale di questa società – già
senatore della Repubblica Italiana - oggi è
sotto inchiesta per occupazione di suolo pubblico ricadente in una zona
industriale urbanizzata (si fa per dire) da una ditta di Casal di Principe. La
stessa area chiamata “boschetto paleo
palustre” appetita dalla società cooperativa Betulla, alla quale si trovano
legati pezzi delle istituzioni locali: politici, amministratori e un giudice di
pace. La stessa area denominata di pregio ambientale nella Carta di destinazione
d’uso del territorio, redatta dalla Comunità Montana (D.C.M.
13-02-2003) ai sensi della L. R. n. 17/1998. La stessa area adibita a zona P.I.P. del Comune
di Sassano, in
cui – come risulta dalle indagini svolte dal Corpo Forestale dello
Stato - “sono stati distrutti circa 2000 mq. di bosco”.
E
allora ci si chiede chi potrebbe urlare: “Rivoluzione!”. Forse chi ha
rifiutato una candidatura di servizio, che altri avrebbero di buon grado
accettato per non tradire quella sacra parola, legata – in questo territorio -
a Carlo Pisacane e ai suoi Trecento? Ancora una volta, dopo molti decenni,
questa parola è stata tradita, come si legge dalle desolanti frasi che si
riportano sotto (http://www.ondanews.it/buonabitacolo-vito-trotta-candidato-con-ingroia-a-sua-insaputa_3075835.html).
Buonabitacolo : Vito Trotta candidato
con Ingroia...a sua insaputa
Vito Trotta, consigliere comunale di Buonabitacolo, ha appreso dai giornali della sua candidatura alla Camera dei Deputati con la lista “Rivoluzione civile” capeggiata da Ingroia. L’equivoco era nato dalla disponibilità offerta al partito da parte di Vito Trotta a candidarsi al Senato, in una posizione utile.
Poi è successo che gli organizzatori non hanno preso in considerazione la candidatura al Senato e, arbitrariamente, lo hanno inserito al 19° posto nella lista alla Camera Campania2.
Le proteste da parte di Trotta non si sono fatte attendere e pertanto sarà ora la Corte di Appello di Benevento, competente per territorio, a procedere alla esclusione di coloro che si sono trovati involontariamente candidati, senza accettare la candidatura.
Oltre a Vito Trotta, infatti, nella lista alla Camera, ci sono altri casi analoghi.
“La mia protesta sta nel fatto che all’interno del Movimento non vi è, evidentemente, un progetto chiaro per quanto attiene il futuro – ci dice Vito Trotta - Per le candidature pensavo che si facesse un gioco di squadra e che, invece, non fossero piovute dall’alto. Se le scelte non fossero state imposte dall’alto avrei anche accettato, ovviamente, una candidatura di servizio. Non è certamente così, comunque - conclude Trotta - che si dà visibilità ai territori e solo Dio sa come il Vallo di Diano avrebbe, in questo momento storico, bisogno di una rappresentanza in Parlamento.”
- ondanews -
Le proteste da parte di Trotta non si sono fatte attendere e pertanto sarà ora la Corte di Appello di Benevento, competente per territorio, a procedere alla esclusione di coloro che si sono trovati involontariamente candidati, senza accettare la candidatura.
Oltre a Vito Trotta, infatti, nella lista alla Camera, ci sono altri casi analoghi.
“La mia protesta sta nel fatto che all’interno del Movimento non vi è, evidentemente, un progetto chiaro per quanto attiene il futuro – ci dice Vito Trotta - Per le candidature pensavo che si facesse un gioco di squadra e che, invece, non fossero piovute dall’alto. Se le scelte non fossero state imposte dall’alto avrei anche accettato, ovviamente, una candidatura di servizio. Non è certamente così, comunque - conclude Trotta - che si dà visibilità ai territori e solo Dio sa come il Vallo di Diano avrebbe, in questo momento storico, bisogno di una rappresentanza in Parlamento.”
- ondanews -
Di quale equivoco si tratta non è dato saperlo,
visto che il nome non compare (o non compare più?) nelle liste dei candidati
alla Camera di Rivoluzione Civile (http://www.rivoluzionecivile.it/candidati-alla-camera-per-rivoluzione-civile/). Un
giallo tutto nostrano. Intanto, l’effetto è stato quello di impedire, ancora
una volta, di porre le basi per la costruzione di una vera “rivoluzione civile”
nel nostro Vallo di Diano.
venerdì 11 gennaio 2013
Legge di iniziativa popolare sull'energia solare
Costituente per la Civiltà del Sole in Campania
già ”COMITATO PROMOTORE DELLA LEGGE D’INIZIATIVA POPOLARE SU
CULTURA E DIFFUSIONE DELL’ENERGIA SOLARE IN CAMPANIA”
Comunicato del 10 gennaio 2013
Un evento epocale: il
Consiglio Regionale della Campania
approva la legge di iniziativa popolare sul Solare.
L’ approvazione, all’unanimità,
della legge di iniziativa popolare sulla Cultura e Diffusione della
Energia Solare in Campania costituisce sicuramente uno degli atti più significativi della Storia della Regione Campania, dalla
sua istituzione ad oggi per moltissime ragioni.
Il testo della legge è stato
costruito in maniera massimamente partecipativo sul piano delle idealità e
delle competenze, dal Mondo dell’Associazionismo – dall’Arci alla
Federconsumatori, dalla Legambiente ai VAS ed al WWF - delle Università e della
Ricerca della Campania, della Produzione e del Lavoro – Imprese e Sindacato - e
da tante singole Personalità e Cittadini.
Amplissimo è stato il consenso espresso
non solo dal numero di firme raccolte in tutte e cinque le province ed
in 50 Comuni della Campania che hanno superato le ventimila, di cui 13575 regolarmente depositate, ma
soprattutto dal grandissimo interesse e dalla intensa partecipazione,
tuttora in ulteriore fortissima crescita ed espansione a livello non solo
regionale ma su tutto il territorio nazionale.
Possiamo, senza alcuna enfasi,
affermare che in Italia mai vi è stata una legge regionale di
iniziativa popolare che abbia avuto tanto consenso e questo è un motivo di
grande orgoglio non solo per i suoi promotori, ma per la intera regione in ogni
sua articolazione, politica, culturale e sociale.
Il motivo di tale eccezionale
risultato sta nella consapevolezza che i contenuti della legge -
dai principi generali e
dagli obbiettivi (artt 1, 2, 3) alle modalità di riconversione, di intervento, di incentivazione e di nuova mobilità (
artt 4, 5, 6, 7, 8, 9), dai
PESC - Piani Energetici Solari
Comunali - e dalle RES - Reti Elettriche
Solari (Artt 11, 12) al ruolo della Ricerca, della promozione della Cultura del
Solare e della Biodiversità, alla
creazione della Biennale del Sole e della Biodiversità del Mediterraneo ( att
11, 12, 10, 14 e 13) - quando
progressivamente attuati, pongono la Campania quale riferimento nazionale ed
internazionale nel campo dell'energia solare nelle sue diverse espressioni,
tutelando l'ambiente, contribuendo alla salvaguardia del Clima ed attivando
fortemente economia, produzioni, ricerca, lavoro, cultura, relazioni e scambi
scientifici, tecnologici e commerciali.
Napoli e la Campania hanno
difatti tutte le potenzialità
scientifiche, culturali, produttive, ambientali per divenire il cuore
pulsante dello sviluppo tecnologico e della diffusione
dell’energia solare e di un nuovo modello energetico ed un fondamentale
riferimento per un nuovo Lavoro.
La legge, ha assunto perciò le Università, i Centri di Ricerca, la riconversione di industrie
e la formazione professionale come punti centrali dell’impegno della Regione
per il Solare e attiva una funzione centrale della Campania nel rapporto con
altre Regioni e Paesi ed in particolare con quelli del Mediterraneo, con la già
citata istituzione della Conferenza
Permanente della Biennale del Sole del
Mediterraneo.
Il Comitato Promotore, a nome di tutti i ventimila
firmatari e del grandissimo mondo che ha sostenuto la legge, esprime
perciò il massimo apprezzamento
all’intero Consiglio Regionale Regionale
ed alla Giunta, a partire dai consiglieri intervenuti Luca Colasanto, relatore in aula, Antonio
Marciano, gruppo PD, Laura Saia, Gruppo Misto, certo che
attiverà da subito, a partire dal prossimo bilancio, un eccezionale impegno per l’attuazione della
legge.
Per il Comitato Promotore
umberto amato; salvatore
borrelli; anna
maria cicellyn comneno; antonio d’acunto;desiree d’accico, roberto de luca;
salvatore de martino; michele di gerio;
francesco diliberto; annamaria esposito; ermete
ferraro; nicola lamonica; antonio locoteta; bruno miccio; francesco miccio;aldo
pappalepore; pina prezioso; ciro scafa; paola silvi; rosario stornaiuolo; valeria
vaiano
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