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sabato 20 giugno 2015

PULIAMO IL FIUME

Il Settore Agricoltura del Codacons Vallo di Diano insieme a giovani imprenditori agricoli e altri volontari ha organizzato, sabato 20 giugno 2015, un incontro pomeridiano per ripulire il canale "Lamarrone" a Teggiano per ridare dignità a una parte del territorio. Una sorta di impegno per la cura dei beni comuni, insomma. L'iniziativa di Salvatore Gasparro, responsabile del Settore Agricoltura della sede Codacons locale, è stata seguita con attenzione da una testata giornalistica e dall'amministrazione comunale.


Una sponda del canale Lamarrone come appariva qualche
giorno prima del 20 giugno 2015.

Si mostrano alcune foto, prima di fare qualche considerazione.

Il canale Lamarrone come appariva sabato
20 giugno 2015 alle ore 16.30.


Salvatore Gasparro all'opera.
Altre attività di pulizia. 

Ripescaggio dal ponte.

Un dettaglio di quanto tirato
fuori dal canale.

La prima considerazione è quanto detestabile siano atti di questo tipo. E mentre da più parti si odono voci della necessità della videosorveglianza (ma volete monitorare anche la campagna?) io credo che la battaglia dei rifiuti bisogna vincerla innanzitutto sul piano culturale e poi su quello organizzativo. La risposta che Salvatore Gasparro e tanti altri volontari hanno dato al problema dell'abbandono dei rifiuti è esemplare. Tutti hanno voluto dire: "Sappiate che noi siamo vigili e non vi lasceremo deturpare impunemente il nostro territorio". 

Io mi spingerei ancora più in là della tutela e direi che bisogna far comprendere che questi beni ambientali sono preziosi e che molti ce li invidiano. Inoltre, dobbiamo saper valorizzare, in tutti i modi possibili, quello che abbiamo avuto in eredità dai nostri padri. Infatti, fintanto non giungeremo a ciò, non potremo dire di aver fatto tutto il possibile per armonizzare il nostro patrimonio ambientale con il sistema socio-economico del comprensorio. Intanto, però, quello che è successo il 20 giugno 2015 "è solo un inizio", così come dice Salvatore Gasparro. Non disperiamo.

domenica 14 giugno 2015

Chernobyl 2015

Ore 9.30 del 12 giugno 2015, Tribunale di Salerno. "Quarta" prima udienza dibattimentale del processo Chernobyl. Si attende la Corte che non sarà presente nella sua composizione usuale per un impedimento del Presidente. Molto probabilmente il processo subirà un altro rinvio per la mancanza del plenum del collegio giudicante. Transenne per separare il pubblico dall'aula. Non bastavano i tramezzi in legno, sobrio arredo dell'aula stessa. Ci sono anche le transenne in acciaio, brutte a vedersi. Strana percezione: i cittadini sembrano essere doppiamente recintati come soggetti potenzialmente pericolosi. Come non capirne le ragioni. 


In aula alcuni avvocati delle parti civili. Le associazioni Federconsumatori, Legambiente, Coldiretti, Codacons Campania sono rappresentate. Il Ministero dell'Ambiente è rappresentato in aula, insieme ad altre istituzioni, enti locali, comitati. Molti della difesa. Particolare menzione della costante presenza dell'avvocato Alfonso Penna, che si è costituito per il Comune di Sassano, va fatta. Si avviano gli altri processi in calendario. Forse il processo Chernobyl sarà ultimo nella lista. Come non capirne le ragioni.  



Ricordiamo le date.  La prima udienza avrebbe dovuto svolgersi il 9 aprile 2014 a Salerno a seguito del secondo rinvio a giudizio (il primo a Santa Maria Capua Vetere, il secondo a Salerno, in un processo che non vuole partire e che, forse, non deve partire) delle 38 persone implicate nei fatti riportati nei numerosi faldoni delle indagini svolte dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere nel periodo che va dal gennaio 2006 a giugno del 2007. Rinviata una prima volta, per difetto di notifiche, al 17 dicembre 2014. Quel giorno eravamo in aula e ascoltavamo, con nostra grande sorpresa, che vi erano ancora difetti in alcune notifiche. Il tutto si rinviava all'8 aprile 2015: un anno andato in fumo. L'8 aprile 2015 ancora sussisteva una mancata notifica degli atti a un singolo imputato. Si rinviava così alla data odierna, 12 giugno 2015. Ed oggi si rinvia ancora all'11 novembre 2015. La prescrizione del reato di disastro ambientale viene comodamente attesa per l'anno 2019. Che verrà, se la freccia del tempo non verrà invertita.


La legge è uguale per tutti. Un'utile iscrizione nelle aule dei
tribunali italiani.
Ma come si perviene al rinvio odierno? Si procede prima all'appello dei presenti. Molti imputati in aula, nella parte adiacente al tavolo della Corte. Assente del tutto la stampa, nella parte riservata ai cittadini pericolosi. Il giudice che funge da Presidente concede la parola agli avvocati della difesa. Alcuni avvocati difensori, non riconoscendo la fondatezza del reato di disastro ambientale, chiedono la prescrizione di tutti i reati. A un profano sembrerebbe che l'udienza si tenga solo per effettuare la declaratoria dell'estinzione dei reati per prescrizione. Unico reato sopravvissuto alla prescrizione è proprio il disastro ambientale. Ma alcuni imputati sembrano non voler accettare la prescrizione per ottenere l'assoluzione con formula piena. Si vedrà, tuttavia, alla prossima udienza, dopo il deposito delle memorie, cosa che può essere fatta entro il 10 ottobre 2015 (ore 10) un mese prima dell'udienza dell'11 novembre. Chissà se la stampa nazionale si degnerà di comprendere quello che sta succedendo sotto gli occhi dei cittadini increduli. 


Alcuni avvocati della difesa ancora contestano la costituzione di parte civile di associazioni e Comuni, un mantra che continua dalla "prima" prima udienza e che non avrà fine fintanto che non si entrerà nel vivo del processo. Intanto, in un modo del tutto informale apprendiamo che un imputato sta procedendo ad analizzare i propri terreni a proprie spese, sembrerebbe su autorizzazione del tribunale, in presenza dell'ARPAC e del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri. L'avvocato Antonio De Paola chiede alla Corte la revoca del sequestro dei terreni agricoli siti in agro di San Rufo e Teggiano di proprietà del padre di uno degli imputati, suo assistito. L'avvocato Matteo Marchetti, costituitosi per l'associazione Codacons Campania, si oppone alla revoca del sequestro.


Prendendo la parola, il pubblico Ministero, in risposta ai dubbi sulla fondatezza del reato di disastro ambientale ribadisce che è chiara la contestazione del disastro doloso, in quanto negli atti è possibile leggere quanto segue: "tutti contribuendo dolosamente a determinare un disastro doloso ambientale cagionato dalle condotte criminose dei componenti della citata organizzazione criminale, i quali partecipando al sodalizio criminoso in modo continuativo e permanente ed apportando il proprio materiale contributo cagionavano dolosamente un disastro ambientale a causa dello spandimento ed illegittimo smaltimento dei rifiuti". 



Il Presidente supplente, infine, rinvia l'udienza all'11 novembre 2015, visto che nel Tribunale di Salerno bisogna trattare processi con imputati detenuti: sarà la "quinta" prima udienza in cui, forse, si deciderà dell'ammissione, quali parti civili, delle associazione e comitati, degli enti locali, della Provincia di Salerno, della Regione Campania e del Ministero dell'Ambiente. Al cittadino non resta che fare i conti: restano ancora pochissimi anni al 2019. Sono trascorsi già otto anni dal giugno 2007.

giovedì 4 giugno 2015

Elezioni 2015


Un esercito pacifico di 383 cittadini si è mosso.


Bisogna adesso pronunciare 382 volte la parola "grazie". 


Il 383esimo, l'ultimo, pur non nascondendo un po' di amarezza, ha solo la certezza di aver fatto il proprio meglio nel pieno rispetto delle leggi della Repubblica Italiana (non poca cosa in questo contesto di illegalità diffusa tollerata a vari livelli). 

Non incluso nei due caravanserragli, ha cercato di dare una descrizione veritiera del presente e di tracciare un possibile percorso per il futuro con una campagna elettorale sobria, priva di slogan preconfezionati, vissuta prevalentemente nelle piazze. 

Le competenze acquisite nel passato in campo professionale e sociale e la sua stessa collocazione politica lo pongono al di fuori del novero dei "procacciatori di voti" per liste senza base ideale. La decisione di testimoniare un impegno politico, in continuità con quanto fatto nel passato, è stata molto sofferta. Alla stessa si è giunti in tanti con la consapevolezza delle difficoltà dovute alla crisi socio-economica che sta lacerando la parte più debole del tessuto sociale. Senza la presunzione di poter risolvere tutti i complessi problemi del territorio, ha umilmente proposto attività di servizio per la collettività. 

L'esercito pacifico è destinato a crescere.

sabato 2 maggio 2015

A SASSANO COME NEL 2005


Per dire NO al listone unico e perché non succeda mai più

Lasciare un paese senza possibilità di alternativa per la seconda volta in dieci anni non è un buon segno per la democrazia. Da uno dei protagonisti di questa ultima vicenda para-politica mi è stato raccontato che sul piatto della bilancia vi erano molti aspetti da considerare, tra i quali anche accordi legati al futuro assetto di una banca locale. Se queste cose non fossero pure millanterie, ci sarebbe da rabbrividire.

Sta di fatto che Sassano, un paese che merita di meglio che non un listone unico, va alle urne, a distanza di dieci anni, senza possibilità di scelta tra più liste. Eppure, scrivevo solo qualche giorno fa, che i Romani pensavano che la Storia (quella scritta con la lettera maiuscola) potesse insegnare qualcosa agli uomini: “Historia magistra vitae”. La Storia vista anche come vita della memoria (“vita memoriae”), quella collettiva. Oggigiorno, tuttavia, sembra che neanche la storia recente riesca a scalfire le coscienze, l’essenza delle quali si indurisce sempre di più in questo mercato globale.

Qualcosa si può ancora fare. Infatti, affinché questi “accordi storici” possano finalmente finire per sempre, si chiede uno scatto di orgoglio ai cittadini di Sassano. Basterà non votare per il listone, perché così recita il Testo Unico Enti Locali.(D.Lgs. n. 267/2000):
"Ove sia stata ammessa e votata una sola lista, sono eletti tutti i candidati compresi nella lista ed il candidato a sindaco collegato, purché essa abbia riportato un numero di voti validi non inferiore al 50 per cento dei votanti ed il numero dei votanti non sia stato inferiore al 50 per cento degli elettori iscritti nelle liste elettorali del comune. Qualora non si siano raggiunte tali percentuali, la elezione E' NULLA".


Si farà appello alla Prefettura perché siano stringenti i controlli nei seggi elettorali e perché – in questa situazione di emergenza -  non vengano ammessi i candidati come rappresentanti di lista delle concomitanti elezioni regionali. Inoltre, si chiederà che venga fatto finalmente rispettare, a Sassano, il comma 1 dell’art. 37 del DPR del 16 maggio 1960, n. 570 (Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni): La sala dell’elezione ... deve essere divisa in due compartimenti da un solido tramezzo con un’apertura nel mezzo per il passaggio. Infatti, in almeno un seggio del comune questo tramezzo non esiste e il cittadino è tenuto fuori dalla porta fino al momento del voto. Non siamo sospettosi, ma se i candidati saranno dentro la sala dell’elezione e i cittadini saranno ammessi all’interno uno alla volta, questo a noi non piace affatto. O forse è questo il nuovo corso della vita democratica di questa nazione?

domenica 19 aprile 2015

LETTERA DA UN PROFESSORE

Tema: LA BUONA ScuOLA

Cosa ne pensa un professore fuori sede della "buona" riforma, mentre a Roma si protesta, nell'attesa dello sciopero del 5 maggio prossimo? Specifico, a scanso di equivoci: il professore non sono io.

Siamo tutti qui a sperare che l’ormai tanto decantato DDL “buona scuola” possa essere varato in tempi brevi, in modo da poter attuare tutte le assunzioni promesse per settembre 2015, ma comunque successivamente alle operazioni di mobilità. Una via che ad oggi appare il futuro più probabile e che eliminerebbe, quasi per sempre e di fatto, la possibilità di rientrare nella provincia di residenza e/o di origine per chi è in attesa da anni, ma che nel corso della propria carriera scolastica mai ha potuto beneficiare, nell'organico riservato ai trasferimenti, di questo doveroso ampliamento che NON SI PUÒ PERMETTERE VENGA ATTUATO A “BOCCE FERME”!

In altre parole, secondo il normale buon senso, non credo sarebbe accettabile nessun aumento dell’organico riservato alle nuove assunzioni, se di tale aumento non possano, almeno in parte, beneficiare in via preventiva  i docenti che sono già di ruolo e a tempo indeterminato da più di un anno scolastico.

Occorre, infatti, far notare come tale questione non sia per niente di “lana caprina” se è vero che siamo alle porte del NUOVO FEUDALESIMO SCOLASTICO, dove per poter ottenere un trasferimento bisognerà entrare nelle grazie di un Dirigente Scolastico che nemmeno si conosce e che dovrebbe scegliere sulla base di un curriculum, del  quale sono largamente opinabili scelte e preferenze, in un mondo in cui le clientele e il nepotismo non erano ANCORA entrati.

Eccoci tutti catapultati in un mondo dove un Dirigente, che non si è ancora ben capito come sarà valutato e da chi, sarà il Dio Onnipotente della scuola. Tutta nelle sue mani sarà la possibilità di scegliere chi gli fa più comodo, con buona pace della libertà di insegnamento. Siamo oltre le Baronie universitarie, che almeno prevedono dei giochi di potere tra fazioni contrapposte ad equilibrare un sistema distorto. Siamo nell’epoca di un uomo solo al comando che deciderà delle sorti dei suoi sottoposti, I DOCENTI! Potranno facilmente entrare nella scuola, in tal modo, la politica, le logiche clientelari, la criminalità organizzata e tutto quello che la nostra fervida fantasia di popolo italiano avrà l’ardire di immaginare.

Ci rendiamo realmente conto di tutto quello che potrà generare una simile “Riforma”? Crediamo i nostri dirigenti scolastici in grado di gestire un tale potere senza subire le eventuali conseguenze di un fallimento? Come normalmente farebbe un manager privato o un imprenditore che rischia il proprio capitale. Dove andrebbe a finire la continuità didattica se un professore diventasse improvvisamente inviso al dirigente di turno? Mi si risponderà che un professore amato dai suoi studenti non potrà mai essere cacciato nemmeno dal più miope dei dirigenti. Ma quando un insegnante riesce ad essere realmente importante per la vita di un ragazzo? Quando prova ad essere integgerrimo, severo ed esigente? Oppure quando risulta tranquillo, accomodante e remissivo? E chi per alcune famiglie e molti ragazzi, “viziati” da una società oziosa, è più facile amare il primo od il secondo prototipo appena descritti? Cosa succederebbe se un professore non fosse disposto a promuovere chi è vicino a qualcuno di veramente importante agli occhi del sommo dirigente? E la politica, resterebbe fuori la porta di questo “fortino inespugnabile”?

TROPPE DOMANDE E POCHE RISPOSTE IN QUEST’IDEA DI FUTURO CHE CI SI VUOL PROPORRE, IL TUTTO NASCOSTO DIETRO L’ANNUNCIO DI ASSUNZIONE DI PIÙ DI 100.000 NUOVI INSEGNANTI DA “SCHIAVIZZARE”: CHAPEAU!

domenica 12 aprile 2015

Sassano verso il rinnovo del consiglio comunale VI

Sesta e ultima  puntata

L’attuale Consorzio Centro Sportivo Meridionale Bacino SA/3, con varie competenze dallo sport alla raccolta dell’immondizia, viene costituito nel 1997 e subentra alle funzioni del Consorzio Comuni Depressi (CoCoDe). Il CoCoDe è voluto, negli anni ’70, dal Sen. Enrico Quaranta per la costruzione e la gestione del Centro Sportivo Meridionale (CSMe). Nel 1972 si metteva la prima pietra di questo grande complesso sportivo, che occupa 15 ettari di terreno, con un contributo da parte della Cassa per il Mezzogiorno di 15 miliardi circa delle lire di allora. Il CSMe sembrerebbe essere tuttora, in estensione, il più grande centro sportivo dell’intero Meridione. Nel 1981 si completavano i lavori, ma le piscine non andavano in funzione. La prima manifestazione sportiva di inaugurazione del 1981 prevedeva infatti esclusivamente delle gare di atletica. Solo di recente e con altri finanziamenti pubblici, dell’ammontare di circa 5 milioni di euro, è stato effettuato il rifacimento delle piscine, per lungo tempo lasciate al loro destino (oltre vent’anni). I lavori sono stati affidati alla ditta IGECA Spa di Napoli.

Ma che c’entra il CSMe, il CoCoDe e il Consorzio SA/3 con Sassano? Il CSMe oggi ingloba altre società con capitale misto pubblico-privato (http://www.consorziosanrufo.it/struttura.php). Infatti, un presidente dell’epoca ebbe a definire questa realtà economica una “holding” in una ormai famosa intervista rilasciata al giornalista Salvatore Medici nel 2006. Nascevano così altre controllate, per differenziare le funzioni del CSMe, come, ad esempio, la raccolta differenziata e lo sport. Tra queste controllate la Ergon S.p.A., appunto, il cui presidente è stato proprio il sindaco PMLT (l’acronimo sta per “Pro Molto Lungo Tempore”) del comune di Sassano. Inutile riferire il nome, dopo aver parlato per cinque puntate della reggenza di questo abile politico di lunghissimo corso. Le vicende più recenti sfuggono, tuttavia, alle capacità interpretative dello scrivente. Pertanto, mi limiterò a scrivere delle cose che conosco e che si fermano agli anni “caldi” in cui effettuavamo controlli puntuali sul costo dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani al cittadino. Quello che di strano notavamo era che il sindaco (e poi vice-sindaco nel 2005) fosse anche presidente dell’Ergon, che gestiva la raccolta dell’immondizia proprio a Sassano. E - molto stranamente - per le bollette della TARSU (Tassa sui Rifiuti Solidi Urbani) si registrava un aumento di circa il 75%, nel biennio 2001 e 2002, proprio mentre le operazioni d’alta finanza di cui abbiamo raccontato sopra andavano in porto. Certamente una strana coincidenza. Altri aumenti venivano riscontrati in altri paesi del Vallo di Diano all’indomani dell’entrata in vigore della moneta unica europea: le Amministrazioni del Vallo di Diano, quasi all’unisono, e quasi obbedendo a un richiamo collettivo, si davano da fare per rincarare la TARSU. Il record spettava a Teggiano (D. G. n. 32 del 28-02-2002), con un ritocchino dell’80% in un sol colpo. Le coincidenze, a volte, possono anche essere numerose. E alla faccia degli appelli dell’allora Presidente della Repubblica Ciampi contro gli aumenti! Ma il caso è il caso, c’è poco da fare.
  
Articolo nel quale si ipotizza l'interessamento dell'antimafia
a questioni legate allo smaltimento dei rifiuti e alla società
partecipata ERGON S.p.A. 

Una testata giornalistica ipotizzava, nel 2011, un interessamento dell’antimafia alle questioni interne all’Ergon. Notizie, mai confermate, mai verificate, mai approfondite: non notizie quindi? Certo è che dare una notizia del genere e poi non far partire un’inchiesta giornalistica sembra cosa molto strana. Noi vogliamo credere che nulla sia emerso da quell’ipotetico interessamento dell’antimafia e così continuiamo a narrare quello che sappiamo. Vogliamo quindi interrogarci su quale fosse la situazione tariffaria negli anni del listone unico. Per capirlo, diamo uno sguardo all’evoluzione della TARSU a Sassano in tre anni monitorati nel quinquennio 2005-2010:

Anno 2006:  0.80 EUR/mq + addizionale del 15% = 0.92 EUR/mq
Anno 2007:  0.95 EUR/mq + addizionale del 15% = 1.09 EUR/mq
Anno 2008:  1.20 EUR/mq + addizionale del 15% = 1.38 EUR/mq

Un incremento secco del 50%, quindi, dopo vari altri aumenti durante gli anni precedenti. Intanto sembra che l’Ergon vanti non banali crediti dai comuni serviti e che, a causa dei mancati introiti, i dipendenti che si occupano della raccolta dei rifiuti siano pagati a singhiozzo. La salvaguardia del posto di lavoro di tante persone assunte nel corso degli anni sembra essere sempre stato – diciamo anche giustamente - un punto di forza di chi gestisce il servizio per gli enti. Sulla questione immondizia abbiamo più volte ribadito la necessità di differenziare i rifiuti per ottenere materie prime-seconde da rifiuti. Eppure, la nostra impressione è che, più il cittadino differenziava, impegnandosi in questa non semplice operazione, più egli veniva TAR(SU)tassato. Oggi TAR(I)tassato. Non ci stancheremo di dire, però, che le amministrazioni locali dovrebbero effettuare ricavi, se mettono in atto un’attenta raccolta differenziata, dalla cessione della materia prima-seconda (alluminio, vetro, plastica, carta, umido),  per non TAR(I)tassare eccessivamente i cittadini. Se esiste questo problema, secondo il parere di chi scrive, è perché fortissime pressioni impediscono di dare vita al ciclo virtuoso dei rifiuti. Insomma, qualcosa sembra non funzionare a livello locale, e non solo. Ma nessuno se ne preoccupa. La “politica” men che meno.

Il Consorzio di Bacino SA/3 oltre a controllare, da “holding”, le varie società diversificate per interessi, ha anche finanziato - nel passato - eventi locali, quali le giornate dedicate all’orchidea selvatica nell’omonima valle a Sassano. Sassano è un paese che non possiede un solo albergo sul proprio territorio, eppure si pregiava (si pregia ancora?) di invitare a conviti gratuiti molti ospiti durante le giornate primaverili in cui si organizzava la kermesse. E, naturalmente, tutto con i soldi dei contribuenti e degli sponsor pubblici (che poi è la stessa cosa). Sassano, tuttavia, possedeva ( e forse ancora oggi possiede?) un famoso “bed and breakfast” finanziato con svariate decine di migliaia di euro pubblici e, guarda caso, sito proprio nello stabile dove abitava e abita il sindaco PMLT, a Silla di Sassano. Quando si dice la coincidenza! Forse bastava quel locale per giustificare la spesa pubblica per la Valle delle orchidee? Questo è difficile dirlo. Tuttavia, di certo  l’allegro listone ha fatto inalberare non poco l’associazione naturalistica AMINT nel 2008 (terzo anno della lista unica). Leggiamo, infatti, da un comunicato che si riporta in modo testuale:  “Menù a base di Orchidee spontanee” puntata del 16 maggio 2008 rubrica “Terre e Sapori” del Tg 1. Con sgomento, la nostra Associazione Naturalistica AMINT, ha assistito alla messa in onda del servizio “Campania, metti un’orchidea a tavola”, a cura della rubrica “Terre & Sapori” del Tg 1. In questo servizio veniva pubblicizzato e decantato l’impiego in cucina delle Orchidee spontanee. Probabilmente chi ha realizzato questo servizio non è a conoscenza del fatto che queste piante sono protette da una convenzione internazionale (Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione, conosciuta anche come CITES) ed inoltre che la Comunità Europea, dal 1° gennaio 1984, ha recepito la normativa CITES con regolamenti che, per alcune specie, sono anche più restrittivi di quella CITES”. Ma così vanno le cose. E l’associazione naturalistica forse non sa che da noi bisogna inventarsi qualcosa per promuovere il turismo per le “innumerevoli” attività ricettive presenti sul territorio.



Termino questa serie di scritti, dopo aver raccontato, in sei puntate, qualcosa sul nostro paese, dicendo che, fintanto che ognuno di noi non farà un lungo e meditato esame di coscienza, fintanto che non riporteremo la politica sui binari sicuri dell’interesse collettivo, Sassano e il territorio tutto ne soffriranno in modo profondo. Alcuni ipotizzano, infatti, che interessi particolari hanno tenuto il comprensorio privo di una linea ferroviaria per anni. Questo stesso tipo di interessi, se lasciati incontrollati, priveranno di un futuro vero le generazioni a venire. Per questo, bisognerà trovare la forza per un estremo scatto di orgoglio per dire no a chi fa della politica un mezzo per accrescere solo ed esclusivamente le proprie posizioni di rendita. 

Quello che doveva essere il simbolo della lista
di opposizione nel 2005. Sassano rimase, invece,
senza alternativa, con un listone unico.

Il 31 maggio prossimo il candidato, che continuerà a stare in pianta stabile all'interno del seggio elettorale di fronte all'indifferenza di tutti e con l'escamotage di fungere da rappresentante di lista per elezioni concomitanti, toccherà con propria mano l'inutilità dell'onestà di chi chiede che questi fenomeni siano scongiurati. Gli stessi episodi si ripeteranno, ne siamo sicuri. Come siamo sicuri che ci troveremo ancora di fronte ad un'attrezzatura carente delle sale adibite a seggio elettorale. Per legge dovrebbero essere provviste di un solido tramezzo, per permettere al cittadino (al cittadino!) di restare al suo interno per seguire le operazioni nel seggio, durante l’attesa prima del voto, e dello spoglio delle schede, dopo la chiusura delle urne. Pertanto, il cittadino non deve essere tenuto fuori dalla porta, anche metaforicamente parlando. Nonostante questa deficienza nell’arredo sia stata dallo scrivente segnalata, in occasione delle elezioni politiche del 2008, per quanto concerne il seggio dove mi reco al voto, si continua a far finta di nulla (vedi elezioni amministrative del 2010 ed elezioni referendarie del 2011). Per chi volesse capire cosa dico ecco il riferimento di legge:

DPR del 16 maggio 1960, n. 570
Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni

Art. 37
1. La sala dell’elezione ... deve essere divisa in due compartimenti da un solido tramezzo con un’apertura nel mezzo per il passaggio.

Un rammarico mi accompagna: non essere riuscito a formare una lista di opposizione nel 2005 e, al contempo, vedere oggi, a distanza di dieci anni, gli stessi protagonisti, allora tutti raggruppati nel listone unico, dare vita a varie formazioni civiche. Semmai verrà un giorno in cui le ramificazioni di quel listone abbandoneranno il campo, per un motivo o per un altro, vorrei invitare i nostri giovani a fare tesoro di queste poche (e forse povere) informazioni per cambiare decisamente rotta rispetto al passato. 

sabato 11 aprile 2015

Sassano verso il rinnovo del consiglio comunale V

Quinta puntata

Una storia che ha dell’incredibile, ma che è indicativa del grado di sensibilità ambientale posseduto dalla variegata compagine amministrativa “unica” che ha retto le sorti del paese nel quinquennio 2005-2010.

 
E invece, l’amministrazione di Sassano, il 24 dicembre 2003 (D.C.C. n. 26/2003), approva il Piano Insediamento Produttivi redatto da tecnici del posto. Il progetto prevedeva una strada nel boschetto (oggi parzialmente realizzata), che ne isolava i due rami irreversibilmente. La Regione Campania, senza preoccuparsi dell’assenza di una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per l’opera infrastrutturale da eseguirsi in una zona “di particolare pregio ambientale e paesistico”, finanziava il progetto per un importo di 808.205,05 EUR (del. G.R. n. 5450/02). L’importo totale dell’opera era di 861.954,17 EUR, di cui 53.699,12 a carico del Comune di Sassano. I lavori vengono svolti un’impresa di Casal di Principe e i risultati sono quelli che abbiamo sotto gli occhi. Il corpo Forestale dello Stato è intervenuto, in data 20 gennaio 2011, con un sequestro penale di buona parte dell’area. La nostra associazione, già dal momento della denuncia del giorno 11 dicembre 2010, ha espresso la volontà di costituirsi parte civile in un eventuale processo. Tuttavia, alle conclusioni delle indagini solo il Comune di Sassano viene riconosciuto come parte offesa. Il Comune non si costituisce parte civile, così come dovrebbe, e noi rimaniamo fuori. L’evoluzione dettagliata di questa vicenda può essere appresa dal post “Una brutta Storia". In sintesi, un ex senatore della Repubblica Italiana viene rinviato a giudizio per occupazione di suolo pubblico dopo il sopralluoogo del Corpo Forestale dello Stato. Dal verbale della Forestale emergeva anche che "sono stati distrutti circa 2000 mq di bosco". Ma non si saprà nulla sui responsabili.


Era il 2003, quando nel Vallo di Diano venne dato l’annuncio di una sconcertante scelta amministrativa: a Sassano una zona di pregio ambientale doveva essere sacrificata sull'altare del falso progresso, fatto di cemento e capannoni. Dopo un lungo e tortuoso iter amministrativo la Giunta Comunale sassanese approvava, nel maggio del 2003, un progetto di insediamento industriale secondo un piano regolatore del 1984, che andava rivisto alla luce di una nuova sensibilità sociale nei confronti dei temi ambientali (vedremo in seguito i dettagli). La minoranza, poi confluita allegramente nell'amministrazione “unica” nel 2005, dava una mano.  La Giunta Comunale, grazie forse anche a questa "aspettata" sinergia, dava il via libera ai lavori dopo quattro mesi da una delibera della Comunità Montana, che individuava quella zona come un boschetto (o bosco) paleo-palustre da preservare, testimonianza viva di quella che fu la natura paludosa della vallata prima della bonifica del territorio. Il progetto tecnico dell’insediamento industriale non riportava, a quanto è dato sapere, uno studio di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Come dire, faccio un intervento invasivo su di un punto dove è delicatissimo l’equilibrio dell’ecosistema locale e non effettuo nemmeno degli studi che possano scongiurare (o almeno minimizzare) i danni ambientali prodotti da un insediamento produttivo. Al contrario, si asseriva sulla stampa che era necessario costruire l’insediamento produttivo per creare occupazione. Ora, a rigore di logica, in un territorio a vocazione agricola e turistica si distruggono potenziali posti di lavoro se si dà l’assalto alla vallata e, in particolar modo, se si cancella, con una inopinata delibera, un sito di pregio ambientale, che una precedente delibera di un ente sovra-comunale (febbraio 2003) avrebbe voluto tutelare, a seguito di un dettagliato studio che ha portato alla definizione di una “carta di destinazione d’uso del territorio” per il nostro Vallo. Veniamo allora ai dettagli.

Con una legge regionale (L.R. 17/1998) si richiedeva alle Comunità Montane di stilare una “carta di destinazione d’uso del territorio” per individuare “le aree di prevalente interesse agrosilvo pastorale e di particolare pregio ambientale e paesistico, le linee d’uso delle risorse primarie e dello sviluppo residenziale produttivo, terziario, turistico e la rete delle infrastrutture aventi rilevanza territoriale”. Con una certa inerzia, la Comunità Montana del Vallo di Diano, il 13 febbraio del 2003, riuscì a deliberare su uno studio in tal senso prodotto anche grazie alle consulenze del prof. Pasquale Persico, del dott. Nicola Di Novella e della dott.ssa Maria Giovanna Fiume. Non sappiamo (né ci interessa poi tanto sapere) quanto siano costate queste consulenze. Tuttavia, dobbiamo rilevare che esse non possono essere state gratuite, per la mole di lavoro prodotta. Che cosa si stabilisce nella “carta di destinazione d’uso del territorio”? A pag. 252 si elencano, tra le aree di particolare pregio ambientale e paesistico, anche le “macchie e boschetti paleo-palustri”. Ora, si potrebbe obiettare: ma chi definisce boschetto paleo-palustre quello della zona Cappuccini, in altre parole la zona “umida, malsana e limacciosa” che ritroviamo in alcuni scritti? A prova del fatto che tale è la definizione del boschetto che ospita una zona PIP, si può leggere una lettera, avente a oggetto la salvaguardia degli ambienti umidi del Vallo di Diano, inviata al sindaco del Comune di Sassano pro tempore e ad altre istituzioni locali da Salvatore Della Luna Maggio, responsabile territoriale dell’associazione ambientale ATAPS-FIPSAS. In questa lettera, custodita gelosamente nel nostro archivio, ancora si può leggere: “… nelle tavole delle aree d’interesse naturalistico della carta d’uso del territorio veniva evidenziata la macchia ed il relativo boschetto paleo-palustre della località Cappuccini in agro di Sassano”. Ciò “è emerso durante l’incontro che la Comunità Montana Vallo di Diano, attraverso i suoi uffici tecnici, ha tenuto il giorno 1 luglio 2003 presso il municipio di Sala Consilina”. Che cosa preoccupava Della Luna Maggio? Si legge nella stessa lettera: “Con grande sorpresa, nel corso dell’illustrazione delle successive tavole, si è evinto che nella cartografia riguardante le aree PIP della comunità montana, una delle due aree PIP del comune di Sassano insisteva sul boschetto palustre di Ponte Cappuccini”. Salvatore Della Luna Maggio chiedeva, infine (così come prevede la L.R. 17/98, d'altronde) che il Comune di Sassano rivedesse il piano regolatore, vecchio di quasi vent'anni all'epoca, alla luce di quanto emerso in sede di discussione il giorno 1 luglio 2003.   

Nel 2007, consci del fatto che “i Comuni orientano i loro piani regolatori alle indicazioni della carta di destinazione d’uso del territorio elaborata dalla Comunità Montana” (come si legge nella L.R. 17/98), dopo vari inutili tentativi di interloquire in modo costruttivo con l’amministrazione locale, abbiamo cercato di interessare il Ministero dell’Ambiente, con un’interrogazione parlamentare richiesta all’on. Trepiccione dalla nostra associazione. Nella seduta n. 159 del 17/5/2007, l’on. Trepiccione formulò un’interrogazione a risposta scritta all'allora ministro dell’Ambiente on. Pecoraro Scanio. Un estratto di tale interrogazione recita: “il PIP di Sassano (paese che conta poco più di 5.000 abitanti) prevede 20 lotti da 2.000 mq l'uno e le necessarie opere infrastrutturali; a Teggiano, 5 chilometri più in là nasce un altro PIP, proprio nell'areale della cicogna; ed altri ne sono previsti ad Atena Lucana, a Polla, a Sala Consilina e a Padula, tutte cittadine del Vallo di Diano con una media di meno di 10.000 abitanti ognuna, dislocate nel raggio di 20 chilometri; dalla vicenda in oggetto possono trarsi alcune considerazioni: che le opere pubbliche infrastrutturali tendono ad essere insediate nelle aree libere del territorio, aree che sono considerate di scarso valore se non res nullius, quando invece dovrebbero essere considerate di valore più elevato rispetto alle aree edificate; che la previsione delegata ad ogni singolo comune di realizzare proprie aree di insediamento, senza complessiva concertazione e senza un coordinamento quanto meno provinciale, sta trasformando il Vallo di Diano in una distesa di aree asfaltate e ben che vada di capannoni, poiché i fondi sono spesi in quanto vincolati allo scopo e non in base a reali esigenze produttive ed ogni comune tende a spendere quanto ottenuto senza interfacciarsi con i comuni confinanti; che la mancanza di norme centralizzate per l'uso dei suoli sta distruggendo il territorio, in quanto qualsiasi centro commerciale è considerato «migliore», in quanto produce più reddito, di qualsiasi area agricola o ambientalmente significativa”.


La vicenda di questa interrogazione parlamentare è singolare, perché essa viene prima formulata e poi ritirata. L’attuale sindaco Pellegrino era allora parlamentare dei Verdi e aveva certamente letto quella interrogazione di pregevole fattura. All'epoca, tuttavia, egli intratteneva buoni rapporti con l’amministrazione (a lista unica) di Sassano. Proviamo allora solo a immaginare come siano andate le cose, senza aggiungere altro. Eppure sono sacrosante le parole pronunciate dall'on. Trepiccione. E un passaggio di quell'interrogazione non dovrebbe sfuggire agli amministratori locali: “Esiste una proposta, da parte della Regione Campania, di istituire una Zona di Protezione Speciale a ridosso del Tanagro, proprio per il forte flusso migratorio che tale specchio d'acqua attira”. Tramite l’associazione che rappresento, spedisco, il 22 settembre del 2006, una lettera ai sindaci di Sassano, Sala Consilina, Teggiano e San Rufo, per sollecitare la perimetrazione delle aree. Il sindaco di Sassano, dott. Rubino, risponde il 24 ottobre del 2006 (prot. 5298): ”… si rappresenta che questa Amministrazione, di concerto con gli altri Comuni interessati, sta procedendo alla redazione di una proposta di perimetrazione della Z. P. S. da presentare al Tavolo di Concertazione presso l’Assessorato Regionale competente.” Oggi siamo ancora in attesa che tale perimetrazione venga fatta e che una Zona di Protezione Speciale venga istituita per il Tanagro. Ma che volete che importi a noi tutti del Vallo di Diano degli uccelli migratori, quando sono in gioco vicende legate agli uccelli rapaci stanziali?


Sembra allora che il tempo sia trascorso inutilmente in questo ridente paesino ai piedi del Monte Cervati, poiché dal 1984 nessuna nuova sensibilità si è aggiunta alla pervicace intenzione di voler sacrificare una testimonianza dell’ambiente umido originario di questo grande anfiteatro naturale: il Vallo di Diano. Qualcuno sospetta addirittura che vi sia stata una compravendita di terreni agricoli della zona avvenuta prima del 2003. Ma questo è solo il fisiologico divenire dei fatti amministrativi, si dice in giro. Questi fatti costituiscono la rappresentazione plastica della nostra realtà, fatta di trovate amministrative, e di osservatori del paesaggio che, come dice il nome stesso, stanno solo a guardare. Tutto questo mentre solo pochi fessi, che alla fine vengono anche odiati e messi all'indice proprio da chi osservando si ingrassa, si impegnano fino in fondo nelle cose in cui credono. E questo perché in ogni piccola comunità è ancora possibile scorgere l’anima di Peppino Impastato che continua la propria silenziosa lotta contro il potente “Tano Seduto” e i suoi accoliti.

Mi permetto di concludere con un canto al capannone abbandonato, che a volte mette in bella mostra il nome del benefattore di turno (qui si chiamano così), nella speranza che qualcosa possa un giorno cambiare.

ODE AL CAPANNO(NE) ABBANDONATO

A te che pur solingo i giorni meni
sul lato della strada abbandonato;
a te che tempi bui e meno ameni
or temi e non vorresti mai esser nato;

a te che a sera penso quando trovo
albergo nella mia calda dimora,
avendo attraversato il lungo covo
della vallata che l’avar divora.

Se tu sapessi quanto affanno e quanto
alte le grida alla tua triste sorte
levai al vento come incauto canto,

allor potresti giudicare il danno
di chi distrugge la vetusta corte
fiero del nome, o fetido capanno.