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sabato 6 agosto 2011

Brutti, sporchi e cattivi

Siamo noi, sempre noi? Ve ne accorgerete da questo scambio epistolare che sa di kafkiana condanna. Leggerete anche un estratto della delibera che abbiamo solo interpretato con quel poco di Italiano che conosciamo. Un Italiano anch'esso brutto, sporco, cattivo?

Tutto comincia con questo comunicato


CODACONS CAMPANIA ONLUS
Sede del Vallo di Diano, Via Silla 25, 84030 Silla di Sassano (SA)

 COMUNICATO 01-08-11

UNA STRANA DELIBERA CHE SEMBRA UN REGALO
EPPURE SASSANO NON PUÒ PERMETTERSI GENEROSE ELARGIZIONI A DITTE PRIVATE 


Abbiamo ampia documentazione, fornitaci dal Comune di Sassano, dalla quale si evince che la frase ricorrente che oggi viene attribuita agli Amministatori, ovvero “non ci sono soldi”, non sia pura fantasia popolare. Infatti, alle nostre richieste volte a sollecitare l’intervento nel sociale, nella sicurezza dei cittadini e nel giusto sfruttamento delle risorse naturali (sorgente di acqua sulfurea in Via Molinella), il refrain dominante sembra essere proprio questo. In un periodo di crisi economica-finanziaria dell’intera Nazione, tuttavia, la frase diventa quasi un inutile ritornello, specialmente se chi riveste ruoli di responsabilità viene chiamato a sciogliere nodi importanti della vita della collettività locale (che sono stati creati, invero, anche grazie al contributo della stessa parte che amministra) e non a interpretare ruoli molto provvisori, che possono forse servire a raggiungere traguardi più ambiti e più tranquilli nel prossimo futuro, ma che non possono restituire al cittadino il pari della fiducia chiesta e ottenuta.
Pertanto, quasi da opposizione politica (visto che la pratica del listone 2005-2010, anni in cui si amministrava tutti insieme appassionatamente, sembra sopravvivere - nei metodi - nonostante la tragicomica farsa delle quattro liste alle ultime elezioni) dobbiamo far rilevare che, considerando il deficit conclamato relativamente ai servizi erogati al cittadino e alla capacità di investimento su concrete opportunità di sviluppo del territorio, Sassano non può permettersi regali di sorta. Ci si figuri che è stato impossibile trovare soldi, sembra, per fare analizzare le acque sulfuree di una sorgente apparsa nella primavera del 2010. A seguito di espresse richieste di chiarimento effettuate anche da giornalisti “embedded”, su questa vicenda è finalmente calato un silenzio che potremmo definire – in modo riduttivo - assordante. Lo stesso silenzio che cala, inevitabilmente, su tutti quei nodi irrisolti, di cui non si vuole si parli. Ma vediamo in concreto di che cosa stiamo parlando in questo frangente.
Nella delibera di Giunta n. 77 del 21 luglio 2011 si autorizza per 5 anni una nota ditta “all’installazione del cartello pubblicitario [dinamico-luminoso di 6 mq, n.d.r.] presso l’Edificio Comunale Silla, così come rappresentato in una richiesta con allegati elaborati tecnici a firma dell’Ing. Angelo Cafaro, azzerando gli oneri relativi alla T.O.S.A.P. lasciando a carico del richiedente la sola imposta comunale sulla pubblicità così come previsto dal vigente regolamento comunale”. Inoltre, la concessione dell’area “viene concessa in forma gratuita, in quanto la ditta richiedente si è impegnata a pubblicizzare qualunque attività il Comune ritenesse opportuno e secondo le modalità concordate o da concordare con l’Ufficio Tecnico Comunale”.
Ebbene, se i consiglieri di minoranza non vogliono (o non possono?) far rilevare che Sassano proprio non può permettersi questa sorta di regalo a una ditta privata, ancorché essa sia di riconosciuta affidabilità e serietà, crediamo che, a fronte del ritornello da ultimo ripetuto dagli Amministratori, sia opportuno rivedere i termini di questa delibera, anche per il rispetto che si deve a tutti quei cittadini appartenenti alle fasce sociali più disagiate, ai quali viene oggi di fatto negata (ahinoi!) la possibilità di godere di servizi “gratuiti".
                                                                                                           Roberto De Luca

E poi... lo scambio epistolare, che riporto senza commento, citando, per ogni missiva, il link come fonte (reperita nel giorno in cui ho redatto questo post, naturalmente). Pongo all'attenzione del lettore l'esplicativo estratto della delibera, che mostro sotto.


Sassano (SA): Biagio Procaccio rimanda al mittente la polemica innescata dal Codacons nei confronti dell’Amministrazione Comunale.
3 agosto 2011 13:56Angela Freda

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Ho letto ieri una nota molto densa sulle accuse che Roberto De Luca del CODACONS del Vallo di Diano muove al Sindaco di Sassano per una delibera che insieme alla Giunta Comunale ha fatto concedendo, in data 21 luglio, alla ditta di cui sono rappresentante legale, la Procaccio Group s.n.c. dei F.lli Procaccio, di installare nella località di Silla un cartello pubblicitario multiposter luminoso salvo il pagamento dovuto dell’imposta comunale sulla pubblicità, così come previsto dal vigente regolamento comunale. Il signor Roberto DE Luca, nella sua qualità di responsabile della sede locale del Vallo di Diano, con il comunicato 1° agosto attacca con violenza il Comune perché non avrebbe fatto pagare alla Procaccio Group, come si evince dalla delibera di Giunta Comunale, gli oneri relativi alla T.O.S.A.P. e che riguardano la concessione dell’area su cui dovrà sorgere l’impianto pubblicitario. La peggiore forma di comunicazione è quella che nasce dalla disinformazione. Ora sono costretto a chiarire come una volta pagata l’imposta comunale sulla pubblicità, nulla è dovuto al Comune, e quindi il richiamo del CODACONS agli oneri T.O.S.A.P. è non solo irrilevante ma fuorviante e privo di ogni ricaduta pratica: infatti, la Giurisprudenza si è già largamente espressa al riguardo, basta citare la recente sentenza della Corte di Cassazione Civile Sezione Tributaria del 08/01/2010, n.105, in cui si legge con chiarezza quanto segue: “decisivo il rilievo che questa Corte ha già consolidatamente affermato (con giurisprudenza da cui non vi è motivo di discostarsi) che gli impianti pubblicitari sono soggetti a imposta di pubblicità e non alla tassa di occupazione di suolo pubblico, poiché gli impianti pubblicitari occupano necessariamente una parte del suolo pubblico”. Voglio qui precisare che grande è il mio rispetto per il CODACONS ma che una polemica del genere, infondata e pretestuosa, non è degna delle tradizioni dell’associazione e che serve soltanto a giustificare la miopia politica in cui le sedi locali della CODACONS a volte incorrono tradendo il significato stesso del loro pur nobile statuto. Il firmatario del Comunicato del CODACONS CAMPANIA ONLUS (sede del Vallo di Diano), Roberto DE LUCA, si serve di questa inopportuna polemica per entrare nel discorso politico del comune di Sassano e spingere gli uni contro gli altri, minoranza e maggioranza, partendo da un’occasione sbagliata e dalla sua ignoranza delle leggi.
Biagio Procaccio

 

http://italia2tv.it/wp/2011/08/sassano-sa-botta-e-risposta-tra-codacons-e-procaccio-group-sulla-polemica-legata-allinstallazione-di-un-cartellone-pubblicitario/

Sassano (SA): botta e risposta tra Codacons e Procaccio Group sulla polemica legata all’installazione di un cartellone pubblicitario.

3 agosto 2011 19:08Erminio Cioffi
Riceviamo e pubblichiamo:
Caro Direttore,
è apparsa, sulla Sua Testata giornalistica, una lettera a firma del titolare della ditta che si appresta a impiantare un cartello luminoso di 6 metri quadrati a Silla di Sassano, ottenendo una concessione di suolo pubblico gratuita da parte del Comune attraverso la delibera n. 77 del 17 luglio u. s., nella quale si legge che tale concessione “viene concessa in forma gratuita, in quanto la ditta richiedente si è impegnata a pubblicizzare qualunque attività il Comune ritenesse opportuno e secondo le modalità concordate o da concordare con l’Ufficio Tecnico Comunale”. Con un nostro comunicato, abbiamo rilevare agli Amministratori (sono anch’io cittadino di Sassano) che il ritornello del “non ci sono soldi” va recitato in tutte le occasioni, anche in quelle di impegno di spese per manifestazioni pubbliche al di fuori delle tradizioni locali con improbabili benefiche ricadute economiche sul comprensorio. Queste litanie (e qui non a caso utilizzo un vocabolo di tradizione religiosa) le abbiamo lette nei documenti ufficiali e a queste litanie i cittadini si stanno ormai abituando da oltre un anno. Quindi nessun intento di voler far risorgere un’opposizione tradizionalmente dormiente. Tanto dormiente che nel quinquennio 2005-2010 non è punto esistita. E su questo, pertanto, il titolare della ditta può stare tranquillo. Potrà quindi non prodursi in ulteriori interventi a difesa delle azioni amministrative del Comune di Sassano. Caro Direttore, Ella noterà come, nel nostro comunicato del 2 agosto u.s., non era affatto nominata la ditta proprio per non dare l’impressione che il motivo del contendere fosse il rapporto tra la stessa e l’Ente. Infatti, era il percepito diverso atteggiamento dell’Ente nei confronti dei cittadini rispetto a quello nei confronti di una ditta privata (che non menziono nemmeno in questo frangente per ovvi motivi di opportunità) che interessava l’associazione, che in genere si muove solo su sollecitazione dei cittadini. Anche perché nella delibera si legge- ripetiamo- che la concessione di suolo pubblico “viene concessa in forma gratuita, in quanto la ditta richiedente si è impegnata a pubblicizzare qualunque attività il Comune ritenesse opportuno e secondo le modalità concordate o da concordare con l’Ufficio Tecnico Comunale”. Allora, non mi ritengo un ignorante, ma solo una persona – rispettosa della funzione delle istituzioni sul territorio – che legge l’Italiano in modo corretto e usa la logica in modo coerente, perché – leggendo quanto virgolettato sopra – delle due l’una: o il Comune sta facendo una sorta di regalo alla ditta, o la ditta sta facendo un regalo al Comune. E perciò, stando alla sentenza della Corte di Cassazione citata dal rappresentante legale della ditta stessa, resterebbe ancora valida la nostra proposta: è opportuno rivedere i termini della delibera, proprio per non dare l’impressione di fare (o ricevere?) improprie elargizioni.
E poi, a proposito di disinformazione e di ignoranza delle cose, vorremmo infine sottolineare che nello Statuto del CODACONS, tra gli obiettivi statutari vi è il seguente: la vigilanza sulla corretta gestione del territorio da parte della Pubblica Amministrazione in materia di pubblici servizi, ivi compresi il credito, la vigilanza sulle assicurazioni, il mercato mobiliare, il servizio farmaceutico, i trasporti, le telecomunicazioni e servizi in materia urbanistica ed edilizia (artt. 33 e 34 d.lgs.80/98). Ebbene, quando siamo velatamente accusati di interessarci di cose che non ci competono, salvo poi vedere che l’interesse statutario è ampiamente preservato, sembra quasi manifesto il desiderio che la nostra associazione debba interessarsi di cose che avvengono “altrove”, per non disturbare troppo la “realtà immanente”. Così anche i mercati comunali si possono tranquillamente svolgere nei campi sportivi e le piste di atletica possono essere placidamente ricoperte di asfalto, come pure si può fare con i binari di una linea ferroviaria mai dismessa, senza che nessuno ne provi eccessivo disturbo. E immagino, caro Direttore, che anche la Sua professione di giornalista, notoriamente difficile, diverrebbe meno onerosa, se si volesse raccontare solo delle sagre e dei concerti, tralasciando di riprendere alcuni aspetti della “realtà immanente” che potrebbe, con la pubblicizzazione e il confronto, essere migliorata con l’apporto di tutti, anche di una semplice associazione di volontariato a tutela dei diritti del cittadino. In questo modo le piste di atletica in asfalto non esisterebbero, i mercati si svolgerebbero in aree pertinenti e la strada ferrata sarebbe preservata per un opportuno futuro utilizzo (si spera!).
Cordiali saluti,
Roberto De Luca


Sassano (SA): Biagio Procaccio parla di “frittata” del Codacons.
5 agosto 2011 15:31Angela Freda

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
DA BIAGIO PROCACCIO
In rappresentanza della Procaccio Group s.n.c., impresa pubblicitaria interregionale con sede a Sant’Arsenio, ho chiesto alle autorità e al Sindaco del Comune di Sassano, nel territorio in cui vivo, di poter installare un impianto pubblicitario luminoso con sistema multi-poster in località Silla, in allineamento al muro di un edificio comunale. La Giunta Comunale presieduta dal Sindaco, dopo aver vagliato la mia domanda e acquisito i pareri favorevoli dei responsabili dei servizi interessati, ha ritenuto di potermi autorizzare all’installazione del cartello pubblicitario luminoso nel luogo richiesto, indicandomi le modalità di pagamento dell’imposta dovuta, che conoscevo bene. Contestualmente ho messo a disposizione della Comunità di Sassano la mia struttura (il cartello luminoso per la pubblicità esterna multi-poster e multimmagine a messaggio variabile), per qualsiasi necessità comunicativa rapida da parte dell’Amministrazione Comunale di Sassano. Un rapporto limpido, in cui la Procaccio Group pagava l’imposta dovuta per ogni metro quadrato di superficie della struttura che gratuitamente e palesemente metteva a disposizione della Comunità. Ma si è scagliato contro la delibera di Giunta Comunale, con una virulenza impensabile, il rappresentante locale della CODACONS, Roberto De Luca (mi riservo di mandare agli organi nazionali i documenti relativi) argomentando -come ha scritto nel comunicato di lunedì 1 agosto e nella lettera di giovedì 4 agosto- il falso: e cioè che la Giunta Comunale aveva deliberato la concessione dell’installazione gratuitamente, e questo, lo ripeto, è assolutamente falso. Infatti, la delibera della Giunta Comunale afferma che la Procaccio Group s.n.c. dei F.lli Procaccio deve pagare l’Imposta Comunale sulla Pubblicità (per ogni metro quadrato di superficie del cartello e per anno solare) “così come previsto dal vigente regolamento comunale”. Ma il rappresentante del CODACONS del Vallo di Diano non vuol leggere, si rifiuta e afferma -citando volutamente male- che “la concessione di suolo pubblico viene concessa in forma gratuita”. Non è così perché il Comune ha chiesto perentoriamente che la ditta paghi l’Imposta Comunale sulla Pubblicità “così come previsto dal vigente regolamento comunale” (ripeto volutamente la lettera del decreto). Tassa che non si può certo pagare due volte. Riassumendo: la deliberazione della Giunta Comunale di Sassano è senza ombra di dubbio legittima, tant’è che per la stessa hanno espresso parere favorevole i responsabili dell’Ufficio Tecnico e del Servizio Finanziario; con la deliberazione è stato determinato il pagamento dell’imposta comunale sulla pubblicità così come previsto dal vigente regolamento comunale; la concessione dell’area interessata è stata concessa in forma gratuita poiché gli impianti pubblicitari soggetti a imposta di pubblicità non sono assoggettati a T.O.S.A.P., sostituita dalla nuova sigla C.O.S.A.P. (Canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche), così come ha specificato anche la Corte di Cassazione Civile Sezione Tributaria con l’ordinanza n.105 dell’8/01/2010. Con i metodi della CODACONS del Vallo di Diano, secondo l’arbitraria e poco nobile interpretazione di Roberto De Luca, si va solo verso l’accumulo di bugie e di parole vuote, verso l’artefatto sociale e la sconfitta di tutti. La falsità, per quanto si voglia, resta sempre lontana dalla verità, diventa patologia della vita comunitaria, va contro gli interessi di tutti, rende opaco lo sguardo e isterilisce il dialogo. Che tutto questo venga da un’associazione autonoma e senza fine di lucro come la CODACONS ONLUS (associazione che si propone di tutelare i diritti e gli interessi di consumatori e utenti) è veramente paradossale !
BIAGIO PROCACCIO


http://italia2tv.it/wp/2011/08/sassano-sa-continua-il-botta-e-risposta-tra-il-codacons-e-la-procaccio-group/

Sassano (Sa): continua il botta e risposta tra il Codacons e la Procaccio Group.

6 agosto 2011 14:12Erminio Cioffi
Riceviamo e pubblichiamo:
Egr. Direttore,
dopo una seconda lettera tendente a mettere in cattiva luce l’opera della mia persona e – indirettamente – quella dell’associazione che rappresento, spedisco in allegato la delibera in questione. Infatti, la cosa migliore da fare in questi casi è far parlare le carte.
Pertanto, Le chiedo di voler pubblicare integralmente la delibera, oppure, in alternativa, l’estratto seguente:
————————————————-
L’anno duemilaundici, il giorno Ventuno mese di Luglio alle ore 17,30 nella Sede Municipale, in Sassano, a seguito a convocazione disposta dal Sindaco, si è riunita la Giunta Comunale… [che, n.d.r.]
D E L I B E R A
1) Di autorizzare la ditta Procaccio Group s.n.c. dei F.lli Procaccio, con sede in Sant’Arsenio (SA) alla via Monsignor Antonio Sacco, n. 37 all’installazione del cartello pubblicitario presso l’edificio Comunale Silla, così come rappresentato nella richiesta con allegati elaborati tecnici a firma dell’ing. Angelo Cafaro;
2) Di autorizzare per 5 anni la ditta Procaccio Group s.n.c. dei F.lli Procaccio, con sede in Sant’Arsenio (SA) alla Via Monsignor Antonio Sacco, n. 37 all’installazione del cartello pubblicitario presso l’Edificio Comunale Silla, così come rappresentato nella richiesta con allegati elaborati tecnici a firma dell’Ing. Angelo Cafaro, azzerando gli oneri relativi alla T.O.S.A.P. lasciando a carico del richiedente la sola imposta comunale sulla pubblicità così come previsto dal vigente regolamento comunale;
3) Di evidenziare che per quanto concerne la concessione dell’area interessata, essa viene concessa in forma gratuita, in quanto la ditta richiedente si è impegnata a pubblicizzare qualunque attività il Comune ritenesse opportuno e secondo le modalità concordate o da concordare con l’Ufficio Tecnico Comunale; …
——————————————–
Pertanto chiedo, a fronte delle gravi accuse mosse alla mia persona, che questo mio breve scritto e la delibera stessa vengano resi pubblici ai lettori nella stessa rubrica in cui è apparsa la seconda lettera a firma del titolare della ditta menzionata in delibera. Saranno i lettori stessi a farsi un’idea di chi dice il falso e di chi accusa ingiustamente.
Cordiali saluti,
Roberto De Luca
Responsabile Sede CODACONS Vallo di Diano
Via Silla 25
84030 Silla di Sassano (SA)


lunedì 1 agosto 2011

AVVOLTOI

Pensavamo di aver fatto, negli ultimi decenni, dei grossi passi in avanti dal punto di vista sociale. Le lotte dei lavoratori hanno portato ad una più ampia estensione dei diritti e le associazioni di categoria hanno fatto compiere importanti progressi, dal punto di vista legislativo, in vari contesti attinenti anche all'ambiente e al consumo.

 Dobbiamo, tuttavia, ancora confrontarci con una dilagante (non fisiologica, si badi bene!) corruzione, con una crescente ingiustizia sociale, con una sempre più soffocante situazione economica per i lavoratori, con una situazione ambientale precaria in molte regioni, con una criminalità sempre più organizzata e aggressiva, con classi sociali privilegiate sempre più dedite al nepotismo, anche a danno delle istituzioni.

In ultimo, dobbiamo confrontarci con una classe politica apparentemente slegata da queste ed altre pressanti istanze sociali, perché dedita, nella maggior parte dei casi, ad alchimie di potere che poco hanno a che fare con le attuali necessità dell'individuo e della collettività.

Dedico allora questi versi estemporanei al volo degli avvoltoi. Questi animali sono visti come rapaci che non sanno staccarsi dalle loro prede e le presidiano in volo, con lo sguardo, anche dopo aver consumato il macabro pranzo. Questi versi nascono dal considerare quanto sta accadendo oggi in Italia e quanta fatica alcuni facciano a staccarsi dal loro lauto pasto.   


AVVOLTOI

Volteggeranno infine su nuovi spazi
oppure resteranno ancora, tenacemente,
a fissar dall'alto con lo sguardo i resti
che sollievo han dato all'eterna fame?

Volteggeranno allora sopra altre carcasse
di più grasse creature che sembran create
apposta da un fattore iniquo per saziare 
l'ingordigia smodata di predatori in volo?



sabato 30 luglio 2011

PEZZI DI GOMORRA NELLA VALLE DELL’EDEN

Riflessioni sulle condizioni ambientali e sociali del Vallo di Diano o di qualsiasi altra estensione territoriale omogenea del nostro Sud

Materiale di risulta nel Boschetto paleo-palustre
Lembo meridionale della provincia di Salerno al confine con la Basilicata, un’ubertosa e oblunga vallata è attraversata longitudinalmente dal fiume Tanagro. Dopo l’unità d’Italia si intraprese la costruzione, parallelamente al corso d’acqua, della linea ferroviaria Sicignano-Lagonegro, portata a termine nel 1892. Agli inizi del secolo scorso la classe contadina del posto contribuì con le proprie braccia alla bonifica completa delle terre acquitrinose e malsane periodicamente invase dal Tanagro e dai suoi numerosi affluenti. Alcuni pagarono quell’impegno con la vita, ma alla fine tutti intravidero un promettente futuro di riscatto sociale e di emancipazione culturale. Nacquero figli nobili nella Valle dell’Eden e quella via di fuga ferrata li portò lontano, forse troppo lontano.

Nel 1987, col pretesto dei lavori di adeguamento, il traffico sulla linea ferroviaria venne interrotto; non è più stato riattivato. Le sterpaglie ormai definitivamente occultano il tracciato delle due parallele metalliche che scorrono affianco al placido corso del Tanagro. L’involuzione socio-economica successiva a quella data non si è fatta attendere. E la Valle dell’Eden conosce oggi conseguenze simili a quelle scaturite dalla maledizione di Gomorra. Una classe dirigente inamovibile non ha più prestato attenzione alle richieste di modernità della cittadinanza. Di contro, gli interessi particolari sono stati salvaguardati. I terreni agricoli sono stati invasi da capannoni vuoti e zone industriali costruite, nell’indifferenza di tutti, nelle zone di pregio ambientale, così come sono state riconosciute dalla Comunità Montana locale.
Materiale di risulta utilizzato come sostegno all'argine
nel Parco di Silla: sono visibili spuntoni in ferro all'interno del
cemento armato a diretto contatto con l'acqua.

A tale punto è giunta l’arroganza e l’insipienza di chi ha amministrato queste terre che la vocazione agricola e turistica del territorio è stata snaturata per lasciare il posto al pervasivo cemento, comparso anche ad alta quota nel vicino Parco Nazionale per fini speculativi. La risorsa acqua, sgorgante in surplus dai monti perimetrali, è stata occultata per improbabili fini irrigui e in parte inquinata fino al punto da rendere alcuni affluenti del Tanagro completamente privi di vita. Un tempo la fauna acquatica guizzava in quelle acque e il solo utilizzo di questi canali per l’allevamento ittico sarebbe potuto diventare una fonte di ricchezza per gli abitanti del luogo. Tuttavia, chi ha denunciato le continue morie di pesci veniva guardato con fastidio da alcune istituzioni locali. Forse perché non si doveva sapere che nei terreni (e forse anche nelle acque!) venivano sversati, a più riprese, rifiuti tossici, così come purtroppo si è appreso dalla recente inchiesta Chernobyl condotta dal p.m. Donato Ceglie presso la lontana Procura di Santa Maria Capua Vetere. Nel mentre, la natura era prodiga di doni e faceva sgorgare dalle falde in pianura acqua sulfurea. Ma nessuno se ne dava per inteso. E chi ne parlava di questi doni non faceva altro che indurre fastidio negli amministratori.
Ancora materaile di risulta nel Boschetto
paleo-palustre

Eppure noi oggi siamo ancora qui a chiederci perché qualcuno da lontano avesse capito cosa stava accadendo al nostro territorio, mentre proprio noi abitanti del luogo abbiamo preferito tenere le bocche cucite. Forse lo abbiamo fatto per non confermare che la Valle dell’Eden era diventata, definitivamente, una Gomorra nostrana?    

Per finire, propongo un pezzo di Di Feo e Fittipaldi tratto da L'Espresso dell'11 settembre 2008

 
Così ho avvelenato Napoli
Gianluca Di Feo, Emiliano Fittipaldi
L’Espresso  - 11 settembre 2008 -

Le confessioni di Gaetano Vassallo, il boss che per 20 anni ha nascosto rifiuti tossici in Campania pagando politici e funzionari
… intendo riferire sullo smaltimento illegale dei rifiuti speciali, tossici e nocivi, a partire dal 1987-88 fino all'anno 2005. Smaltimenti realizzati in cave, in terreni vergini, in discariche non autorizzate e in siti che posso materialmente indicare, avendo anche io contribuito...


lunedì 25 luglio 2011

LA NOBILE PAROLA D’ONORE DI UN RE E I MOTI DEL CILENTO DEL 1828

Potrebbe sembrare che queste righe non abbiano alcuna attinenza con il presente. Eppure la storia, sebbene insegni poco a chi ambisce a vestire i panni del tiranno, è sempre viva e dal passato, a volte, investe la nostra quotidianità con un flusso continuo di passioni, idee e ricordi. Il post è stato scritto, anche grazie alla consultazione di Wikipedia, dopo una visita a Bosco il 24 luglio 2011. 

·         Cosa successe nel 1828 a Bosco e perché la gente si ribellò?
Nel 1820 il Re Ferdinando I delle Due Sicilie, in seguito ad alcune sommosse organizzate dalla Carboneria, fu costretto a concedere una costituzione ai suoi “sudditi”. Pochi mesi dopo, tuttavia, lo stesso Re – rinnegando i suoi stessi giuramenti - chiese ai suoi alleati di aiutarlo a restaurare il regime assolutistico. In questo modo, l’anno successivo (1821) le truppe austriache, dopo aver sconfitto l’esercito borbonico guidato da Guglielmo Pepe, presero la città di Napoli. La costituzione fu quindi abrogata, formalmente contro la volontà del Re. I Carbonari cercarono di riorganizzarsi per ottenere di nuovo la possibilità di mitigare il potere assoluto del Re attraverso il Parlamento napoletano e per poter portare avanti gli ideali di eguaglianza e di libertà.

Bosco: la chiesa di San Nicola
Il canonico Antonio Maria De Luca, nato Celle di Bulgheria nel 1764, nel breve periodo costituzionale fu deputato al Parlamento per il distretto di Vallo della Lucania. Il canonico organizzò, con i Filadelfi (massoni del Cilento e dell’irpinia), la sommossa  nell’estate del 1828. Un congiurato, tuttavia, lasciò trapelare l’intenzione rivoluzionaria, che venne scoperta in anticipo dal Re Francesco I, che nel frattempo era succeduto a Ferdinando I. Dopo i primi moti locali nel Cilento nella notte tra il 27 e il 28 giugno del 1828, il maresciallo Del Carretto, già carbonaro e capo di Stato Maggiore nell'esercito costituzionale di Guglielmo Pepe, prese a marciare da Napoli alla volta del Cilento alla testa di 8.000 soldati. I ribelli, alla notizia dell’arrivo dell’esercito, consapevoli della loro inferiorità numerica e delle loro limitate capacità belliche, si dispersero.
Josè Ortega: Campesina de Bosco
(dettaglio)
Giunto nel Cilento, il maresciallo Del Carretto fece radere al suolo a cannonate la cittadina di Bosco. Furono eseguite numerose condanne a morte e le teste degli insorti giustiziati furono esposte nelle località della zona. La resa ufficiale avvenne a Vallo della Lucania il 7 luglio 1828, ma molti insorti si dettero alla macchia. Il canonico ribelle non fu trovato dal maresciallo Del Carretto, che minacciò di riservare la stessa sorte di Bosco a Celle di Bulgheria, paese natale di De Luca. Quest’ultimo, però, per evitare una dolorosa sorte al proprio paese, si consegnò all’esercito borbonico e il 24 luglio 1828 venne giustiziato, insieme al nipote, anch’egli canonico. Per l’esecuzione si aspettò la scomunica dell’arcivescovo di Salerno Camillo Alleva, che arrivò puntuale. Le crudeli azioni repressive si protrassero per circa un anno. I fratelli Capozzoli (Donato, Domenico e Patrizio), infatti, fuggiti in Corsica e poi tornati a Palinuro, vennero fucilati in pubblico e le loro teste furono mozzate e portate in mostra nei paesi limitrofi.

·         Bosco e Josè Ortega
Concludo questo post con le parole di Ugo Di Pace*, nel tentativo di capire il legame ideale tra i moti del 1828, la cittadina di Bosco – tranquillamente adagiata tra i monti del Cilento e lo splendore del Golfo di Policastro - e la pittura e l’ideologia di Ortega.

Josè Ortega
“Il pittore del mondo contadino, nato nella terra di Don Chisciotte, scelse quella cittadina di poche centinaia di anime come seconda casa. Poteva essere Parigi, dove Ortega, condannato dal regime franchista per reati di opinione, si trasferì in esilio nei primi anni Sessanta. Poteva essere Matera, la città dei Sassi, dove pure Ortega andò a vivere nel 1973» . L’artista spagnolo che la critica definisce un esponente del realismo pittorico con Guttuso, Migneco, Cantatore e Guerricchio, scelse Bosco, per vent’anni, prima di andare a morire a Parigi. E sembra di vederlo Ortega nella sua casa di Bosco, tra le famose maioliche che raffigurano i moti rivoluzionari risorgimentali del 1828. Era qui che Ortega, grande amico di Sandro Pertini, trovò serenità ed ispirazione. Forse perché qui, nel Cilento, Ortega ritrovò uomini e donne liberi, refrattari ad ogni tentativo di oppressione, uomini e donne pronti a ribellarsi a tutte le forme di odiosa limitazione della libertà”.
* Ugo Di Pace, “Bosco omaggia l’arte di Ortega, pittore comunista allievo di Picasso”, Corriere del Mezzogiorno, 1 luglio 2011 cormezz_UgoDiPace

sabato 23 luglio 2011

LETTERA A UN AMICO

Duole vedere come, nel tentativo di difendere quel minimo spazio di libertà che resta all'opinione della gente comune (l'insieme dei cosiddetti semplici cittadini) su fatti realmente accaduti, un amico sia costretto a difendersi nelle aule di un tribunale. E' questa la società che ci stiamo costruendo e che, un po' alla volta, sta cercando di sopprimere il profumo di libertà dello spirito dialettico proprio delle civiltà a democrazia avanzata.
 Le buie stanze del potere, ormai use alle più torbide faccende, sembrano allergiche ai controlli e alle critiche. Nonostante ciò, da anni anch'io sto cercando, nel mio piccolo, di scoprire scampoli di verità - da semplice cittadino - illuminando pezzettini di quell'immenso grigiore. Un esempio è questo scritto del 2008 che dedico al mio amico che dovrà difendersi nelle aule dei tribunali e al quale esprimo la mia solidarietà, con l'augurio di poter provare che solo il senso civico e il desiderio di partecipazione alla vita pubblica hanno sospinto la sua penna in appassionati scritti.

PIOVE, MA NESSUNO SI BAGNERA’
Meditazioni di fine Ottobre (30-10-2008)
La vallata allagata a seguito di una delle piogge dello scorso
inverno
Spero di non rompere il silenzio promesso, se vi parlo sottovoce. E sottovoce vi dico che ieri ho ascoltato una notizia che ha dell’incredibile. Lo stadio comunale di Sala Consilina, recentemente inaugurato dopo i lavori di ristrutturazione, è stato definito un luogo per lo sport. E certo, uno stadio dovrebbe servire proprio a questo, alla pratica dello sport. Nel servizio che ho ascoltato, tuttavia, nessuno ha detto che quello stadio serve anche per il commercio. Il giovedì mattina, infatti, il mercato settimanale organizzato dall’amministrazione si svolge proprio nello stadio comunale, nell’ampia fascia ricoperta di asfalto nel perimetro esterno al terreno di gioco, oggi rifatto in erba sintetica: una meraviglia della tecnologia moderna! Le mezze verità, allora, a chi servono? Servono alle amministrazioni, per continuare ad imbonire il pubblico con messaggi veri a metà, la stessa mezza verità di chi dice: “Oggi, sfortunatamente, pioverà, ma nessuno, fortunatamente, si bagnerà”. E così noi non diremo mai che lo stadio comunale è stato reso più funzionale allo svolgimento del mercato, perché, altrimenti, qualcuno potrebbe essere indagato, da qualche solerte magistrato inquirente, per utilizzo improprio di fondi destinati allo sport. Ce ne guarderemo bene, allora, dal fiatare sui finanziamenti destinati alle opere pubbliche, anche se dovessero risultare un doppione di opere già esistenti a pochi chilometri di distanza, come nel caso del secondo impianto di compostaggio per il nostro territorio. E non parleremo mai dei capannoni “nominali” costruiti e abbandonati, perché nessuno si possa sentire in colpa sia per lo scempio di terreno agricolo sia per lo sperpero di danaro pubblico. Non difenderemo più le rondini, per non svelare le pochezze di chi, con la solita sicumera, non tiene conto degli appelli degli scienziati e degli ecologisti di tutto il mondo contro le disinfestazioni selvagge. E non scriveremo più fiumi di parole per non farci dire che siamo prolissi e poco chiari.
Sottovoce, tuttavia, vi racconto un’altra storiella simpatica. Una volta avere un figlio che sapeva leggere e scrivere era  motivo di orgoglio per i genitori. Oggi, se un figlio scrive è solo motivo di preoccupazione per le mamme. Non voglia il cielo che, con quegli scritti, un figlio possa scomodare qualche benpensante o qualche potente locale, o solo qualche stimato professorone iscritto a qualche potente lobby para-massonica locale. Se le mamme sono anziane, poi, la preoccupazione è ancora più grande. Ecco che, tra i mezzi di dissuasione contro lo scrivere, il leggere e l’informarsi, si potrà, da oggi, anche ricorrere all’ansia delle mamme anziane, magari già sofferenti e malate. Così, occuparsi del sociale, in un paesino dove ormai non esiste più il controllo amministrativo di un’opposizione politica (senza che per questo i cittadini e le istituzioni provino minimo scorno) è diventato quasi un crimine da punire con l’emarginazione sociale. Ed ecco allora come è ridotto un territorio che da anni non conosce più se non queste mezze verità, amplificate dai mezzi di comunicazione che si prestano al gioco: è tutto un fiorire di cultura e di economia, di spensieratezza sociale e di benessere salutare. Così, con queste mezze verità, potremo anche affermare, esultando, che stiamo, qui e adesso, vivendo la più bella esperienza di vita, mai narrata a memoria d’uomo, in questo splendido paradiso terrestre dove l’areale della cicogna serve a creare un habitat ideale per questo animale, il boschetto paleo-palustre altro non è che un ricco laboratorio di botanica, i fiumi limpidi e pescosi, l’aria tersa e non inquinata da centrali termoelettriche, il cibo della terra incontaminato e la società sana e laboriosa. Salvo svegliarsi la mattina e alzare lo sguardo su questi splendori del Vallo, stadio comunale compreso.
 Roberto De Luca
(dalla sponda sud del paradiso terrestre sopra descritto) 

giovedì 14 luglio 2011

CARO ANONIMO SASSANESE

A te che scrivi in chiave sarcastica di fatti noti – riportati in una serie di articoli reperibili ai seguenti link – celandoti, purtroppo, sotto il velo dell’anonimato, vorrei dedicare queste righe di riflessione, assicurandoti che ho sempre tenuto alta la guardia in questi anni; nonostante tutto, nonostante tutti.





Caro Anonimo,

se ognuno di noi fosse schierato a favore della legalità, allora un sussulto di orgoglio potrebbe essere sufficiente per dire :”Basta!”. Basta con la guerra, basta con il “mobbing” sociale e lavorativo, basta con la rincorsa al potere, basta con la delinquenza, basta con lo spaccio di droghe, basta con l’inquinamento, basta con la corruzione. Eppure, la “poltiglia” attuale rende le persone perbene e oneste disperse anch’esse in mille rivoli, tanto che non riescono più a parlarsi e a far fronte comune contro l’illegalità dilagante. Qualche persona perbene, addirittura, può essere anch’essa trascinata in questa grande corrente dell’illegalità diffusa, che sembra essere presente come un morbo endemico a tutti i livelli, nessuno escluso, in tutte le istituzioni, nessuna esclusa.

Partiamo dalla guerra. Con pochissime eccezioni, tutti hanno giustificato questa inutile carneficina, che avviene addirittura sotto gli occhi di “turisti di guerra” (una vergogna nella vergogna). Centinaia di vite umane perdute in territori che potrebbero essere considerati vere e proprie “terre promesse”, dilaniati da ordigni di ultima generazione. Non si deve necessariamente essere pro o contro questa o quella religione, questo o quel partito politico, questa o quella fazione per provare indignazione e sconforto per quello che è accaduto da ultimo e ancora sta accadendo. Basta essere donne o uomini perbene e onesti per poter dire basta. Ma dire basta è difficile, perché il mondo è ormai una poltiglia di idee e di ideali sfuggenti, di interessi e ragioni di stato feroci, di economie e politiche allo sbando, di attori e figuranti animati, a volte, solo dalla loro saccente - e ridicola - protervia.

Basta con la rincorsa al potere. Basta con la politica fatta da arrivisti, basta con gli affari fatti con la politica, basta con le S. p. A. costruite con i soldi pubblici e popolate dai politici e dai loro parenti e sodali. Questa un’altra piaga: se voglio assumere chi mi pare e piace, sia per sistemare i miei parenti, sia per favorire i mie sodali, potrei immaginare di fare in questo modo. Da un consorzio pubblico creo una serie di società per azioni, che godono di stato giuridico diverso rispetto ai consorzi. Faccio in modo, tuttavia, che esse siano controllate dal consorzio pubblico, che ne detiene una quota sostanziale. Faccio poi entrare nei consigli di amministrazione gente fidata e… il gioco è fatto! Ogni mio sodale è presidente di un consiglio di amministrazione. I suoi amici sono consiglieri e così intervengo in vari settori della vita sociale. Intanto faccio assumere chi mi aggrada dai miei sodali e lascio che loro assumano figli, parenti, nipoti, amici, clientes e via discorrendo. E non si creda che quello che qui viene detto sia molto lontano dalla realtà dei fatti. Il giudice Raffaele Cantone, che tanta parte ha avuto nella lotta al clan dei Casalesi, ha rimproverato alla politica proprio questi metodi nella trasmissione di Ballarò di martedì 13 gennaio 2009 (controllare per credere!). Proprio per questo è difficile agire politicamente (in senso stretto) in un contesto dove i meccanismi sono molto simili a quelli descritti e dove la rete di connivenze è estesa anche agli organismi del controllo democratico.             

Basta con le varie delinquenze! Ma come si può, tuttavia, quando il professorino (se vogliamo utilizzare un diminutivo che contiene in sé una connotazione negativa) viene recepito e descritto sui media come un fannullone o, se gli va bene, come una persona (magari pur essendo un orgoglioso studioso) colta, ma inutile per la vita sociale? Quel bene immateriale che è la trasmissione del sapere, di ogni sapere, non è più riguardata come una ricchezza. La vera ricchezza di una società. Forse così come l’agricoltura non è più riguardata come una risorsa, forse la risorsa principe di un territorio a vocazione agricola. Ormai conta il danaro, la macchina e l’abito. E quanti delinquenti vedete in bella vista nelle bellissime auto in giro per le strade dei nostri centri? Per molti giovani diventano dei veri punti di riferimento. Che conta come si sono procurati quei danari? Che conta se le loro attività sono in odore di camorra? Dalle apparenze conducono una vita brillante; vengono rispettati e temuti. Pensate che il tessuto sociale si possa corrompere fino a questo punto senza quella connivenza necessaria a rendere queste piaghe purulente fino al punto di tentare (riuscendoci) di espungere persone di cultura dalla vita attiva come dei veri e propri personaggi ingombranti? E allora, tutto dovrebbe iniziare dagli organismi di controllo (eh sì!) per capire come si attivano questi meccanismi perversi e come sia possibile che essi non siano rapidamente fermati. Salvo poi correre ai ripari quando il danno sociale è fatto.


Una lettera anonima (l'ultima in ordine di tempo) contenente
un volantino che racconta di alcune vicende amministrative
di Sassano
Quando le persone oneste sapranno organizzarsi almeno tanto quanto sanno fare i delinquenti (infatti non si parla mai di onestà organizzata, ma molto di associazioni per delinquere) allora ci sarà una speranza. Per il momento ci limitiamo ad ascoltare il canto degli assassini, intercettato dalle forze dell’ordine, accompagnato dai loro strumenti di morte nelle feroci mattanze in terra di camorra. Quando le persone oneste sapranno organizzarsi non per badare solo ai fatti propri, ma per promuovere lo sviluppo della collettività in cui vivi, caro anonimo, allora ci sarà una speranza che anche tu possa mettere una firma sotto le tue lettere.


sabato 9 luglio 2011

Prima che arrivi la pioggia

Bastano solo poche foto per far toccare con mano lo stato del fiume Tanagro e, in particolare, del canale parallelo nei pressi del ponte in località S. Agata a Sala Consilina. Proprio in quella località, nel novembre del 2010, gli argini cedettero in più punti per le piogge insistenti (e non solo!). La situazione del letto del canale parallelo, lo scorso anno, non era molto dissimile rispetto a quella che oggi vediamo in queste foto. E allora, prima che comincino le piogge autunnali, bisogna chiedere al Consorzio di Bonifica del Vallo di Diano di iniziare, con largo anticipo, l’opera di manutenzione del canale parallelo, che si sta trasformando in una vera e propria foresta.


Lo stato del canale "parallelo" nei pressi del Ponte S. Agata
a Sala Consilina



 Abbiamo udito voci, tese forse a giustificare l’assenza di intervento, che parlano di ipotetiche associazioni ambientaliste che ostacolano la manutenzione del canale e lo sgombero dai detriti del letto del fiume nei pressi del Ponte Cappuccini. L’associazione da me rappresentata sul territorio si chiama fuori, perché crediamo che la salvaguardia del territorio passi anche attraverso la manutenzione degli argini (ma dove sono finiti i pioppi che fungevano da sostegno?). È stata caldeggiata l’istituzione di una Zona di Protezione Speciale (alla quale i Comuni di Sala Consilina, Sassano, Teggiano e San Rufo sembrano non essere interessati) per l’intero tratto del fiume interessato da un importante flusso di uccelli durante la stagione migratoria. Questa richiesta è stata inoltrata dall’Assessorato all’Ambiente della Regione Campania ai Comuni “non-interessati”, i quali avrebbero solo dovuto fornire la perimetrazione dell’area da sottoporre a protezione. Un’interrogazione parlamentare  su questa stranissima vicenda, dopo quella dell’On. Trepiccione ( interrogazione 1 ), ritirata per ragioni poco chiare, è stata inoltrata dall’On. Leoluca Orlando e dal Sen. Nello Formisano alla Presidenza del Consiglio (interrogazione 2 - a pag. 20467). Speriamo di poter presto avere notizie in merito all'esito di questa seconda interrogazione parlamentare.   

Il fiume Tanagro e il canale "parallelo"
- Ponte S. Agata (Sala Consilina) -

Attraverso una particolare attenzione verso l’avifauna, il territorio agricolo e tutte le zone umide del Vallo di Diano, si potrebbe attivare un percorso virtuoso per raggiungere i seguenti obiettivi:

·         valorizzazione delle colture locali;
·         creazione di vivai per la piscicoltura;
·         incremento del flusso turistico in punti per la pesca sportiva o in punti di osservazione dell’avifauna locale;
·         predisposizione di punti di ristoro per sentieri da percorrere a piedi, a cavallo o su biciclette nei pressi del fiume Tanagro;
·         contrasto all’incuria a cui da anni è sottoposto il corso d’acqua più importante della vallata;
·         estensione delle zone alberate e impianti di pioppi nei pressi dei corsi d’acqua, anche per la produzione di biomassa;
·         incentivo alla nascita di agriturismi tematici in tutta la vallata (uno per ogni specificità locale).

Queste cose rimarranno scritte solo in un grande libro dei sogni se non saremo disposti a investire - in tutti i sensi - molto di più per difendere e valorizzare i nostri beni ambientali, piuttosto che a deturparli, come purtroppo oggi riusciamo a fare anche all’interno delle zone protette.